«Mi viene in mente un affascinante mito sul rapporto tra il destino e il libero arbitrio: il mito di Er narrato da Platone nel decimo libro della Repubblica».

«Bellissimo! Però non mi ricordo nei dettagli qual’era la storia narrata».

«Er è una specie di precursore di Dante. Egli è andato nell’aldilà, ed è tornato senza aver bevuto l’acqua del fiume Lete (quello della dimenticanza). Gli dei glielo hanno permesso affinché lui ci raccontasse quello che ha visto».

«Sì, ora ricordo qualcosa. Vai avanti però».

«L’aldilà narrato da Er è “un luogo meraviglioso,nel quale si aprono a poca distanza, l’una dall’altra, due voragini sulla terra e, in perfetta corrispondenza due voragini su nel cielo.”
Questi quattro cunicoli conducono a due differenti luoghi, a cui, noi, in futuro, avremmo dato il nome di Paradiso ed Inferno. Sono due per ciascun luogo poiché, da uno le anime entrano, e dall’altro escono. In perfetta corrispondenza con il luogo visitato dal nostro Poeta, le anime sono giudicate. Le loro pene vengono decuplicate rispetto ai dolori ed alla sofferenza che hanno causato sulla terra. Allo stesso modo,chi si è prodigato in opere buone e pie, viene ripagato con la stessa proporzione.»

«Sì, ora ricordo. In ogni caso, già da qua si capisce come Platone, attraverso Er, sia difensore del libero arbitrio. Infatti, il giudizio può avere senso, solo se c’è anche il libero arbitrio. Non si può condannare una felino che uccide una preda per sfamarsi: egli non ha scelta, è una caratteristica inscritta nel suo codice».

«Proprio così, la filosofia platonica ha senso solo partendo dal presupposto che esista il libero arbitrio. Ampliando il discorso penso che, il nostro essere uomini, abbia lo stesso presupposto.
Senza libero arbitrio, non c’è l’uomo, non c’è vita consapevole;il fatto che pochi sappiano scoprire, o far uso di questo bene, è un’altra storia».

«Invero, una religione che mette l’uomo in una posizione tanto comoda, quanto pericolosa è il luteranesimo. Per Lutero l’uomo non ha alcun potere sulla sua vita. Egli è schiavo del peccato e dei suoi più bassi istinti, e non ha la possibilità di riscattarsi in alcun modo. Né la fede né le opere possono nulla. È inutile che l’uomo, “con le sue corte braccia”, tenti di raggiungere Dio. Egli non può assicurarsi la misericordia di Dio neanche con le opere buone:il peccato originale lo porterebbe ineluttabilmente a peccare di nuovo. Tutto dipende da Dio, che nella sua onnipotenza salva chi ha deciso ab aeterno (dall’eternità) di salvare. In sintesi, vengono dissolti i concetti di Grazia divina e di liberà della scelta. Durante la vita l’uomo non può né avvicinarsi a Dio con la fede, né può comportarsi in modo giusto. La dottrina luterana getta l’uomo nell’abisso del peccato, e però, allo stesso tempo, lo toglie da molte responsabilità».

«Non ho mai capito questo tipo di dottrine che non danno alcuna speranza. Forse fa comodo. Se mi muovo su dei binari, e non posso cambiare nulla, non sono responsabile della distruzione di tutto ciò che il treno della mia vita investe. In questo senso, non esisterebbe più né benemale, e, mi sembra, che la vita umana perderebbe tutto il suo valore: un essere consapevole che non è in grado di utilizzare la sua consapevolezza è un essere estremamente misero ed infelice. Queste idee,da una parte, permettono la giustificazione di azioni nefaste e, dall’altra, danno una terreno fertile in cui possa proliferare il pessimismo cosmico.
Ammettendo che la verità
non sia a portata dell’uomo, non mi rifugerei mai in tali dottrine, preferirei cercare per tutta la vita

«In parte hai ragione, ma se ci pensi bene è veramente problematico capire dove finisce la predestinazione e
dove inizia il libero arbitrio. Se consideri che noi nasciamo con un determinato codice genetico, in una determinata realtà storica, in un preciso contesto culturale, ambientale e familiare, la libertà deve trovare spazio in un mare di fattori
determinanti a noi esterni. Non voglio certo sostenere che chi si lamenta della propria condizione, senza fare nulla, sappia
far buon uso del libero arbitrio, dico solo che la questione non è così semplice. Anche perché lo stesso essere depressi e de-
motivati cronici potrebbe essere frutto di caratteristiche genetiche o ereditarie come quello di essere dei grintosi e geniali
imprenditori.

Il libero arbitrio ultima modifica: sabato,14 febbraio 17:40, 2009 da nabladue
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