December 15, 2007

Frege e la ragazza del pugile.

“Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.” Si chiede Giulietta nella famosa tragedia di Shakespeare.

La stessa domanda ha occupato ed occupa ancora le menti e gli scritti di filosofi,linguisti e persino dei matematici. Cosa sarà mai un nome? Ha qualche legame con l’essenza della cosa che denota o è solo una convenzione? E’ possibile creare un linguaggio che sia privo di componenti psicolologiche? Un linguaggio ideale, in cui, il significato degli enunciati possa non essere mai frainteso?
Con un articolo rimasto nella storia, il logico-matematico Gottlob Frege (1848-1925) ha aperto la strada ad una nuova riflessione sul linguaggio (oltre ad aver fondato la logica contemporanea).

gottlob Frege
Foto di Gottlob Frege

L’articolo inizia con la domanda: qual è la differenza a livello cognitivo tra gli enunciati a=a ed a=b, dove a e b sono nomi della stessa cosa? Ad esempio qual è la differenza tra “la stella del mattino” e “la stella della sera”, che in realtà indicano sempre lo stesso pianeta, cioè Venere?
Semplicemente con “stella della sera” andiamo ad indicare che Venere è ben visibile subito dopo il tramonto, mentre con “stella del mattino”, vogliamo dire che possiamo vederla chiaramente poco prima dell’alba. Il pianeta è lo stesso, ma “stella del mattino” – “Venere” – “stella della sera” presentano un contenuto cognitivo differente: l’oggetto identificato è identico, ma ciò che otteniamo è differente.
Prima di mostrare che questa differenza è tutt’altro che trascurabile nella vita pratica, vediamo più nei dettagli cosa c’è di diverso in questi 3 nomi.
Frege nell’articolo del 1892 distingue tra senso (Sinn) e significato (Bedeutung )di un nome. Il significato è l’oggetto che viene nominato, mentre il senso è il modo di “darsi“ del significato, cioè il punto di vista da cui guardiamo l’oggetto. Quindi avremo una catena che si apre con il segno linguistico, passa attraverso il senso e si lega al significato che è legato all’oggetto stesso.
Quando, invece di prendere in considerazione un nome, ci riferiamo ad un enunciato, il significato è il valore di verità (essere vero o falso), mentre il senso è il “pensiero” che esso esprime.
Per la prima volta, il significato di un enunciato viene visto come funzione del significato dei singoli componenti. La verità di un enunciato deve essere indagata a partire dalla verità delle sue componenti elementari e della loro coordinazione all’interno dell’enunciato generale.
E’ importante sottolineare che il senso non è la rappresentazione. Mentre il primo è oggettivo, la seconda è soggettiva e dipende dallo stato d’animo dell’individuo: la rappresentazione è un’immagine interna prodotta dal soggetto.

Il progetto di Frege era quello di costruire una Ideografia che fosse priva dei difetti e delle imperfezioni della lingua naturale. Non vi riuscì ed oggi è acquisito che la “perfezione” non può essere raggiunta (per quanto possiamo spingerci a livelli di rigore molto elevati).

Per fare un esempio più semplice, pensiamo di essere ad una festa e di notare una ragazza che ci interessa. Ammettiamo che un nostro amico ci dica che la ragazza si chiama Marta, e noi spavaldamente cerchiamo di avvicinarla, fino a quando si scopre che Marta = “la ragazza del pugile”, che è lì con noi alla festa. Capite che senza questa informazione aggiuntiva, la nostra incolumità sarebbe in serio pericolo. Ma Marta è sempre lei, ha sempre quel suo dolce profumo!


Filosofia, Linguaggio — ©Pensieri di nabladue
November 4, 2007

Potere nand saggezza?

Nabla: «Vorrei uscire da un ragionamento circolare, in cui sono intrappolato da molto tempo.
Il ragionamento è questo. Partiamo da un’ idea di Platone:

Ci sarà un buon governo solo quando i filosofi diventeranno re o i re diventeranno
filosofi.(Platone)
».

Marco: «Interessante. Prima di tutto ti chiedo: filosofo = saggio? »
Nabla: «Se prendiamo in considerazione il maestro di Platone, cioè Socrate, saremmo portati a pensare che l’identità sia valida. In realtà, non possiamo prendere per buona questa legge e torniamo al discorso del precedente post, in cui abbiamo messo in avidenza come ognuno vede la propria “arte” come suprema. Correggerei l’aforisma cambiando la parola “filosofo” con “saggio” ».

Marco: «Allora io direi: “ci sarà un buon governo solo quando i saggi diventeranno re o i re diventeranno saggi”. Semplice. Non vedo nulla di strano, sono curioso di sapere quale ragionamento contorto tirerai fuori».

Nabla: «Il problema è questo. Il saggio non partecipa alla vita politica, non gli interessa il potere, ma preferisce dedicarsi alla conoscenza di se stesso e della natura umana. Ha capito che per governare è necessario mentire, persuadere. Bisogna essere carismatici, egocentrici. Lo scopo è accaparrare consensi. Ti ricordi, ad esempio, le vicende politiche che guidavano la vita della città di Atene nel V secolo a.c.?».
Marco: «Sì, Socrate, vive in un epoca in cui l’uomo politico più importante di Atene, Pericle, tra il 460 a.c. ed il 430 a.c., riesce sempre a convincere gli ateniesi, con la sua abile retorica, ad intraprendere una politica imperialistica. L’abbracciare questa scelta, porterà la città e gli Ateniesi ad un periodo di incessanti guerre, che continuerà anche dopo la sua morte. La pace è una rara eccezione».
Nabla: «E lo stesso Socrate (nel Gorgia di Platone), in risposta a Callicle che considerava Pericle un ottimo politico, perché aveva il dono di convincere gli ateniesi con l’arte oratoria, dice:

Ebbene, anche un allevatore di asini, di cavalli e di buoi, che fosse tale quale Pericle fu, avrebbe la fama di essere un cattivo allevatore, se, avendoli presi che non calcitravano, non davano di corna e non mordevano, li avesse resi così selvatici da fare tutte queste cose. O non ti pare che sia un cattivo allevatore, chiunque egli sia e qualunque animale egli allevi, colui che, dopo averli presi più docili, li restituisca più selvatici di com’erano quando li prese con sé? Ti pare o no?

