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	<title>Pensieri</title>
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	<description>Pensieri di filosofia,scienza,matematica,vita,religione e società</description>
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		<title>Destino e libero arbitrio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Satsang]]></category>

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		<description><![CDATA[ Destino o libero arbitrio?</p> <p>Marco: «Secondo te esiste il libero arbitrio o siamo semplicemente degli aggregati di atomi costretti a seguire rigide leggi meccaniche e deterministiche?». Nabla: «Mi viene in mente un affascinante mito sul rapporto tra il destino e il libero arbitrio: il mito di Er narrato da Platone nel decimo libro della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="aforismi">
<strong>Destino o libero arbitrio?</strong></p>
<p>Marco: «Secondo te esiste il libero arbitrio o siamo semplicemente degli aggregati di atomi costretti a seguire rigide leggi meccaniche e deterministiche?».<br />
Nabla: «Mi viene in mente un affascinante mito sul rapporto tra il <em>destino e il libero arbitrio</em>: il mito di Er narrato da Platone nel decimo libro della Repubblica.<br />
Er è una specie di precursore di Dante. Egli è andato nell’aldilà, ed è tornato senza aver bevuto l’acqua del fiume Lete (quello della dimenticanza).<br />
I suoi dei glielo hanno concesso affinché lui ci raccontasse ciò che ha visto. L’aldilà narrato da Er è “un luogo meraviglioso, nel quale si aprono a poca distanza,<br />
l’una dall’altra, due voragini sulla terra e, in perfetta corrispondenza due voragini su nel cielo.” Questi quattro cunicoli conducono a due differenti luoghi, a cui, in uno scenario dantesco, avremmo dato il nome di paradiso ed inferno. Ci sono due cunicoli per ciascun luogo poiché, da uno le anime entrano, e dall’altro escono. In perfetta corrispondenza con il posto visitato dal nostro poeta, le anime sono giudicate. Le loro pene vengono decuplicate rispetto ai dolori ed alla sofferenza che hanno causato sulla terra. Allo stesso modo, chi si è prodigato in opere buone e pie, viene ripagato con la stessa proporzione».<br />
Marco: «In ogni caso, già da queste poche battute si capisce come Platone, attraverso Er, sia difensore del libero arbitrio. Infatti, il giudizio può avere senso, solo se c’è anche il libero arbitrio. Non si può condannare un felino che uccide una preda per sfamarsi: egli non ha scelta, è una caratteristica inscritta nel suo codice».</p>
</div>
<div class="aforismi">
<p>Lutero, <strong>Il servo arbitrio</strong>, parte II (1524)</p>
<p>Innanzi tutto Dio è onnipotente non solo per il potere ma anche per la sua azione altrimenti sarebbe un Dio ridicolo. In secondo luogo sa tutto e prevede tutto, perciò non può né errare né fallire. Se il nostro cuore e la nostra intelligenza approvano pienamente questi due punti, siamo obbligati ad ammettere, per una conseguenza ineluttabile, che non siamo stati creati per nostra volontà ma per necessità e perciò non facciamo ciò che ci piace in virtù del nostro libero arbitrio, ma ciò che Dio ha previsto da ogni eternità e che fa accadere secondo il suo proponimento ed il suo potere infallibili e immutabili.<br />
Nota<br />
Per Lutero, l’uomo non ha alcun potere sulla sua vita. Egli è schiavo del peccato e dei suoi più bassi istinti e non ha la possibilità di riscattarsi in alcun modo. Né la fede né le opere possono nulla. È inutile che l’uomo, “con le sue corte braccia”, tenti di raggiungere Dio. Egli non può assicurarsi la misericordia di Dio neanche con le opere buone: il peccato originale lo porterebbe ineluttabilmente a peccare di nuovo. Tutto dipende da Dio, che nella sua onnipotenza aiuta solo chi ha deciso ab aeterno (dall’eternità) di salvare.
 </p></div>
<div class="aforismi">
Erasmo, <strong>De libero arbitrio</strong> (1524)</p>
<p>Supponiamo dunque che in un certo senso sia vero ciò che Wycliff  ha insegnato e Lutero asserisce, cioè che qualunque cosa sia da noi fatta non è opera dei libero arbitrio ma della pura necessità, cosa v&#8217;è di più inutile che divulgare questo paradosso ai profani? Supponiamo parimenti vero, in un certo senso,  ciò che Agostino ha scritto in qualche parte: &#8220;Dio opera in noi il bene e il male e in tal modo rimunera in noi le sue stesse azioni buone così come punisce, parimenti in noi, le sue cattive&#8221;; se lasciassimo circolare fra il popolo un tale asserto ciò basterebbe per aprire ad innumerevoli mortali una larga porta all&#8217;empietà perché il popolo ha uno spirito lento, imprevidente, malizioso, e tendenzialmente portato ad ogni specie d&#8217;empietà. Quale peccatore potrebbe sostenere, in simili condizioni, una lotta continua e faticosa con la sua carne? Qual malvagio si impegnerebbe per correggere la propria vita? Chi potrebbe arrivare ad amare con tutto il suo cuore un Dio che avesse creato l&#8217;Inferno ed il suo fuoco eterno solo per farvi scontare dentro a poveri disgraziati le sue personali colpe, quasi prendesse piacere alle sofferenze umane? Infatti è così che la maggior parte delle persone si raffigurerebbe la scena. Lo spirito umano è, per  lo più, carnale, portato alla incredulità, incline al male, pronto alla bestemmia perciò non c&#8217;è bisogno di gettare olio sul fuoco.</p></div>
<div class="aforismi">
<p>Neppure gli dei combattono contro il destino.<br />
(Pittaco)
 </p></div>
<div class="aforismi">
<strong>Dharma</strong></p>
<p>E’ molto difficile definire il Dharma.<br />
Il Dharma è stato identificato con ciò che può nutrire la crescita spirituale degli esseri viventi.<br />
Quindi ciò che assicura il benessere degli esseri è chiamato Dharma.<br />
I Rishi hanno dichiarato che ciò che sostiene il creato è il Dharma.<br />
Mahabharata (http://veda.wikidot.com/dharma)
 </p></div>
<div class="aforismi">
<strong>Karma</strong><br />
«  &#8220;Yajñavalkya&#8221; -allora gli disse- &#8220;quando un uomo, una volta morto, la parola è entrata nel fuoco, il respiro (prana) nell&#8217;aria, l&#8217;occhio nel sole, la mente nella luna, l&#8217;orecchio nel cielo, il corpo nella terra, l&#8217; atman nello spazio etereo, i peli nelle erbe, i capelli negli alberi, il sangue e lo sperma nelle acque, dove si trova quest&#8217;uomo?&#8221; &#8220;Prendimi la mano, amico Arthabhaga, noi soli possiamo sapere queste cose, non dobbiamo parlarne pubblicamente&#8221;. E lasciarono l&#8217;assemblea parlando tra loro. E parlavano del karman, e mentre lodavano, il karman lodavano: si diventa buoni (si genera merito, punya) con le azioni (karman) buone, si diventa cattivi (si genera il male, papa) con le azioni cattive. Così il discendente di Jaratkaru, Arthabhaga, si tacque. » (Upanishad)
  </div>
<div class="aforismi">
<strong>Samsara</strong></p>
<p>&#8220;O Terrore dei Nemici, gli uomini che non hanno fede in questo dharma (perché non sono devoti alle pratiche yoga) non Mi realizzano. Essi percorrono ripetutamente l&#8217;oscuro sentiero pieno di morte del samsara (il ciclo delle rinascite).<br />
CAPITOLO IX &#8211; La Scienza e il Mistero Regale- Bhagavad Gita
   </p></div>
<div class="aforismi">
<strong>Il caso e la necessità</strong><br />
<em>Jacques Monod</em></p>
<p>Fra tutti i concetti di natura scientifica, quello del caso distrugge più degli altri ogni antropocentismo ed è il più intuitivamente inaccettabile da parte di quegli esseri profondamente teleonomici che siamo noi. (cap. VI, 3)</p>
<p>L&#8217;evoluzione della biosfera è dunque un processo necessariamente irreversibile che definisce una direzione nel tempo, direzione che è identica a quella imposta dalla legge dell&#8217;aumento dell&#8217;entropia, cioè dal secondo principio della termodinamica. (cap. VII, 1)</p>
