February 28, 2009

La Bibbia è il libro di Dio?

Ho spesso ammirato la figura di Gesù Cristo così come la dipingono i Vangeli. Non si può mettere in dubbio che i Vangeli abbiano ispirato molti santi. Forse, hanno anche aiutato alcune persone a diventare più tolleranti,più aperte verso il prossimo. Parlano di un Gesù buono, caritatevole,che non fa distinzioni su basi etniche o sociali. Egli parla con la prostituta, come con il re: considera tutti gli uomini uguali tra loro. Ritiene le ricchezze spirituali di grande valore e scredita quelle materiali. È il padre dell’amore universale. Difende la giustizia,perdona,è compassionevole.
D’altro canto, vorrei dire perché spesso dubito che la Bibbia sia il libro di Dio.

Prima di tutto, sebbene ci siano parti del Vangelo che educano e spingono alla santità, ci sono alcuni passi del Nuovo Testamento che creano un certo imbarazzo (per non parlare di altri che sono nel Vecchio).

Ci sono stati dotti che hanno passato decenni a studiare ed interpretare le Sacre Scritture. Praticamente, durante tutto il medioevo, non c’era uomo di cultura che non dedicasse la vita alla risoluzione degli enigmi interpretativi della Bibbia. I problemi sono stati risolti? Siamo giunti ad una visione e ad una interpretazione unitarie?

No, anzi, le divisioni sono aumentate. Assodato che non ho neanche una goccia delle capacità e dell’intelligenza di queste persone che,oltretutto, hanno dedicato la vita allo studio della Bibbia, sarei ancora più sciocco se tentassi di dare un’ interpretazione definitiva. Piuttosto, dato che lo ritengo impossibile, voglio cercare di capire, a partire da questa convinzione, che uso dovremmo fare del libro dei libri.
Penso che sarebbe bello far nascere una discussione serena e franca anche con i credenti che, per onestà nei confronti della loro fede, dovrebbero quantomeno prendere in esame le mie considerazioni. Dunque, esprimo le mie opinioni in modo schematico e laconico per non perdermi in ricerche di stile o in orazioni retoriche:

1) Dio non è in alcun libro. Il libro può essere il ponte che ci fa attraversare la vallata,ma l’altro tratto di strada dobbiamo percorrerlo noi.

2) Il Dio delle Bibbia è un Dio troppo umano. Si arrabbia, punisce, impermalisce, cambia idea, è contraddittorio,parla una lingua umana.

12La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. 14E gli disse: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”. E i discepoli l’udirono.
….
20La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. 21Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: “Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato”. 22Gesù allora disse loro: “Abbiate fede in Dio! 23In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. 24Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati”. 26.

Marco

Questo passo è un esempio di come, in poche righe, ci sia una maledizione ingiustificata e una contraddizione enorme.
Perché Dio dovrebbe arrabbiarsi se un fico, la cui natura è quella di dare frutti solo in una stagione, non ha i frutti che Dio desidera nello stesso momento in cui il fico non può averli?
E allora, è meglio estirpare il fico che non può dare frutti. Se questi frutti sono la fede e il fico è chi non crede, rendiamoci conto della pericolosità di questo passo. In sintonia con questo,il nostro poeta Dante Alighieri, che ritengo sia uno dei più grandi interpreti della Bibbia, non apre le porte del paradiso a chi nacque prima di Gesù: non importa che il frutto della fede non poteva essere colto, le Scritture ci dicono che l’infedele è comunque colpevole. La loro colpa è quella di essere semplicemente nati prima della nascita di Cristo, non conta quanto siano stati pii nella vita, saranno sempre meno degni dell’amore di Dio di quelli nati dopo Gesù. Considerando che Dio è onnipotente, e quindi, potrebbe decidere chi far nascere e quando farlo nascere, l’onnipotenza implicherebbe una certa dose di sadismo.

Successivamente, dopo aver incitato alla maledizione, c’è un cambiamento repentino di umore: misericordia e carità hanno il sopravvento e si incita a perdonare in qualsiasi caso.
Bisogna essere sordi per non sentire la stranezza di queste parole.

