September 11, 2007

La nuova ricerca

E’ una bella donna. Mi scappa. Non riesco mai a guardarla per più di pochi istanti.
Il suo fascino è talmente forte che l’unico modo di resisterle, è non averla mai vista.
Ama sia gli uomini che le donne, ma non ama farsi trovare. Chi la vede una sola volta, non può che continuare a cercarla per tutta la vita.
E’ sempre nuda, ma essendo una donna casta e sfuggente, si nasconde.
Mai pensare che, una volta trovata, lei resterà lì. Fedele. Al nostro fianco.
Inizierà a correre ancora più velocemente, si nasconderà più astutamente, ci confonderà maliziosamente. Per amarla ci vuole coraggio, impegno, fatica. E’ stata amante del dubbio, della fede e della ragione, ma nessuno la soddisfa a pieno.
Forse solo quando tutti decideranno di amarla, accettando di condividerla, si concederà definitivamente.
Alla parola preferisce l’azione, non ama chi parla solo per parlare, né chi lo fa per convincere. Amica del sacrificio e della sofferenza, solo loro possono sussurrarci dove si nasconde.
C’è chi dice che non esiste e chi crede di averla tutta per sé.
Molti combattono per lei: filosofi, poeti, scienziati, mistici i suoi più accaniti inseguitori.
Pronti a lottare tra loro pur di avere le sue grazie. Solo per poterla osservare, da lontano, senza disturbarla.
Il suo nome è Alètheia e, come fa notare Heiddeger, significa “Non nascondere”.
La verità non solo non è certa, ma è qualcosa che si cela; e tende a sfuggire. Questo non significa affatto che non esiste ma, essendo qualcosa che sfugge, dev’essere cercata e inseguita.

Eccola lì. Sulla sinistra.

calunnia

Con la “Calunnia”, viene recuperato da Botticelli il significato del periodo classico. Nella parte centrale del dipinto, il Livore stringe il polso della Calunnia che trascina indifferente una povera vittima al cospetto del Re, affiancato dal Sopetto e dall’Ignoranza. Nello stesso tempo, Invidia e Frode si prendono cura dei capelli della Calunnia.
Sulla sinistra la verità è nuda, sembra che nessuno la veda. Solo il Rimorso non può ignorarla.
Aggiungo: solo la Giustizia può difenderla.

I suoi amanti: La ragione.

I matematici ed i logici di inizio secolo si sono affannati nella ricerca di un sistema coerente che potesse portare a delle Verità inconfutabili ed inattaccabili dal punto di vista razionale. Con grande delusione, le ricerche hanno portato alla conclusione che tale sistema non può esistere. Questo non significa che sia tutto da buttare: tutti oggi fruiamo delle innovazioni tecnologiche che nascono dalle scoperte e verità scientifiche. Verità con la v minuscola, ottenute applicando un metodo rigoroso, noioso e tedioso, ma che conduce a risultati riproducibili e prevedibili.
Ma la parola chiave della possibilità di applicare le verità scientifiche alla realtà del mondo è : approssimazione. La scienza diventa tecnica l’idealità diventa realtà, la verità approssimazione di se stessa. Il problema è che le verità scientifiche riguardano solo la natura, non la natura umana.
Ci sono domande a cui la scienza non può e non so se potrà mai rispondere.
Non solo la scienza anche la ragione stessa è limitata, nel suo cercare di oltrepassare i suoi confini, ne rimane comunque intrappolata:

“La ragione umana viene afflitta da domande che non può respingere, perché
le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, e a cui però non può
neanche dare risposta, perché esse superano ogni capacità della ragione
umana. (Kant)”

Tutta la filosofia kantiana è racchiusa in queste poche parole. Istituire il tribunale della ragione per cercare di indagare il suo operato, per mettere in evidenza le operazioni illecite, ma anche per cercare di spingerla fino al confine delle sue capacità.

