Cadere, rialzarsi, cadere e rialzarsi, e poi cadere e rialzarsi di nuovo. Fare l’impossibile, e poi perdersi per un nonnulla. Pensare di farcela: foggiare le emozioni negative per trasformarle in vasi colmi di entusiasmo. Provare a gettare fuori dalla finestra tutte le frustrazioni, sostituendole con immagini piene di meraviglia. Arrivare a colorare le pallide giornate con un luminoso sorriso. E poi, ricadere ancora.
Pensare di farcela, pensare che questa volta è diverso (ma perché dovrebbe?).
Lottare, combattere fino allo stremo delle forze, fino a raschiare il fondo delle proprie possibilità.
Andare avanti. Con positività. Entusiasmo. Anche se il mondo sembra girare contro di noi: continuiamo a correre, senza guardare indietro; andiamo avanti.
Speranze deluse, amori infranti, gioie negate. Mai. Fermarsi mai.
Mai smettere di amare.
Mai smettere di sperare.
Mai smettere di soffrire.
Se la sorte è avversa, la saliva amara, il mare in tempesta ed i compagni folli e spaventati, cosa ci resta?
Passiamo sotto l’onda e risaliamo in superficie, c’è sempre il sole che ci aspetta.
Scrivere gli toglieva l’anima. Era come mettere un punto nella sua vita.
Dopo che lo aveva fatto, si doveva prendere una pausa, togliere di dosso quel senso di vuoto che gli lasciava: come se l’inchiostro portasse via qualcosa di lui. Tornare alla vita, alzare gli occhi, staccare la penna dal foglio. Sì, dal foglio; perché i pensieri per lui scorrevano meglio su un foglio, rispetto al ritmo martellante della tastiera: tutti i tasti hanno lo stesso suono, sempre uguale: non lo poteva sopportare.
Per lui la scrittura era ritmo, armonia, fluire. Sentire lo scorrere della penna sul foglio, lasciarla scivolare, bloccarsi. Sentire che la penna non scivola più, per poi riprendere la sua corsa, facendosi trascinare dai suoi pensieri. Quel foglio ora ha una parte di lui. Scrivere era un modo per poter sbagliare: la vita non glielo permetteva. Era come togliersi di dosso qualcosa, qualcosa che era dentro e che sarebbe dovuto uscire.
Amare,conoscere,sentire.
Sogni. Forse solo sogni.
Aveva amato e odiato e poi amato e poi odiato, mille volte: aveva preferito il tumulto alla rassegnazione, il corpo all’anima, la certezza alla ricerca, la guerra all’indifferenza; poi la pace, la liberazione.
La vita che riprende, la vita che quel foglio gli aveva preso, gliel’ha restituita molto più bella.
La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa:prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più,come procedendo per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è il bello in sé.(5)
a presto…