Lo stratega, per le sue ambizioni, ha trasformato i cittadini, da docili agnellini in leoni inferociti, sempre in cerca di battaglie da combattere. Da allora, pensi che qualcosa sia cambiato?»
Marco: «Tutti sappiamo cosa è accaduto nella prima metà del nostro secolo. E anche oggi la sete di guerra non sembra sopita. Il potere di convincimento e di render feroci gli animi non pare essersi affievolito. Senza arrivare alla guerra, la politica, spesso, non si rivela in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini, mentre si scopre molto più capace di appagare le golosità e le ambizioni dei politici stessi. Sembra che, spesso, le qualità migliori che può avere un politico sono: la millanteria, l’ingordigia, l’attitudine al mendacio».
Nabla: «Conosco questa anti-politica, ma non ti sembra un po’esagerato ed ingiusto un simile giudizio, e troppo generalizzante? ».
Marco: «Infatti, ho detto la maggior parte, poi non discuto che qualcuno ci metta anche buona volontà, per migliorare la salute dei cittadini e del suo paese, anche perché questo dovrebbe essere il loro compito. Il problema viene fuori quando cerco un esempio da portare come modello; allora entro in crisi e devo rifugiarmi in affermazioni così estremiste. A te viene in mente qualcuno? ».
Nabla: «Be’ veramente. Qualcuno che non agisce per interesse…che realizza tutto quello che promette…no, non mi viene proprio. Però non sono uno di quelli che crede alle favole. Un governo centrale ci deve essere: la politica è necessaria, e non mi fido dei profeti con la bacchetta magica. L’abbiamo detto più volte, i miglioramenti si ottengono per approssimazioni successive. Diciamo che un politico è quasi sempre un guaio, ma un guaio indispensabile:una specie di virus che permette alla società di continuare ad esistere, pur con tutte le sue imperfezioni.

Ma vorrei tornare al mio ragionamento. Ti ricordi quando vedemmo il primo capitolo della trilogia del Signore degli Anelli e dopo il film, ci siamo fermati a parlare con Paola e Claudio».

Marco: «Sì, mi sembra che eravamo giunti alla conclusione che Gandalf rappresenta il saggio. Non vuole l’anello del potere perché sa che il potere in qualche modo, lo corromperebbe, sarebbe solo una questione di tempo».

Nabla: «Occorre sbarazzarsi dell’anello, ma va fatto più velocemente che sia possibile, perché chiunque viene a contatto con esso, non può resistere per sempre: il potere corrompe».

Marco: «E dunque, è eroe negativo: la rinuncia come arma contro il male. L’atto positivo diventa quello negativo. Torniamo sempre nello strano mondo della nolontà, dove + e – si scambiano i ruoli, mentre lo zero è la pace assoluta. Il saggio, quindi, non vede il potere in chiave positiva, ma come una sventura per chi lo deve esercitare».

Nabla: «Quindi nolontà e rinuncia, sono le armi del saggio. Ebbene, siamo arrivati. Il ragionamento che volevo fare era proprio questo: se al governo non ci sono saggi, non avremmo mai un buon governo, ma sempre persone che pensano ai loro interessi; ma se i saggi non vogliono il potere, perché sanno che il potere corrompe (o semplicemente, perché non gli interessa), non avremmo mai saggi al governo e quindi non avremo mai un buon governo, lo stesso!».

Come se ne esce?
Potremmo considerare questa, come la più grave contraddizione della filosofia politica platonica?Politica e saggezza sono conciliabili?Dov’è l’errore?

Filosofia, Politica — ©Pensieri di nabladue
October 19, 2007

Odifreddi – parte 2

Marco: «Nabla, basta con Odifreddi, stai diventando noioso!»
Nabla: « Turpe è tacere, e lasciare che Odifreddi parli (7)».
Marco: «Non vorrei essere nei suo panni, sapendo quanto sei fastidioso, quando ti ci metti!»
Nabla: «Ma anche Odifreddi dice di essere impertinente. C’è qualcuno che quando ho iniziato il blog mi scrisse “Dì la verità, sei figlio di Piergiorgio Odifreddi! :DD”, quindi qualcosa che ci accomuna l’abbiamo; anche se io non sono capace e dotto come lui, ma solo un povero ottuso che cerca di porsi domande».
Marco: «Allora qual’ è il problema? Sei andato avanti nella lettura del libro “Perché non possiamo essere Cristiani” (meno che mai cattolici) ?»
Nabla: «In realtà sono ancora fermo all’introduzione: le questioni sollevate sono talmente importanti, che non posso tralasciarle. Sono problematiche su cui ho riflettuto a lungo. Ed ora il Nous – così avevamo soprannominato Odifreddi nel precedente post – le evidenzia con una sinteticità ed un acume enormi, dandomi la possibilità di chiudere il cerchio dei mie pensieri!»
Marco: «E allora? Stai scherzando?»
Nabla: «No, non scherzo».
Marco: «Sentiamo…».
Nabla: « Partiamo dal passo in cui Odifreddi si dichiara epigono di Bertrand Russel».
Marco: «Infatti, mi sembra che Russel portasse avanti idee simili a lui nell’opera “Perchè non sono cristiano”».
Nabla: «“non sono” o “non possiamo”, questo è il problema!»
Marco: «Ma che dici? Stai diventando pazzo?»
Nabla: «Forse.Ad ogni modo, è vero che Odiffreddi ha idee simili a quelle di Russel, per quanto riguarda il Cristianesimo e le religioni, ma tra i due c’è una differenza fondamentale in materia di Scienza.
Lasciamocelo dire da loro:

“Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno porti dunque il suo contributo, grande o piccino, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello Spirito Umano.”
(Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impertinente)

“Io non credo che la scienza per sé, sia fonte adeguata di felicità, né credo che la mia mentalità scientifica abbia contribuito gran che alla mia propria felicità, che io attribuisco al fatto che vado di corpo due volte al giorno, con immancabile regolarità. La scienza di per se stessa mi sembra neutra, essa, cioè, accresce il potere degli uomini per il bene come per il male. Una valutazione dello scopo della vita è cosa che va aggiunta alla scienza se si vuole che essa rechi felicità…”
(Bertrand Russel – Lettera all’editore Warder W. Norton in merito alla pubblicazione del testo La Società Scientifica)

Da queste poche righe di Russel ho avuto importanti conferme: neutralità della scienza in riferimento alla felicità ed al possibile uso positivo o negativo che di essa si possa fare».