La fede

In un’ interessante intervista del 1988, Adorno confronta la parola greca con quella latina Veritas, che ha tutt’altro significato all’origine: deriva infatti da fede.
“Nel nostro ambito latino, veritas è un termine che proviene dalla zona balcanica e dalla zona slava, e vuol dire tutt’altro che verità. Vuol dire, in origine, “fede”; fede nel significato più ampio della parola, tant’è vero che in russo ad esempio vara vuol dire fede.”
Una parola due significati molto lontani. Infatti mentre nel caso greco il concetto stesso di verità implica incertezza e ricerca, nel caso latino la verità diventa certezza e valore da difendere.
La Veritas comporta la perdita di un elemento fondamentale: il Logos. Il dialogo perde importanza: ognuno sbrodola la propria verità e, chi ha fede la abbraccia, chi è contro, la combatte.
Il confronto non ha lo scopo di trovare una verità, ma quello di far prevalere una Verità sull’altra.
La fede acritica è imprudente ed inopportuna.
Abbiamo già visto che la parola nasce come distorsione del pensiero. La parola tramandata è distorsione della distorsione del pensiero. La parola scritta è distorsione della distorsione della distorsione del pensiero. E l’interpretazione? La traduzione?
E l’ambiguità del codice? Le aporie del messaggio?
Fede sì, ma solo per l’ultimo passo. Fin dove possiamo arrivare, camminiamo con le nostre gambe. Ognuno sia responsabile delle sue azioni, non ripariamo i nostri cattivi comportamenti dietro lo scudo della fede. Ama il prossimo tuo come te stesso. Basta. Che c’è da aggiungere?
Forse Ama te stesso, perché oggi non è poi così scontato. Quindi una sola fede, una sola parola, un solo Dio: Amore. Tutto il resto è interesse terreno. (facile da dire, quasi impossibile da realizzare).

Il Dubbio

Prima la seduce poi la combatte. Partire da lui. Esso è spinta vitale, è il motore della ricerca. Dopo il dubbio c’è la scelta, ci deve essere. L’incertezza estrema, il dubbio è contrario all’azione, è paralisi. La paura della scelta porta l’uomo ad uno stato di stasi, di morte apparente e forse sarebbe meglio “morire e nulla di più”.
Nei periodi in cui tendo a cadere nello scetticismo mi viene in mente il padre degli scettici, Pirrone (IV-III sec. a.c.) : dubitava di tutto, persino delle sensazioni più forti. Perché allora non farsi mordere dai cani?
O farsi passare sopra delle carrozze in corsa? Così faceva! Chi può dirmi che i sensi non siano ingannevoli? Pensando ad un enorme rottweiler attaccato al mio braccio, oltrepasso velocemente lo scetticismo

Tralasciando ogni speranza sulla possibilità di trovare una Verità inconcussa, universale ed immutabile, cercheremo di non cadere nelle sabbie mobili dello scetticismo o del relativismo estremo che, a mio parere, sono trappole mortali così come lo sono i dogmi.
A questo punto entra in scena un uomo, un uomo del dubbio,che cercherà però di trovare una verità non scritta, ma che si scrive, non certa ma che s’ interroga: una via erta che va percorsa senza paura, senza timore di sbagliare, con umiltà e coraggio, tra pensiero e istinto, tra fede e ragione, tra emotività e razionalità; bisogna unire ciò che è sempre stato diviso: fondere gli opposti.
L’acqua cheta non è più un mare piatto, senza vento, senza increspature, ma è l’unione di due immensi flutti, che si scontrano da due parti: nello scontro, nell’attimo, lo sguardo si ferma ,coglie il cielo, s’innalza.
Il nuovo protagonista (assente o presente) di questo blog non sarà né nabla né chi scrive, né un personalità ben definita;egli sarà quello che siamo tutti noi: un insieme infinito di tanti piccoli e diversi mondi che compongono quell’ universo misterioso e affascinante che si chiama uomo.
Voi sarete un’altra parte di lui che si aggiunge alle sue mille personalità ed insieme cercano di costruire un uomo, un uomo nuovo, che lontano da ingenuità o falsi moralismi, da peccaminosità estreme o santità ascetiche tenterà di valicare tutto, senza appartenere a nulla. Un filosofo. Ma sarà ancora di più: un libero pensatore, un uomo che rinuncerà al sè.

Cos’è per voi la verità?

npensiero — ©Pensieri di nabladue
May 22, 2007

…il viaggio continua…

«Ho letto il Vangelo, ho ammirato i gesti di Socrate: belle idee, belle azioni, ma sono molto lontani dall’uomo. I Maestri spirituali partono da un principio che non è adattabile alla specie umana: che la morale coincida con la conoscenza, cioè se so che una cosa è sbagliata non la farò. In realtà non è così: l’uomo è più complesso. Il corpo lo abbiamo, dobbiamo nutrirci, abbiamo vizi, passioni: siamo imperfetti».