3) Nella Bibbia c’è scritto tutto, ed il contrario di tutto. Infatti, dalla Bibbia sono nate tantissime dottrine e religioni differenti tra di loro. Questo fa capire che l’interpretazione gioca un ruolo troppo rilevante in quella che vorrebbe essere la parola di Dio.

Qui sono riportare alcune contraddizioni tratte direttamente dai testi: Contraddizioni nella Bibbia

4) Ci sono esortazioni orribili nella Bibbia (Soprattutto nel Vecchio Testamento, ma anche nel Nuovo ne troviamo qualche traccia).

« Se si troverà in una delle città che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi del tuo Dio, trasgredendo il suo patto e che vada serva gli altri dèi e si prostri dinanzi a loro, [...] quando ciò ti sia riferito e tu l’abbia saputo, informatene diligentemente: e se è vero, se il fatto sussiste, se una tale abominazione è davvero stata commessa in Israele, farai condurre alle porte della città quell’uomo o quella donna che avrà commesso quell’atto malvagio e lapiderai a morte quell’uomo o quella donna. Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimone. La mano dei testimoni sarà la prima a levarsi contro di lui; poi la mano di tutto il popolo; così allontanerai il male da te. Quando il giudizio di una causa sarà troppo difficile per te, sia che si tratti di un omicidio o di una contestazione o di un ferimento, di materie da processo entro le tue porte, [...] andrai dai sacerdoti levitici e dal giudice in carica; li consulterai ed essi ti faranno conoscere ciò che dice il diritto e tu ti conformerai a quello che essi dichiareranno [...]. » Deuteronomio

Possiamo immaginare quali danni possa provocare un testo del genere, se preso alla lettera, o magari usato con scopi turpi.

Un altro passo nefasto (forse il più nefasto della Bibbia) è il seguente:

” 34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma la spada. 35Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre,la nuora dalla suocera:36e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
37Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.” (Matteo 10 34-39)

Questo penso non abbia bisogno di commenti.

5) O Dio è infinitamente buono oppure non è quello della Bibbia: non c’è sofisma che tenga. Ma ancora di più, sarebbe quasi impossibile definire il concetto di bontà assoluta. È infinitamente buono chi perdona tutti o chi punisce i Malvagi e premia i Buoni? Penso che la questione sia pressoché irrisolvibile.

6) Sottolineo che non parlo di alcuna religione in particolare, ma di tutte: Cristiana, Ebraica, Mussulmana. È interessante notare che le più importanti religioni del mondo hanno alcuni testi sacri in comune. La religione Mussulmana e quella Cristiana condividono il Vangelo. Quella Ebraica e quella Cristiana gran parte del Vecchio Testamento. Nonostante ciò – come sappiamo – divisioni,conflitti ed odi hanno caratterizzato i rapporti tra i fedeli di queste religioni. Ancora più interessante è notare che anche all’interno di tali credi, ci sono divisioni profonde. Ognuno, ovviamente, pensa di avere la Verità e l’interpretazione corretta.

7)

1In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.
Luca 13,1-9

In questo passo la fede è molto più importante della redenzione dei peccati: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3No, vi dico,” . Riassumendo, Dio ci dice:”O credi in me, oppure ne pagherai le conseguenze”. Questo è il tema che ricorre più frequentemente in tutta la Bibbia. Ci sono tantissimi pezzi come il precedente, e altri ancora più duri e lampanti di questo. Il Corano è ancora più severo su questo: l’uomo è tenuto ad assoggettarsi, senza distinzione e senza possibilità di scelta, al dettato coranico. In senso letterale, la parola “Islàm” significa infatti sottomissione, abbandono o obbedienza a Dio.

Personalmente, non ho mai accettato questo modo di concepire la religione e la fede. Infatti, a mio avviso, la fede dovrebbe essere un atto di amore, e non estorta con minacce. È come se amassi una persona solo perché altrimenti sarei punito/a. È vero amore? È vera fede?