Marco: «Ma la scienza non ci ha reso più felici? Tutte le comodità che abbiamo? Le attuali cure mediche?»
Nabla: «Allora, per prima cosa dobbiamo operare una distinzione. Ci stiamo muovendo su due piani molto differenti tra loro:
- la scienza come bene e fattore di crescita spirituale per chi la pratica;
- la scienza come progresso del sapere e innovazione tecnologica, che dovrebbe portare ad accrescere il benessere collettivo.
Marco: «Inziamo dall’analisi del progresso scientifico come benessere».
Nabla: «In realtà anche in questo caso, la scienza è neutra di per sé».
Marco: «Neutra rispetto a cosa?»
Nabla: «Rispetto al possibile uso che ne possiamo fare. La scienza, o meglio, la tecnica che è una sua applicazione crea la bomba atomica, il buon senso stabilisce che usarla è, in ogni caso un danno. Dato che non tutti gli uomini hanno buon senso, possiamo immaginare quali enormi disastri può creare il progresso scientifico. Nello stesso tempo permette di trovare nuove cure per le malattie, di fornire un notevole quantitativo di energia, una vita agiata,…
Quindi il nucleare può essere usato con finalità rivolte al bene (trattamento di patologie oncologiche e produzione di energia), ma anche al male (bombe)».
Marco: «Capisco quello che vuoi dire».
Nabla: « Russel stesso afferma che, mentre la scienza permette all’uomo di liberarsi dal servilismo nei confronti della natura, non può far nulla “per liberalo dalla parte più servile di se stesso. I pericoli esistono, ma non sono inevitabili, e la speranza nel futuro è per lo meno ragionevole così come il timore”».
Marco:«A questo punto non capisco se la scienza possa essere utile all’uomo che la pratica per la sua crescita spirituale».
Nabla:«Che la scienza e la matematica possano accrescere le nostre capacità di discernimento, è fuori di dubbio. Lo stesso Platone all’ingresso dell’accademia aveva scritto: “non entri chi non è geometra” . Anch’io consiglierei di studiare matematica, ma non basta. Solamente chi pensa all’uomo, come essere puramente razionale, può ritenere sufficienti la scienza e la matematica. In realtà, anche se siamo amanti della ragione è la nostra parte irrazionale che spesso ci spinge: l’uomo non è, né irrazionale né razionale, è entrambe le cose:

La contrapposizione tra Apollineo e Dionisiaco di Nietzsche.

La lotta tra super-io,io ed Es di Freud.

La biga di Platone con i cavalli alati bianco e nero, guidati dall’auriga.

In estrema sintesi, l’auriga è l’elemento razionale dell’uomo,mentre i cavalli sono le passioni e le spinte irrazionali.
Il cavallo bianco, è ubbidiente e nobile ,quello nero,è goffo,recalcitrante ed incapace. Mentre il primo rappresenta le passioni più nobili e sublimi, il secondo incarna quelle più basse ed incontrollabili. Compito dell’auriga (cioè della ragione) è quello di governarli, facendo in modo che anche il cavallo nero (che non è possibile eliminare) collabori, e si accordi con il bianco, in un’armonia tra ragione e spinte passionali.
Oltre questo, bisogna anche considerare che l’ auriga non si riduce alla sola logica!
In ogni caso non concepisco qualsiasi tipo di atteggiamento che tende a demolire dei bisogni innati nella natura umana,come ad esempio, quello di pregare».
Marco: «Ma anche chi prega combattendo la ragione, non è altrettanto distruttivo?».
Nabla: «Certo,cambia l’oggetto, ma il fine è sempre annichilire».
Marco: «Quindi, secondo te, l’errore commesso da Odifreddi e dai fondamentalisti religiosi, è quello di escludere alcune parti dell’animo umano».
Nabla: «Il problema fondamentale è che l’uomo ha bisogno di certezze. E quindi il matematico vede un mondo matematico, il poeta un mondo poetante, il religioso un mondo credente: la nostra tendenza è quella di cercare di rendere gli altri simili a noi, o meglio, simili al nostro modo di vedere il mondo. Non avere punti fermi è disastroso per la nostra intrinseca condizione di insicurezza rispetto alla vita, come esseri gettati nel mondo inconsapevolmente ed involontariamente, al pari di un naufrago in bilico su una barca in un mare in tempesta, che si aggrappa al primo appiglio che trova, per non perdere l’equilibrio».



Odifreddi — ©Pensieri di nabladue
September 19, 2007

Odifreddi – parte 1

Mi sono imbattuto nella lettura di un bellissimo libro, pieno di spunti interessanti. Il suo autore di un’intelligenza fuori dall’ordinario è il professore di logica Piergiorgio Odifreddi. Egli è solo mente, cervello. Potremmo chiamarlo come scherzosamente Platone aveva soprannominato Aristotele (che preferiva lo studio e la contemplazione solitaria al dialogo dell’Accademia) : Nous, che significa proprio intelletto.
Questo libro è talmente bello e pieno di verità, che già le prime 3-4 pagine sono illuminanti, ti cambiano la vita, ti fanno sperare in un mondo migliore, nella salvezza: il nuovo messia è arrivato sulla terra.

“Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da “cristiano” (attraverso il francese crètin, da chrètien), con uso già attestato nell’Enciclopedia nel 1754:secondo il Pianigini, “perché cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perché, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti”…”In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono condannati a non esserlo”.
(Perchè non possiamo essere cristiani – Piergiorgio Odifreddi)

Quindi sono stupidi perché invece di guardare le cose che hanno qui, sulla terra, proprio sotto gli occhi si dedicano alle cose celesti.
Mi è venuto in mente un passo stupendo del Teeteto, nel quale Platone ci narra un evento accaduto ad uno dei primi scienziati (che a quei tempi erano chiamati “filosofi della natura”):

“Come anche di Talete si racconta, o Teodoro, che mentre mirava gli astri e guardava in su, cadde nel pozzo: e una serva di Tracia, intelligente e carina, prendendolo in giro gli disse che lui desiderava conoscere i fenomeni celesti, ma si lasciava sfuggire quelli che aveva davanti a sé e sotto ai suoi piedi.”

