geometria iperbolica

“La vita è un’ombra” – afferma Shakespeare. Se si vive in modo inconsapevole questa è una legge eterna a cui non si può sfuggire. Questo mondo illusorio, a cui l’uomo appartiene non solo per costrizione, ma anche per libera scelta, non è l’unica condizione possibile. Qualcosa può sempre accadere, se abbiamo il coraggio di uscire dalla caverna delle illusioni per aprire gli occhi alla vera essenza del mondo e della vita.

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Aforismi di Leonardo da Vinci

Aforismi di Leonardo da Vinci (parte 1)

La necessità è tema e inventrice della natura, e freno e regola eterna.

Medicina è ripareggiamento de’ disequalati elementi; Malattia è discordanza d’elementi fusi
nel vitale corpo.

Muovesi l’amante per la cos’amata come il senso alla sensibile, e con seco s’unisce e fassi una cosa medesima. L’opera è la prima cosa che nasce dall’unione. Se la cosa amata è vile, l’amantesi fa vile. Quando la cosa unita è conveniente al suo unitore, li seguita dilettazione e piacere esadisfazione. Quando l’amante è giunto all’amato, lì si riposa. Quando il peso è posato, lì si riposa.

D’ogni cosa la parte ritiene in sé la natura del tutto.

Chi tempo ha e tempo aspetta, perde l’amico e danari non ha mai.

La somma filicità sarà somma cagione della infelicità, e la perfezion della sapienza cagion della stoltizia.

Ogni parte ha inclinazion di ricongiugnersi al suo tutto per fuggire dalla sua imperfezione.

L’anima desidera stare col suo corpo, perché, sanza li strumenti organici di tal corpo, nulla può oprare né sentire.

O tempo, consumatore delle cose, e, o invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose, e consumate tutte le cose dai duri denti della vecchiezza, a poco a poco, con lenta morte. Elena, quando si specchiava, vedendo le vizze grinze del suo viso fatte
per la vecchiezza, piagne, e pensa seco perché fu rapita du’ volte.
L’età che vola discorre nascostamente e inganna altrui, e niuna cosa è più veloce che gli anni, e chi semina virtù fama raccoglie.

Aforismi di Leonardo da Vinci (parte 2)

Alli ambiziosi, che non si contentano del benefizio della vita, né della bellezza del mondo, è dato per penitenzia che lor medesimi strazino essa vita, e che non possegghino la utilità e la bellezza del mondo.

Raro cade chi ben cammina.

Si come l’animosità è pericolo di vita, così la paura è la sicurtà di quella.
L’omo e gli animali sono propio transito e condotto di cibo, sepoltura
d’animali, albergo de’ morti, facendo a sé vita dell’altrui morte, guaina di corruzione.
O dormiente. O che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine con la morte. O
perché non fai adunque tale opra, che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto
vivo, che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti?

A torto si lamentan li omini della fuga del tempo, incolpando quello di troppa
velocità, non s’accorgendo quello essere di bastevole transito; ma bona memoria, di
che la natura ci ha dotati, ci fa che ogni cosa lungamente passata ci pare esser
presente.

L’ordinare è opra signorile, l’oprare è atto servile.

Acquista cosa nella tua gioventù che ristori il danno della tua vecchiezza. E se
tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in
gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento.

La verità al fine non si cela; non val simulazione. Simulazion è frustrata avanti
a tanto giudice.

Quando io crederò imparare a vivere, e io imparerò a morire.

Amor ogni cosa vince.

Questo per isperienza è provato, che chi non si fida mai sarà ingannato.

Non mi sazio di servire.

Ostinato rigore. Destinato rigore.

No’ si volta chi a stella è fisso.

Ogni impedimento è distrutto dal rigore.

Chi vol essere ricco in un dì è impiccato in un anno.

Orazio: Iddio ci vende tutti li beni per prezzo di fatica.

Tanto è a dire ben d’un tristo, quanto a dire mal d’un bono.

La memoria dei beni fatti, appresso l’ingratitudine, è fragile.

La stoltizia è scudo della vergognia, come la improntitudine della povertà.
Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà
lieto morire.

La vita bene spesa lunga è.

Lo corpo nostro è sottoposto al cielo, e lo cielo è sottoposto allo spirito.

Discernere, giudicare, consigliare sono atti umani.

Un vaso rotto crudo si può riformare, ma il cotto no.

Tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro.

Reprendi l’amico tuo in segreto e laldalo in paleso.

