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	<title>Pensieri &#187; Riflessioni</title>
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	<description>Pensieri di filosofia,scienza,matematica,vita,religione e società</description>
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		<title>Ulisse</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 18:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo pensiero ha inizio e fine in Ulisse.  La nostra cultura parte da Omero ed a lui sempre ritorna. Dopo aver compreso che la trasformazione era già presente nello stato iniziale, tutto ciò che nasce e si trasforma attraversa di nuovo la sua genesi. Lo stesso percorso ci aiuta a tornare allo stato originario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo pensiero ha inizio e fine in <em>Ulisse</em>.  La nostra cultura parte da <em>Omero</em> ed a lui sempre ritorna. Dopo aver compreso che la trasformazione era già presente nello stato iniziale, tutto ciò che nasce e si trasforma attraversa di nuovo la sua genesi. Lo stesso percorso ci aiuta a tornare allo stato originario, con un’unica ma enorme differenza: la consapevolezza.<br />
	<em>Dante</em> ha condannato <strong>Ulisse</strong>. La condanna di Ulisse è stata determinata non da ciò che Ulisse stesso era, ma dall’Ulisse che Dante poteva conoscere. La questione fondamentale è che Dante non conosceva L’Odissea. Di Omero (maestro del suo amato maestro), aveva letto solo pochi versi, riportati da altri. Dunque, il suo Ulisse non è quello di Omero, è un Ulisse filtrato dalle interpretazioni. Certamente, l’immagine che Dante poteva aver tratto dell’ <em>Ulisse “raccontato”</em> non era strampalata e completamente estranea a quella che ne aveva dato Omero. Tuttavia manca un elemento fondamentale: l’Odissea è un viaggio nel peccato per ottenere la redenzione, così come lo è la Divina Commedia stessa. <em>Ulisse</em>, come lo stesso <em>Dante</em>, attraversa la selva oscura e riesce a superare le insidie della tentazione e del vizio. Nel suo peregrinare avvertiamo tutta la tensione dell’uomo verso la ricerca del divino e la purificazione dal male. Nel mondo di Omero, nonostante siamo in un’epoca lontanissima dalle vicende della Commedia, alcune tematiche dell’Odissea sono molto vicine allo spirito dantesco: il rispetto per gli dei, la lotta contro le tentazioni della carne, la sacralità della famiglia, la benevolenza verso gli ospiti. In maniera analoga, il coraggio e il desiderio di tornare in patria sono i remi del viaggio di Ulisse. Pensiamo anche al parallelo tra la fedeltà di Penelope e quella di Dante nei confronti di Beatrice.<br />
 	<em>L’astuzia di Ulisse</em> è un’arma potente che gli consente di uscire vittorioso dalle sfide più ardue, tuttavia – direbbe Dante &#8211; non è etica: nella prospettiva della vittoria conquistata con l’ingegno, ciò che conta è il fine e non il mezzo. Sebbene il poeta Omero non dia espliciti giudizi morali, non ignora affatto la condotta dell’uomo Ulisse: il viaggio, o meglio, il ritorno è un purgatorio: l’Ulisse ingannatore e affabulatore deve scontare le colpe commesse. I temibili e possenti ostacoli che l&#8217;uomo d&#8217;ingegno multiforme ha incontrato nel suo cammino sono stati materializzati dalla sua stessa anima nel mondo esteriore. È stato costretto ad attraversare la “zona d’ombra” interiore per riappropriarsi della luce. Ulisse nel suo peregrinare cerca la redenzione. E dopo la redenzione, il ritorno in patria è un ritorno alla purezza, è riappropriarsi di se stessi: è conoscere se stessi.<br />
 	Condannare Ulisse significa condannare l’umanità. Quell’umanità che cerca, che s’interroga, che cresce spiritualmente, che risolve i problemi, che lotta contro le tentazioni. <em>Il vecchio Ulisse</em> è ormai saggio, ha visto la vita nella sua essenza, ha conosciuto le luci e le ombre dell’animo umano e non sarebbe mai ripartito da Itaca: il viaggio è stato compiuto, non c’è più nulla che lo possa trascinare fuori dalla sua città. Così, finalmente, può abbandonarsi  alla pietà per il vecchio padre ed al “<em>debito amore che doveva Penelope far lieta</em>”.  Spingendoci ancora oltre, si deve notare che Ulisse né partì entusiasta per la guerra di Troia (a cui fu costretto a partecipare da re più potenti di lui) né avrebbe voluto vagare per anni prima di tornare in patria. Egli è vittima della circostanze che, in parte sono state provocate dai suo misfatti, dal lato oscuro della sua anima e da una innata e irrefrenabile sete di conoscenza, ma, prevalentemente, sono il frutto di forze più potenti di lui. L’Ulisse pellegrino, spesso, non ha nessun controllo ed è semplicemente una vittima inconsapevole che usa tutto ciò che la natura gli ha donato per rimanere a galla in un mare in tempesta.<br />
 	Seppur siamo lontani dalla saggezza di Socrate, l’astuzia, l’intelligenza e la tensione verso la ricerca di Ulisse (il suo non essere bruto) sono la saggezza socratica in potenza. <em>Socrate</em> riesce ad accogliere e trasformare ciò che in Ulisse era solo nello stato embrionale. Così, la battaglia si fa più elevata: si sposta dalla terra al cielo, dalla spada al pensiero, dall’ingegno multiforme alla saggezza filosofica e spirituale. Ma senza passare per Ulisse, non ci sarebbe Socrate, non nascerebbe la saggezza.<br />
	La condanna di Dante è il residuo della cecità della cultura medievale, indispensabile per lo sviluppo della nostra civiltà, ma che, ormai, non ci appartiene più.</p>
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		<title>Eutanasia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 22:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora che la tempesta mediatica ha fatto il suo corso,possiamo analizzare in modo razionale il problema dell’ eutanasia, senza peraltro riferirci in alcun modo alle vittime, tranne nella piccola precisazione che andrò subito a fare. Tale decisione non è motivata dall’indifferenza, ma dal rispetto. Non bisogna parlare di persone singole, ma di un problema generale,in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora che la tempesta mediatica ha fatto il suo corso,possiamo analizzare in modo razionale il problema dell’ <em>eutanasia</em>, senza peraltro riferirci in alcun modo alle vittime, tranne nella piccola precisazione che andrò subito a fare. Tale decisione non è motivata dall’indifferenza, ma dal rispetto. Non bisogna parlare di persone singole, ma di un problema generale,in primo luogo, per rispetto delle famiglie delle vittime. In secondo luogo, per rispetto di tutte le persone che muoiono nella solitudine e nell’indifferenza di giornalisti e politici che, solo per alcuni decessi, sono capaci di dichiarasi sofferenti e addolorati fino a profondersi  in atteggiamenti chiassosi e stucchevoli. Senza generalizzare, alcuni modi di fare giornalismo e politica danneggiano la società e sono una vergogna per la civiltà umana.<br />
Per prima cosa, dal punto di vista pragmatico,chiedo ai politici italiani: per quale ragione le persone muoiono di malattia? Forse perché non abbiamo le cure?<br />
E allora, dove sono i politici italiani quando bisogna fare ricerca?<br />
Come mai non finanziano la ricerca? Come mai la ricerca italiana è allo sfacelo? Dove sono i giornalisti italiani quando bisogna parlare di questa grave mancanza?</p>
<p>Passando alla parte etica,c’è una cosa peggiore della morte: <em>la sofferenza</em>. <em>Nessuno dovrebbe costringerci a rimanere  anni su un letto a vegetare</em>. Nessuno dovrebbe costringere i nostri parenti e i nostri amici, ad assistere a questa <em>mortificazione della vita</em>.<br />
