Nietzsche F. Nietzsche: messia o pazzo fanatico?

Nabla: «Ho buttato giù questo “schemino” sul pensiero di Friedrich Nietzsche.

Dio Cristiano

Dioniso

Morale Cristiana

Trasvalutazione dei valori

Apollineo

Dionisiaco

Gesù Cristo

Zarathustra (Nietzsche come personaggio letterario)

Apostoli

Discepoli di Zaratustra

Tempo lineare

Eterno Ritorno

Amore per Dio e per il prossimo

Volontà di potenza (da alcuni vista come pulsione infinita di creazione e rinnovamento dei valori; da altri come volontà di sopraffare il debole)

Angelo (uomo ideale che ha tutti i valori)

Oltreuomo (uomo ideale che non tiene conto di nessun valore e ne crea continuamente di nuovi)

Cosa ne pensi?»

Marco: «Che i fanatici di Nietzsche ti rideranno dietro. Nietzsche non si può schematizzare, sistematizzare, egli ci ha insegnato ad infrangere qualsiasi cosa, creando senza rimanere intrappolati nella creazione stessa».
Nabla: «Purtroppo mi sembra che i filosofi delle università stiano ancora discutendo su quale sia il significato dell’opera di Nietzsche».
Marco: «In questo crogiolo di interpretazioni c’è un unico fattor comune: Nietzsche ha tentato di liberarci dalla religione».
Nabla: «Liberarci? Nietzsche ha dedicato la vita alla religione. Egli è stato geniale nel demolire, ma si è poi dimenticato di distruggere anche le macerie e, con le medesime macerie, si è consacrato alla creazione della sua religione. Mi chiedo: l’eterno ritorno, la volontà di potenza e l’oltreuomo non sono concetti metafisici? Per di più come possiamo tradurre tali concetti nella pratica affinché non rimangano parole fumose? Potrei immaginare il superuomo come un camorrista raffinato, amante dell’arte e tendenzialmente filosofo? O come un dotto sofisticato e senza scrupoli che adora la violenza e la musica di Beethoven? Oppure potrebbe essere identificato con un solitario disprezzatore dell’uomo che si chiude nella sua superiorità asociale? Che ne pensi di un uomo fatale e profetico eternamente destinato alla follia? O, meglio ancora, potrebbe essere un condottiero sanguinario di origine aristocratica».
Marco: «Devi tenere presente che quella di Nietzsche è una filosofia artistica, letteraria e non logica o pragmatica».

Nabla: «Sì, ma il pensiero di Nietzsche è tramandato da quelli che si dicono “filosofi”, non dai letterati. Penso sia nostro dovere sottoporlo ad una critica attenta con gli stessi strumenti della tradizione filosofica occidentale, da cui Nietzsche stesso non è mai uscito.
C’è un’altra contraddizione irrisolvibile che rende goffa la filosofia di Nietzsche: se l’oltreuomo è un ideale a cui tendere, come vogliono la maggior parte delle interpretazioni odierne, l’idea dell’eterno ritorno è contraddittoria poiché lo sviluppo dell’uomo seguirebbe un andamento temporale lineare e anelerebbe ad un traguardo. Si cade nuovamente nella concezione evolutiva e religiosa della storia. Se, al contrario, l’oltreuomo è solo un uomo, viene meno il concetto stesso.
È doveroso aggiungere che l’idea dell’eterno ritorno non è per nulla originale, infatti, è presente in moltissime filosofie del passato. Per il nemico Platone, il tempo ciclico è scandito dalle rivoluzioni degli astri ed è l’immagine mobile dell’eternità immobile. Per il maestro Schopenhauer, in linea con la filosofia Platone, il tempo è circolare e tutto ritorna. Lo stesso buddhismo ha preso spunto dalla filosofia Samkhya, che è la base teoretica dello yoga. Come vedi la creatività è solo uno spostamento dei frammenti che compongono il mosaico.
In effetti, un’altra domanda è: che differenza c’è tra il prospettivismo nietzschiano e il relativismo sofista della Grecia classica?
Per i sofisti, non esiste un’unica verità poiché essa si frammenta in una miriade di opinioni soggettive. Tutte le opinioni, in quanto relative ai singoli soggetti e alle loro esperienze, devono essere considerate valide ed equivalenti. Ti sembra che il pensiero di Nietzsche sia diverso?».
Marco: «No. Non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Tutte le interpretazioni sono soggettive e dunque hanno lo stesso valore di verità, non ce n’è una che prevalga sull’altra».
Nabla: «Se tutti i valori fossero soggettivi, chi potrebbe scegliere tra due “oltreuomo” che si dichiarano tali? Se non ci sono valori, quali sono i valori da tra trasvalutare? Se non esistono il vero ed il falso perché le idee di Nietzsche dovrebbero essere più veritiere di quelle di qualsiasi altro uomo? In questo caso, la dottrina Nietzschiana chiude l’uomo in un solipsismo di incomunicabilità e follia. E perciò:“Meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui”.
Annichilire, demolire, distruggere, ma cosa costruiamo? Se crei, rischi di cadere negli stessi errori di quelli che critichi: hai eretto un’angusta prigione che ti ha rinchiuso in te stesso.
Ammesso che non esistono fatti, ma solo interpretazioni, perché questo implica che tutte le interpretazioni si equivalgono? Tale concezione sarebbe corretta, se vero e falso fossero semplicemente entità dicotomiche, per cui una escluda completamente l’altra. Ma il vero e il falso potrebbero avere solo differenze di grado e non di genere. Difatti, seppure non esistono interpretazioni vere in senso assoluto ed esclusivo, ci sono comunque interpretazioni più vere di altre. Lo stesso Platone aveva ammesso che la battaglia va combattuta nel mondo della sofistica, nel mondo della relatività. Che ci sia il noumeno dietro il mondo dell’apparenza è un assunto di fede o una realizzazione mistica che però non ha alcun potere su coloro che non hanno né la fede né la capacità guardare oltre. Così bisogna combattere nel loro mondo, nella caverna.

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