<p>Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell&#8217;instancabile, eroico sforzo dell&#8217;umanità che nega disperatamente la propria contingenza.</p>
<p>Dobbiamo tenerci sempre in guardia da questo senso così forte del destino. Il <em>destino</em> viene scritto nel momento stesso in cui si compie, e non prima. Il nostro non lo era prima della comparsa della specie umana [...] L&#8217;universo non stava per partorire la vita, né la biosfera l&#8217;uomo. Il nostro numero è uscito alla roulette:<br />
perché dunque non dovremmo avvertire l&#8217;eccezionalità della nostra condizione, proprio allo stesso modo di colui che ha appena vinto un miliardo?</p>
<p>«L&#8217;<em>invarianza</em> precede necessariamente la <em>teleonomia</em>. Per essere più espliciti, si tratta dell&#8217;idea darwiniana che la comparsa, l&#8217;evoluzione e il progressivo affinamento di strutture sempre più fortemente teleonomiche sono dovuti al sopraggiungere di perturbazioni in una struttura già dotata della proprietà di invarianza, e quindi capace di &#8220;conservare il caso&#8221; e di subordinarne gli effetti al gioco della selezione naturale. »<br />
(Jacques Monod, Il caso e la necessità, cap. II, 1)
</div>
<p><strong>Destino e libero arbitrio</strong></p>
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		<title>Bene e male</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:21:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre il bene e c&#8217;è sempre il male. Sono indissolubilmente legati.</p> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre il bene e c&#8217;è sempre il male. Sono indissolubilmente legati.</p>
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		<title>Satsang martedì 17</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Satsang]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo lieti di annunciare che martedì 17/04/2012 alle ore 20:30 si terrà un incontro di condivisione della ricerca del vero (Satsang).</p> <p>Condivideremo in maniera interattiva, con il supporto di testi classici e non, pensieri e riflessioni inerenti il nostro punto di vista su una tematica che verrà introdotta all&#8217;inizio dell&#8217;incontro. </p> <p>In particolare, nell&#8217;incontro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class ="linkscelti">Siamo lieti di annunciare che martedì 17/04/2012 alle ore 20:30 si terrà un incontro di condivisione della ricerca del vero (Satsang).</p>
<p>Condivideremo in maniera interattiva, con il supporto di testi classici e non, pensieri e riflessioni inerenti il nostro punto di vista su una tematica che verrà introdotta all&#8217;inizio dell&#8217;incontro. </p>
<p>In particolare, nell&#8217;incontro di Martedì 17 si affronterà il tema del rapporto tra destino e libero arbitrio.</p>
<p>L&#8217;evento si terrà a Roma presso l&#8217;associazione culturale <a href="http://bibliothe.blogspot.it/" title="Bibliothè" target="_blank">Bibliothè</a> sita in via Celsa 5 (tra piazza del Gesù e via Botteghe<br />
Oscure). </p>
<p>L&#8217;ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per la prenotazione si prega di scrivere all&#8217;indirizzo Satsang@npensieri.it.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Un augurio di ogni bene
</p></div>
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		<title>L&#8217;ombra</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 14:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole]]></category>

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		<description><![CDATA[ Fai amicizia con la tua ombra.</p> <p>Ognuno di noi è seguito da un&#8217;ombra. Meno questa è incorporata nella vita conscia dell&#8217;individuo tanto più è densa e nera. L&#8217;incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. L&#8217;uomo senz&#8217;ombra è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="aforismi">
<strong>Fai amicizia con la tua ombra.</strong></p>
<p>Ognuno di noi è seguito da un&#8217;ombra. Meno questa è incorporata nella vita conscia dell&#8217;individuo tanto più è densa e nera.<br />
L&#8217;incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante.<br />
L&#8217;uomo senz&#8217;ombra è il tipo d&#8217;uomo più frequente, che vaneggia d&#8217;essere soltanto ciò che preferisce sapere di sè.
</p></div>
<p><strong>Carl Gustav Jung.</strong></p>
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		<title>Le razze umane non esistono</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nabladue Jnana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole]]></category>

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		<description><![CDATA[Le razze ce le siamo inventate, le abbiamo prese sul serio per secoli, ma adesso ne sappiamo abbastanza per lasciarle perdere. Guido Barbujani, 2006 <p>Tutti parenti, tutti differenti</p> <p>Non c’è mai stato un inizio della storia, ma storie prima di altre storie. La diversità umana non è dovuta a caratteristiche biologiche o cognitive prestabilite, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="aforismi">Le razze ce le siamo inventate, le abbiamo prese sul serio per secoli, ma adesso ne sappiamo abbastanza per lasciarle perdere.<br />
Guido Barbujani, 2006</div>
<p><strong>Tutti parenti, tutti differenti</strong></p>
<p>Non c’è mai stato un inizio della storia, ma storie prima di altre storie. La diversità umana non è dovuta a caratteristiche biologiche o cognitive prestabilite, ma è figlia di molteplici storie contingenti che sono ancora in corso.<br />
Più che “esseri umani”, sarebbe meglio se ci definissimo “divenienti umani”. Se l’origine di Homo sapiens è così recente, unica e africana, e se poi la nostra giovane specie è stata così mobile, significa che non c’è stato il tempo sufficiente per separare le popolazioni umane in “razze” geneticamente distinguibili. La variabilità genetica umana è assai ridotta e si distribuisce in modo continuo. Il duplice messaggio  di questa storia è la forte unità biologica e al contempo la straordinaria diversità culturale interna alla specie umana. Dopo l’età dei grandi esodi, viviamo oggi un’epoca di mescolanza biologica e culturale da una parte e di conflitti e uniformazioni dall’altra. Non sappiamo come evolverà la nostra specie perché il futuro dipende da noi. Sappiamo però che le “civiltà” non sono monoliti isolati, assomigliano piuttosto a organismi in trasformazione, ricchi di differenze interne e interdipendenti sia nel tempo sia nello spazio. Le radici di questi sistemi plastici di culture e di popoli sono tutte intrecciate fra loro. Il tema dell’unità nella diversità può essere letto  a più livelli, dalle emozioni primarie alle lingue, dai tratti fisici alle culture. Da quei passi incerti nel tufo di Laetoli alla camminata dell’uomo sulla Luna, ne abbiamo fatta di strada!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da http://www.homosapiens.net/</p>
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		<title>La Ricchezza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Satsang]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ecco alcuni modi di intendere &#8220;La Ricchezza&#8220;. Voi cosa associate alla parola &#8220;ricchezza&#8220;?</p> <p>Epicuro – La felicità</p> <p>49.Chi vuole vivere libero non può acquisire ricchezze, perché ciò non è facile senza diventare schiavi delle folle e dei potenti, mentre egli possiede già tutto con costante abbondanza; e anche se, per sorte, si trovasse in possesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco alcuni modi di intendere &#8220;<strong>La Ricchezza</strong>&#8220;. Voi cosa associate alla parola &#8220;<em>ricchezza</em>&#8220;?</p>
<p><strong>Epicuro – La felicità</strong></p>