Mi ricordo un evento personale, che nulla ha a che vedere con le sofferenze che la medicina senza etica ha procurato ad altre persone, ma che, comunque, mi ha colpito. Mia nonna aveva 82 anni, ed era in discreta salute. Ad un certo punto, si ammala gravemente di pancreatite. La ricoverano all’ospedale. Tuttavia,dopo qualche settimana di travagli e un’operazione, i medici ci dicono che non c’è più nulla da fare. Allora, una scelta logica sarebbe quella di sospendere le cure ed evitare che una persona di più di ottant’anni, che non ha aspettative di vita, soffra inutilmente. Invece,sono stato costretto ad osservare, da dietro un vetro, mia nonna che giaceva in una stanza di ospedale, attaccata a mille tubi e tubicini per mesi: della sua estrema vitalità e prontezza di spirito rimaneva solo un braccio che si muoveva a malapena, quando le parlavamo da una specie di citofono. Lei, ovviamente, non poteva rispondere,aveva la bocca piena zeppa di altri tubi. La sua bocca era così tirata e livida che sembrava dovesse strapparsi da un momento all’altro. Il suo corpo faceva spavento: era un unico gigante ematoma e la pelle iniziava a sgretolarsi sotto il peso di ore immobili passate su un letto, in una camera sterile e senza affetto, senza calore umano, senza alcuna briciola di amore. Insomma, così come nella vita, vorremmo stare vicini ai nostri cari anche nell’ultimo passo dell’esistenza.<br />
Mi sono chiesto da ragazzo – e me lo chiedo oggi – <em>che senso ha tutto questo?  Amare la vita non significa accettare anche la morte? </em> Non è meglio avere una morte serena, tra le mura domestiche, tra le braccia dei figli, dei nipoti o dei genitori? Perché prolungare sofferenze inutili?<br />
<em>Chi si può arrogare il diritto di sapere cos’è giusto fare, di scegliere per noi?</em></p>
<p>Parlano tanto di <em>natur</em>a, ma non si rendono conto che la natura non c’entra per nulla. Dato che l’uomo ha deciso di uscire dallo stato naturale, e la natura avrebbe condotto i malati in stato vegetativo a morire naturalmente, ed in poco tempo. Non è l’uomo che fa la scelta di ucciderli sospendendo la cura, ma è l’uomo che sceglie di torturare inutilmente un essere umano che non ha speranze, oppure, in altri casi, che ha scelto liberamente di porre fine alla sua sofferenza.</p>
<p>Parlano di Dio, e, non si rendono conto della presunzione dei loro pensieri che vorrebbero elevarsi alle vette divine: si arrogano il diritto di dire con certezza inconcussa la scelta che Dio avrebbe fatto qualora Gli si fosse presentato questo problema. <em>Si dicono Cristiani e non credono</em>. Non credono che il Padre li accoglierà tra la sue braccia: <em>sono più scettici degli scettici</em>. Hanno più paura di chi non crede nella vita ultraterrena: non solo si attaccano alla vita terrena, ma si attaccano anche ad un’esistenza <em>che non è neanche un’opaca immagine di quest’ultima</em>. Nella Bibbia leggiamo: &#8220;Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi giusti&#8221;.</p>
<p>Parlano di stare vicini alle famiglie, ma non si rendono conto che, spesso, viene fatta la volontà del padre (quello terreno) e che solo il silenzio può rispettare la sua scelta. </p>
<p><em>Se c’è da fare una scelta, io scelgo la vita,non la tortura.</em> Pur ammettendo che la questione sia troppo delicata per decidere della sorte altrui,la scelta andrebbe lasciata all’individuo ed ai suoi parenti più prossimi. Nessuno deve costringerci a rimanere anni su un letto a vegetare, a meno che siamo noi a sceglierlo spontaneamente. </p>
<div class="aforismi">
<p>E perché non la morte, piuttosto che una vivente tortura?<br />
(William Shakespeare)</p>
<p>« Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. [...] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. »<br />
 (Piergiorgio Welby)
</p></div>
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		<title>Destino o libero arbitrio?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 15:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[«Mi viene in mente un affascinante mito sul rapporto tra il destino e il libero arbitrio: il mito di Er narrato da Platone nel decimo libro della Repubblica. »
«Bellissimo! Però non mi ricordo nei dettagli qual&#8217;era la storia narrata. »
«Er è una specie di precursore di Dante. Egli è andato nell’aldilà, ed è tornato senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Mi viene in mente un affascinante mito sul rapporto tra il <em>destino e il libero arbitrio</em>: <strong>il mito di Er</strong> narrato da Platone nel decimo libro della Repubblica. »</p>
<p>«Bellissimo! Però non mi ricordo nei dettagli qual&#8217;era la storia narrata. »</p>
<p>«<strong>Er</strong> è una specie di precursore di <em>Dante</em>. Egli è andato nell’aldilà, ed è tornato senza aver bevuto l’acqua del <em>fiume Lete</em> (quello della dimenticanza). Gli dei glielo hanno permesso affinché lui ci raccontasse quello che ha visto. »</p>
<p>«Sì, ora ricordo qualcosa. Vai avanti però. »</p>
<p>«L’aldilà narrato da Er è “un luogo meraviglioso,nel quale si aprono a poca distanza, l’una dall’altra, due voragini sulla terra e, in perfetta corrispondenza due voragini su nel cielo.”<br />
Questi quattro cunicoli conducono a due differenti luoghi, a cui, noi, in futuro,avremmo dato il nome di <em>Paradiso ed Inferno</em>. Sono due per ciascun luogo poiché, da uno le anime entrano, e dall’altro escono. In perfetta corrispondenza con il luogo visitato dal nostro Poeta, le anime sono giudicate. Le loro pene vengono decuplicate rispetto ai dolori ed alla sofferenza che hanno causato sulla terra. Allo stesso modo,chi si è prodigato in opere buone e pie, viene ripagato con la stessa proporzione.»</p>
<p>«Sì, ora ricordo. In ogni caso, già da qua si capisce come <a href="http://www.npensieri.it/index.php/filosofia/platone/" title="Platone" target="_blank">Platone</a>, attraverso Er, sia difensore del libero arbitrio. Infatti, il giudizio può avere senso, solo se c’è anche il libero arbitrio. Non si può condannare una felino che uccide una preda per sfamarsi: egli non ha scelta, è una caratteristica inscritta nel suo codice. »</p>
<p>«Proprio così, la filosofia platonica ha senso solo partendo dal presupposto che esista il <strong>libero arbitrio</strong>. Ampliando il discorso penso che, il nostro essere uomini, abbia lo stesso presupposto.<br />
Senza <em>libero arbitrio</em>, non c’è l’uomo, non c’è vita consapevole;il fatto che pochi sappiano scoprire, o far uso di questo bene, è un&#8217;altra storia. »</p>
<p>«Invero, una religione che mette l’uomo in una posizione tanto comoda, quanto pericolosa è il <strong>luteranesimo</strong>.  Per <em>Lutero</em> l’uomo non ha alcun potere sulla sua vita. Egli è schiavo del peccato e dei suoi più bassi istinti, e non ha la possibilità di riscattarsi in alcun modo. Né la fede né le opere possono nulla. È inutile che l&#8217;uomo, &#8220;con le sue corte braccia&#8221;, tenti di raggiungere Dio. Egli non può assicurarsi la misericordia di  Dio neanche con le opere buone:il peccato originale lo porterebbe ineluttabilmente a peccare di nuovo. Tutto dipende da Dio, che nella sua onnipotenza salva chi ha deciso ab aeterno (dall&#8217;eternità) di salvare. In sintesi, vengono dissolti i concetti di <em>Grazia divina</em> e di <em>liberà della scelta</em>. Durante la vita l’uomo non può né avvicinarsi a Dio con la fede, né  può  comportarsi in modo giusto. La dottrina <em>luterana</em> getta l&#8217;uomo nell’abisso del peccato, e però, allo stesso tempo, lo toglie da molte responsabilità. »</p>
<p>«Non ho mai capito questo tipo di dottrine che non danno alcuna speranza. Forse fa comodo. Se mi muovo su dei binari, e non posso cambiare nulla, non sono responsabile della distruzione di tutto ciò che il treno della mia vita investe. In questo senso, non esisterebbe più né bene né  male, e, mi sembra, che la vita umana perderebbe tutto il suo valore: un essere consapevole che non è in grado di utilizzare la sua consapevolezza è un essere estremamente misero ed infelice. Queste idee,da una parte, permettono la giustificazione di azioni nefaste e, dall’altra, danno una terreno fertile in cui possa proliferare il pessimismo cosmico. »</p>
<p>«Ammettendo che la <em>Verità</em> non sia a portata dell’uomo, non mi rifugerei mai in tali dottrine, preferirei cercare per tutta la vita. In ogni caso, tornando al nostro caro Er, abbiamo detto che le anime vengono giudicate e poi mandate ad espiare le loro colpe o a godersi la loro beatitudine per un tempo pari a dieci volte quello che hanno passato sulla terra. Dato che come durata della vita umana viene preso un valore di cento anni, le anime saranno nell’aldilà per mille anni.<br />
