Io sto con Siddharta: il nostro saggio amico d’Oriente, che una volta disse: «Le parole non fanno bene al senso segreto: ogni cosa diventa subito un po’ diversa, un po’falsata,un po’strampalata anzi, eppur questo è bene, anche con questo sono d’accordo,ciò che per un uomo è tesoro e saggezza, per l’altro ha sempre un tono di stoltezza»
Hermann Hesse “Il pellegrinaggio in Oriente”
Detto questo, andiamo al tema di oggi: logica e conoscenza.
Mi sembra una parentesi della storia i cui argomenti siano stati sviscerati e dibattuti a lungo: a tutt’oggi non esiste una teoria perfetta che abbia smentito il l’assunto “che non si possa costruire una teoria razionale logica inattaccabile”.
Il primo tentativo di dare basi logiche ad una disciplina è stato fatto da Frege, e la disciplina presa in esame è la matematica. Il lavoro è stato poi proseguito da Russel ed altri logici.
Semplificando, il problema della teoria di Frege e di Russel è quello di basarsi sull’assunto ontologico che fa corrispondere gli oggetti della logica a quelli della realtà. Ciò pone limitazioni riguardanti l’applicabilità, restringendo l’ambito di applicazione allo statuto contingente dell’esperienza.
Si pensi al concetto di infinito, che corrispondenza ha con la realtà? Senza entrare nei dettagli per poterlo definire, collegandolo a degli oggetti reali, Russel ha ideato l’assioma di riducibilità che comunque condiziona la validità delle procedure matematiche ad un’arbitraria assunzione esistenziale. Se fosse così la verità o la falsità degli enunciati logici verrebbero a dipendere dallo statuto accidentale della realtà.
L’allievo di Russel, Wittgenstein poi gli fa notare che le proposizioni logiche non sono che pure tautologie.
Per Wittgenstein il linguaggio è costituito da tre elementi: tautologie,contraddizioni e proposizioni semplici.
Una tautologia è la seguente: se diciamo “Piove” esprimiamo la possibilità di un fatto, questa proposizione è vera se il fatto accade, analogamente se diciamo “Non piove”; invece la proposizione “Piove o non piove” esprime tutte le possibilità ed è vera indipendentemente dal tempo che fa (stesso significato per ”non fanno bene” o “questo è bene” della frase di Siddharta).
Invece la proposizione “Questa madre non ha figli” esprime una impossibilità ed è quindi falsa, questo è un esempio di contraddizione.
Le contraddizioni sono sempre false, le tautologie sempre vere.
Per il Wittgenstein del Tractatus (la sua prima opera) tutte le proposizioni della logica sono tautologie, “esse non dicono nulla” poiché non si riferiscono a fatti, ma esprimono modi possibili di connessione o di trasformazione di una proposizione nell’altra: sono operazioni linguistiche che stabiliscono equivalenze (o non equivalenze) tra espressioni linguistiche che l’esperienza non può smentire né confermare.
Quindi io posso dire “è bene” o ”non è bene” che, essendo una tautologia, è sempre vera.
La logica è puramente formale e l’immagine logica dei fatti è il pensiero Quando si entra in contatto con la realtà, non può esserci un’applicazione immediata, ma bisogna relazionarsi sempre ai fatti reali.
Oltre le tautologie e le contraddizioni ci sono le proposizioni elementari (basi del linguaggio) che assumono valore di verità o falsità solo quando vengono confrontate con i fatti.
” il senso della proposizione è la sua concordanza o discordanza con le possibilità del sussistere e non sussistere degli stati di cose ”
Quindi la proposizione elementare descrive un fatto elementare (stato di cose), e risulta vera se sussiste quello stato di cose che raffigura, falsa, nel caso contrario. Le proposizioni più complesse, costituite da più proposizioni semplici, risultano vere se sono vere le proposizioni semplici che le costituiscono.
La connessione con la realtà è data quindi dalle proposizioni semplici.
Le prop. Semplici, a loro volta, sono costituite dai “simboli semplici”, indefinibili: i nomi: ” il nome significa l’oggetto. L’oggetto è il suo significato”.
La proposizione elementare è funzione dei simboli semplici. Il linguaggio è funzione delle proposizioni elementari.
Facendo un paragone con la struttura a atomica, i nomi sono le particelle, le proposizioni elementari sono gli atomi, le proposizioni composte sono le molecole del linguaggio. Le proposizioni complesse assumono valore di verità o falsità in funzione della verità o falsità delle proposizioni semplici.
Il linguaggio è quindi una raffigurazione dei fatti e proiezione della realtà, le proposizioni della logica sono proprie del pensiero.
Come si connette la logica con il linguaggio?
“Le cosiddette proposizioni logiche mostrano le proprietà logiche del linguaggio e quindi dell’Universo, ma non dicono nulla.”
La logica sta prima dell’esperienza, è solo un’ immagine del mondo in quanto ne rispecchia le proprietà formali. (simile alla conoscenza a priori kantiana, mentre quest’ultima è puramente concettuale, quella di Wittgenstein è logica).
Le proposizioni della logica non dicono nulla sulla realtà dei fatti ma, vengono a mostrare le proprietà ontologiche dell’universo tramite le sue proprietà formali e il simbolismo.
Gli oggetti della logica, come le loro proprietà formali, esprimono solo tutte le possibilità dei fatti.
La logica ha solo il compito di indagare e stabilire la struttura formale del funzionamento dei simboli e delle parole. Una volta stabilite le proposizioni della logica, bisognerà trovare le connessioni con la realtà.
Ad esempio: avendo una proposizione logica, sarà poi compito della fisica stabilire se essa possa o no rappresentare una proposizione della fisica.
Il linguaggio esprime comunque i limiti dell’uomo. Così la metafisica viene a perdere di senso, non perchè non posso dire nulla, semplicemente perché non posso verificarne la validità confrontando
ciò che affermo, per quanto possa realizzare un costrutto logico rigoroso, con la realtà dei fatti.
Non potrò affermare l’esistenza di oggetti metafisici, ma non potrò neanche negarla. Da questo anche lo scetticismo perde di significato perché vuole negare ciò di cui non si può parlare.
” d’una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. L’enigma non v’è. Se una domanda può porsi, può pure avere una risposta. Lo scetticismo è non inconfutabile, ma apertamente insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si può domandare. Perché dubbio può sussistere solo ove sussiste una domanda; domanda, solo ove sussiste una risposta; risposta, solo ove qualcosa può esser detto”.
Mentre il primo Wittgenstein avrebbe voluto costruire un linguaggio logico ideale, nell’ultima fase della sua ricerca l’analisi si sposta sul linguaggio comune, cercando di indagarne le funzioni logiche ed i limiti. Da queste basi il suo pensiero si sviluppa su binari inaspettati: contrariamente a ciò che il neopositivismo logico (fondato proprio grazie alle sue teorie!) sperava, arriva a concludere che ” v’è davvero dell’ineffabile. Esso mostra sé, è il mistico “.
Nel senso che esisterà sempre qualcosa, non esprimibile in termini di linguaggio e quindi che rimarrà nascosto.
” noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati ”
Queste ovviamente sono semplificazioni inesatte di una teoria molto complessa, solo per incuriosire chi volesse addentrarsi in questioni, che non vanno assolutamente mai date per scontate o snobbate in modo semplicistico.