Non voglio dire che “fenomeni celesti” e “cose celesti” abbiano lo stesso significato nei due frammenti, riporto solo l’analogia con spirito acritico, per mostrare quanto le parole si incastrino e ci incastrino in disquisizioni che, a volte, non hanno alcun valore se non prettamente retorico.

Il Nous continua affermando che il successo del Cristianesimo è motivato dal fatto che metà della popolazione mondiale ha un’ intelligenza inferiore alla media, e “dunque è nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini”.
Odifreddi divide il mondo in due insiemi: intelligenti e cretini. L’insieme dei cristiani è un sottoinsieme di quello dei cretini. L’insieme degli intelligenti, ovviamente, coincide con l’insieme dei logici.
Se qualcuno riuscisse a trovare errori “logici” anche nei testi di Piergiorgio Odifreddi, il matematico impertinente(come ama farsi chiamare) entrerebbe meritatamente tra i cretini, dato che anche le sue teorie, avrebbero bachi dal punto di vista logico. Questa dimostrazione è già stata portata a termine, segnalo il link per chi volesse approfondire.

Dimostrazione errore logico di Odifreddi

In realtà non serve essere logici per comprendere quale grossolano errore abbia commesso Piergiorgio Odifreddi. Dopo aver dato dei cretini ai cristiani Odifreddi continua:

“Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte al fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini» “

L’errore logico è questo: essendo metà persone intelligenti e metà persone cretine, si potrebbe arrivare logicamente a sostenere che “non si spiega la fortuna del cristianesimo”, con lo stesso valore di verità con cui si sostiene che si “spiega la fortuna del cristianesimo”.
Cioè se NCretini = NIntelligenti posso spiegare e non spiegare la fortuna del cristianesimo senza che una delle due affermazioni prevalga sull’altra.

Odifreddi afferma:
Se cristiano = cretino e se il numero di intelligenti è uguale al numero dei cretini, il cristianesimo e “altre beatitudini” hanno successo.
Ma essendo la condizione simmetrica rispetto alle due scelte, io, potrei dire allo stesso modo:
Se ateo = intelligente e se il numero di intelligenti è uguale al numero dei cretini, il cristianesimo e “altre beatitudini” non hanno successo.
Questo perchè non ho una qualità informativa tale che mi consenta una scelta logica determinata. La condizione in base alla quale dovrei operare la scelta è simmetrica rispetto alle scelte possibili, quindi le due decisioni sono equivalenti.

Un ragionamento corretto formalmente è il seguente.

Se cristiano = cretino poteri avere i seguenti casi:
1) Se il numero di cretini è maggiore del numero di intelligenti allora il cristianesimo e “altre beatitudini” hanno successo.
2) Se il numero di cretini è minore del numero di intelligenti allora il cristianesimo e “altre beatitudini” non hanno successo.
3) Se il numero di cretini è uguale al numero di intelligenti allora il cristianesimo e “altre beatitudini” hanno le stesse possibilità di avere e non avere successo.

Facciamo un esempio, meno corretto, ma più semplice. Ci sono due sindaci: uno cristiano e uno non cristiano. Prendono il 50% dei voti ciascuno. Chi viene eletto?
Da questo passo si evince che l’autore non distingue bene la differenza tra i concetti di maggioranza/minoranza ed uguaglianza e non ha ben chiaro il concetto di simmetria.

Ma perché anche il grande il professore del terzo millennio non può fondare una teoria logica inattaccabile, in modo da mettere tutti a tacere? La risposta è semplice e l’abbiamo già visto più volte: non può essere realizzato un sistema logico inattaccabile neanche per la matematica, immaginiamoci cosa accade con la lingua italiana. Pensiamo cosa avviene quando invece di trattare il moto di una particella, vengono affrontati temi come: amore, bene, male, senso della vita, origine ultima della vita, paura dell’uomo per la sofferenza e per la morte .
Se veramente ci riuscisse, sarebbe davvero il salvatore del mondo.
Quindi o anche Odifreddi è un cretino, perché non conosce la logica, oppure né Odifreddi, né i cristiani sono cretini, e sarebbe meglio assumere un atteggiamento meno profetico, e fare delle critiche non atte a dare spettacolo, ma costruttive.

Questo non ci basta. Ammettiamo, per assurdo, che la teoria di Odifreddi è immune da errori logici. Analizziamola dal punto di vista scientifico.
Una teoria scientifica è valida se è “falsificabile”. Cioè, non solo deve essere verificata sperimentalmente, ma devono esistere dei casi reali che potrebbero contraddirla. In questo caso la teoria cristiani = cretini, è sia sperimentabile, che falsificabile. Il problema è trovare delle persone intelligenti che si dicono Cristiane. Se riuscissi, in questo difficile compito, avrei confutato sperimentalmente la teoria.
Un po’ di pazienza, vado alla ricerca dei nostri geni, così chiudiamo la questione, definitivamente, e in modo scientifico, come piacerebbe al nostro prof…

James Clerk Maxwell (Edimburgo, 13 giugno 1831 – Cambridge, 5 novembre 1879)

Il padre dell’elettromagnetismo. Ha trovato le equazioni che poi hanno permesso la formulazione delle teorie della relatività e quantistica. Capite da voi che le più importanti scoperte fisiche di tutto il secolo partono da lui. Anche se meno conosciute delle formule di Einstein, le sue equazioni sono tra le più importanti della storia.

maxwell

Per capire l’importanza di questi risultati leggiamo cosa afferma, Richard Feynman, uno dei più importanti fisici del nostro secolo:

« Tra molto tempo- per esempio tra diecimila anni- non c’è dubbio che la scoperta delle equazioni di Maxwell sarà giudicato l’evento più significativo del XIX secolo. La guerra civile americana apparirà insignificante e provinciale se paragonata a questo importante evento scientifico della medesima decade. »

Nella sua biografia leggiamo che possedeva una fede cristiana talmente forte, che sarebbe difficile capire la sua personalità ed il suo lavoro, senza quest’ultima.