Dopodiché, faranno ritorno sulla terra e, a questo punto, entra in scena il libero arbitrio.<br />
Infatti, sono le anime stesse che scelgono la loro prossima vita. Esse, in base ad una valutazione personale decidono di reincarnarsi nell’essere che credono gli possa dare una vita felice.<br />
La sorte decide l’ordine con cui le anime sceglieranno le vite che sono a loro disposizione. La fortuna in qualche modo incide sulla scelta, ma, poiché il numero di vite tra cui scegliere è molto più elevato di quello delle anime, anche le ultime anime che scelgono hanno a disposizione uno spettro di scelta abbastanza ampio.<br />
Ora, alcune, per errore o ignoranza, prediligono vite che sembrano belle ed allettanti, ma che, alla fine, provocheranno alle anime molte sofferenze sulla terra ed,inoltre, le porteranno ad accumulare molte colpe da scontare nel prossimo millennio . Ad esempio, qualcuno sceglie di reincarnarsi in un tiranno per godere del potere ed del rispetto. Tuttavia, il prezzo da pagare magari sarà quello di uccidere i proprio figlio o di compiere altre nefandezze del genere, o meno gravi, ma pur sempre onerose. Allora, l’anima che avrà raggiunto una buona <em>conoscenza della vita</em>, valutando le sue esperienze passate, saprà far buon uso del libero arbitrio per scegliere una vita consona che sia grado di renderla felice. Altri, avendo ormai in disprezzo le distruzioni e le calamità provocate dalla specie umana, decidono di rivivere in un animale.<br />
Er, nota che Ulisse decide di reincarnarsi in un uomo tranquillo con una vita modesta e serena, memore delle sue avventure e dei pericoli verso cui la sua passata esistenza lo aveva trascinato.<br />
Una volta che l’anima ha deciso, essa è nelle mani di <strong>Necessità</strong> e, a quel punto sarà difficile che possa cambiare completamente la sua esistenza, che, comunque, ha liberamente scelto. »</p>
<p>«Quindi, per scegliere bene, bisogna conoscere. Senza conoscenza,infatti, non c’è <em>scelta consapevole</em>. Una conoscenza che va al di là della vita stessa, e che si propaga attraverso l’anima in un flusso continuo di vita e morte, di scelta e comprensione, di liberà e necessità. »</p>
<p>«Non solo. Prova a ripetere quello che ho detto, non pensandolo come applicato alla metempsicosi, ma alla vita di un singolo individuo. Quante volte nasciamo e moriamo di nuovo? »</p>
<p>«In effetti, io non posso dire di essere lo stesso che si trova sul mio comodino in una foto di dieci anni fa. Oggi, sono una persona diversa. Se ho la facoltà di cambiare, di adattarmi allo scorrere della vita come l’acqua si adatta al letto di un fiume, posso nascere e morire tante volte e, dunque, posso scegliere. »</p>
<p>«In conclusione, oltre tutti i discorsi teorici in cui possiamo rifuggirci o rimanere intrappolati a vita, dobbiamo coltivare il libero arbitrio. Dobbiamo cercare di far diventare quella goccia infinitesimale, l’acqua che irrora la nostra libertà ed il nostro essere uomini. »</p>
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		<title>Liberi liberi siamo noi&#8230;?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 14:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Piedi nudi che lasciano impronte sulla sabbia, pronte ad essere cancellate al passaggio di altre vite, altre storie. Orme che rimangono giusto il tempo di poter fissare i ricordi, le sensazioni, le emozioni. Il mare a Maggio ha un’aria particolare, una bellezza che rilassa, che mette in armonia.
I colori sono più vivi e … Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piedi nudi che lasciano impronte sulla sabbia, pronte ad essere cancellate al passaggio di altre vite, altre storie. Orme che rimangono giusto il tempo di poter fissare i ricordi, le sensazioni, le emozioni. Il mare a Maggio ha un’aria particolare, una bellezza che rilassa, che mette in armonia.<br />
I colori sono più vivi e … Se Marco dovesse immaginare un mondo, avrebbe il clima di Maggio. Forse solo perché è il suo mese, ma è il mese in cui si sente meglio.</p>
<p>Marco è al mare con un amico e si gode la giornata. Dopo una settimana di intenso lavoro,  finalmente i due ragazzi si rilassano, leggono, parlano e guardano le ragazze che passano: i primi costumi dopo un anno.<br />
«Carina quella eh».<br />
«Sì,l’amica è più carina però».<br />
«Va bene, affare fatto. Tu prendi l’amica».<br />
«Ora manca solo un dettaglio».<br />
«Quale? »<br />
«Bisogna vedere loro cosa ne pensano».<br />
«Hai ragione. Me ne ero quasi dimenticato».<br />
«Andiamo a conoscerle? ».<br />
Si avvicinano, chiedono il nome alle ragazze che gentilmente rispondono. Iniziano a parlare del più e del meno e non si rendono conto del tempo che passa. Marta e Anna sono due ragazze molto carine e hanno quell’intelligenza tipicamente femminile che ai due ragazzi piace molto, ma alla fine scoprono che sono fidanzate.<br />
I due tornano alla loro postazione, sconfortati e con un po’ di malinconia.<br />
«Cavolo! È sempre così, se ti interessa qualcuna è fidanzata».<br />
«Ah,  a chi lo dici!».<br />
«La prossima volta, la prima domanda che dobbiamo fare è chiedere se sono fidanzate».<br />
«chi sa dove sarà? ».<br />
«Dove sarà chi? ».<br />
«La mia anima gemella».<br />
«Tu credi che esista una sola <em>anima gemella</em> ? ».<br />
«Se tagli o rompi una mela a metà, per quanto le due parti possano essere brutte o deformi,quando si uniscono riprendono la loro originale bellezza e perfezione geometrica. Quindi io cerco <em>l’altra metà della mela</em>».</p>
<p>«Se fosse come dici tu, tutto sarebbe scritto e niente sarebbe lasciato al caso. Nel tuo universo anche la vita amorosa è già determinata a priori, dato che c’è una sola figura che può incastrarsi perfettamente con la tua. Non ti sembra una filosofia eccessivamente <em>deterministica</em>».</p>
<p>«Sinceramente, forse in modo stupido, da un po’ di tempo non vedo più questo problema. Mi sembra che quello del <strong>destino o del caso</strong> sia uno dei soliti enigmi che riempiono libri e danno buoni argomenti di conversazione, ciò nondimeno sono pressappoco inessenziali».</p>
<p>«Cosa vuoi dire?»</p>
<p>«Voglio dire che caso e destino hanno lo stesso impatto sulle nostre esistenze.  Sono la stessa cosa.»</p>
<p>«In che senso? In realtà sono concetti antitetici.»</p>
<p>«Prima di tutto non sono concetti assoluti. Un evento è casuale o predeterminato in base a circostanze contingenti. Spesso, viene usato il “lancio del dado” come esempio di casualità per eccellenza. In realtà, neanche il risultato del lancio è intrinsecamente casuale. Infatti, conoscendo forza, direzione di lancio, vento, attriti, ecc… si potrebbe calcolare precisamente quale faccia il dado andrà a mostrarci.»</p>
<p>«E con questo? Per me che lancio il dado, ignaro di tutto quello che accade a livello fisico, esso è casuale.»</p>
<p>«Proprio per questo. Per “te” è casuale,quindi non è un concetto assoluto. Voglio dire che se dovessi definire il caso,lo definirei come una circostanza che non ho la possibilità di determinare. In realtà, nel mondo fisico macroscopico nulla è imprevedibile e quindi niente dovrebbe essere frutto del caso. Se andiamo a livello microscopico la solita meccanica quantistica ci fa entrare in un universo in cui non è possibile prevedere tutto. Esistono delle limitazioni e delle proprietà della materia che rendono alcuni fenomeni incerti o indeterminabili a priori. Altri possono essere determinati solo a livello statistico. Possiamo stabilire quale sia la probabilità che un dato fenomeno accada o meno.»</p>
<p>«Quindi, nella <strong>meccanica quantistica</strong> ammetti il caso.»</p>
<p>«Sì, ma solo in quel caso (scusa il giro di parole). Infatti, a livello macroscopico tutto può essere determinato con certezza, a patto di conoscere le leggi fisiche che regolano i fenomeni e le condizioni al contorno. Dunque, per noi esseri umani, non ha molto senso parlare di caso o destino. In maniera brutale, ammettiamo che il giorno x al momento y un masso investa l’auto del signor Gino. L’evento è frutto del caso o del destino?<br />
