La bellezza salverà il mondo
L’idiota di Dostoevskij

La-grande-bellezza

Molti commentatori della grande bellezza hanno citato Fellini ed i richiami sono incontestabili, ma in questo film c’è anche lo spettro di una Madre Teresa che alla fine ci fa vedere la bellezza con il cuore e non con gli occhi.

Per apprezzare il film in chiave esistenziale, bisogna comprendere il ribaltamento giocato sull’idea di bellezza. «Ho cercato la grande bellezza» afferma il protagonista del film Jep Gambardella. Si capisce che probabilmente ha inseguito una bellezza che non era affatto bella. Ha rincorso la vacuità, un bla-bla-bla, il luccichio di pietre preziose poggiate sul seno di una donna. Insomma, ha posto al centro della sua vita una bellezza effimera, transeunte , apparente. È consapevole di ciò, della sua miseria, dei suoi trucchi per non pensare alla palude in cui lui e i suoi compagni di viaggio si trovano. Ma anche se è mezzo cieco, vede più degli altri; anche se è ubriaco, è più consapevole degli altri. Lui sa, intuisce che la sua è una vita apparentemente bella, ma allo stesso tempo misera. Sa di essere un codardo e sa che l’uomo è fragile, vittima di se stesso. Ha sfiorato la bellezza dell’amore vero e ha superficialmente ignorato anche questo appiglio per uscire dalla palude.

Alla fine, dalla bruttezza della falsità delle istituzioni religiose arriva la fede idiota , vecchia, brutta in volto, caricaturale, povera, consumata, stanca, morente eppure ancora in grado di salire le scale della sofferenza, del martirio, del sacrificio e dell’amore per dare luce alla vera bellezza. Questa non può essere compresa con il ragionamento, è contraddittoria e si piega anche all’ipocrisia della burocrazia; ci sembra stupida, insensata, irreale, ma nonostante tutto è ancora ciò che ci tiene in vita come esseri umani.
Ovviamente il protagonista non può percorrere la via dell’ascetismo, della spiritualità e della carità. Egli è molto più simile al cardinale edonista e raffinato. È come se il cardinale stesso facesse parte del gruppo di Gambardella. I due infatti non hanno nulla da dirsi, alimentando la solita vacuità dei dialoghi mondani che a volte toccano anche punte di franchezza cinica. In poche parole, essendo Jep un uomo con molta carne e “poco spirito” non si può sovrapporre alla santa, non può seguirne le orme, ma può trarne ispirazione.
Seguiamo attentamente gli ultimi dialoghi con la Santa. Essa gli chiede:

“Perché non ha mai più scritto un libro”

Qui lei lo sorprende perché gli fa una domanda di grande umanità e gli sta parlando con il cuore e non in modo asettico o ascetico. Paradossalmente, è uno dei pochi dialoghi del film in cui c’è vera ricerca di empatia e non mero chiacchiericcio.

“Cercavo la grande bellezza” e guardando la parte più bella di Roma (il Colosseo) all’ora più bella (l’alba) e “non l’ho trovata”

E lei risponde:

“E sa perché mangio solo radici”

“No perché?”

“Perché le radici sono importanti.”

Come a dire: io e lei abbiamo capito che la realtà è piena di trucchi e tutti recitiamo una parte (io compresa) ma, anche se non lo comprendiamo, il creato è bello. A quel punto la santa fa volare gli aironi permettendo a Jep di contemplare la bellezza del creato anche se per un solo istante.
Alla fine c’è la consapevolezza di non poter essere diversi da quello che si è, ma le immagini della natura, della fede e dell’amore si intrecciano e lo spingono ad iniziare un nuovo romanzo. La sua piccola ma profonda evoluzione, gli fa vedere l’esistenza con uno sguardo nuovo, capace di cogliere dei fugaci sprazzi di grande bellezza nel marasma senza forma chiamato vita.

La grande bellezza


Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco. (Jep Gambardella) – La grande bellezza
La grande bellezza ultima modifica: venerdì,11 aprile 09:47, 2014 da nabladue
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