“La fede cristiana di Maxwell si manifesta anche in un approccio religioso alla sua attività scientifica, dichiarandosi lettore del libro della natura: tale libro si mostra agli occhi dello scienziato come ordinato e armonioso, rivelando l’infinita potenza e saggezza di Dio nella Sua irraggiungibile ed eterna Verità.” (Wikipedia)

Altro personaggio:

Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 13 settembre 1321)

Mi chiedo come faccia un cretino a comporre un’ opera di 14.233 versi in metrica che racchiudono: filosofia, teologia, politica, gran parte del sapere scientifico coevo, storia, mitologia,filologia…
Lo scibile umano di quei tempi messo in rima, ricreando completamente un mondo.
Oltre che essere una guida spirituale per molti.
Quindi in conclusione, chi è stato preso come base per la lingua italiana non è un cretino.

Gottfried Leibniz Lipsia, 1 luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716

Fu matematico ,filosofo, scienziato, diplomatico, avvocato. E’ uno (forse l’ultimo) genio universale di tutti i tempi. Le sue scoperte vanno dal campo della matematica alle scienze naturali, alla tecnica, alla filosofia.
Non solo. Nella sua opera filosofica – Nuovi saggi sull’intelletto umano (in risposta a Saggi sull’intelletto umano di Locke) – ha anticipato l’ipotesi dell’esistenza di idee inconsce, scoperta definitivamente due secoli dopo da Freud.

Tra le sue scoperte ricordiamo:

  1. il calcolo infinitesimale (una delle basi della attuale analisi matematica);
  2. la prima calcolatrice in grado di fare anche moltiplicazioni e divisioni (la prima fu di Pascal, ma solo per addizione e sottrazione);
  3. la numerazione binaria. Oggi alla base del funzionamento dei computer!

L’elenco potrebbe continuare, ma già questo, mi sembra possa bastare. Anzi l’ultima cosa: è riuscito a capire, mentre Newton pensava spazio e tempo come esistenti indipendentemente dagli oggetti (prima lo spazio e il tempo poi gli oggetti contenuti in esso) , che spazio e tempo hanno senso solo se ci sono gli oggetti e non sono indipendenti dalle cose stesse, ciò che è stato confermato, sempre due secoli dopo, dalla relatività.

leibniz Gottfried Wilhelm von Leibniz (scritto anche Leibnitz) è autore dei saggi di Teodicea. I “Saggi di teodicea”, pubblicati anonimi nel 1710, presso l’editore Troyel di Amsterdam, sono l’opera filosofica di più ampio respiro che Leibniz abbia scritto. Essi contengono la dottrina leibniziana della teodicea (giustificazione di Dio rispetto allo scandalo del male), e hanno quindi per oggetto la tradizionale questione della necessità e della libertà in rapporto al problema dell’origine e del senso del male.




Abbiamo falsificato l’ assunto cristiano = cretino.

Analizziamo anche la seconda affermazione di Odifreddi: “metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini“
Ammettiamo ancora che non vi sia errore logico e valutiamola dal punto di vista della falsificabilità.
Da questa affermazione si deduce che metà della popolazione mondiale, avendo un’intelligenza inferiore alla media, è “nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini”, quindi è religiosa. Se questo è vero l’altra metà, intelligente, non dovrebbe credere in qualsiasi dottrina religiosa o mistica,cioè dovrebbe essere completamente atea.

I dati ufficiali dicono che ci sono 1 miliardo e 154 milioni di atei e agnostici nel mondo,mentre la popolazione totale è costituita da 6 miliardi e 300 milioni di persone.

Non c’è bisogno di un matematico per capire che anche questa affermazione di Odifreddi sarebbe falsificata.

Tornando a Leibniz penso che sia uno dei pochi esempi di come si possano conciliare scienza, fede, tolleranza e rispetto per gli altri. In lui si fondono in modo esemplare scienza e amore per la natura.
Si narra che, avendo bisogno di alcune mosche per un’osservazione, le prelevò in campagna e poi, ad esperimento finito, decise di riportarle nello stesso luogo in cui le aveva trovate, per non turbare la loro esistenza. Qualcuno forse riderà per questo. Ma se guardiamo il gesto di profondo rispetto di un uomo, che ha dedicato (senza montarsi la testa) la sua vita alla scienza ed alla conoscenza, ed è riuscito, ad avere rispetto per dei semplici esseri come delle mosche, io ritengo, ci sia qualcosa di grande in quest’azione. Particolarmente oggi, in cui i gesti e le parole nascono,spesso, per pubblicizzare qualcosa, qualcuno o qualche idea, questo atto avrebbe molto da dire.
Per Leibniz (ed io sono dello stesso parere) la conoscenza dev’essere accompagnata da una crescita spirituale. Non sono ottimista come lui, che pensava al nostro, come al “migliore dei mondi possibili”, ma so che dal suo esempio di ottimismo e dalla sua tensione al miglioramento c’è da imparare.
Soprattutto alla luce del nichilismo che ci sta avvolgendo e fagocitando. C’è qualcuno che pensa solo a distruggere, ma non a costruire, mi chiedo alla fine cosa rimarrà?

Perché Piergiorgio Odifreddi, pur essendo molto intelligente, non ha invece uno spirito scientifico?
Proprio perché l’arma della scienza è il dubbio. Il fanatismo religioso si trasforma in scientismo, che è altro, rispetto a chi lavora nei laboratori con animo umile e desideroso di scoprire cose nuove e non di posare a profeta.
Una teoria scientifica va avanti perché, lo stesso povero “operaio” che impegna le sue energie per darle vita, deve, in seguito, “offrirla in pasto” ai colleghi e a se stesso (!), per valutare la validità della teoria stessa. Lo spirito scientifico vuole andare in cerca di ciò che confuta una teoria, non di quello che la sostiene. Perché un principio generale è valido, fin quando un esperimento non lo dimostra falso. Tale atteggiamento è opposto a quello del profeta Odifreddi che crede di avere la Verità in tasca. Atteggiamento tipico degli integralisti religiosi, che lui stesso critica.

Non abbiamo bisogno di grandi profeti, ma di piccoli ricercatori.

Testimonianza di un “operaio” matematico molto promettente: Matematico.