In realtà, è la stessa cosa perché, Gino, non conoscendo né il caso né il destino non avrebbe mai potuto prevenire l’incidente. Dal suo punto di vista l’evento è sempre non prevedibile, altrimenti si sarebbe salvato. Sia che sia un dio a tessere le trame dello svolgersi del tempo, sia che sia una forza misteriosa ed imprevedibile il signor Gino non può cambiare gli eventi.»</p>
<p>«Sì,però se il figlio  di Gino avesse la possibilità di tornare indietro nel tempo. Se tutto fosse frutto del caso, avrebbe potuto cambiare gli eventi, altrimenti si sarebbe dovuto accontentare di essere spettatore inerme.»</p>
<p>«Il problema di questi esempi è che, una realtà in cui fosse possibile tornare indietro nel tempo, non sarebbe la nostra realtà e dovrebbe rispondere a leggi fisiche differenti. È un ipotesi che non possiamo considerare in una discussione razionale, neanche per un esperimento mentale.»</p>
<p>«Aspetta mi stai confondendo. Ora ti dirò come la penso. Se tutto è scritto significa che non posso cambiare nulla. Ti faccio un esempio. Considera degli attori su un palcoscenico. Essi devono seguire la sceneggiatura, le loro parole e le loro azioni sono già scritte. Prendi, invece, alcuni amici che si ritrovano assieme una sera. Cosa diranno? Cosa faranno? »</p>
<p>«Mi pare banale capire che per lo spettatore non cambi nulla, infatti non conosce né le battute degli attori né può indovinare cosa si dicano le persone che stanno mangiando una pizza. A questo punto, per risponderti, vorrei ampliare il discorso, analizzandolo  dal punto di vista biologico.<br />
Le caratteristiche fisiche e psichiche di un individuo dipendono, e sono determinate (per la scienza biologica) dal suo <strong>codice genetico</strong>. Ora, il suo codice genetico è determinato indipendentemente dalla sua volontà e deriva  da fattori ereditari, e da errori casuali nella trascrizione del <strong>DNA</strong>. Ovviamente, l’individuo non può scegliere il suo DNA, perciò avrà caratteristiche fisiche e psichiche determinate. Non è libero di scegliere, ma viene gettato nel mondo in modo inconsapevole.<br />
Può allora scegliere l’ambiente in cui nascere ed in cui riprodursi? »</p>
<p>«No, quello di certo non lo sceglie. Che stai tentando di dirmi che non esiste il <strong>libero arbitrio</strong>? »</p>
<p>«La scienza in un certo senso conduce a questa conclusione. Ovviamente, come al solito, non ci stiamo inventando nulla; è una vecchia storia: in un mondo in cui si consideri solo la materia e delle leggi scientifiche a cui la materia vivente e non dovrebbe rispondere, il libero arbitrio viene meno.<br />
In questo, la meccanica quantistica è l’unica parte della scienza che dà qualche speranza. Se in qualche modo, gli effetti quantistici si potessero sentire anche a livello macroscopico, allora avrebbe senso parlare di libero arbitrio anche in un mondo che esclude parole affascinanti quanto misteriose come anima, spirito.<br />
In aggiunta,secondo la <strong>meccanica quantistica</strong>, le particelle elementari, come gli elettroni,sono  sia un corpuscolo (<em>natura corpuscolare</em>) che un’onda (<em>natura ondulatoria</em>).<br />
A seconda degli esperimenti condotti dai fisici, l’elettrone può mostrare la natura particellare o quella ondulatoria. Lo stesso accade per la luce. Essa sembra un’onda, ma in realtà se stimolata in un certo modo può comportarsi come una particella. Cioè che ci compone è quindi materia nel senso proprio del termine ed onda, cioè energia pura in movimento, che essendo di natura elettromagnetica, può propagarsi anche nel vuoto. »  </p>
<p>«Affascinate. Forse in modo fantasioso, mi immagino come un grande nuvolone di energia che oscilla su se stesso, e che può avere una influenza istantanea su delle particelle che si trovano a molti anni-luce di distanza.»</p>
<p>«E questo è niente. Ora viene la parte interessante. Come abbiamo detto, la meccanica quantistica, a differenza della meccanica classica,può conoscere solo la probabilità di ottenere un dato risultato da una certa misurazione. Questa condizione di indeterminismo non è dovuta a una conoscenza incompleta dello stato in cui si trova il sistema fisico osservato, ma è da considerarsi una caratteristica intrinseca del sistema.<br />
Non solo, ma lo stato di una sistema può risultare sospeso in una specie di limbo, e rimanere indeterminato fino a quando non si effettua la misurazione. A priori, si conoscono solo le  probabilità che i vari stati si presentino come risultato della misurazione. A misurazione effettuata sapremo qual è lo stato del sistema.<br />
Una delle conseguenze più notevoli di questa nuova teoria fisica è il <strong>principio di indeterminazione di Heisenberg</strong>: esistono coppie di variabili (dette tra loro non compatibili), come posizione e impulso (velocità) di una particella, il cui valore non può essere, neanche in linea di principio, determinato simultaneamente con precisione arbitraria. Questo vale sotto ogni circostanza, indipendentemente dall&#8217;accuratezza sperimentale con cui vengono effettuate le misure.<br />
In pratica, è come se non potessi conoscere nello stesso istante, dove mi trovo con la mia macchina e a che velocità sto viaggiando.<br />
Il fenomeno quantistico più sorprendente è <strong>l&#8217;entanglement</strong>: una particella che si trova in una regione di spazio ne influenza un&#8217;altra che si trova lontano quanto si vuole dalla prima,a patto che le particelle siano in una <strong>relazione quantica</strong> (entangled ).Dunque, nel caso in cui alcuni sistemi fisici siano correlati,ogni stato quantico di ciascuno dei sistemi fisici dipende dagli stati di tutti gli altri sistemi fisici che compongono l’insieme, anche se questi sistemi sono separati spazialmente. Ad esempio, assumiamo di avere due particelle correlate, di cui non conosciamo lo stato. Una volta effettuata la misura su una delle due particelle, determiniamo il suo stato e, di conseguenza, per l&#8217;entanglement quantistico,abbiamo determinato anche lo stato della seconda particella. Per esempio, è possibile realizzare un sistema costituito da due particelle il cui stato quantico sia tale che – qualunque sia il valore di una certa proprietà osservabile assunto da una delle due particelle – il corrispondente valore assunto dall&#8217;altra particella sarà opposto al primo. Di conseguenza, in presenza di entanglement la misura effettuata su un sistema sembra influenzare istantaneamente lo stato di un altro sistema. È da notare che l&#8217;entanglement quantistico è in disaccordo con il <strong>principio di località</strong>, per il quale il passaggio di informazione tra diversi elementi di un sistema può avvenire soltanto tramite interazioni causali successive, che agiscano spazialmente dall&#8217;inizio alla fine di una serie di eventi. Ad esempio, secondo il principio di località, l’ultimo tassello di un domino cade perché c’è una catena trasmissiva che propaga la forza dal primo all’ultimo tassello in maniera continua. Esso inoltre viola la legge della relatività secondo la quale nessuna informazione può viaggiare a velocità superiori a quelle delle luce. »</p>
<p>«Quindi, se ho capito bene, prima di parlare di caso o destino, secondo te, dovremmo stabilire se esiste o meno il libero arbitrio, altrimenti la distinzione verrebbe a cadere. L’individuo non potrebbe sperimentare la differenza. »</p>
<p>«Proprio così. La differenza caso/destino è solo un riflesso di un dilemma irrisolvibile ma fondamentale, come quello del <strong>libero arbitrio</strong>. » </p>
<p>«Ad ogni modo mi sembra che la meccanica quantistica sia il gemito profondo del libero arbitrio a livello fisico. Quantomeno, perché  non esclude a priori alcuni eventi tra tutti quelli possibili, anche se afferma che certi eventi siano molto più probabili di altri. »</p>
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		<title>Orazio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 11:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo pensiero esisterà solo per un motivo: dare voce ad Orazio.