«Comprendo la tua obiezione, amico, anch’io spesso mi sono trovato a pensare in questo modo. Gesù era Dio sceso in terra; Socrate, Platone, Dantesono stati illuminati dalla luce divina. Hanno compiuto opere che rimarranno eterne, ma noi, noi siamo dei comuni mortali: uomini terreni che non vogliono rinunciare a dare piacere al corpo, ad essere ammirati, ad avere il potere, i soldi».

«Allora il messaggio dei Maestri spirituali è solo un sogno o un riparo per chi non ha nulla? ».

«Un riparo per chi soffre lo è di sicuro. Ma è anche un riparo per chi non vuole far soffrire».

«Se non potremmo mai mettere in pratica quello che ci chiedono, non sarebbe meglio seguire una filosofia più alla nostra portata?».

«Potremmo, in realtà siamo costretti a farlo.
Voglio farti un esempio. Tu conosci la famosa storia dell’asino e della carota, no? »

«Sì, perché?».

«Sai che gli asini sono molto cocciuti, pigri e presuntuosi.
Il contadino per farli muovere lega alla loro testa un bastone con una carota appesa ad un filo, facendola cadere davanti ai loro occhi, senza che questi possano addentarla. Gli asini, vedendo la carota davanti ai loro occhi si iniziano a muovere cercando di prenderla. In realtà non la raggiungeranno mai, ma questa li fa andare avanti, progredire, con l’illusione di poterla raggiungere e prendere. Ora anche quelli che non sono arrivati fino in fondo, hanno sempre fatto un pezzo di strada in più, rispetto a quelli che non avevano la carota».

«Capisco quello che vuoi dire: non potremo mai essere come Gesù, ma possiamo tendere a lui.Il messaggio di Gesù è la nostra carota».

«Possiamo tendere a Gesù e, anche se non lo raggiungeremo mai, questo non vuol dire che lo dobbiamo abbandonare.
Però l’uomo, pur essendo cocciuto come un asino, ha qualcosa in più: il libero arbitrio. L’uomo è il contadino di se stesso. Quindi può anche decidere di ignorare la carota. Può scegliere di seguire la carota per arrivare più lontano o se fermarsi al primo paese che incontra per mangiare il caviale. »

«Allora a questo punto: perché se abbiamo il caviale ci dobbiamo accontentare di seguire la carota?».

«Proprio per muoverci, per avanzare, progredire. L’unica crescita è quella interiore:
puoi decidere se rimanere nella vallata, o salire sulla montagna. Se fermarti a metà o cercare di arrivare alla vetta. A questo punto dovrei introdurre la speranza di una vita ultraterrena: reincarnazione o paradiso. Non è necessario. La crescita spirituale rende migliore questa vita. Non bisogna aggiungere nulla. Poi, come dico sempre è solo un discorso di fede e dipende solo da noi stessi.
L’importante è fermarsi nei vari paesi, non perdendo mai del tutto di vista che la vera crescita è quella spirituale, la vera ricchezza è quella dell’animo.
Questo non vuol dire necessariamente diventare asceti o rinunciare al lavoro ed alla famiglia; significa solo che bisogna cercare la virtù e la crescita interiore. Bisogna farlo tutti i giorni, lottando anche contro sé stessi. Spesso non ci riusciamo, ma questo non significa che dobbiamo abbonare questa ricerca o che dobbiamo lasciarci scoraggiare da chi è sempre pronto a puntare il dito verso di noi».