Altre risorse:

Odifreddi parte 2

Scienza e fede

Piergiorgio Odifreddi Home

Odifreddi — ©Pensieri di nabladue
September 11, 2007

La nuova ricerca

E’ una bella donna. Mi scappa. Non riesco mai a guardarla per più di pochi istanti.
Il suo fascino è talmente forte che l’unico modo di resisterle, è non averla mai vista.
Ama sia gli uomini che le donne, ma non ama farsi trovare. Chi la vede una sola volta, non può che continuare a cercarla per tutta la vita.
E’ sempre nuda, ma essendo una donna casta e sfuggente, si nasconde.
Mai pensare che, una volta trovata, lei resterà lì. Fedele. Al nostro fianco.
Inizierà a correre ancora più velocemente, si nasconderà più astutamente, ci confonderà maliziosamente. Per amarla ci vuole coraggio, impegno, fatica. E’ stata amante del dubbio, della fede e della ragione, ma nessuno la soddisfa a pieno.
Forse solo quando tutti decideranno di amarla, accettando di condividerla, si concederà definitivamente.
Alla parola preferisce l’azione, non ama chi parla solo per parlare, né chi lo fa per convincere. Amica del sacrificio e della sofferenza, solo loro possono sussurrarci dove si nasconde.
C’è chi dice che non esiste e chi crede di averla tutta per sé.
Molti combattono per lei: filosofi, poeti, scienziati, mistici i suoi più accaniti inseguitori.
Pronti a lottare tra loro pur di avere le sue grazie. Solo per poterla osservare, da lontano, senza disturbarla.
Il suo nome è Alètheia e, come fa notare Heiddeger, significa “Non nascondere”.
La verità non solo non è certa, ma è qualcosa che si cela; e tende a sfuggire. Questo non significa affatto che non esiste ma, essendo qualcosa che sfugge, dev’essere cercata e inseguita.

Eccola lì. Sulla sinistra.

calunnia

Con la “Calunnia”, viene recuperato da Botticelli il significato del periodo classico. Nella parte centrale del dipinto, il Livore stringe il polso della Calunnia che trascina indifferente una povera vittima al cospetto del Re, affiancato dal Sopetto e dall’Ignoranza. Nello stesso tempo, Invidia e Frode si prendono cura dei capelli della Calunnia.
Sulla sinistra la verità è nuda, sembra che nessuno la veda. Solo il Rimorso non può ignorarla.
Aggiungo: solo la Giustizia può difenderla.

I suoi amanti: La ragione.

I matematici ed i logici di inizio secolo si sono affannati nella ricerca di un sistema coerente che potesse portare a delle Verità inconfutabili ed inattaccabili dal punto di vista razionale. Con grande delusione, le ricerche hanno portato alla conclusione che tale sistema non può esistere. Questo non significa che sia tutto da buttare: tutti oggi fruiamo delle innovazioni tecnologiche che nascono dalle scoperte e verità scientifiche. Verità con la v minuscola, ottenute applicando un metodo rigoroso, noioso e tedioso, ma che conduce a risultati riproducibili e prevedibili.
Ma la parola chiave della possibilità di applicare le verità scientifiche alla realtà del mondo è : approssimazione. La scienza diventa tecnica l’idealità diventa realtà, la verità approssimazione di se stessa. Il problema è che le verità scientifiche riguardano solo la natura, non la natura umana.
Ci sono domande a cui la scienza non può e non so se potrà mai rispondere.
Non solo la scienza anche la ragione stessa è limitata, nel suo cercare di oltrepassare i suoi confini, ne rimane comunque intrappolata:

“La ragione umana viene afflitta da domande che non può respingere, perché
le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, e a cui però non può
neanche dare risposta, perché esse superano ogni capacità della ragione
umana. (Kant)”

Tutta la filosofia kantiana è racchiusa in queste poche parole. Istituire il tribunale della ragione per cercare di indagare il suo operato, per mettere in evidenza le operazioni illecite, ma anche per cercare di spingerla fino al confine delle sue capacità.

La fede

In un’ interessante intervista del 1988, Adorno confronta la parola greca con quella latina Veritas, che ha tutt’altro significato all’origine: deriva infatti da fede.
“Nel nostro ambito latino, veritas è un termine che proviene dalla zona balcanica e dalla zona slava, e vuol dire tutt’altro che verità. Vuol dire, in origine, “fede”; fede nel significato più ampio della parola, tant’è vero che in russo ad esempio vara vuol dire fede.”
Una parola due significati molto lontani. Infatti mentre nel caso greco il concetto stesso di verità implica incertezza e ricerca, nel caso latino la verità diventa certezza e valore da difendere.
La Veritas comporta la perdita di un elemento fondamentale: il Logos. Il dialogo perde importanza: ognuno sbrodola la propria verità e, chi ha fede la abbraccia, chi è contro, la combatte.
Il confronto non ha lo scopo di trovare una verità, ma quello di far prevalere una Verità sull’altra.
La fede acritica è imprudente ed inopportuna.
Abbiamo già visto che la parola nasce come distorsione del pensiero. La parola tramandata è distorsione della distorsione del pensiero. La parola scritta è distorsione della distorsione della distorsione del pensiero. E l’interpretazione? La traduzione?
E l’ambiguità del codice? Le aporie del messaggio?
Fede sì, ma solo per l’ultimo passo. Fin dove possiamo arrivare, camminiamo con le nostre gambe. Ognuno sia responsabile delle sue azioni, non ripariamo i nostri cattivi comportamenti dietro lo scudo della fede. Ama il prossimo tuo come te stesso. Basta. Che c’è da aggiungere?
Forse Ama te stesso, perché oggi non è poi così scontato. Quindi una sola fede, una sola parola, un solo Dio: Amore. Tutto il resto è interesse terreno. (facile da dire, quasi impossibile da realizzare).