 	Nell’opera di Shakespeare, Orazio è il consigliere di Amleto ed il suo più fidato amico. Il re di Danimarca, padre di Amleto, viene ucciso a tradimento dal fratello Claudio. In seguito, lo zio fratricida usurpa il trono e prende in sposa Gertrude, la madre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo pensiero esisterà solo per un motivo: dare voce ad <strong>Orazio</strong>.<br />
 	Nell’opera di Shakespeare, Orazio è il consigliere di Amleto ed il suo più fidato amico. Il re di Danimarca, padre di Amleto, viene ucciso a tradimento dal fratello Claudio. In seguito, lo zio fratricida usurpa il trono e prende in sposa Gertrude, la madre di Amleto.<br />
	Amleto è spinto da due forze opposte: la furia vendicativa da una parte, e la temperanza dall’altra, che combinandosi sostanzialmente lo tengono fermo. L’incertezza, il dubbio estremo diviene paralisi. <em>La paura della scelta</em> porta l’uomo ad uno stato di stasi, di morte apparente e forse sarebbe meglio “morire e nulla di più”. Qui la morte è liberazione, distacco dal mondo, fine della sofferenza, evasione dalla trappola del dubbio. In questo gesto vediamo il tentativo di coniugare la filosofia dell’annullamento (dove l’eroe non è colui che conquista, ma colui che rinuncia) con la filosofia dell’azione: la rinuncia alla vita ed il distacco dal mondo non sono più passivi, bensì vengono realizzati in modo attivo.<br />
	Una volta uscito dalla spirale del dubbio, Amleto deciderà di combattere. Inevitabilmente finisce in tragedia: tutti i protagonisti muoiono. Orazio, nel tumulto della tragedia, è l’unica personalità che potrebbe indicare una via netta e decisa: quella della temperanza e del controllo delle passioni. Mentre Amleto è inizialmente uomo del dubbio, e diventerà sanguinario e vendicativo in seguito, <em>Orazio rappresenta la filosofia</em>. Il problema è che Orazio è una figura scialba, insignificante, a tratti inesistente. Il silenzio e l’accidia di Orazio sono le tracce di uno scontro che sottende tutta l’opera: il teatro ancora una volta contro la filosofia. Uno scontro mite stavolta: in età classica la causa principale della morte di Socrate è stata proprio una commedia. Nelle “Nuvole” di Aristofane, seppur in un linguaggio più poetico, lontano dal registro retorico dei tribunali, <em>Socrate</em> viene accusato di corrompere la gioventù. Paradossale il fatto che Socrate venga sospettato di esercitare proprio quello che lui combatteva: una retorica atta alla persuasione ed al guadagno. In realtà, Socrate, con la sua condotta di vita modesta, frugale ed il suo atteggiamento di ricerca continua e fine a se stessa, si muove su linee antitetiche.<br />
 	Sui libri di filosofia, in genere si trova scritto che la filosofia di Platone è stata condizionata da un evento squisitamente politico: la morte di Socrate. La questione è che, per <em>Platone</em>, la morte di Socrate non è un evento “squisitamente politico” ma (e sottolineo soprattutto), è un fatto personale. L’amicizia tra i due e l’importanza che ha questo valore nella filosofia platonica conducono a valutare l’ipotesi che il motore che muove l’ideologia platonica sia proprio la perdita dell’amico, maestro e uomo ineguagliabile. Quindi, Platone, non immune da condizionamenti personali, ucciderà la tragicità stessa, che sopravvivrà in forma piuttosto piatta grazie alla poetica di Aristotele. Essa darà vita ad una tragedia rinchiusa nel logos. Basti dire che Gouhier definisce la tragedia di Aristotele, una tragedia in cui manca il tragico. Nei secoli successivi, la cultura medievale, intrisa di religiosità, le darà il colpo di grazia.<br />
 	Il teatro e la tragedia riacquisteranno tutta la loro autonomia e forza espressiva solo nell’epoca Elisabettiana. Per quanto riguarda la tragedia di Shakespeare, risulta difficile pensare ad un Amleto “non filosofo”: l’opera è un susseguirsi di interrogativi e pensieri filosofici espressi attraverso le idee ed i comportamenti del protagonista. Lo scontro tra filosofia classica e tragedia non è sul campo letterario, ma proprio su quello filosofico.<br />
 	Chiariamo subito un punto fondamentale: sia la filosofia classica che la tragedia di Shakespeare nascono dalla <em>sofferenza</em>. In uno stato di pace e quiete assoluta l’ispirazione viene meno. La condizione atarassica chiude l’uomo nella sua serenità. Invece, entrambe esplicano una funzione di ribellione contro il mondo e la paradossale condizione esistenziale dell’uomo. Il contrasto non è nella spinta che dà origine a queste diverse forme espressive, bensì nella finalità che hanno. La differenza in campo filosofico tra Platone e lo Shakespeare delle tragedie è lo scontro ottimismo/pessimismo.<br />
 	Paradossalmente, poesia e filosofia hanno un’origine comune. Difatti, entrambe sorgono nel momento in cui l’uomo inizia a porsi domande sul mondo e sulla sua condizione esistenziale. Ponendo tali domande, l’essere umano sembra aver perduto la profonda serenità e armonia con il mondo delle età non tragiche e non filosofiche, e così si è aperto egli stesso una porta verso l’<em>inquietudine</em>. Come si esce dall’inquietudine? A questo punto, filosofia e tragicità prendono strade diverse. Per la tragedia l’uomo non troverà mai appagamento. Per la filosofia platonica, attraverso la purificazione e la liberazione dagli errori, potrà essere redento. Pur trovando nell’inquietudine un genitore comune, esse sono sorellastre. La filosofia, invero, viene nutrita anche dalla meraviglia, mentre la tragedia si alimenta con l’angoscia. Attraverso la meraviglia viene generato l’entusiasmo che permette al filosofo di cercare strade diverse. Il filosofo  ha la speranza di trovare una forma di esistenza in cui le condizioni di <em>fragilità e temporalità</em> vengano superate: l’uomo, teso tra lo stato di finitezza ed infinità, tenta il ricongiungimento con l’infinito attraversando il mondo delle idee per anelare a quello dello spirito. Il sapere deve accrescere lo spirito, altrimenti è inutile e sterile. Socraticamente la ricerca è individuale ed interiore. In seguito, Platone porta l’investigazione sul piano religioso, politico e legislativo. Egli pensa ad un rinnovamento sociale del mondo e la filosofia platonica, dalle origini fino a Marx, ha la pretesa di creare una società migliore. Se ci possa riuscire o meno è un’altra storia. Per quello che interessa in questa sede, bisogna notare che le  filosofie di derivazione platonica arrivano alla convinzione che il male presente  nel mondo è dovuto a qualche errore. Di conseguenza, da essa sono sorte molte correnti di pensiero che hanno imputato i mali del mondo a sbagli di diversa natura, quali ad esempio: </p>
<ol>
<li>Organizzazione errata della società. Al fine di ottenere un uomo ed un mondo migliore, occorre organizzare razionalmente la società per perseguire il bene della collettività e degli individui che la compongono.</li>
<li>La responsabilità è dovuta ad una colpa iniziale. L’errata concezione della religione e la disubbidienza alle divinità causano i mali dell’uomo. Solo rispettando il volere divino si può uscire da tale misera condizione.</li>
<li>Il problema è quello di conseguire la gnosi, in un universo derivante da due principi contrari. Alcune dottrine/religioni di origine platonica si basano su un dualismo cosmico: l’universo si regge sulla contrapposizione di due forze, una malvagia (legata alla materia) e l’altra buona (legata allo spirito). Per ottenere la purificazione bisogna conseguire la gnosi che permette di  conoscere perfettamente come indebolire e annientare il male per far trionfare il bene.</li>