<p>49.Chi vuole vivere libero non può acquisire ricchezze, perché ciò non è facile senza diventare schiavi delle folle e dei potenti, mentre egli possiede già tutto con costante abbondanza; e anche se, per sorte, si trovasse in possesso di grandi ricchezze, potrebbe facilmente distribuirle in modo da acquistarsi la benevolenza degli altri.<br />
50. Niente basta a chi non basta ciò che è sufficiente.</p>
<p><strong>The Secret &#8211; Jack Canfield</strong></p>
<p>Per me il Segreto ha significato una vera e propria trasformazione, dal momento che sono cresciuto con un padre molto negativo, convinto che le persone ricche avessero imbrogliato qualcuno e che chiunque avesse del denaro fosse un truffatore. Così sono cresciuto con tutta una serie di convinzioni sul denaro, per esempio che il suo possesso rende cattivi, che solo i malvagi sono ricchi e che i soldi non crescono sugli alberi.&#8221; Chi credi che sia Rockeffeller? &#8221; era una delle frasi preferite di mio padre.<br />
Così sono cresciuto credendo che la vita fosse davvero difficile.[…]<br />
Il Segreto mi ha fatto capire che per attrarre denaro occorre focalizzarsi sulla ricchezza. Non puoi fare arrivare più soldi nella tua vita se ti limiti ad accorgerti di non averne abbastanza, se ti concentri sul fatto di non avere abbastanza soldi, crei una quantità smisurata di situazioni in cui non avrai abbastanza denaro.</p>
<p><strong>Dhammapada</strong></p>
<p>Due sole sono le vie:<br />
una va verso l’acquisire nel mondo,<br />
l’altra verso la liberazione.<br />
Perciò il discepolo del Buddha<br />
non cerca gli onori,<br />
ma solo la saggezza.</p>
<p><strong>Sadhana Pada XXXII</strong></p>
<p>shaucha santosha tapah svadhyay eshvarapranidhanani niyamah ||32||</p>
<p>Purezza e pulizia, appagamento profondo, rigore ascetico, studio delle Scritture e abbandono ad Ishvara, sono le prescrizioni.<br />
Samtosha significa soddisfazione. Quando una persona è intimamente soddisfatta, tutte le nevrosi  che la affliggono si dissipano. La ricerca del piacere nel posto sbagliato nasce invece sempre da insoddisfazione. L’insoddisfazione e l’inquietudine non permettono di discernere tra ciò che causa gioia e ciò che causa dolore. In questo modo le persone si avvicinano al sesso alla droga, all’alcool e al tabacco. Nessuno in realtà ama avvelenarsi, inquinarsi, indebolirsi, ma l’insoddisfazione, la mente inquieta, l’ansietà, opacizzano l’intelligenza (buddhi), che non è più in grado di discernere viveka. Sia Krishna nella Bhagavad-gita che Patanjali, così come numerosi rishi delle Upanishad, mettono in rilievo samtosha, poiché solo colui che è soddisfatto interiormente non rischia più di venir travolto dalle onde mentali (vritti) –  Commento di Marco Ferrini.</p>
<p><strong>Platone – Repubblica I (330B &#8211; 330D)</strong></p>
<p>“Per questo ti ponevo una tale domanda – precisai -, perché anche tu, come di solito quelli che non si sono fatti ricchi da sé, non mi sembravi il tipo da morir dietro le ricchezze. Invece, chi se l’è sudate vi è attaccato due volte più degli altri. Avviene come per i poeti che prediligono le loro poesie, o per  i padri che hanno un debole per i propri figli. Anche costoro, infatti, che si sono guadagnati la loro fortuna se la tengono stretta perché la ritengono quasi una loro creatura, e perché, naturalmente, pensano di trarne, come tutti gli altri, un gran vantaggio. Comunque sia, star con loro non è piacevole, in quanto non fanno che esaltare la loro ricchezza.”	</p>
<p><strong>Il Vangelo secondo MARCO 10,17- 10,25</strong></p>
<p>[17] Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: &#8220;Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?&#8221;.<br />
[18] Gesù gli disse: &#8220;Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.<br />
[19] Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre&#8221;.<br />
[20] Egli allora gli disse: &#8220;Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza&#8221;.<br />
[21] Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: &#8220;Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi&#8221;.<br />
[22] Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.<br />
[23] Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: &#8220;Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!&#8221;.<br />
[24] I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: &#8220;Figlioli, com&#8217;è difficile entrare nel regno di Dio!<br />
[25] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio&#8221;. </p>
<table width="96%" caption="Pensieri di Filosofia">
<tr>
<td><strong>La dea Lakshmi</strong><br />
 	Lakshmi è la dea indiana della salute e della prosperità materiale e spirituale. Essa è la personificazione della bellezza, della grazia e del fascino. La dea è anche chiamata  Mahalakshmi e, con questo nome, essa rappresenta la protettrice da tutte le miserie. In particolare viene anche invocata per difendersi dalla povertà e dalle sofferenze causate da carenza di denaro. In questa connotazioneè anche un simbolo che porta fortuna. Lakshmi in sanscrito deriva da laks che significa “percepire,osservare”. Questo è anche sinonimo di laksya, che significa obiettivo, scopo. I Veda invocano  Mahalakshmi Lakshyayidhi Lakshmihi che significa che essa è colei che ha l’obiettivo di elevare l’umanità. Lakshmi è la sposa di Visnu. Come incarnazione è stata Sita ed ha sposato Rama. Tutte le mogli di Krishna erano forme di Lakshmi.
</td>
<td><img src="http://www.npensieri.it/immagini/Dea-Lakshmi.jpg" border="0" alt="dea della ricchezza lakshmi"/></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Apologia di Socrate -Platone</strong></p>
<p>“Io non vado intorno facendo nient’altro se non cercare di persuadere voi, e più giovani e più vecchi, che non dei corpi, dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di nessuna altra cosa prima e con maggiore impegno che non dell’anima in modo che diventi buona il più possibile, sostenendo che la virtù non nasce dalle ricchezze, ma che dalla virtù stessa nascono le ricchezze e tutti gli altri beni per gli uomini, e in privato e in pubblico”</p>
<p><strong>[Francis Bacon (1561 - 1626) Filosofo, politico e saggista britannico]</strong><br />
La ricchezza è una buona serva, ma è la peggiore delle amanti. </p>
<p><strong>[Aristotelis Sokratis Onassis (1906 - 1975) Armatore greco]</strong><br />
Un miliardario spesso non è che un povero infelice con tanti soldi ma è molto meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram</p>
<p><strong>[Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde (1854 - 1900) Scrittore e poeta irlandese]</strong><br />
Quando ero giovane credevo che la cosa più importante della vita fosse il denaro, ora che sono vecchio so che è vero<br />
Johann Wolfgang Goethe<br />
Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero.&#8221; </p>
<p><strong>Madre Teresa di Calcutta – La gioia di amare</strong></p>
<p>13 Maggio<br />
Le ricchezze possono soffocare<br />
se non sono utilizzate nel modo giusto,<br />
che si tratti di ricchezze materiali o spirituali</p>
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		<title>Neutrini superluminali?</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 09:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nabla: «Ancora una volta i neutrini tornano a far parlare di loro!» Marco: «Mi ricordo che molto tempo fa mi spiegasti il problema relativo alla loro massa. In sintesi, mi dicesti che ancora non eravamo riusciti a capire se avessero o no una massa…e poi, da lì, mi sembra che partimmo per la tangente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nabla: «Ancora una volta i <a href="http://www.npensieri.it/index.php/racconti-filosofici/senza-inizioe-senza-fine/" title="senza inizio e senza fine" target="_blank">neutrini</a> tornano a far parlare di loro!»<br />
