Articolo del lettore Pietro di Npensieri.it sul fim Lei (Her) del 2013

Lei (Her) è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze, con protagonista Joaquin Phoenix. Il film descrive un futuro non troppo lontano nel quale i computer hanno un ruolo di primissimo piano nella vita delle persone.
I ROBOT acquisiscono coscienza, sentimenti e un’intelligenza straordinaria, anche superiori a quelle umane.Ricco di risvolti sociali di relazione tra persone e tecnologia pone interrogativi esistenziali che danno adito a diverse interpretazioni. L’umanità dovrà rispondere a queste istanze se non vuole finire nel distruggere le relazioni, in un mondo senza senso.

Di seguito vi propongo, la mia interpretazione del film da un punto di vista sociale (non entro nel merito dell’opera da un punto di vista artistico-cinematografico).

1) ATTENZIONE A NON CREARE ECCESSIVA DIPENDENZA NEI CONFRONTI DEI DISPOSITIVI ELETTRONICI.

Questo ci porterebbe alla perdita di contatto con la realtà: ipnotizzati dai nostri dispositivi elettronici ci separiamo dalla vita. La tecnologia sta perdendo il suo vero scopo, quello di aiutare a risolvere problemi contingenti. Oggi viene addirittura elevata come se fosse una nuova divinità. In realtà dovrebbe essere considerata uno strumento, al pari di un aratro, un martello, un’automobile, ecc…

2) Il VIRTUALE PRENDE IL POSTO DEL REALE

Prendiamo coscienza del fatto che siamo noi uomini e donne ad evolvere verso una forma nuova di umanità! Nel film c’è il rischio che, i più ingenui, credano veramente che una macchina possa arrivare ad avere COSCIENZA E SENTIMENTO (singolarità tecnologica). Confidando sempre più nella tecnologia, la responsabilità dell’individuo viene ad essere trasferita ad altro, l’uomo persegue scopi utilitaristici, riducendo l’individuo a una monade consumistica! I totalitarismi del 900 insegnano che l’uomo è una pedina manovrabile, magari pronto a farsi impiantare un microchip vendendo la propria libertà ad un potere che neanche lui conosce.

“Per Descartes la scienza, la matematica, la logica, sono cosa pensante, mentre gli animali sono solo macchine, cosa estesa. Con lo sviluppo di macchinari si pensava che si potevano imitare attività animali, più
difficile attività intellettuali superiori. Le cose sono andate all’opposto: i computer dimostrano teoremi molto complessi, battono campioni di scacchi, ma non sanno imitare attività animali elementari (cane che riconosce da lontano il padrone dalla sagoma).Forse un giorno le macchine dimostreranno il teorema di Godel ma non riusciranno mai ad imitare il pensiero di Heidegger, Lacan, o tanti altri. La filosofia che non piace ai positivisti è una filosofia animale, pulsionale e non computazionale. Una certa spiritualità trova spazio scientifico solo nel puro caso. E ci dà uno spiraglio per pensare che una certa umana imprevedibilità potrebbe essere traccia di una misteriosa, improbabile libertà.”
(Lacan, oggi: sette conversazioni per capire Lacan – Libro di Antonio Lucci e Sergio Benvenuto)

Di seguito alcuni spunti tratti da recensioni sul web

Il film è ambientato in un futuro non troppo lontano nel quale avviene un cambiamento epocale, antropologico. L’interesse verso le nuove tecnologie è sempre più diffuso, nel tentativo forse di rispondere all’interrogativo dell’uomo sul senso della vita e contenere la paura dell’ignoto.
In continuità coi nostri tempi, l’uso delle nuove tecnologie diventa rappresentativo dell’illusione dell’uomo di poter creare intelligenze artificiali dotate di competenze cognitive ed emotive perfette.
Tratto da:http://www.spiweb.it/recensioni-cinema/5614-her

Jonze si diverte a mostraci un’umanità (siamo noi) ormai intenta a parlare da soli con dei dispositivi tecnologici, uomini e donne che si sfiorano l’un l’altro, mentre sono intenti a parlare con un “altro mondo”, umano o puramente tecnologico che sia. Ecco che “La tecnologia ridisegna i confini tra intimità e solitudine”, siamo soli perché incapaci di stabile delle relazioni durature con l’altro, “insicuri delle relazioni e ansiosi nei confronti dell’intimità, cerchiamo nella tecnologia dei modi per instaurare rapporti e allo stesso tempo proteggerci da essi.” Lei è un amaro, amarissimo ritratto di come siamo diventati, nell’era della riproducibilità tecnica delle emozioni. L’altro non ci basta più, oppure è semplicemente “troppo”. Come se l’amore non avesse più scampo nell’eccesso di informazioni e comunicazioni dentro cui viviamo costantemente.
Tratto da : http://www.sentieriselvaggi.it/in-e-out-in-lei-di-spike-jonze/
Sul finale, lo spettatore, illuminato da quello che la scritta “software not found” scuoterà nel protagonista, potrà ridestarsi (qualora si fosse perso) insieme a lui da questo sogno dolceamaro d’amore e prendere atto della perdita di confini tra ciò che è reale e ciò che rimane solo un software a cui il protagonista è giunto, in un momento storico in cui vengono spese più risorse per far evolvere una macchina, piuttosto che per nutrire un’evoluzione più profonda, che consenta di renderci protagonisti consapevoli della e nella esperienza (realmente sperimentata) con l’altro.
Tratto da: http://www.stateofmind.it/2014/04/her-spike-jonze/

LeiHer – (Film 2013) ultima modifica: domenica,30 ottobre 12:25, 2016 da lettoridinpensieri lettoridinpensieri
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