<li>Partendo dal presupposto che l’etica coeva e quella delle epoche antecedenti fosse errata, sono stati fatti numerosi e disperati tentativi di trovare una dottrina morale  perfetta ed indiscutibile.</li>
</ol>
<p> 	In netto contrasto con tale visione, nella tragedia la <em>tensione verso l’infinito</em> e il superamento dello stato di fragilità e limitatezza divengono pura illusione. Tutto quello che l’uomo ha è la morte. Inutile tentare di ribellarsi a questo stato di cose, perdendo la purezza e l’ingenuità originarie, l’uomo si è condannato ad una sofferenza consapevole.<br />
 	Dunque, mentre il teatro e l’arte vogliono essere “lo specchio della natura”, la filosofia cerca di trasformare la dimensione dell’uomo nella natura. La poesia non ha come obiettivo la trasformazione del mondo, si limita a capirlo, a comprenderlo ed a descriverlo, accettandolo così com’è.<br />
	In realtà, il Socrate condannato dal teatro (la commedia di Aristofane non era l’unica opera teatrale che ridicolizzava la figura socratica) aveva lanciato la prima pietra contro la tragedia e la poesia. Si narra che lo stesso Platone amasse scrivere poesie fin da quando era bambino. Dopo che Socrate lo iniziò alla sua filosofia, Platone decise di bruciare tutte le sue poesie. Lo scontro Socrate-poesia è una battaglia tra logos e aloghìa (irrazionalità), tra mostrare e dimostrare, tra tensione al miglioramento e accettazione dell’ineluttabile. D’altro canto, i poeti si limitano a descrivere il mondo, in una esasperata e disperata accettazione della vita stessa. Per questo, Socrate e Platone si sono battuti veemente contro i drammaturghi. Dal loro punto di vista, i poeti tragici, invece di educare, di creare un uomo nuovo, rendono il male tanto necessario quanto lo è il bene. Anzi, a volte vogliono affascinare facendo leva sulle parti oscure dell’animo umano (niente di più attuale, basta accendere la televisione).<br />
 	Punto chiave per comprendere la divergenza tra queste due visoni del mondo è il famoso “<a href="http://www.npensieri.it/index.php/filosofia/conosci-te-stesso/" title="conosci te stesso">conosci te stesso</a>”. Esso è centrale nella filosofia Socratica. È l’unico punto fermo della mobile filosofia di Socrate. Al contrario, nella tragedia i personaggi non conoscono loro stessi, non perché non lo ritengano utile, ma proprio perché ci si chiede se sia possibile. Questi personaggi sono spesso in balia di forze interne ed esterne, probabilmente più potenti di loro. Fato, necessità, passioni ed eros sono alcuni dei cavalli che trainano la biga dell’Io. L’Io statico e vigile di Socrate viene dilaniato, separato, lacerato e l’uomo perde il controllo di questo Io fluente. Venendo meno l’Io unitario, il libero arbitrio se non cessa di esistere, quantomeno diviene una labile presenza, e, senza libero arbitrio, la filosofia socratica verrebbe dissolta assieme all’Io. Nel mondo socratico la condizione tragica dell’uomo viene riscattata attraverso la ragione e la compassione. D’altro canto, la tragedia rifiuta la ragione come strumento guida e il dubbio amletico mostra, in maniera ineccepibile, come la stessa ragione, di fronte a dilemmi etici, si chiuda su se stessa.<br />
 	Per Platone, invece, qualsiasi forma poetica o artistica è ingannatrice e non fa che ottenebrare la mente di chi la assapora, suscitando passioni irragionevoli. Egli vorrebbe che la poesia abbandonasse il ruolo educativo esercitato fino a quel momento in Atene e nella Grecia. Infatti, il compito di educare spetterebbe alla filosofia e la poesia dovrebbe diventare la sua ancella.<br />
 	Una volta sconfitta la ragione, la tragedia dovrebbe scontrarsi con un altro demone: la fede. Anche in questo caso, Amleto si batte in modo geniale chiedendosi, in maniera indiretta, se la fede sia qualcosa di reale e sensato o pura illusione. Quindi, la tragedia si scontra con queste due forze positive che tentano di opprimerla: la fede da un lato e la ragione dall’altro. Ironia della sorte, anche queste due forze si danno battaglia tra loro perfino quando tendono ad un obiettivo comune: quello del riscatto.<br />
	Là dove muore Orazio, probabilmente nasce Prospero. Il divario tra la filosofia platonica ed il teatro di Shakespeare viene attenuato in un’opera della maturità del Bardo. La Tempesta ruota attorno al tema della temperanza. Siamo lontani dall’amore devastante e distruttore di Romeo e Giulietta e dalla furia vendicativa di Amleto. La tragedia viene stemperata dalla commedia. Il mago Prospero è inizialmente un essere intemperante ed irascibile, ma impara, durante lo svolgersi della tragicommedia, a controllare il suo temperamento violento. La tempesta da lui scatenata e, successivamente fatta cessare, è il simbolo di questa rabbia che viene placata. Egli esorta molte volte i promessi sposi Ferdinando e Miranda a non concedersi alla lussuria, ma ad essere moderati nel loro amore. Invoca Giunone, la dea del matrimonio casto, e rifiuta esplicitamente Venere ed Eros, divinità della lussuria. Prospero si trasforma anche nella dimensione dell’indagine conoscitiva: scaglia un libro intriso di retaggi del passato in fondo al mare, per dare vita ad una nuova forma di conoscenza, in cui il teatro sia in armonia con la fede e la razionalità, quali strumenti del conoscere.<br />
 	<em>Prospero è un Amleto edulcorato dalla temperanza e dalla crescita interiore</em>. Sembra che lanci il messaggio Shakespeariano di una visone rasserenata della vita in cui le trame del pessimismo tragico si intrecciano con quelle dell’ottimismo filosofico e religioso.</p>
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		<title>Felicità: in questo mondo&#8230;?</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2007 19:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofi]]></category>
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		<description><![CDATA[Iniziamo il nostro piccolo viaggio dal X canto dell’inferno Dantesco. Abbiamo varcato le porte della città di Dite, siamo nel VI cerchio. Gli abitanti della tetra vallata sono gli Eretici epicurei:  non hanno creduto nella vita eterna, si sono illusi del fatto che esistesse solo la materia. Allora tenetevi solo la materia – pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo il nostro piccolo viaggio dal X canto dell’inferno Dantesco. Abbiamo varcato le porte della città di Dite, siamo nel VI cerchio. Gli abitanti della tetra vallata sono gli <em>Eretici epicurei</em>:  non hanno creduto nella vita eterna, si sono illusi del fatto che esistesse solo la materia. Allora tenetevi solo la materia – pensa il Poeta – quando ci sarà il Giudizio Universale, rimarrete chiusi dentro le tombe per sempre: morti tra i morti.<br />
La condanna è eresia, nient’altro. Ma andiamo a vedere più da vicino cosa faceva e pensava il nostro <em>filosofo </em>condannato con tutti i suoi seguaci, contemporanei e non, senza possibilità di riscatto. <strong>Epicuro</strong> insegnava in un giardino di sua proprietà tra il IV ed il III secolo a.c. .<br />
Per molti secoli  ha dominato una visione distorta della filosofia epicurea, che è stata associata a dissolutezza e concupiscenza, fino a quando nel XVII secolo, <em>Pietro Gassendi</em>, prete cattolico di ampie vedute, cercherà di armonizzare l’atomismo epicureo e la fisica Galileiana con i precetti del cristianesimo. Da quel momento, gli interessi per questo <em>filosofo</em> si sono moltiplicati: portando a delineare, nonostante la maggior parte delle sue opere siano andate perdute, un quadro più congruo e reale di quello che doveva essere il suo pensiero.</p>