Marco: «Mi ricordo che molto tempo fa mi spiegasti il problema relativo alla loro massa. In sintesi, mi dicesti  che ancora non eravamo riusciti a capire se avessero o no una massa…e poi, da lì, mi sembra che partimmo per la tangente con dei discorsi fantasmagorici…»<br />
Nabla: «Allora ti sono rimasti impressi questi neutrini! Pensa che il colmo per un neutrino è proprio quello di rimanere impresso, visto che su un milione di neutrini che ogni giorno attraversano il nostro corpo, solo uno all’anno riesce ad interagire con esso (e senza provocare danni per fortuna) ».<br />
Marco: «Bella questa!»<br />
Nabla: «Alla fine si è scoperto che hanno una massa, seppur molto molto piccola. Si stima che la loro massa è da 100000 ad 1 milione di volte inferiore a quella dell’elettrone».<br />
Marco: «Vedi in un paio di anni quante cose cambiano… »<br />
Nabla: «Cambia tutto, ma non cambia nulla, come sempre».<br />
Marco: «Ti riferisci alla politica italiana per caso?»<br />
Nabla: « Non avevo in mente proprio quello, comunque…tornando ai neutrini, penso che l’aver sciolto l’enigma della massa sia un risultato molto importante, ma non era questo ciò a cui alludevo  inizialmente. In realtà, c’ è in ballo qualcosa di più grande e potenzialmente rivoluzionario».<br />
Marco: «Cosa? I neutrini riusciranno a risolvere i problemi del nostro paese? »<br />
Nabla: «Ah divertente! In realtà i neutrini invece di risolvere i problemi, ce li creano. Nel senso: li creano agli studiosi che devono comprendere il singolare e bizzarro comportamento di queste particelle».<br />
Marco: «Be’, allora che ne pensi di questa equivalenza matematica: neutrini stanno a fisici come cittadini stanno a politici!»<br />
Nabla: «Che spiritoso! Non mi sembra il caso di scherzare su queste cose con i tempi che corrono».<br />
Marco: «Allora sentiamo, qual è questa sensazionale novità?»<br />
Nabla: «Nell&#8217; <a href="http://www.npensieri.it/index.php/scienza-e-tecnologia/esperimento-opera/" title="Opera neutrini" target ="_blank">esperimento OPERA</a> effettuato in collaborazione tra il <a href="http://public.web.cern.ch/public/" title="Cern" target ="_blank">CERN di Ginevra</a> ed i laboratori del Gran Sasso <a href="http://www.lngs.infn.it" title="Laboratori del Gran Sasso" target="_blank">LNGS</a> ha messo in luce che i neutrini potrebbero superare la velocità della luce. Uso il condizionale perché ancora non è stato accettato in maniera definitiva dalla comunità scientifica».<br />
Marco: «Ma è il famoso tunnel della Gelmini? »<br />
Nabla: «Sì, proprio quello. In realtà i neutrini sono una specie di Superman delle particelle, e riescono a viaggiare anche senza bisogno di alcun tunnel. Questo perché oltrepassano qualsiasi tipo di ostacolo. A volte sono in grado di  attraversare l’intero pianeta terra senza venire schermati!»<br />
Marco: «Quindi ai neutrini non servirebbe la TAV? »<br />
Nabla: «Dai basta con queste battute facili!»<br />
Marco: «Guarda che la “faccenda” inizia ad incuriosirmi,  infatti ho già pronta la prossima domanda. Prima parlavi del fatto che una scoperta deve essere “accettata”. Che significa? Quando si può dire che una scoperta è “accettata”?»<br />
Nabla: «Gli articoli scientifici devono essere vagliati scrupolosamente dagli scienziati. Chi ha pubblicato un risultato deve essere pronto a rispondere e dissolvere tutte le obiezioni e le osservazioni che vengono fatte dai colleghi provenienti da ogni parte del Globo. Inoltre, trattandosi del risultato di un esperimento, l’evento deve essere riproducibile da un gruppo di scienziati diverso da quello che ha fatto la scoperta».<br />
Marco: «A questo punto la domanda è: ammettendo che fosse vero, cosa accadrebbe ? Alla fine, che cosa cambierebbe nel mondo?»<br />
Nabla: «Apparentemente nulla, ma ci sarebbero profondi mutamenti nella fisica e, di riflesso, in tutti i campi del sapere».<br />
Marco: «Sì ma spiegami meglio in cosa consisterebbe questa rivoluzione».<br />
Nabla: «La fisica, fino ad oggi, aveva considerato come velocità limite la velocità della luce nel vuoto. La relatività si basa sul principio che nulla che trasporti  materia, energia o informazione può viaggiare a velocità superiori a quella della luce. A maggior ragione, non lo dovrebbe fare una particella dotata di massa come il neutrino».<br />
Marco: «Perché esiste anche qualcosa che non ha massa? »<br />
Nabla: «I fotoni, che, detto in linguaggio comune, sono delle “particelle di luce”, non hanno massa e viaggiano a quella che &#8211; per ora – è considerata come la velocità limite (circa 300000 Km/s). Secondo la relatività speciale di Einstein, se qualcosa dotato di massa dovesse viaggiare ad una velocità uguale o superiore a quella limite, l’energia dell’oggetto dovrebbe aumentare fino all’infinito! Dunque non si spiega come i neutrini possano avere una tale velocità».<br />
Marco: «E quindi la relatività sarebbe da buttare!»<br />
Nabla: «Andiamoci calmi con queste parole, la fisica è una scienza che ama il riciclaggio! Non si butta mai nulla! La relatività la usiamo e continueremo ad usarla tutti i giorni».<br />
Marco: «anche quando ci laviamo i denti, vero??? »<br />
Nabla: «Dipende da che spazzolino usi, in quale pianete te li lavi e a che velocità vai!<br />
In realtà, volevo dire che la relatività è ormai entrata a far parte della cassetta degli attrezzi di matematici, fisici ed ingegneri. Essa funziona molto bene per spiegare tantissimi fenomeni diversi. Quindi, al limite, se la validità dell’esperimento dovesse essere confermata,  dovremmo capire perché il neutrino ha questo comportamento particolare. Soprattutto, dovremmo trovare una spiegazione teorica adeguata e delle formule matematiche per descrivere i fenomeni scoperti, che si accordino con quelli che già conoscevamo». </p>
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		<title>La mente non sei tu</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 08:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Marco: «Un mio amico buddhista sostiene che si possa arrivare in uno stato in cui siamo completamente liberi dalla sofferenza. Egli afferma che, raggiungendo il controllo completo della mente, siamo affrancati da qualsiasi legame. Questo si ottiene con la pratica indicata nelle scritture buddhiste».</p> <p>Nabla: «In verità, nel nostro mondo non esiste mai “la cessazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco: «Un mio amico buddhista sostiene che si possa arrivare in uno stato in cui siamo completamente liberi dalla sofferenza. Egli afferma che, raggiungendo il controllo completo della mente, siamo affrancati da qualsiasi legame. Questo si ottiene con la pratica indicata nelle scritture buddhiste».</p>
<p>Nabla: «In verità, nel nostro mondo non esiste mai “la cessazione della sofferenza”. Può esistere però  l’attenuazione della sofferenza. La mente deve essere resa più forte, possiamo e dobbiamo diventarne i padroni, ma ci sono degli aspetti dell’esistenza che non abbiamo la possibilità di controllare. La sofferenza mentale non si può mai eliminare completamente. Seppur riuscissimo ad eliminarla, rimarrebbe la minaccia di quella fisica. Non esiste la liberazione completa dal mondo esterno, esiste un modo diverso di vivere, tuttavia sempre uomini attaccati al nostro contesto sociale e naturale restiamo. Se chiudiamo gli occhi a questo, il karma ci colpisce con un colpo che viene dall’esterno. Il mondo non è solo nella nostra testa, è sia nella mente che fuori. Soltanto chi vede il mondo racchiuso nel fenomeno mentale, può pensare di emanciparsi completamente dalla sofferenza con il controllo della mente. È importante comprendere che il prezzo da pagare non dovrebbe essere quello di vivere in uno stato di coma mentale. La differenza maggiore tra una pietra e l’uomo, è la mente stessa. Diventare pietre non è certamente la soluzione. Lo stesso Buddha è stato molto lontano dalla staticità dei sassi e, senza il pensiero, non ci sarebbe buddhismo. Non è il Buddha che ha insegnato a chiudere gli occhi al mondo, sono alcune interpretazioni idealiste del buddhismo che hanno travisato l’insegnamento del maestro. Il problema delle correnti idealiste del buddhismo è che riducono il mondo alla mente stessa, senza tener conto dell’esterno. Noi siamo esploratori di noi stessi e del mondo: esso non si esaurisce né nel cosmo, né nell’interiorità, è entrambi, è in entrambi. Non scappiamo dalla vita: è nella vita stessa che bisogna attraversare il mondo dentro e fuori di noi».</p>