8 )

18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti, 19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente. Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21
1Pietro 2,11-3,12

In questo passaggio, viene supportata la schiavitù. Non solo, ma si dice che gli schiavi dovrebbero rassegnarsi a qualsiasi turpitudine. Sembra che questo tipo di passi siano stati pensati per tenere le classi inferiori sottomesse. Non so qual’era l’obbiettivo, ma, di certo,potrebbero essere usati dalle classi dominanti per mantenere il predominio.

Un altro problema, collegato a questo, è il conservatorismo di tutte le religioni. Tutte le religioni non accettano cambiamenti. Sono contro il progresso e l’evoluzione. Siamo sicuri che Dio voglia questo? Infatti, se l’errore umano è quello di aver mangiato la mela della conoscenza, l’unica soluzione resterebbe quella dell’estinzione della specie (visto che ormai la coscienza la abbiamo, pur perdendo la conoscenza, la prima farebbe rinascere la seconda).

Altre soluzioni potrebbero essere:

a) riscatto attraverso la bontà e le opere. Non tutti i religiosi sono d’accordo:come abbiamo visto nel Luteranesimo non c’è libero arbitrio. Per molte altre fedi, senza la Grazia divina l’uomo non può nulla. Mi sembra che, in nessuna religione, l’uomo sia completamente libero di scegliere in piena indipendenza dalla divinità.

b) Accettare il peccato originale per cercare di estirparlo. Ad esempio, alcune filosofie Orientali tentano di condurre all’abbandono dei pensiero e della coscienza.

c) Accettare la contraddittoria condizione umana. Infatti, l’uomo è un essere tra il finito e l’infinito, tra il nulla e l’onnipotenza, tra la libertà e la necessità, tra la vita e la morte. Per alcuni, questo è il fardello più grande da sopportare,per altri, questo è l’inizio del riscatto.

Getto questi spunti di riflessione per mostrare che la risposta delle religioni nasce spontaneamente con il sorgere della cultura simbolica, ma non è l’unica risposta possibile.

9) Concludo con una domanda: sarà mai possibile avere un Dio senza religioni?

Religione — ©Pensieri di nabladue
March 30, 2008

Il Tibet e l’autoritarismo della Cina

Patto internazionale sui diritti civili e politici

ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite

Articolo 1
1. Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.
….

Statuto delle Nazioni Unite.
Adottato dall’Assemblea Generale il 16 dicembre 1966. Entrato in vigore il 23 marzo 1976.

Testo integrale Patto internazionale sui diritti civili e politici

Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l’indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico.
Alcuni tibetetani vogliono dalla Cina il diritto di autodeterminarsi. Il Dalai Lama è stato insignito del premio nobel per la pace per il suo atteggiamento di estremo pacifismo nei confronti degli oppressori. Non chiede una completa secessione, ma semplicemente una maggiore autonomia. Ha messo da parte il diritto di autodeterminazione, per amore della pace.
Mentre la Cina lo accusa di istigare il popolo alla violenza.

Non molto tempo fa ho avuto il piacere di partecipare ad una cerimonia in onore di sua Santità il Dalai Lama.

Dalai Lama

Mi ricordo che una ragazza italiana gli chiese:
“Santità potremmo organizzare degli incontri frequenti tra giovani tibetani e giovani italiani, qui da noi molti apprezzano il buddismo tibetano, che ne pensa?”
Il Dalai Lama ha risposto:”Ci farebbe piacere. Ma penso che i ragazzi italiani dovrebbero rimanere fedeli alla loro tradizione. Ritengo che ogni popolo dovrebbe trovare se stesso nelle proprie origini,ovviamente sempre nel rispetto di quelle altrui”.

La richiesta del Dalai Lama è semplicemente quella di lasciar vivere il popolo tibetano con le tradizoni del Tibet.
Sono arretrati? Non spetta a noi giudicare. Ogni popolo deve essere libero di decidere del proprio futuro.

Ricordiamoci che la Cina è il paese che:

Perseguita i praticanti del Falun Gong
(per avere un’idea, è un’attività simile alloYoga)

Ha il terribile primato per la censura su internet: (anche google e skype sono censurati.)

Permette che siano scuoiati vivi cani e gatti per le pellicce: animali domestici in Cina.