«Certo che se dedicherò tutto me stesso alla ricerca di beni materiali, penso che la crescita spirituale sia difficile, no?»
«Temo di sì. Ma è anche vero che se fossi povero, per mangiare, e per dar da mangiare alla mia famiglia sarei costretto a rubare ed a far del male».
«E se decidessi di rinunciare al sesso, ma ne fossi ossessionato non sarebbe meglio cercarlo? ».
«Seguendo lo stesso ragionamento, penso proprio di sì».
«Allora qual è la giusta misura da seguire? ».
«E’ proprio la giusta misura, cioè quella che va bene per noi. Quindi bisogna cercare di spingersi oltre, ma nello stesso tempo cercare di capire fino a che punto possiamo spingerci».
«Stavi quasi per farmi credere che volessi diventare un asceta».
«No, almeno non ora: sono giovane! Lo stesso Sant’Agostino ha detto: “Signore rendimi casto, ma non subito” ».
« Nabla per te è troppo anche Sant’Agostino, io ti vedo più come Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni.”».
«Grazie per la fiducia, amico! Allora ti rispondo con Oscar Wilde : “L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi.” ».
«Torniamo seri, Nabla. Allora spiegami perché bisogna resistere ai piaceri del corpo? Che senso ha? »
«Nessuno, dipende solo da te se vuoi essere più carnale o più spirituale. Ti faccio un esempio: perché non andare a letto con tutte le donne che incontri?»
«Perché, non tutte ci stanno».
«Ho capito, esempio sbagliato».
«No l’esempio è giusto, ho capito che vuoi dire. Se mi concentrassi solo sul loro corpo, non riuscirei a vedere la loro anima».
«Bravo».
«Ma devo proprio scegliere tra anima e corpo?».
«No, l’amore è l’unica cosa che li può soddisfare entrambi».
«Ma a me piace anche la passione, quella che ti sconvolge, quella che inizia la mattina e finisce la sera».
«Vivitela, ma non ti dimenticare di cercare anche l’anima».
«Inizia tu, io aspetto che inventino il rilevatore di anime».
«Sei proprio incorreggibile».
«Il fatto è: come posso cercare quello che non conosco?».
«Quello che conta non è trovare, ma cercare».
«Sì ma se non so cosa devo cercare».
«Non importa, tu cerca».
«Io non ti capisco».
«Almeno ti ho confuso un po’?».
«Tanto».
«Allora siamo sulla buona strada».



Filosofia, npensiero — ©Pensieri di nabladue
May 14, 2007

05/05/2007 Un sabato sera particolare: un viaggio nell’anima.

È sabato…
Che facciamo stasera?
Andiamo in disco.
Non lo so, non mi va; sempre le stesse cose.
Dai ci siamo tutti. Poi c’è anche quella ragazza.
Sì è carina, ma non è proprio il mio tipo.
Vabbè noi siamo lì a mezzanotte.
Ok, non mi aspettate, ci penso; se decido di venire a mezzanotte sono lì.

Che faccio: vado o non vado?

Mah…mi sembra sempre tutto così scontanto, impersonale, noioso…non si riesce neanche a parlare con la musica alta…e se ci si riesce dopo un po’ cominci a pensare che è meglio farsi stordire dalla musica…

Forse dovrei adeguarmi, dovrei pensare (anzi, non pensare) come molti. La mattina avevo pensato di lasciare la Filosofia. Dove ti porterà?
Capire è sofferenza. Troppa. Non riesco a sopportarla.
Abbandonarsi al piacere, cercare ossessivamente il successo, i soldi…potrei provarci…
Ho la testa che mi scoppia. Dubbi, poche certezze, solo vecchi Maestri da seguire.
E se avessero sbagliato tutto? Se l’uomo dovesse cercare solo il piacere, il successo, il potere…
Forse dovrei andare in discoteca… non pensare…e poi c’è sempre quella ragazza…

Ore 7.30.
Apro un vecchio e prezioso regalo impolverato. Inizio a leggere…

“Provai un’impressione stranissima dentro di me, stando
vicino a Socrate in quel momento: non provai compassione,
sebbene assistessi alla morte di un amico, perché,
sia nelle parole sia nel modo di fare, egli mi pareva felice; e, anzi, morì
in maniera così intrepida e nobile, da dare la netta impressione di uno che,
andandosene all’Ade, ci vada non senza il volere divino, e che, giunto colà,
sarebbe vissuto felice, come mai visse qualcun’ altro.”

…un brivido percorre la mia schiena…

Il Fedone di Platone. Non riesco a smettere di leggere…Alzo la testa sono le 23.30. Ormai è tardi, come direbbe Vasco…

Si parla di Amicizia, di Amore, coraggio, virtù, ricerca del giusto: stasera sono veramente nel posto in cui volevo essere.

Mi ricordo che, anche se sono molto lontano da quello che vuole, non posso lasciare Platone:

“Infatti, il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell’essere. Inoltre, esso ci riempie di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, di guisa che, come suol dirsi, veramente, per colpa sua, non ci è neppure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa. In effetti, guerre, tumulti e battaglie non sono prodotti da null’altro se non dal corpo e dalle sue passioni. Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarle a causa del corpo, in quanto siamo asserviti dalla cura del corpo.”