<p>Marco: «Allora perché dobbiamo cercare di controllare la mente se non può esserci un affrancamento completo?».</p>
<p>Nabla: «”La mente non sei tu, ma è un tuo strumento<br />
al pari degli stessi cinque sensi.<br />
Puoi utilizzarla e puoi, a tuo piacimento,<br />
trascenderla all’istante in cui non pensi.<br />
Mente sovrana e tu, meschino schiavo,<br />
ti sottometti a lei, fino a sparire.<br />
Cullato in questo atteggiamento ignavo,<br />
la mente ti impedisce di reagire.<br />
Sei solo un ombra e segui il tuo padrone<br />
che ti ha usurpato il trono del successo.<br />
Lei banchetta da te, suo anfitrione<br />
ignaro e alle sue voglie sottomesso.<br />
Galleggia sulla vita come il loto<br />
e induci la tua mente a scomparire,<br />
lasciando dentro te uno spazio vuoto<br />
permeato dal tuo nuovo divenire.<br />
Fanne il passaggio verso l’Assoluto,<br />
non farti usare e rendila passiva.<br />
Calma la mente e scopriti perduto<br />
nel Mare che non tocca mai la riva.”<br />
(Sutra Indiani)</p>
<p>	Noi siamo spesso schiavi della nostra mente, riusciamo raramente  a dominarla appieno. Ci lasciamo trascinare dai capricci della mente come una carrozza che viene trainata da dei cavalli senza auriga. Non riusciamo mai a separare realtà e mente, coscienza e inconscio: la nostra esistenza si esaurisce in un vago e confuso flusso di coscienza; il nostro “io” è un pezzo di legno che ondeggia sulle acque della mente in tempesta. Tuttavia, un flusso mentale travolgente può bruciare l’esistenza. È importante notare che noi non siamo la nostra mente, ma è lei che appartiene a noi. Se prende il sopravvento, anziché essere fonte di vita, essa diventa un parassita che assorbe tutte le nostre energie. Invece, se riuscissimo a far diventare la mente come la superficie di un lago senza increspature, allora potremmo trarne giovamento, senza identificarci con essa o seguirla come degli schiavi. Essa dovrebbe essere il marinaio che ci aiuta a sbrogliare i nodi della vita, ma se i pensieri si affollano come orde di insetti, come possiamo scegliere? Come possiamo vivere? E allora:</p>
<p><em>Vien dietro a me, e lascia dir le genti:<br />
sta come torre ferma, che non crolla<br />
già mai la cima per soffiar di venti;<br />
ché sempre l’omo in cui pensier rampolla<br />
sovra pensier, da sé dilunga il segno,<br />
perché la foga l’un de l’altro insolla.<br />
(Dante Alighieri, Purgatorio V )</em></p>
<p>	Lo stesso Virgilio ha consigliato a Dante di mettere degli argini al flusso dei pensieri. Lasciando da parte il talento ineguagliabile di Dante, chi non ha un minimo di padronanza della propria mente non può nemmeno  leggere testi che impegnano a livello intellettivo. Ci sono persone molto intelligenti, che però non hanno alcuna capacità di controllo del flusso mentale e così non riescono a raggiungere la concentrazione intellettuale, che è la prima e la più banale fase di controllo della mente.<br />
 	Nella filosofia yoga si dice che la mente è un grande servitore, ma una pessima padrona. Lo Yoga identifica cinque stati della coscienza che sono legati al controllo della mente:</p>
<p>1)	Instabile;<br />
2)	Confusa, oscura;<br />
3)	Stabile ed instabile;<br />
4)	Fissata su un solo punto;<br />
5)	Completamente frenata.</p>
<p>	Le prime due modalità sono comuni a tutti gli uomini che non hanno alcun controllo sulla loro mente. Il terzo stadio si ottiene con la concentrazione intellettuale. Gli stati mentali più instabili sono quelli che provocano più dolore e sofferenza. In questa condizione, la mente è un fardello e non una preziosa gemma da custodire. Nel terzo stadio iniziamo a farla lavorare come dovrebbe: siamo noi che prendiamo le redini e lei inizia a servirci. La mente si focalizza sull’attività intellettuale e ciò consente di fermare temporaneamente il flusso delle onde che la agitano. Gli ultimi due stadi sono propri dello yoga più elevato. La concentrazione su un solo punto permette di iniziare ad essere completamente padroni della propria mente. Ci si concentra su un solo pensiero, oscurando tutti gli altri pensieri. È come se avessi una rete piena di pesci e ne prendessi uno solo, guardandolo attentamente. Nell’ultima forma si ha il perfetto distacco dalla mente e tutti i pensieri possono essere osservati senza il minimo coinvolgimento personale fino a che svaniranno spontaneamente. A questo punto, la nostra compagna sarà completamente libera e svuotata, anche se la persona è cosciente e presente a se stessa. La mente addomesticata è come la superficie piatta di un lago che non è agitata dal vento che dall’esterno soffia impetuoso».</p>
<p> “Come il fabbro raddrizza una freccia, così il saggio governa i suoi pensieri, per loro natura instabili, irrequieti e difficili da controllare. I pensieri fremono e si dibattono come pesci tolti alla loro dimora liquida e gettati sulla terraferma. La padronanza della propria mente, ribelle, capricciosa e vagabonda è la via verso la felicità” Dhammapada</p>
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		<title>Il giusto mezzo dialettico</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 11:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nabla: «Immagina un’opera d’arte di valore inestimabile. Ora pensa ad un Raffaello che distrugge le sue opere subito dopo averle realizzate. Pensa al rito del mandala: viene creata un’opera d’arte di valore estetico e semantico non inferiore a quello dei nostri più grandi artisti, e poi “puff”, fatta sparire di colpo dall’artista stesso, distrutta, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nabla: «Immagina un’opera d’arte di valore inestimabile. Ora pensa ad un Raffaello che distrugge le sue opere subito dopo averle realizzate. Pensa al rito del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mandala" title="mandala" target="_blank">mandala</a>: viene creata un’opera d’arte di valore estetico e semantico non inferiore a quello dei nostri più grandi artisti, e poi “puff”, fatta sparire di colpo dall’artista stesso, distrutta, per sempre».<br />
Marco: «Parli dei monaci buddhisti? Sono dei pazzi. Lo dico in senso scherzoso. Ma a cosa può servire un gesto del genere?».<br />
Nabla: «Tutto è giocato sulla differenza interno/esterno. Una volta realizzato, il mandala fisico, ha svolto la sua funzione. Successivamente, per interiorizzarlo, la volontà si deve liberare di esso. L’ho fatto mio, non c’è più bisogno che esista nel mondo esterno, ora è una parte di me. La distruzione della mia opera è distruzione della volontà, della vanità, della differenza soggetto/oggetto. Vita vuol dire interiorità, una volta che l’ho fagocitato non c’è più motivo che esita nella realtà esterna. Dunque significa solo che tutto esiste in rapporto alla nostra interiorità».<br />
Marco: «Ah, siamo sempre ad uno degli eterni dilemmi. Dov’è il mondo: dentro o fuori?».<br />