Il Dubbio

Prima la seduce poi la combatte. Partire da lui. Esso è spinta vitale, è il motore della ricerca. Dopo il dubbio c’è la scelta, ci deve essere. L’incertezza estrema, il dubbio è contrario all’azione, è paralisi. La paura della scelta porta l’uomo ad uno stato di stasi, di morte apparente e forse sarebbe meglio “morire e nulla di più”.
Nei periodi in cui tendo a cadere nello scetticismo mi viene in mente il padre degli scettici, Pirrone (IV-III sec. a.c.) : dubitava di tutto, persino delle sensazioni più forti. Perché allora non farsi mordere dai cani?
O farsi passare sopra delle carrozze in corsa? Così faceva! Chi può dirmi che i sensi non siano ingannevoli? Pensando ad un enorme rottweiler attaccato al mio braccio, oltrepasso velocemente lo scetticismo

Tralasciando ogni speranza sulla possibilità di trovare una Verità inconcussa, universale ed immutabile, cercheremo di non cadere nelle sabbie mobili dello scetticismo o del relativismo estremo che, a mio parere, sono trappole mortali così come lo sono i dogmi.
A questo punto entra in scena un uomo, un uomo del dubbio,che cercherà però di trovare una verità non scritta, ma che si scrive, non certa ma che s’ interroga: una via erta che va percorsa senza paura, senza timore di sbagliare, con umiltà e coraggio, tra pensiero e istinto, tra fede e ragione, tra emotività e razionalità; bisogna unire ciò che è sempre stato diviso: fondere gli opposti.
L’acqua cheta non è più un mare piatto, senza vento, senza increspature, ma è l’unione di due immensi flutti, che si scontrano da due parti: nello scontro, nell’attimo, lo sguardo si ferma ,coglie il cielo, s’innalza.
Il nuovo protagonista (assente o presente) di questo blog non sarà né nabla né chi scrive, né un personalità ben definita;egli sarà quello che siamo tutti noi: un insieme infinito di tanti piccoli e diversi mondi che compongono quell’ universo misterioso e affascinante che si chiama uomo.
Voi sarete un’altra parte di lui che si aggiunge alle sue mille personalità ed insieme cercano di costruire un uomo, un uomo nuovo, che lontano da ingenuità o falsi moralismi, da peccaminosità estreme o santità ascetiche tenterà di valicare tutto, senza appartenere a nulla. Un filosofo. Ma sarà ancora di più: un libero pensatore, un uomo che rinuncerà al sè.

Cos’è per voi la verità?

npensiero — ©Pensieri di nabladue
September 3, 2007

Felicità: in questo mondo…?

Iniziamo il nostro piccolo viaggio dal X canto dell’inferno Dantesco. Abbiamo varcato le porte della città di Dite, siamo nel VI cerchio. Gli abitanti della tetra vallata sono gli Eretici epicurei: non hanno creduto nella vita eterna, si sono illusi del fatto che esistesse solo la materia. Allora tenetevi solo la materia – pensa il Poeta – quando ci sarà il Giudizio Universale, rimarrete chiusi dentro le tombe per sempre: morti tra i morti.
La condanna è eresia, nient’altro. Ma andiamo a vedere più da vicino cosa faceva e pensava il nostro filosofo condannato con tutti i suoi seguaci, contemporanei e non, senza possibilità di riscatto. Epicuro insegnava in un giardino di sua proprietà tra il IV ed il III secolo a.c. .
Per molti secoli ha dominato una visione distorta della filosofia epicurea, che è stata associata a dissolutezza e concupiscenza, fino a quando nel XVII secolo, Pietro Gassendi, prete cattolico di ampie vedute, cercherà di armonizzare l’atomismo epicureo e la fisica Galileiana con i precetti del cristianesimo. Da quel momento, gli interessi per questo filosofo si sono moltiplicati: portando a delineare, nonostante la maggior parte delle sue opere siano andate perdute, un quadro più congruo e reale di quello che doveva essere il suo pensiero.

La sua dottrina non si rivolgeva solo agli specialisti, ma era aperta a tutti. Lo scopo, diversamente da quello che accadeva nei centri accademici più importanti dell’epoca, era prettamente pratico: curare i turbamenti dell’anima. Molto lontana dall’ edonismo, a cui spesso erroneamente viene accostata, la filosofia epicurea ha posto come obiettivo della vita il conseguimento del piacere, ma il problema, o meglio la soluzione, sta nel capire cosa intenda per “piacere”. Sicuramente non quello carnale o sessuale. Il piacere è l’assenza di turbamenti dell’anima. Assenza di dolori del corpo.
Questo semplicemente perché Epicuro parte dall’assunto che la vita è bella: essa stessa è un piacere; respirare è felicità, dà un senso di pienezza non bisogna cercare nulla, solo il saper godere dell’esistenza.
Tale è il perno centrale dell’ Epicureismo: non vi affannate in problemi e turbe inutili, godetevi il fatto di stare al mondo. Al contempo bisogna godere moderatamente dei piaceri fisici, ma solo se danno sollievo, non quando, una volta cessato l’effetto, ci riportano in uno stato di ansia.
I piaceri dei sensi vengono definiti cinetici perché danno soddisfazioni che svaniscono presto e dopo poco, bisogna riprendere la ricerca del piacere, poi soddisfarlo e poi cercarlo di nuovo in un catena che non ha mai fine. Questi sono contrapposti al piacere catastematico (statico) che invece consiste nell’assenza di turbamenti di cui parlavamo prima: in termini tecnici aponia (assenza di malattie del corpo), atarassia (assenza di turbamenti dell’anima).
In poche parole ciò che è necessario e naturale è nutrirsi, o poco di più. Il mangiare raffinato non è peccato, ma potrebbe allontanare dall’assenza di turbamenti: genera dipendenza, altri desideri, bisogno di soldi….

Quanto alla vita sociale, l’aspetto etico non è abbandonato, anzi è centrale. Per essere felici bisogna essere virtuosi. Le leggi vanno rispettate, ma è meglio rimanere il più possibile lontani dalla politica e dalla vita pubblica: l’unico rapporto umano che dà pienezza è l’ amicizia. Condividere una vita serena con gli amici, aiutarsi a vicenda, parlare e confrontarsi su problemi che possono dare turbamento.

“Circa l’amicizia… Epicuro così si esprime: di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, niente vi è di più grande dell’amicizia, niente di più ricco e di più gradito. Questo, Epicuro stesso lo ha provato non con le parole soltanto, ma con la sua stessa vita, le sue azioni, il suo costume…” (6)

Qualche secolo dopo, fuori dalla Commedia, Dante Alighieri (priore di Firenze) il 24 giugno 1300 manda in esilio il suo miglior amico Guido Cavalcanti con i capi delle fazioni dei guelfi bianchi e neri per via di scontri in seno alla congregazione stessa. In Esilio, l’amico Cavalcanti, muore dopo aver contratto la malaria.
Sicuramente Il Poeta avrà avuto le sue buone ragioni per farlo. Anche in questo post, non voglio dare giudizi morali, ma solo proporre spunti di riflessione. In sostanza la partecipazione ad una vita politica attiva, comporta questi rischi. Così mentre Epicuro consigliava una vita “nascosta”, Dante avrebbe tacciato di ignavia chi non si fosse schierato.

