05/05/2007 Un sabato sera particolare: un viaggio nell’anima.
È sabato…
Che facciamo stasera?
Andiamo in disco.
Non lo so, non mi va; sempre le stesse cose.
Dai ci siamo tutti. Poi c’è anche quella ragazza.
Sì è carina, ma non è proprio il mio tipo.
Vabbè noi siamo lì a mezzanotte.
Ok, non mi aspettate, ci penso; se decido di venire a mezzanotte sono lì.
Che faccio: vado o non vado?
Mah…mi sembra sempre tutto così scontanto, impersonale, noioso…non si riesce neanche a parlare con la musica alta…e se ci si riesce dopo un po’ cominci a pensare che è meglio farsi stordire dalla musica…
Forse dovrei adeguarmi, dovrei pensare (anzi, non pensare) come molti. La mattina avevo pensato di lasciare la Filosofia. Dove ti porterà?
Capire è sofferenza. Troppa. Non riesco a sopportarla.
Abbandonarsi al piacere, cercare ossessivamente il successo, i soldi…potrei provarci…
Ho la testa che mi scoppia. Dubbi, poche certezze, solo vecchi Maestri da seguire.
E se avessero sbagliato tutto? Se l’uomo dovesse cercare solo il piacere, il successo, il potere…
Forse dovrei andare in discoteca… non pensare…e poi c’è sempre quella ragazza…
Ore 7.30.
Apro un vecchio e prezioso regalo impolverato. Inizio a leggere…
“Provai un’impressione stranissima dentro di me, stando
vicino a Socrate in quel momento: non provai compassione,
sebbene assistessi alla morte di un amico, perché,
sia nelle parole sia nel modo di fare, egli mi pareva felice; e, anzi, morì
in maniera così intrepida e nobile, da dare la netta impressione di uno che,
andandosene all’Ade, ci vada non senza il volere divino, e che, giunto colà,
sarebbe vissuto felice, come mai visse qualcun’ altro.”
…un brivido percorre la mia schiena…
Il Fedone di Platone. Non riesco a smettere di leggere…Alzo la testa sono le 23.30. Ormai è tardi, come direbbe Vasco…
Si parla di Amicizia, di Amore, coraggio, virtù, ricerca del giusto: stasera sono veramente nel posto in cui volevo essere.
Mi ricordo che, anche se sono molto lontano da quello che vuole, non posso lasciare Platone:
“Infatti, il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell’essere. Inoltre, esso ci riempie di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, di guisa che, come suol dirsi, veramente, per colpa sua, non ci è neppure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa. In effetti, guerre, tumulti e battaglie non sono prodotti da null’altro se non dal corpo e dalle sue passioni. Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarle a causa del corpo, in quanto siamo asserviti dalla cura del corpo.”
Forse abbiamo perso di vista qualcosa. Stiamo scordando una parte di noi: l’anima.
Non so definire la parola “anima”, ma trovatemi una parola che la possa sostituire e la sostituirò.
Siamo carne, ossa, desideri e passioni, ma anche anima. La vita è armonia, armonia tra anima e corpo. Uno non esclude l’altro. Vanno nutriti entrambi.
Così mentre oggi sono qui in cerca di una cura per l’anima, domani sarò da qualche parte cercando di soddisfare un bisogno del corpo (per esempio Lunedì devo andare a lavorare) ma, mentre col tempo il corpo si può solo logorare, il nostro spirito si può anche elevare.
Non serve credere nella vita eterna: l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso sono qui da noi.
Lo stesso Dante li ha attraversati in vita, la Commedia è un percorso di vita, un travaglio interiore, una crescita spirituale che lo porta all’elevazione dello spirito.
“Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io” (Dante Paradiso, Canto I)
Non lo può motivare con l’intelletto, lo dice lui stesso, ma afferma di aver visto la luce divina. Cosa intendeva?
Posso credere a Dante oppure no, posso credere in Dio o no, ma la fede altrui è difficile da comprendere.
Forse siamo troppo arroganti per credere: anche se non possiamo spiegare tutto oggi, potremmo farlo domani. Perché credere? È da sciocchi. Non è dimostrato.
E che importa?
Se io non riesco a vedere la verità, non significa che nessuno l’ha potuta vedere.
“L’intelligenza è invisibile per l’uomo che non ne possiede.” (Schopenhauer)
Si potrebbe dire la stessa cosa a riguardo della verità.
Non capisco perché, per molti, il credere sia in contrasto con la ragione. Non è necessariamente così. I contrasti tra scienza e religione li trovo spesso inutili.
Scienza e religione si occupano di due ambiti completamente diversi: non posso applicare leggi fisiche per spiegare certi lati umani che hanno bisogno di nutrirsi di fede e di amore, mentre la fede non può spiegare se la terra è al centro dell’Universo oppure è solo uno dei tanti pianeti che abitano un Universo infinito.
Una scienza umana che possa spiegare tutto non è umana per definizione.
Non capisco neanche perché altri vogliano imporre la propria fede: la fede che si vuole imporre non è vera fede. Se credi veramente in qualcosa non hai bisogno di imporlo agl’altri. Perché credi? Per vera fede o per interessi terreni?
Perché, spesso, quelli che definiamo o si definiscono “religiosi” si interessino di molte cose, tranne che della salute dell’anima?
Si è fatto tardi vado in cucina a bere. Penso ai miei amici in discoteca. La musica assordante mi riporta al silenzio della mia casa. La folla alla mia solitudine. Chissà cosa staranno facendo?
Strano il caso: perché oggi sono qui e non lì?
Stavolta il caso mi mette tra le mani un DVD:
“I colori dell’anima – Avete mai provato l’amore, quello Vero?”
Non lo so. Magari mi può far capire. Vediamo dove finirà questo viaggio nell’anima.
Qui si parla di artisti, di artisti folli.
Questa volta la vita è assaporata in tutta la sua crudezza. Sono le passioni che hanno il sopravvento:
Vite che si distruggono per amore. Vite che vogliono assaporare tutto fino in fondo: droga, alcolismo,passioni sfrenate, amori ossessivi, distruttivi. Quando non c’è nessun controllo, quando ci si abbandona completamente al volere del corpo, agli istinti, quando non si cerca la crescita, l’autodistruzione è inevitabile. Mi tornano in mente le parole di Platone.
Ma il vero Amore è poi tutto questo? Bisogna assaporare il fango per amare.
No. L’amore è anche crescita, non opposizione, ma fusione degli opposti, è migliorarsi, è essere in equilibrio con sé stessi per stare bene con l’altra persona. L’amore come annullamento non è amore. L’Amore vero è crescita non distruzione, è passione, ma anche incontro di anime.
Sono le 3 di notte i miei amici staranno uscendo dalla discoteca, mentre io concludo questo piccolo viaggio.
Ora capisco perché non posso lasciare la filosofia: anche se la Filosofia non ha ancora salvato il mondo, è un buon inizio per migliorare se stessi, e migliorare se stessi è un buon inizio per migliorare il mondo…