Nabla: «Sembra una domanda banale. In verità, è qui che si gioca la differenza tra le due culture. È  sufficiente osservare la diversità tra lo sviluppo della conoscenza occidentale e quella di alcune civiltà orientali, che hanno consapevolmente posto le basi della filosofia su una teoria della conoscenza più “scettica”, in cui la conoscenza esteriore è, per dirla in termini agostiniani, vana curiositas».<br />
Marco: «In realtà l’Occidente è stato (e penso sia ancora) tormentato da questa domanda. Ad esempio, Sant’Agostino riteneva più importante la conoscenza interiore rispetto a quella esteriore. Però mi sembra che fosse interessato anche al sapere scientifico, infatti, ha addirittura anticipato la relativizzazione del tempo. Per di più, è stato il filosofo che più si è avvicinato alle teorie fisiche attuali riguardanti la nascita dell’universo, ovviamente considerando solo il punto di vista filosofico».<br />
Nabla: «Sì, è vero. Ma per quello che interessa a noi in questo ragionamento, egli subordinava la conoscenza esteriore a quella interiore. Quindi, per lui, a differenza di chi ha condonato Galileo, la scienza avrebbe potuto essere utile alla conoscenza del mondo e, quindi, avrebbe permesso di conoscere meglio anche l’uomo stesso. Mi ricordo che <a href="http://www.npensieri.it/index.php/filosofia/socrate/" title="Socrate" target="_blank">Socrate</a> aveva un pensiero simile a questo».<br />
Marco: «In tal senso, io penso sia l’atteggiamento corretto. Perché concentrarsi troppo sull’interiorità porta ad una stasi. Non ci può essere scienza in una ricerca che non tiene conto del mondo esterno. Basta osservare alcune comunità di monaci: sono rimasti così come erano migliaia di anni fa, senza aver sfiorato il minimo progresso scientifico e tecnologico. Dall’altra parte, dare troppa attenzione al mondo esterno porta ad una stagnazione dell’elevazione spirituale ed etica, che sono fondamentali per la sopravvivenza dell’umanità e per non cadere in una sterile aridità. L’uomo che si sente vivo solo per ciò che possiede esternamente è come un sasso».<br />
Nabla: «A questo proposito, un po’ di tempo fa, mi ha colpito un evento. Stavo parlando con una persona. In particolare mi chiese a cosa può servire la meditazione. Nel mezzo del discorso gli dissi: – “Noi non siamo solo quello che possiamo cogliere attraverso le nostre manifestazioni esteriori, c’è anche qualcosa che sta dentro di noi, che basta a se stesso, è la nostra interiorità. Ogni tanto dovremmo  fermarci, isolarci dal mondo, dalle connessioni con l’esterno e cercare di entrare in contatto solamente con ciò  che è dentro di noi ”. La cosa sorprendente è che, pur essendo una persona di una certa età, ha assunto l’espressione di chi ha afferrato un concetto nuovo ed inimmaginabile. Sembrava un bambino a cui la mamma ha detto per la prima volta “tu esisti”».<br />
Marco: «Il problema del nostro tempo è che stiamo perdendo contatto con l’interiorità, non abbiamo più l’anima».<br />
Nabla: «Possiamo essere evoluti quanto vogliamo dal punto di vista scientifico, ma se non ci rendiamo conto neanche di esistere, mi chiedo che senso abbia. Per di più, anche l’etica è sorta dal momento che  l’uomo ha preso coscienza della sua interiorità. Egli si rende conto che dentro di lui c’è qualcosa di prezioso, e così, per estensione di questa presa di coscienza sui suoi simili, sente l’esigenza di vivere rispettando l’esistenza altrui. Qualcuno di quelli che abbandona la società, lo fa perché vede nella massa una gran quantità di zombi senza anima».<br />
Marco: «Pensi che oggi il mondo Occidentale sia più evoluto dal punto di vista etico o scientifico?».<br />
Nabla: «Secondo me, dal punto di vista scientifico siamo dei giganti. Ho il sospetto che ci troviamo solo all’inizio e arriveremo all’inimmaginabile. Basti pensare che quasi tutta l’evoluzione scientifica e tecnologica è avvenuta nel nostro secolo e non sembra avere l’intenzione di arrestarsi. I progressi si susseguono a velocità impressionanti e, più si andrà avanti, più la crescita aumenterà la sua accelerazione. Tuttavia, se continuiamo a tirare bombe o a combatterci l’uno con l’altro, non vedo grandi speranze per l’umanità. Dal punto di vista etico siamo dei bambini. E questo penso sia pericoloso: dare ad un bambino un’arma molto potente che potrebbe non essere in grado di gestire non è rassicurante. Ad ogni modo, alcuni progressi li abbiamo fatti sicuramente. Pensiamo all’abolizione della schiavitù, all’emancipazione delle donne, alla libertà di espressione, alla …».<br />
Marco: «Però, anche in questo caso i pareri sono discordanti. C’è chi dice che l’emancipazione delle donne sta distruggendo la famiglia, che la schiavitù si è solo spostata in altri paesi, che la liberà di espressione diventa anarchia».<br />
Nabla: «Ecco appunto, quando si parla di scienza tutti siamo d’accordo, ma l’etica è così problematica. E sembra che alcuni eventi sociologici si ripetano in modo ciclico nella storia. La libertà porta gioiosità e favorisce uno sviluppo creativo e scientifico. Ma l’eccesso porta all’anarchia, alla confusione, ad una esagerata licenziosità. A quel punto, la dissoluzione completa dei valori morali riporta all’autoritarismo e ad una eccessiva rigidità morale. Ogni trasformazione ha i suoi benefici ed i suoi effetti collaterali».<br />
Marco: «Allora non c’è soluzione?».<br />
Nabla: «Non lo so, certamente non esiste la soluzione dei sogni e non sarà mai definitiva. Ragionando in termini puramente antropomorfi, penso che l’unica strada sia quella del “<strong>giusto mezzo</strong>”».<br />
Marco: «Quale? Quello di <a href="http://www.npensieri.it/index.php/filosofia/il-buddhismo-del-buddha-siddhartha/" title="Buddha" target="_blank">Buddha</a> o quello di Aristotele?».<br />
Nabla: «Intendo uno stato di equilibrio che si colloca a metà tra gli estremi. Ma, anche in questo caso, ci sono dei problemi. Difatti sia Buddha che Aristotele hanno definito il <em>giusto mezzo</em> in relazione alla loro cultura. Per Aristotele, era una sorta di media tra i valori che la società in cui viveva considerava positivi e quelli negativi.<br />
Egli ha identificato gli atteggiamenti virtuosi come <em>giusto mezzo</em> tra i comportamenti estremi. Ad esempio, il coraggio è la via di mezzo tra viltà e temerarietà. Gli altri sono:</p>
<p>•	Temperanza: <em>giusto mezzo</em> tra intemperanza e insensibilità;</p>
<p>•	Liberalità: <em>giusto mezzo</em> fra avarizia e prodigalità;</p>
<p>•	Magnanimità: <em>giusto mezzo</em> tra la vanità e l&#8217;umiltà;</p>
<p>•	Mansuetudine: <em>giusto mezzo</em> tra l&#8217;irascibilità e l&#8217;indolenza;</p>
<p> 	Può essere un ottimo punto di partenza, ma non bisogna limitarsi ai valori della propria civiltà ipostatizzandoli. E gli stessi estremi come sarebbero stabiliti? È ovvio che anch’essi dipendono dalla collocazione storica e culturale.<br />
 	Per quanto riguarda Buddha, egli definisce il giusto mezzo come la vita monastica. Quest’ultima è una via di mezzo tra due eccessi. Il primo estremo è la vita voluttuosa, che porta a ricercare continuamente la soddisfazione di desideri, in una voluttà che non verrà mai saziata. L’altro estremo è l’ascetismo esasperato, che conduce all’orgoglio. Dunque, la vita monastica è la vita virtuosa che permette di rimanere nel giusto mezzo. D’altro canto &#8211; come abbiamo detto prima &#8211; questo tipo di esistenza, se abbracciata da tutti, toglierebbe di mezzo anche il progresso scientifico e la capacità produttiva dell’uomo».<br />
Marco: «Allora cosa intendi per giusto mezzo?».<br />