Forse abbiamo perso di vista qualcosa. Stiamo scordando una parte di noi: l’anima.
Non so definire la parola “anima”, ma trovatemi una parola che la possa sostituire e la sostituirò.
Siamo carne, ossa, desideri e passioni, ma anche anima. La vita è armonia, armonia tra anima e corpo. Uno non esclude l’altro. Vanno nutriti entrambi.
Così mentre oggi sono qui in cerca di una cura per l’anima, domani sarò da qualche parte cercando di soddisfare un bisogno del corpo (per esempio Lunedì devo andare a lavorare) ma, mentre col tempo il corpo si può solo logorare, il nostro spirito si può anche elevare.

Non serve credere nella vita eterna: l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso sono qui da noi.
Lo stesso Dante li ha attraversati in vita, la Commedia è un percorso di vita, un travaglio interiore, una crescita spirituale che lo porta all’elevazione dello spirito.

“Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io” (Dante Paradiso, Canto I)
Non lo può motivare con l’intelletto, lo dice lui stesso, ma afferma di aver visto la luce divina. Cosa intendeva?

Posso credere a Dante oppure no, posso credere in Dio o no, ma la fede altrui è difficile da comprendere.

Forse siamo troppo arroganti per credere: anche se non possiamo spiegare tutto oggi, potremmo farlo domani. Perché credere? È da sciocchi. Non è dimostrato.
E che importa?

Se io non riesco a vedere la verità, non significa che nessuno l’ha potuta vedere.

“L’intelligenza è invisibile per l’uomo che non ne possiede.” (Schopenhauer)

Si potrebbe dire la stessa cosa a riguardo della verità.

Non capisco perché, per molti, il credere sia in contrasto con la ragione. Non è necessariamente così. I contrasti tra scienza e religione li trovo spesso inutili.
Scienza e religione si occupano di due ambiti completamente diversi: non posso applicare leggi fisiche per spiegare certi lati umani che hanno bisogno di nutrirsi di fede e di amore, mentre la fede non può spiegare se la terra è al centro dell’Universo oppure è solo uno dei tanti pianeti che abitano un Universo infinito.

Una scienza umana che possa spiegare tutto non è umana per definizione.

Non capisco neanche perché altri vogliano imporre la propria fede: la fede che si vuole imporre non è vera fede. Se credi veramente in qualcosa non hai bisogno di imporlo agl’altri. Perché credi? Per vera fede o per interessi terreni?
Perché, spesso, quelli che definiamo o si definiscono “religiosi” si interessino di molte cose, tranne che della salute dell’anima?

Si è fatto tardi vado in cucina a bere. Penso ai miei amici in discoteca. La musica assordante mi riporta al silenzio della mia casa. La folla alla mia solitudine. Chissà cosa staranno facendo?
Strano il caso: perché oggi sono qui e non lì?

Stavolta il caso mi mette tra le mani un DVD:
“I colori dell’anima – Avete mai provato l’amore, quello Vero?”
Non lo so. Magari mi può far capire. Vediamo dove finirà questo viaggio nell’anima.

Qui si parla di artisti, di artisti folli.
Questa volta la vita è assaporata in tutta la sua crudezza. Sono le passioni che hanno il sopravvento:

Vite che si distruggono per amore. Vite che vogliono assaporare tutto fino in fondo: droga, alcolismo,passioni sfrenate, amori ossessivi, distruttivi. Quando non c’è nessun controllo, quando ci si abbandona completamente al volere del corpo, agli istinti, quando non si cerca la crescita, l’autodistruzione è inevitabile. Mi tornano in mente le parole di Platone.
Ma il vero Amore è poi tutto questo? Bisogna assaporare il fango per amare.
No. L’amore è anche crescita, non opposizione, ma fusione degli opposti, è migliorarsi, è essere in equilibrio con sé stessi per stare bene con l’altra persona. L’amore come annullamento non è amore. L’Amore vero è crescita non distruzione, è passione, ma anche incontro di anime.

Sono le 3 di notte i miei amici staranno uscendo dalla discoteca, mentre io concludo questo piccolo viaggio.

Ora capisco perché non posso lasciare la filosofia: anche se la Filosofia non ha ancora salvato il mondo, è un buon inizio per migliorare se stessi, e migliorare se stessi è un buon inizio per migliorare il mondo…



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