Domenica sera, dopo una giornata di pulizie domestiche, rilassamento e lettura ho accesso la Televisione.
Quando l’ho spenta, sono stato colto da un senso di angoscia, malessere ed impotenza.

Inizialmente non capivo la causa di tale cambiamento di umore, poi ho ripensato a quello che ho visto in televisione ed ho compreso subito che quella maledetta scatola nera era la causa della mia angoscia.

Ho guardato vari programmi in TV: le Iene, Sono Innocente di Raitre, qualche immancabile dibattito politico e il telegiornale. Senza entrare nel merito delle varie programmazioni, sono stato sottoposto alla seguente terapia in stile Arancia Meccanica (con la sola differenza che nessuno mi ha costretto):

1. Un mostro a capo di una setta religiosa che si approfittava dei seguaci e abusava sessualmente di minori. Gli abusi sessuali sono stati descritti con tanto di macabri dettagli.

2. Una donna che è stata accusata di aver abusato dei propri figli e di altri bambini con la complicità di un gruppo di adulti. “A puntare il dito contro di lei, suo marito e altre 18 persone, tutte residenti nella provincia di Modena, sono gli stessi bambini, che tra il 1997 e il 1998, ascoltati da un’assistente sociale dell’Asl di Mirandola, raccontano di abusi sessuali, messe nere e riti satanici con sacrifici umani.”

3. Filmati che documentano l’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione inerme in Sira. Ovviamente non ci hanno risparmiato di guardare la morte in diretta di uomini, donne e bambini contaminati dalle sostanze chimiche con tanto di primi piani sulle persone che stavano morendo.

4. Uno psicoterapeuta violentatore seriale che utilizzava le sue competenze professionali per abusare delle pazienti.

5. Varie tragedie da telegiornale.

6. Vari teatrini politici che ti fanno sentire sempre più impotente. Infatti, a parte gli sterili e inutili dibattiti e la brama che hanno gli assetati di potere per entrare nella stanza dei bottoni, i problemi non li risolve mai nessuno.

Con questo non voglio suggerire che nascondere la testa sotto la sabbia e ignorare le nefandezze perpetrate del mondo sia il giusto modo di approcciarsi alla vita, ma, a volte, la spettacolarizzazione della sofferenza serve solo per fare ascolti e per regalarci sconforto, depressione e un senso di impotenza nei confronti di ciò che accade nel mondo.

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