Nabla: «Il problema è che l’uomo tende naturalmente verso gli eccessi. Potrei dire che il giusto mezzo in ambito sessuale è una vita di mezzo tra la lussuria e la castità. Nel medioevo la verginità era sacra, oggi è quasi vergogna. La saggia concezione greca del nulla di troppo direbbe: la morigeratezza sessuale è importante, ma non deve essere ottenuta per costrizione. Oppure, la vita non va basata sul piacere, ma non lo deve neanche escludere. Quindi una via di mezzo tra ricerca interiore ed esteriore potrebbe essere: non scordarti mai di conoscere te stesso, ma continua a conoscere ciò che hai intorno. Il mezzo  tra il dogmatismo e lo scetticismo è non so nulla, ma devo sapere. Se vuoi questo <em>giusto mezzo</em> è una compresenza armoniosa ed equilibrata di elementi opposti o diversi.<br />
 	Per fare ancora meglio, dovremmo introdurre un concetto più malleabile, che riesca ad adattarsi allo scorrere del tempo ed al cambiamento. Per questo è necessario un giusto mezzo “analitico”, cioè applicato alla singola situazione ed al contesto, mai ad una realtà ideale ed immobile. Il giusto mezzo io lo vedo come equilibrio puntuale e contestualizzato, una sorta di media tra i valori vigenti nel contesto spazio-temporale dell’agente».<br />
Marco: «Capisco quello che dici. Tuttavia da realizzare è molto difficile. In ogni caso, penso che l’eccesso non sia da disprezzare. Mi sembra che sia proprio l’eccesso che porti l’uomo ad evolversi verso una determinata direzione. La storia ricorda gli uomini che abbracciano gli eccessi. Per raggiungere un elevato livello in qualche attività bisogna dedicarle tutte le energie ed il tempo che abbiamo, fino al punto che può diventare quasi un’ossessione. Prendi la stessa filosofia. Essa nasce come uso eccessivo del pensiero. Se <a href="http://www.npensieri.it/index.php/filosofia/platone/" title="Platone" target="_blank">Platone</a> o Aristotele fossero stati equilibrati, ed avessero scelto una vita più equilibrata, non avrebbero concepito quella ricchezza di pensiero che ha caratterizzato la loro opera».<br />
Nabla: «Effettivamente non hai tutti i torti. Mi ricordo che anche <a href="http://www.npensieri.it/index.php/aforismi/pensieri-di-albert-einstein/" title="Pensieri di Einstein" target="_blank">Einstein</a> affermò che stava rischiando di diventare pazzo dopo essersi barricato in casa qualche anno, tentando di formulare la Relatività Generale. E la sua mente era decisamente sbilanciata verso la scienza. All’opposto, potrei prendere San Franceso di Assisi che era completamente assorbito dalla religiosità; ciò nondimeno, proprio grazia a questa dedizione assoluta, è stato uno tra i più grandi santi che l’umanità abbia mai conosciuto».<br />
Marco: «Per riuscire al massimo in qualche attività, oltre alle capacità innate, bisogna dedicare tutto quanto a quella disciplina, trascurando molti altri aspetti dell’esistenza».<br />
Nabla: «E dunque, si entra necessariamente in una fase di squilibrio, in cui siamo proiettati verso un obiettivo che ci richiama sempre verso di lui. Ad ogni modo, penso sia proprio questa la nuova sfida da affrontare: l’eccesso alla lunga non paga e porta ad una stagnazione, o conduce addirittura ad un peggioramento».<br />
Marco: «Io senza eccesso non vedo progresso. È  proprio dall’eccesso che emergono le innovazioni, le quali, in uno stato di equilibrio, rimarrebbero nascoste».<br />
Nabla: «Alla fine penso che la sproporzione porti comunque ad un equilibrio. Gli eccessi tendono a compensarsi per evolvere verso la media in un processo dialettico. La fusione di istanze opposte, che, alternandosi, portano ad un perfezionamento».<br />
Marco: «E la <em>dialettica</em> avviene tra gli individui, nella storia, nel pensiero. Un ritorno a Hegel?».<br />
Nabla: «No, per carità. Hegel ha piegato il processo dialettico ai suoi servigi.  Nonostante la sua grande cultura, il demonio ha ingiustamente strumentalizzato la <em>dialettica</em> per dire che la sua religione era la migliore, che la sua filosofia era la summa di tutte le filosofie. Hegel è un domestico del potere, è l’uomo che non ama la natura perché maligno di fattura.<br />
 	Io intendo una <em>dialettica</em> pura, flusso di opposti che, compensandosi, si spostano verso l’equilibrio. Non è detto che il flusso dialettico segua un’evoluzione diacronica. Mi sembra che possa essere pensato anche come un processo vittima dell’eterno ritorno, non c’è necessariamente un’evoluzione temporale lineare nello svolgersi del flusso dialettico. Ogni volta che si cade verso un eccesso, c’è una controparte <em>dialettica</em> che tende a riequilibrare lo stato di cose. Poi l’equilibrio cede nuovamente il passo ad un estremo e l’altro opposto è pronto a riportare verso il centro l’ago della bilancia».<br />
Marco: «Quindi la <strong>dialettica</strong> è lo strumento per arrivare al <em>giusto mezzo</em>».<br />
Nabla: «A mio avviso sì. Saltando da un opposto all’altro, si ottiene una sorta di media in cui i contrari si fondono. Ti faccio degli esempi più concreti. Tra il Dogmatismo (verità unica ed indiscutibile) e lo scetticismo (assenza di verità) c’è la ricerca intesa come indagine che ha come obiettivo la verità, ma che può essere sempre messa in discussione (il Socratismo). Quindi la <em>dialettica</em> tra scetticismo e dogmatismo è la ricerca. Pensa anche al passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo. Il Romanticismo nasce come reazione all’Illuminismo e al Neoclassicismo. All’eccesso di razionalità e al culto della bellezza classica si contrappongono la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, e, soprattutto, l’affermazione dei caratteri individuali di ogni artista dell’epoca romantica. Ma il processo non è sempre lineare. Illuminismo e romanticismo non solo si alternano nel passare del tempo, ma la stessa cultura di una determinata epoca storica è frutto del processo dialettico tra le diverse istanze. Un periodo prevale una linea di pensiero, ma quella opposta è sempre presente e viene difesa da una minoranza. La storia è scritta dai vincitori, ma i perdenti di oggi sono i trionfatori di domani. In sintesi, i due estremi si nutrono uno dell’altro in un processo che non ha né fine né evoluzione diacronica.<br />
 	Dall’estremo nasce sempre l’opposto. Questa idea è una vecchia conquista, che ha origini lontane. Molte filosofie orientali si basano proprio sulla consapevolezza che da un opposto deriva anche l’altro, e che non c’è estremo senza la controparte. Si può intuire come la dialettica permetta di mitigare l’angusta prigione degli opposti. Essa tende ad un “rimescolamento delle carte” che porta alla nascita di un qualcosa che non è più opposizione degli opposti, ma fusione ed integrazione. Il processo è continuo, esso dà vita ad un movimento circolare e traslatorio allo stesso tempo. In questo modo è possibile sia la ripetizione, che l’evoluzione. È come se il processo dialettico disegnasse una spirale che trasla con moto orizzontale. Gli eventi si ripetono e oscillano tra gli opposti, ma i nuovi eventi sono sempre diversi da quelli passati».<br />
Marco: «Il problema è che dovremmo spostare il processo dialettico a livello individuale. Ogni individuo dovrebbe essere dialettico in sé e vivere secondo il  giusto mezzo».<br />
Nabla: «Però come hai detto tu prima, se tutti fossero equilibrati, o se l’umanità stessa nel complesso fosse equilibrata, non ci sarebbe più l’estremo e quindi non ci sarebbe la specializzazione in una determinata credenza o attività, che porta comunque a competenze di livello molto più elevato».<br />
Marco: «Dunque abbiamo uno squilibrio necessario, che viene equilibrato dalla <em>dialettica</em>. Però – in modo utopistico – se tutti fossero dialetticamente equilibrati non avremmo bisogno dell’eccesso. Sarebbe la media ad agire, anziché i picchi eccessivi dei singoli. Di conseguenza, produrremmo gli stessi risultati, in maniera più equilibrata».<br />