Se il governo cinese censura internet e la stampa, c’è motivo di pensare che esistano altre atrocità che tiene nascoste.

In questa situazione penso che la popolazione cinese non vada colpevolizzata.
Sono lo stato e la politica cinese che devono diventare più civili.
Solo con la pressione dei paesi che hanno permesso alla Cina di diventare una della maggiori potenze economiche, si può fare qualcosa.
Probabilmente lo sviluppo politico e civile della Cina non ha saputo tener il passo del veloce sviluppo economico della Cina degli ultimi 10 anni.
Qualcosa possiamo farlo anche noi.
Possiamo “Come cittadini del mondo chiedere di esercitare moderazione e rispetto nell’affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto.”

Firma Petizione

Politica, Religione, Società — ©Pensieri di nabladue
January 15, 2008

La scommessa di Pascal

Credere o non credere? Cosa accade quando questa domanda viene posta ad un matematico?
Calcoliamo quale utilità possiamo ricevere dall’avere fede in Dio e confrontiamola con quella calcolata nel caso in cui non abbiamo fede. In questo modo potremmo stabilire matematicamente in che misura sia utile (conviene) credere o no.
Non è un pazzo ad aver avuto questa idea, bensì il matematico,scienzato,filosofo Blaise Plascal.

Blaise Pascal
Ritratto di Blaise Pascal

Assumiamo:
P (E) = probabilità che Dio esista
P (NE) = probabilità che Dio non esista
U (E) = convenienza nel credere che Dio esista
U (NE) = convenienza nel credere che Dio non esista

Ammettiamo di non avere alcun indizio sull’esistenza di Dio.
Possiamo assumere P(E) = P(NE)=0.5 , cioè la probabilità che Dio esista è uguale alla probabilità che Dio non esista.

Consideriamo invece, l’utilità che deriva dalle differenti scelte. I valori dell’utilità sono una misura della convenienza della scelta. La scelta è ovviamente credere o non credere.
In sostanza se credo che esiste Dio, ed esiste,avendo guadagnato la vita eterna, ho una convenienza infinita; mentre in tutti gli altri casi avrò sempre una misura dell’utilità finita indicata con i valori incogniti x,y,z.

Se credo, e Dio esiste ho un’utilità infinita.
Se credo, e Dio non esiste ho un’ utilità di valore x.
Se non credo, e Dio esiste ho un’ utilità di valore y.
Se non credo, e Dio non esiste ho un’ utilità di valore z.

Avrò la seguente tabella:

Dio Esiste Dio Non Esiste
Credo Utilità = ∞ probabilità = 1/2 probabilità =1/2 Utilità = x
Non credo probabilità =1/2 Utilità = y probabilità =1/2 Utilità = z

Trascuriamo per ora la differenza quantitativa tra x, y e z.
L’utilità di una decisione è definita come prodotto delle probabilità per l’utilità che deriva da quella decisione.

Utot = P1 * U1 + P2 * U2 + … + …

Nel nostro caso abbiamo:

U1(E) = ∞, U2(E) = x, U1 (NE) = y, U2 (NE) = z
P1(E) = P2(E) = P2(NE)=P1(NE)= 1/2

L’utilità di credere è:

Utot (E) = P1(E) * U1(E) + P2(E) * U2(E) = 0,5 (x + ∞) = ∞

L’utilità di non credere è:

Utot (NE) = P1(NE) * U1(NE) + P2(NE) * U2(NE) = 0,5 (y+z)

Utot (E) è infinita, e quindi è in ogni caso molto maggiore di Utot (NE).

Quindi conviene credere.