Tornando al nostro filosofo sulla virtù ci dice espressamente:

“Ciò che è beato e incorruttibile non ha problemi,né procura ad altri. Allo stesso modo non si fa prendere dall’odio né dalla passione; in colui che è debole, invece, si trovano tutte queste cose”

Ideologie opposte anche in questo aforisma: mentre qui l’uomo basta a se stesso, nel mondo Dantesco senza fede non si va da nessuna parte, o meglio si va in basso.

In sostanza per Epicuro chi non ha problemi non ne crea ad altri, quindi lavoriamo prima di tutto su noi stessi, senza trovare soluzioni universali per il genere umano.

E ancora:

“Non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non vi è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice. Le virtù sono infatti connaturate ad una vita felice, e questa è inseparabile dalle virtù”.

Ricordiamoci che il giardino filosofico di Epicuro era un punto di ritrovo per gli amici ed una sorta di clinica dell’anima. La filosofia non come teoria, ma come cura. La vita è bella in sé, quindi la filosofia deve solo insegnare ad allontanare le sovrastrutture che non consentono di goderne a pieno.
Inoltre, evento raro nella storia della Grecia classica, erano ammesse anche le donne (e persino gli schiavi), perché considerate simili agli uomini. Risparmio la concezione che ha delle donne il modello filosofico di Dante, Aristotele, che in ogni caso andrebbe considerata nel contesto storico-culcurale in cui è espressa. Merito ad Epicuro per la sua apertura mentale e la sua capacità di differenziarsi enormemente dal suo contesto.

Nonostante le divergenze tra le due visioni della vita e del mondo, questo non basterebbe a condannare il filosofo.
Il fattore decisivo è stato il seguente: Epicuro era principalmente un Fisico, e riduceva il mondo a “movimento di atomi”: puro materialismo.
E’ stato il primo a delineare un atomismo simile a quello attuale,ovviamente solo per quanto riguarda l’aspetto corpuscolare delle particelle. Tutti conoscono Democrito. In realtà la sua idea di atomo era ancora legata alla mentalità speculativa tipica della Grecia classica: l’atomo non aveva proprietà qualitative, ma solo quantitative legate a numeri-idee. Epicuro invece introdusse proprietà tangibili come peso e movimento. Quindi, per la prima volta, esistenze fisiche reali in moto.
Inoltre occorre abbandonare ogni aspetto ontico-teoretico per far si che la fisica diventi fisica, e non una semplice estensione della metafisica. Una scienza a sé con le sue metodologie di lavoro, un linguaggio tecnico chiaro, con termini rigorosamente definiti.
Tutto questo cambia la concezione dell’universo: non più deterministico, ma causale, non più necessario ma contingente. In poche parole, il mondo è come lo vediamo, ma potrebbe essere diverso da come è. Da qui il passo è breve. Egli credeva negli dei, ma secondo lui, gli dei stessi non si interessano per nulla al mondo degli uomini. Gli dei sono beati e incorruttibili, non si mischierebbero mai con il miserabile genere umano. Nessuna speranza: gli dei sono immortali, gli uomini sono mortali.

Non ci sono fini universali, ma l’unico fine è la vita. L’asse del finalismo da teologico diventa immanente: la vita ha come fine se stessa.

Scusate per la lunga introduzione, andiamo al fulcro del discorso.
Eudemonia (felicità nella vita terrena come fine ultimo) o speranza di una vita ultraterrena in virtù e nel rispetto di un ordine e di una legge superiore a cui conformarsi ?

Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl’insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte – la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore – a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo?
(William Shakespeare)

Filosofi, Filosofia, Riflessioni — ©Pensieri di nabladue
August 21, 2007

Parola:inganno o salvezza?

La parola è infetta. Che fare? L’impossibilità per il Buddhismo di determinare la trama ontica (dell’essere) porta alla completa sospensione del giudizio in ambito filosofico speculativo: la filosofia dev’essere azione non parola.
Tutta la dottrina è incentrata sul raggiungimento di uno stato di imperturbabilità. Ma non basta. Ciò che si vuole è l’annullamento dei desideri e quindi della volontà che diventa nolontà, il non volere è il Nirvana: la liberazione da ogni sofferenza.
Semplicemente: il nulla che diventa realtà.
Quando si raggiunge lo stato di nolontà, il nulla viene ribaltato e diventa l’universo con tutti i sui astri.
Il cammino è duro, molti potrebbero considerarlo folle.

Non sono qui per dare giudizi di sorta, ma per illustrare. Penso solo che dietro tutto questo ci sia la consapevolezza che l’unico modo in cui, questo strano animale che è l’uomo, non possa nuocere, è annullarsi. Se scaviamo a fondo nella storia e nella vita, non dovrebbe sembrarci un discorso completamente campato per aria.

Dall’altra parte del mondo, quello Occidentale, si arriva a considerazione opposte:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:

La traduzione ufficiale della Chiesa cattolica è la seguente:

In principio, c’era colui che è “la Parola”.
Egli era con Dio,
Egli era Dio.
Egli era al principio con Dio.

Istanza opposta a quella Buddhista: “la parola” è fondamentale. E’ ciò che esiste da sempre, prima che il mondo fosse creato. Il logos viene a collidere con la stessa esistenza divina, è essenza divina, quindi anche Dio si esprime con le parole. Come sappiamo Gesù è la parola di Dio scesa in terra.

Due parole anche le mie solo per dare spunti di riflessione: il linguaggio è ingannevole o è uno strumento della verità?
Possiamo far coincidere l’inizio della civiltà umana con l’emissione di un suono articolato che non esprimesse comportamenti codificati (come avviene negli animali)? In altri termini la civiltà umana è figlia e frutto del linguaggio?

Filosofia, Linguaggio — ©Pensieri di nabladue

Powered by WordPress personalizzato da ©Nabladue 92 query in 1.260 secondi
©Pensieri 2007-2008 Tutti i diritti riservati