<p>La sua dottrina non si rivolgeva solo agli specialisti, ma era aperta a tutti. Lo scopo, diversamente da quello che accadeva nei centri accademici più importanti dell’epoca, era prettamente pratico: curare i turbamenti dell’anima. Molto lontana dall’ edonismo, a cui spesso erroneamente viene accostata, la filosofia epicurea ha posto come obiettivo della vita il conseguimento del piacere, ma il problema, o meglio la soluzione, sta nel capire cosa intenda per “<em>piacere</em>”. Sicuramente non quello carnale o sessuale. Il piacere è l’assenza di turbamenti dell’anima. Assenza di dolori del corpo.<br />
Questo semplicemente perché <strong>Epicuro</strong> parte dall’assunto che la vita è bella: essa stessa è un piacere; respirare è <strong>felicità</strong>, dà un senso di pienezza non bisogna cercare nulla, solo il saper godere dell’esistenza.<br />
Tale è il perno centrale dell’ <em>Epicureismo</em>: non vi affannate in problemi e turbe inutili, godetevi il fatto di stare al mondo. Al contempo bisogna godere moderatamente dei piaceri fisici, ma solo se danno sollievo, non quando, una volta cessato l’effetto, ci riportano in uno stato di ansia.<br />
I piaceri dei sensi vengono definiti cinetici perché danno soddisfazioni che svaniscono presto e dopo poco, bisogna riprendere la ricerca del piacere, poi soddisfarlo e poi cercarlo di nuovo in un catena che non ha mai fine. Questi sono contrapposti al piacere catastematico (statico) che invece consiste nell’assenza di turbamenti di cui parlavamo prima: in termini tecnici <em>aponia</em> (assenza di malattie del corpo), <em>atarassia</em> (assenza di turbamenti dell’anima).<br />
In poche parole ciò che è necessario e naturale è nutrirsi, o poco di più. Il mangiare raffinato non è peccato, ma potrebbe allontanare dall’assenza di turbamenti: genera dipendenza, altri desideri, <em>bisogno di soldi</em>….</p>
<p>Quanto alla vita sociale, l’aspetto etico non è abbandonato, anzi è centrale. Per essere felici bisogna essere virtuosi. Le leggi vanno rispettate,  ma è meglio rimanere il più possibile lontani dalla politica e dalla vita pubblica: l’unico rapporto umano che dà pienezza è l’ <em>amicizia</em>. Condividere una vita serena con gli amici, aiutarsi a vicenda, parlare e confrontarsi su problemi che possono dare turbamento. </p>
<p>“Circa l’amicizia&#8230; <em>Epicuro</em> così si esprime: di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, niente vi è di più grande dell’amicizia, niente di più ricco e di più gradito. Questo, Epicuro stesso lo ha provato non con le parole soltanto, ma con la sua stessa vita, le sue azioni, il suo costume&#8230;” (6)</p>
<p>Qualche secolo dopo, fuori dalla Commedia, <strong>Dante Alighieri</strong> (priore di Firenze) il 24 giugno 1300 manda in esilio il suo miglior amico Guido Cavalcanti con i capi delle fazioni dei guelfi bianchi e neri per via di scontri in seno alla congregazione stessa. In Esilio, l’amico Cavalcanti, muore dopo aver contratto la malaria.<br />
Sicuramente Il Poeta avrà avuto le sue buone ragioni per farlo. Anche in questo post, non voglio dare giudizi morali, ma solo proporre spunti di riflessione. In sostanza la partecipazione ad una vita politica attiva, comporta questi rischi. Così mentre <em>Epicuro</em> consigliava una vita “nascosta”, <em>Dante</em> avrebbe tacciato di ignavia chi non si fosse schierato.</p>
<p>Tornando al nostro filosofo sulla virtù ci dice espressamente:</p>
<p><i> “Ciò che è beato e incorruttibile non ha problemi,né procura ad altri. Allo stesso modo non si fa prendere dall’odio né dalla passione; in colui che è debole, invece, si trovano tutte queste cose” </i></p>
<p>Ideologie opposte anche in questo aforisma: mentre qui l’uomo basta a se stesso, nel mondo Dantesco senza fede non si va da nessuna parte, o meglio si va in basso.</p>
<p>In sostanza per Epicuro chi non ha problemi non ne crea ad altri, quindi lavoriamo prima di tutto su noi stessi, senza trovare soluzioni universali per il genere umano.</p>
<p>E ancora:</p>
<p>“Non ci può essere <strong>vita felice</strong> se non è anche saggia, bella e giusta; e non vi è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice. Le virtù sono infatti connaturate ad una vita felice, e questa è inseparabile dalle virtù&#8221;.</p>
<p>Ricordiamoci che il <em>giardino filosofico</em> di Epicuro era un punto di ritrovo per gli amici ed una sorta di clinica dell’anima. <em>La filosofia non come teoria, ma come cura</em>. La vita è bella in sé, quindi la filosofia deve solo insegnare ad allontanare le sovrastrutture che non consentono di goderne a pieno.<br />
Inoltre, evento raro nella storia della Grecia classica, erano ammesse anche le donne (e persino gli schiavi), perché considerate simili agli uomini. Risparmio la concezione che ha delle donne il modello filosofico di Dante, Aristotele, che in ogni caso andrebbe considerata nel contesto storico-culcurale in cui è espressa. Merito ad Epicuro per la sua apertura mentale e la sua capacità di differenziarsi enormemente dal suo contesto.</p>
<p>Nonostante le divergenze tra le due visioni della vita e del mondo, questo non basterebbe a condannare il filosofo.<br />
Il fattore decisivo è stato il seguente: <strong>Epicuro</strong> era principalmente un Fisico, e riduceva il mondo a “movimento di atomi”: puro materialismo.<br />
E’ stato il primo a delineare un atomismo simile a quello attuale,ovviamente solo per quanto riguarda l’aspetto corpuscolare delle particelle. Tutti conoscono Democrito. In realtà la sua idea di atomo era ancora legata alla mentalità speculativa tipica della Grecia classica: l’atomo non aveva proprietà qualitative, ma solo quantitative legate a numeri-idee. <em>Epicuro</em> invece introdusse proprietà tangibili come peso e movimento. Quindi, per la prima volta, esistenze fisiche reali in moto.<br />
Inoltre occorre abbandonare ogni aspetto ontico-teoretico per far si che la fisica diventi fisica, e non una semplice estensione della metafisica. Una scienza a sé con le sue metodologie di lavoro, un linguaggio tecnico chiaro, con termini rigorosamente definiti.<br />
Tutto questo cambia la concezione dell’universo: non più deterministico, ma causale, non più necessario ma contingente. In poche parole, il mondo è come lo vediamo, ma potrebbe essere diverso da come è. Da qui il passo è breve. Egli credeva negli dei, ma secondo lui, gli dei stessi non si interessano per nulla al mondo degli uomini. Gli dei sono beati e incorruttibili, non si mischierebbero mai con il miserabile genere umano. Nessuna speranza: gli dei sono immortali, gli uomini sono mortali.</p>
<p><em>Non ci sono fini universali, ma l’unico fine è la vita</em>. L’asse del finalismo da teologico diventa immanente: la vita ha come fine se stessa.</p>
<p>Scusate per la lunga introduzione, andiamo al fulcro del discorso.<br />
<strong>Eudemonia</strong> (felicità nella vita terrena come fine ultimo) o speranza di una vita ultraterrena in virtù e nel rispetto di un ordine e di una legge superiore a cui conformarsi ? </p>
<p><em>Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl’insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte – la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore – a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo?</em><br />
(<em>William Shakespeare</em>)<br /></p>
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		<title>Tempo e Mutamento</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2007 10:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia è fatta di bivi, biforcazioni, diramazioni. Si sa.
Spesso  però capita di chiedersi perché scelga una strada, piuttosto che un’altra. Perché in alcuni casi sembra che torni indietro, che ripassi per gli stessi punti. 