Problema Teologico

Iniziamo subito con il dire che la ragione non basta: solo la fede può dare la salvezza. Sebbene Blaise Pascal abbia trasposto un ragionamento matematico, ideato in occasione dei suoi studi relativi ai giochi d’azzardo, non si abbandona ad una rassicurante certezza geometrica, ma si lancia verso una sofferta e vissuta ricerca di Dio, non il Dio dei sapienti, ma il Dio di Gesù, Gesù Cristo stesso.
Lo scienziato era una delle figure principali dell’ abbazia Giansenista di Port-Royal, dove la sorella Jaqueline aveva deciso di intraprendere la vita monastica. L’attività teologica principale di Pascal s’ inquadra nella disputa con i Gesuiti sul legame tra libertà e grazia divina. Le Provinciali (1656 circa), testi pascaliani in prosa francese pubblicati in forma anonima, sono il frutto di questi scontri.
Per i Gesuiti l’uomo può salvarsi da solo, e mantiene la sua libertà nei confronti di Dio anche dopo il peccato originale: il pentimento è sufficiente a garantire la salvezza. La volontà non è stata irrimediabilmente corrotta dal peccato originale:l’uomo possiede libertà di agire. Attraverso il sacrificio del Figlio, Dio dà a tutti la possibilità di salvarsi. Il pentimento, necessario alla redenzione, può nascere in qualsiasi momento, anche in fin di vita . Possiamo definire i Gesuiti “progressisti”, in quanto cercavano di conciliare istanze e le spinte umanistiche con i tradizionali problemi teologici. Anche i padri della chiesa (ricordiamo tra tutti, i Santi, Tommaso ed Agostino) avevano fatto il loro tempo. Non che andassero ignorati, ma si doveva procedere ad una fusine con la cultura coeva.
Molto più conservatori, i Giansenisti ritenevano non discutibili le opere dei Padri: dovevano essere applicate così come erano state ideate, bisognava solo comprenderle. La loro morale era rigida e non lasciava troppo spazio alle libere interpretazioni. L’uomo, con il peccato originale, ha perso ogni diritto,corrotto in maniera definitiva, non ha nessuna possibilità di salvarsi senza l’intervento della Grazia divina (ricorda molto da vicino S. Agostino). Solo Dio può scegliere chi salvare, senza che l’uomo possa permettersi di sentenziare. Quindi unicamente la Grazia può orientare la volontà sulla giusta rotta. Una Grazia, che una volta concessa non può garantire la perseveranza, ed anche al giusto può essere sottratta secondo la volontà di Dio in qualsiasi momento (come successe a Pietro quando rinnegò il Maestro).
Per chiudere con una nota più leggera, dobbiamo dire che all’estremo rigore e durezza della morale Giansenista, Pascal fonde un amore caritatevole ed incondizionato per il prossimo.



Per quelli che hanno voglia di matematica consiglio il mega compendio di post matematici di appuntiecontrappunti

Filosofia, Religione — ©Pensieri di nabladue
April 26, 2007

The MATRIX

«Una volta Zhuang Zhou (cioè Zhuang-zi nella sua qualifica di “maestro”, “zhou”) sognò che era una farfalla, svolazzante e soddisfatta della sua sorte e ignara di essere Zhuang-zi. Bruscamente si risvegliò e si accorse con stupore si essere Zhuang-zi. Non seppe più allora se era Zhou che sognava di essere farfalla, o una farfalla che sognava di essere Zhou.»

Zhuag-zi (Taoismo- Cina – IV secolo a.c.)

Platone immagina un mondo in cui gli uomini sono incatenati dall’infanzia. Il mondo, una caverna aperta alla luce solo sulla parete di fondo, la luce proviene da un “grande fuoco” come il sole. Dietro l’apertura della caverna un muro, alto come un uomo. Gli uomini fuori la caverna portano delle statue che vengono proiettate sulla parete di fondo della grotta come ombre.
Nella caverna gli uomini incatenati sono rivolti verso la parete di fondo senza poter guardare dietro: possono vedere sole ombre che sono le proiezioni delle statue (quindi proiezioni di qualcosa che già è una proiezione della realtà), e credono, che la realtà sia quella.

«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?»
(Morpheus)

Qual è realtà? Quella che percepiamo?

Questa domanda è stata riproposta oggi, in un film: Matrix.
Trovo geniale e decisamente calzante la rappresentazione della realtà percepita con un mondo virtuale (in cui un po’ siamo rinchiusi anche noi bloggers).