Lussuria è causa della generazione.
Gola è mantenimento della vita.
Paura over timore è prolungamento di vita.
Dolor è salvamento dello strumento.
Tal fia il getto qual fia la stampa.
Di lieve cosa nascesi gran ruina.
Costanzia: non chi comincia, ma quel che persevera.
Al cimento si conosce il vero oro.
L’acqua che trabocca sopra i sua ripari, quegli discalza e ruina dalla opposita
parte.
Dimanda consiglio a chi ben si corregge.
Giustizia vol potenzia, intelligenzia e volontà, e si assomiglia a’re delle ave .
Chi non punisce il male, comanda che si facci.
Chi piglia la biscia per la coda, quella poi lo morde.
Chi cava la fossa, questa gli ruina addosso.
Chi scalza il muro, quello gli cade addosso.
Chi taglia la pianta, quella si vendica con la sua ruina.
Al traditore la morte è vita, perché se usa lialtà non gli è creduta.
Non si po’ aver ragione né minor signoria che quella di se medesimo.
Più facilmente si contasta al principio che alla fine.
Nessun consiglio è più leale che quello che si dà dalle navi che sono in
pericolo.
Aspetti danno quel che si regge per giovane in consiglio.
Chi poco pensa molto erra.
Chi non raffrena la volontà colle bestie s’accompagni.
Chi non stima la vita, non la merita.

Aforismi di Leonardo da Vinci su scienza e conoscienza

Non mi legga chi non è matematico nelli mia principi.

Perché si vede più certa la cosa l’occhio ne’ sogni che colla immaginazione stando desto.

Fuggi e precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non son confermate dalla isperienzia.
… O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti.

Chi biasima la somma certezza delle matematiche si pasce di confusione, e mai porrà silenzio alle contradizioni delle sofistiche scienzie, colle quali s’impara uno eterno gridore.

Li abbreviatori delle opere fanno ingiuria alla cognizione e allo amore, con ciò sia che l’amore di qualunche cosa è figliol d’essa cognizione, e l’amore è tanto più fervente quanto la cognizione è più certa; la qual certezza nasce dalla cognizione integrale di tutte quelle parti, le quali, essendo insieme unite, compongano il tutto di quelle cose che debbono essere amate.

A torto si lamentan gli omini della isperienza, la quale con somme rampogne quella accusano esser fallace. Ma lasciàno stare essa sperienza, e voltate tale lamentazione contro alla vostra ignoranzia, la quale vi fa transcorrere, co’ vostri vani e instolti desideri, a impromettervi di quelle cose che non sono in sua potenzia, dicendo quella esser fallace.

La idea, over imaginativa, è e timone e briglia de’ sensi, in però che la cosa immaginata move il senso.

Chi disputa allegando l’autorità, non adopra lo ‘ngegno, ma più tosto la memoria.

Come è più difficile a ‘ntendere l’opere di natura che un libro d’un poeta.

O speculatori dello continuo moto, quanti vani disegni in simile cerca avete creati!
Accompagnatevi colli cercatori dell’oro.

Ogni azione fatta dalla natura non si pò fare con più brieve modo co’ medesimi mezzi. Date le cause la natura partorisce li effetti per i più brievi modi che far si possa.

Ciò che non ha termine non ha figura alcuna.

Sì come ogni regno in sé diviso è disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e indebolisce.

La sperienzia, interprete in fra l’artifiziosa natura e la umana spezie, ne ‘nsegna ciò che essa natura in fra’ mortali adopra da necessità constretta, non altrimenti oprar si possa che la ragione, suo timone, oprare li ‘nsegni.

Naturalmente li omini boni desiderano sapere.

La esperienza non falla, ma sol fallano i nostri giudizi, promettendosi di lei cose che non
sono in sua potestà.

La sapienza è figliola della sperienzia.

Voi, speculatori, non vi fidate delli autori che hanno sol co’ l’imaginazione voluto farsi interpreti fra la natura e l’omo, ma sol di quelli che, non coi cenni della natura, ma co’ gli effetti delle sue esperienzie hanno esercitato i loro ingegni. E riconoscere come l’esperienzie ingannano chi nonconosce loro natura, perché quelle che spesse volte paiono una medesima, spesse volte son di grande varietà, come qui si dimostra.

Nessuna certezza è dove non si pò applicare una delle scienze matematiche, over che non sono unite con esse matematiche.

La Meccanica è il paradiso delle scienze matematiche, perché con quella si viene al frutto matematico.