Il libro della Storia è l’unico che si cancella e si riscrive mille volte, sempre uguale, ma sempre diverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia è fatta di bivi, biforcazioni, diramazioni. Si sa.<br />
Spesso  però capita di chiedersi perché scelga una strada, piuttosto che un’altra. Perché in alcuni casi sembra che torni indietro, che ripassi per gli stessi punti. </p>
<p>Il libro della Storia è l’unico che si cancella e si riscrive mille volte, sempre uguale, ma sempre diverso allo stesso tempo. Un po’ come il libro della nostre vite: si scrivono sempre cose già scritte, forse, solo in maniera diversa. </p>
<p>Oggi non c’è più né Bene né Male: siamo la società del futuro, del relativismo, della meccanica quantistica, della relatività, della libertà(?), delle apparenze, dell’inadeguatezza….<br />
Siamo sicuri di non esserci già passati?</p>
<p>Il tempo è solo un’estensione dello spazio: qual è la sua forma? </p>
<p>A volte mi sembra di muovermi in un cerchio: lo posso allargare, sfumare, ingigantire.<br />
Cammino, cammino, ma quando mi giro all’interno vedo sempre il centro. Il tempo è movimento, ma non necessariamente è mutamento. Il vero mutamento è raro. Spesso, anche noi viviamo le stesse esperienze solo in maniera diversa.<br />
Il tempo passa indolente, pigro, inutile fino a quando si contrae nell’istante che causa il mutamento.<br />
<strong>Il mutamento è il punto in cui il tempo si concentra, si fa più denso. </strong><br />
Il cambiamento è fatica, sofferenza, ma anche gioia,vita.<br />
La vera forza è saper abbandonare. Il vero cambiamento può passare solo attraverso la sofferenza, la consapevolezza, la rinuncia: guardarsi dentro, abbandonare sé stessi per poi ritrovarsi diversi. </p>
<p>Come un maratoneta che corre ore ed ore con passi sempre uguali, sempre più faticosi, pesanti, mentre il tempo diviene sempre più lento, il pensiero sempre più stanco. Stringe i denti, va avanti, cerca solo la forza che gli permetta di continuare. Attraversa paesaggi diversi che scorrono indifferenti, trascinato da una forza ignota, i passi si fanno sempre più inconsapevoli, il traguardo sempre più vicino fino a superarlo in un attimo.<br />
<strong><br />
L’intera vita è scandita da attimi immersi nel mare del tempo.</strong></p>
<p>Navigare affrontando le tempeste, attendendo che passi la bonaccia, issare le vele dirigendosi verso un’isola ignota. Trovarla, assaporarla, viverla per poi prepararsi a salpare di nuovo verso altre isole…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La semplicità del genio…e le gabbie accademiche</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 06:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[



Non spaventatevi, la formula &#232; qui solo per bellezza.
&#160;
1785. Classe terza elementare. Un maestro non ha voglia di fare lezione. Assegna ai ragazzi un compito che spera li terr&#224; impegnati per molto tempo. Sommare tutti i numeri da 1 a 100. 
Dopo soli 10 minuti uno studente ritiene di aver trovato la soluzione.
&#160;
Il maestro pensando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img height="58" alt="gauss" width="120" align="middle" src="http://files.splinder.com/dc9b491753659dddc19ce809893431da.jpeg" /></span></p>
<p><span></span></p>
<p><span></span></p>
<p><span></span></p>
<p><span>Non spaventatevi, la formula &egrave; qui solo per bellezza.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">1785. Classe terza elementare. Un maestro non ha voglia di fare lezione. Assegna ai ragazzi un <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">compito</strong> che spera li terr&agrave; impegnati per molto tempo. Sommare tutti i numeri da <st1:metricconverter productid="1 a" w:st="on">1 a</st1:metricconverter> 100. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Dopo soli 10 minuti uno studente ritiene di aver trovato la <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">soluzione</strong>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Il maestro pensando di essere stato preso in giro, era gi&agrave; pronto a picchiare (pratica spesso usata allora).<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Alunno: 5050<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Maestro: 5050? ma &egrave; giusto&hellip;Come hai fatto?<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Alunno: Facile <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">100 pi&ugrave; 1 uguale 101<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>99 <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>pi&ugrave; 2 uguale 101<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">e cos&igrave; via fino a 50<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>pi&ugrave; 51 <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">quindi, 100 + 1 <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>moltiplicato 100, diviso 2, generalizzando viene fuori quella cosa spaventosa l&igrave; sopra. <font size="1">(2)</font><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p><img src="http://www.npensieri.it/immagini/Carl_Friedrich_Gauss.jpg" alt="Carl Gauss" /><br />
<em>Ritratto di Carl Gauss</em></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Vista a posteriori, la soluzione &egrave; di una <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">semplicit&agrave; </strong>sorprendente, ma nessuno fino a quel momento ci era arrivato. <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">Carl Gauss</strong> non si &egrave; accontentato di eseguire il compito, &egrave; <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">andato oltre</strong>, si &egrave; fermato a pensare, cercare una <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">via diversa</strong> da quelle fino ad allora percorse.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Il nostro sistema scolastico e ancor peggio quello universitario, non lasciano spazio e tempo a pensieri autonomi, contribuiscono a creare degli <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">automi</strong> con molte <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">nozioni</strong>, presto dimenticate, in un<em style="mso-bidi-font-style: normal"> </em>sistema tende a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">soffocare</strong> creativit&agrave; e genio a favore di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">nozionismo</strong> e studio intenso non finalizzato alla creazione ma solo all&rsquo;<strong style="mso-bidi-font-weight: normal">apprendimento</strong>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Oggi studiare, spesso, fa parte di un percorso, e quando la scelta non nasce dalla <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">passione</strong>, secondo me il risultato non pu&ograve; che essere <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">mediocre</strong>. Si studiano cose complicatissime e, molto spesso inutili, mentre un ingegnere italiano &egrave; fortunato se pu&ograve; usare la radice quadrata in ambito lavorativo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Molte persone <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">brillanti </strong>hanno difficolt&agrave; con l&rsquo;Universit&agrave; che, a volte, tende a premiare memoria e riproduzione piuttosto che intuizione e capacit&agrave; d&rsquo;innovazione. I voti non servono a nulla, dovrebbero essere le idee a contare. Non studenti supinamente passivi in balia di accademici, che molto spesso, non hanno passione per l&rsquo;insegnamento, ma studenti attivi gi&agrave; dai primi anni di Universit&agrave;; le idee pi&ugrave; innovative nascono a 24-25 anni, in Italia si inizia a fare ricerca a pi&ugrave; di trent&rsquo;anni.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Gli studenti non possono proporre argomenti ma devono sviluppare quelli che i professori assegnano loro e la <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">meritocrazia</strong> non &egrave; il metro di giudizio pi&ugrave; usato. <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>Lo stesso <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">Einstein</strong> ha avuto difficolt&agrave; con l&rsquo;Universit&agrave;, le sue prime proposte per la tesi di dottorato non piacevano ai professori, ed ha, come sappiamo, dovuto portare avanti i suoi studi lavorando e probabilmente, proprio perch&eacute; lontano dalle <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">gabbie accademiche</strong>, ha potuto realizzare in autonomia e indipendenza il <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">suo</strong> pensiero. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial">Ora dato che tra Einstein e uno stupido esistono infinite vie di mezzo, quante persone di talento e quanto tempo, il sistema universitario continua a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal">sprecare</strong>? <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 17pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none"><font face="Times New Roman"><em><span style="FONT-SIZE: 11pt; mso-bidi-font-size: 18.0pt">&quot;Compito supremo dello scienziato &egrave; di pervenire a quelle leggi </span></em><em><span style="FONT-SIZE: 11pt; mso-bidi-font-size: 16.0pt">elementari universali partendo dalle quali il cosmo pu&ograve; essere costruito con la pura deduzione. Lo conduce l&#8217;intuizione, e il suo sforzo quotidiano scaturisce direttamente dal cuore&quot;. </span></em><em><span lang="DE" style="FONT-SIZE: 11pt; mso-bidi-font-size: 16.0pt; mso-ansi-language: DE">(Albert Einstein)<o:p></o:p></span></em></font></p>
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