Questo mondo, proiezione di quello reale, a cui l’uomo appartiene, non solo per costrizione, ma anche per scelta.”So che non è carne, ma mi piace”: scelgo di non sapere.
La scelta che è dettata dalla consapevolezza di scegliere un mondo in cui non si è realmente liberi, perché la libertà presuppone la coscienza. Ma la libertà e il pensiero cosciente hanno un prezzo da pagare: devono essere difese continuamente, anche da se stessi.
Il Bene vero si conquista solo con la conoscenza e la consapevolezza. Il vero bene è UNO.

Il cuore dev’essere puro: libero da passioni, brama, desideri, esaltazione del sè. Io non sono io, ma sono parte del tutto. Io sono te e tu sei me.

Allontana il piacere dei sensi. Attraversa il deserto. Eleva lo spirito. Esci dalla caverna:

Apri gli occhi lentamente. Inizia a vedere i contorni, le ombre si fanno luce, gli oggetti sempre più chiari, nitidi, reali… “Alla fine, credo, potrà osservare e contemplare quale è veramente il sole, non le sue immagini nelle acque o su altra superficie, ma il sole in se stesso, nella regione che gli è propria. – Per forza, disse. – Dopo di che, parlando del sole, potrebbe già concludere che è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile, e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e i suoi compagni vedevano” (Platone,Mito della caverna, Repubblica)

Scegliere di attraversare il mondo in modo inconsapevole, facendosi ingannare dalle apparenze, da ciò che non è reale e scegliere di mentire a sé stessi per non soffrire, ma anche per non vivere.

Chi vive in modo consapevole non ha paura degli altri, forse sono gli altri che hanno paura di Lui: Socrate lo sapeva ed ha pagato, come hanno pagato dopo di lui:

«Andarono quindi i farisei con gli erodiani a dirgli: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità, e non hai soggezione di nessuno perché non guardi all’apparenza degli uomini. » (Matteo 22)

come pagheranno in futuro.

Tanti cloni, tutti uguali, che combattono colui che è consapevole, che ha scelto di svegliarsi.

Non vi sembra che tutti gli “illuminati” volessero tutti la stessa cosa?

«Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall’aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
– Sei per caso un dio?
– No, brâhmana, non sono un dio.
– Allora sei un angelo?
– No davvero, brâhmana.
– Allora sei uno spirito?
– No, non sono uno spirito.
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio.»
(Anguttara Nikaya)

Sinceramente io non ho ancora capito se sono sveglio o se sto sognando? Siamo noi che dormiamo o gli “illuminati”? Esiste la realtà o è tutta un’illusione? O è inutile chiederselo?

Filosofia, Religione — ©Pensieri di nabladue
March 6, 2007

Il bisogno di Dio

Perché l’uomo non potrà mai smettere di alzare gli occhi al cielo e chiedersi: cosa c’ è oltre questo?

Mi dicono che siamo evoluti ormai. La scienza ha fatto passi da gigante; in alcuni casi sfiora la fantascienza, in altri l’ha addirittura superata: è vero. Il nostro secolo è quello della scienza e del suo trionfo. Niente di nuovo.
La storia ha esaltato e abbattuto qualsiasi cosa. Basti pensare a romanticismo e illuminismo, scetticismo(assenza di verità) e platonismo (verità unica).

Un tempo, un matematico ha detto: “datemi le condizioni al contorno e vi descriverò il mondo”.
Tradotto, significa che avendo a disposizione dati corretti, un’equazione può spiegare come funziona l’universo in ogni sua parte. Questa certezza, per ora, è stata abbandonata.

Dio è sempre lì. Nella storia ha cambiato forme, aspetti, popoli. Ma è sempre lì: eterno, inconoscibile, impalpabile. C’è per le nazioni più progredite del mondo, come per le tribù; per i ricchi, come per i poveri. Nessuna epoca ne ha fatto a meno.
Non penso che l’uomo potrà mai abbandonare il bisogno di Dio . Per quanto la specie umana possa evolversi, ci sarà sempre un cielo a cui guardare senza saperlo spiegare; che sia quello della terra, di Marte, o di una galassia lontana. Per la scienza l’universo non è infinito?
Se non esistesse un disegno universale divino, un’armonia superiore, che si manifesta proprio nella possibilità di spiegare i fenomeni attraverso equazioni matematiche, la natura, non si sarebbe scomodata per permettere a l’uomo di dire: “cogito ergo sum”; di dargli una coscienza, strumento che serve per farsi domande sulla propria esistenza e sulla propria finalità. Qual è il fine? Il progresso scientifico? No, non illudiamoci, quello è solo un mezzo. Che senso avrebbe?