Nabla: «Allora mi sembra che il <em>giusto mezzo</em> in sé, come equilibrio statico è desiderabile, ma quasi impossibile da ottenere. Invece – per forza di cose &#8211; la dialettica conduce comunque verso il <em>giusto mezzo</em> in modo dinamico seguendo un moto circolare e traslatorio, ed è questa la conclusione che possiamo trarre dal nostro dialogo».<br />
Marco: «Sembra di sì».</p>
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		<title>Intellettualismo etico o pusillanimità pratica?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 10:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nabladue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Marco: «Io sono ancora dubbioso. Perché non possiamo affidarci alla ragione, invece di credere alle favole o di accontentarci delle parabole? Non potremmo giungere a delle conclusioni più rigorose, scientifiche?». Nabla: «Socrate ci ha insegnato che il pensiero logico-discorsivo ha un limite in ambito etico. Platone ha prima accettato l’insegnamento del maestro, poi ha creduto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco: «Io sono ancora dubbioso. Perché non possiamo affidarci alla ragione, invece di credere alle favole o di accontentarci delle parabole? Non potremmo giungere a delle conclusioni più rigorose, scientifiche?».<br />
Nabla: «<strong>Socrate</strong> ci ha insegnato che il pensiero logico-discorsivo ha un limite in ambito <em>etico</em>. Platone ha prima accettato l’insegnamento del maestro, poi ha creduto che con la sola ragione si potesse conoscere qualsiasi cosa, ed ha sbagliato. Aristotele ha continuato su questa scia. Gran parte della filosofia occidentale è la riproposizione degli stessi problemi che però non cedono mai  alla forza della ragione. Qualcuno aveva indicato la strada molti secoli fa: le teorie non valgono nulla in ambito <em>etico</em>, serve l’esempio umano, dobbiamo guardare al comportamento. Invece, oggi, il filosofo si rifugia in un pensiero astratto e confortante e la filosofia diviene una pura ginnastica mentale. Sui libri di scuola, si arriva perfino a dire che quello di Socrate era un <em>intellettualismo etico</em>».<br />
Marco: «Scusa se ti interrompo, ma che vuol dire questa definizione concettuale?».<br />
Nabla: «<em>L&#8217;intellettualismo etico</em>è la credenza secondo cui la morale coincide con la conoscenza. In altre parole, si ritiene che la conoscenza della verità e del bene spinga automaticamente ad agire in conformità ad essi. Un uomo che conosce il vero bene, non può che agire benevolmente. <em>L’etica</em> può dunque essere completamente formulata attraverso la ragione. Sulla scia di tale credenza, Platone è partito per la ricerca di una definizione rigorosa dei concetti di bene, giustizia ed altre chimere irraggiungibili dal solo pensiero. Il problema è capire se sia lecito attribuire questa ideologia a <em>Socrate</em>. La frase che spesso viene indicata per bollare Socrate di <em>intellettualismo etico</em> è  “nessuno fa il male in modo volontario”. Tuttavia, questa espressione significa solo che le persone agiscono il più delle volte in maniera inconsapevole: è come dire “Padre perdona loro perché non sano quello che fanno”.  Essi sono come burattini che, non conoscendo loro stessi, vengono guidati nelle loro azioni da una forza nascosta ed irrazionale, di cui non sono coscienti. Per questo motivo, <em>Socrate</em> incitava gli ateniesi a dedicarsi alla conoscenza dell’anima. La credenza che l’Io sia solo buono è un’invenzione di Platone. Al contrario, <em>Socrate</em> ha messo proprio in evidenza il paradosso morale, come conseguenza del conflitto tra L’Io etico e l’Io che ricerca se stesso. Sono due strade che l’uomo deve percorrere, ma che paradossalmente si intrecciano in un eterno conflitto: “Vada come sta a cuore al dio. Alla legge si obbedisce. Difendersi si deve”.<br />
 	Solo chi pensa ad una anima buona in sé può ritenere che basti la ragione. Invece, egli afferma più volte che l’anima non è buona, ma va resa buona: “Io non vado intorno facendo nient’altro se non cercare di persuadere voi, e più giovani e più vecchi, che non dei corpi, dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di nessuna altra cosa prima e con maggiore impegno che non dell’anima in modo che diventi buona il più possibile …”<br />
 	<em>Socrate</em> non dice mai “ragionate sulla bontà dell’anima”, bensì dedicatevi alla cura di essa: è un messaggio estremamente pragmatico, non teoretico.<br />
 	Con la sua morte e l’ostinazione a non volere accettare la salvezza, egli ha giocato l’ultimo “scherzo” agli ateniesi e al mondo intero. Il suo messaggio non è politico, ma è rivolto singolo uomo ed alla singola donna, a chi si vuole liberare, a chi ha il coraggio di passare per la porta stretta.<br />
“O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirò piuttosto al dio che a voi, e finché abbia respiro, e finché ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di ammonirvi [...] Tu che sei ateniese, cittadino della più grande città, non ti vergogni a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne quante più possibile, e della tua anima, affinché essa diventi quanto più possibile ottima, non ti dai cura?”<br />
 	Egli è il demone che ci richiama sempre verso Delfi, alla conoscenza di noi stessi, ma che allo stesso tempo ci  fa sentire il peso etico di questa scelta. La filosofia è una tensione perenne, è essa stessa ironia, paradosso. Socrate stesso è l’oracolo: chi vuole vivere deve andare da lui. Ciò nondimeno, chi va da lui viene anche richiamato ai suoi doveri etici. Il contrasto è apparentemente insanabile, si paga anche con la morte, ma è l’unica rischiosa via da percorrere per poter dire “ho vissuto”, sono un uomo.<br />
	La cosa straordinaria è che la ricchezza del messaggio socratico non si esaurisce in questo. Egli ci ha insegnato anche qualcosa di molto più importante: che abbiamo dentro una scintilla divina. La contraddizione dialettica tra l’Io <em>etico</em> e quello personale può essere dissolta nella saggezza. E la risposta al paradosso viene proprio da Dio. Solo la goccia divina ci può aiutare a sanare il contrasto tra la morale e l’Io, tra l’artificialità del logos e la vita stessa: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?». (Giovanni 10,11)<br />
 	Tentare di chiudere Socrate in delle definizioni intellettualistiche è una follia. Egli non si è mai adagiato su un intellettualismo etico. Si è servito della filosofia solo per conoscere se stesso, non si è fatto dominare, l’ha dominata: ha trasformato il pensiero in vita, ha parlato con l’azione. I professori nelle università di oggi, si sono mai posti questo traguardo o hanno preso rifugio solo in astratte ricerche intellettuali?<br />
 	I filosofi occidentali sono grandi pensatori, tuttavia le loro acrobazie teoretiche nascondono profonde contraddizioni, la loro voglia di conoscere spesso si confonde con la vanità. La filosofia ha perso la saggezza, per dare spazio alla parola. Siamo partiti da un Socrate focalizzato sull’evoluzione interiore dell’uomo, per arrivare a professori accademici che scrivono solamente grandi trattati speculativi. Bisognerebbe chiedersi se è un percorso naturale o la corruzione di un’idea.<br />
 	In conclusione, il problema dell’uomo è quello di trovare un compromesso tra la <em>morale</em> degli schiavi e la vita stessa, tra la sopravvivenza e l’artificialità. Ce ne siamo resi conto: il paradosso morale persiste. A noi <em>Socrate</em> lo ha mostrato in tutta la sua essenzialità. La sua morte non è una nostra condanna, ma l’accettazione del dramma della realizzazione della vita del sé in rapporto con gli altri sé.  Ciò comporta un incontro, ma, inevitabilmente, anche uno scontro».</p>
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