« Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. »
George Orwell.

Quello che è successo in Francia è terribile. Ma perché lo abbiamo così a cuore?

Per un senso intimo e insaziabile di giustizia che ci viene da dentro?

Quante sono state le vittime degli attentati di Parigi tutti lo sanno.

Quante sono le persone uccise tutti i giorni dai guerrieri dello Stato Islamico (IS) in territorio mediorientale?

Quante sono le vittime nelle file dei Kurdi che stanno combattendo sul territorio contro i guerrieri dell’IS, mentre noi mandiamo i droni (le macchine senza paura)?

Quante sono le vittime civili e innocenti fatte quotidianamente dalle nostre bombe intelligenti in Medio Oriente?

Perché nessun giornalista o trasmissione televisiva dà questi numeri?

Si sentono discorsi assurdi, come se i morti per terrorismo fossero diversi dai morti provocati dalle guerre “convenzionali”.

Nella nostra società di burocrati, protocolli e standard riusciamo a burocratizzare anche la morte.
I morti sono sempre morti, il terrorismo è il modo di fare la guerra dei più deboli militarmente. Dal punto di vista umano non c’è differenza tra un morto provocato dalle armi più sofisticate di un esercito “convenzionale” e un morto provocato da un kamikaze suicida.

Forse non è la sete giustizia che ci spinge a provare empatia nei confronti dei parigini, ma solo la paura che quello che è accaduto a loro, possa accadere anche a noi.

I morti non sono tutti uguali ultima modifica: lunedì,23 novembre 10:16, 2015 da nabladue
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