Il progresso della scienza dovrebbe, secondo me, trascinarci nella direzione opposta, quella che qualcuno ha scoperto molti secoli fa: “so di non sapere”. Più sappiamo, e più ci rendiamo conto che dobbiamo sapere ancora. Si aprono nuovi scenari, nuovi campi d’indagine, sempre più vasti e complicati, in una catena che sembra infinita.
La religione serve, ancora di più Dio. Bisogna ripartire da loro: Gesù, Buddha ed altri (anche sconosciuti, a volte). Cioè da chi, non so se fosse Dio , ma certamente a Dio si è avvicinato.
Se ci sbarazzassimo delle differenze, che l’interpretazione umana ha dato ai loro messaggi, ci accorgeremmo che poi tanto diversi non erano, o quantomeno, cercavano la stessa cosa in modi differenti.
Lo stesso Nietzsche , l’anticristo intellettuale, suo malgrado, ha dedicato la vita alla religione: è stato perfetto nel demolire ma, non nel costruire. Probabilmente è più facile distruggere che costruire. Qual è la sua alternativa? Il nichilismo (la distruzione), il “non senso” e la follia a quanto pare. La storia, gli ha regalato la possibilità di essere accostato a movimenti politici contro la vita stessa (vedi nazismo), e non so, quanto lo stesso Nietzsche ne sarebbe contento.
Il “non senso” non annichilisce solo la vita futura, ma, anche quella presente, in un’ idiosincrasia della felicità.
In passato anche Nabla (e forse, a volte, ancora oggi) ha perso tempo con Nietzsche, cercando di sradicare quest’ideale, da sé, e dal mondo. Dopo molto “pensare”, ha capito che è impossibile.

Anche in questo caso, l’unica via è il dialogo, il fine la ricerca.
Perché le chiese si svuotano? Perché non abbiamo più fiducia in chi dovrebbe porsi come intermediario, tra noi e la nostra ricerca. Non abbiamo fiducia in chi dovrebbe aiutarci, invece di dare risposte preconfezionate, dogmi o, peggio ancora, manipolazione e conflitti. È il momento che “le Chiese” del mondo si spoglino di quegli abiti terreni di cui si sono vestite ed inizino a cercare quello per cui sono nate.
Mi dicono che ci sono persone disposte ad uccidere ed uccidersi, per quello che credono il più alto degli ideali.
Vorrei sapere qual è, in realtà, questo ideale. Per cosa uccidono. Per “il più alto degli ideali”? No. Per interessi terreni.
Non mi sembra che Gesù Cristo abbia detto: va e uccidi; e ricordo che, tra i credenti, c’erano anche Madre Teresa di Calcutta e missionari sconosciuti che hanno dedicato la loro vita, agli altri.
Le autorità ecclesiastiche devono ricominciare a farsi domande, ad avanzare, a disinteressarsi delle questioni terrene, o meglio, ad interessarsi ma nell’ottica della ricerca di Dio. Gesù non era contro il cambiamento: é stato colui che ha portato il più grande cambiamento, riuscendo addirittura ad azzerare le lancette della storia. Non gli fanno paura le rivoluzioni ideologiche, Lui, l’ha creata.
Il fine è la ricerca e lo strumento la teologia. Ripartiamo dalle Scritture, guardando avanti, Dio è il nostro fine, non il mezzo per arrivare a qualcosa. È giusto chiedersi, se, e come, ha creato il mondo, ma, è più importante chiedersi: cosa vuole da noi?

“La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca”

A. Einstein

Aggiungo: l’unica cura il pensiero libero, il punto di contatto la filosofia.

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