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Il messaggio di Socrate e la condanna

L’anno 423 a.c. è un anno fondamentale per la vita di Socrate (che ha circa 46 anni): egli diventa protagonista in negativo della commedia di Aristofane, Le Nuvole.
Strepsiade, uno dei personaggi principali delle Nuvole, è un tipo volgare, senza morale e indifferente agli eventi drammatici che colpivano la città di Atene. Egli è incentrato solo sui propri problemi personali e rappresenta allegoricamente il tipico ateniese medio del tempo. Strepsiade si trova stretto tra due fuochi: un figlio che sperpera le sue fortune in cavalli da corsa ed una moglie aristocratica, amante del lusso e dei profumi.
Il figlio Filippide, un po’ strampalato, combina un guaio dopo l’altro. Alla fine, Strepsiade decide di mandarlo al pensatoio di Socrate. Il figlio ha repulsione per le figure bizzarre e misere che frequentano il pensatoio e rifiuta di andarci.
Strepsiade, disperato, decide di andare egli stesso a scuola da Socrate.

Ma già dalle prime battute, emerge come Aristofane avesse confuso l’attività di Socrate con quella sofistica:
“Di saggi spiriti è pieno il pensatoio. Vi abita gente che ti convince, a furia di chiacchiere,che il cielo è un forno, sistemato intorno a noi, mentre noi siamo i carboni [per i greci il sole era una divinità]. Loro, basta che li paghi, insegnano a vincere cause buone e perse: con la chiacchiera.” Nuvole – Aristofane

La figura di Socrate è, a dir poco, grottesca e imbarazzante: appare in una cesta sospesa sul palcoscenico, intento ad osservare le nuvole.

Strepsiade osserva le attività strambe dei pensatori: “Cercano che c’è sottoterra”, Guardano il cielo, spiegano i fenomeni atmosferici, studiano “il salto della pulce”, insomma si interessano di fenomeni naturali ricorrendo anche ad esperimenti fisici.

Fino a far affermare a Socrate:

“Che Zeus? Smettila con queste sciocchezze:non esiste Zeus!”

In queste circostanze è lecito evidenziare che il pensiero di Socrate ha subito l’influenza delle ricerche di Anassagora, il più grande scienziato dell’epoca (condannato per empietà nel 432). Entrambi facevano tremare le divinità, perché indagavano la natura fisica e esaminavano criticamente la nozione di verità allora accettata. Affermavano che il sole è fuoco e la luna pietra. Che la pioggia non era dovuta alla collera degli dei, ma a determinate condizioni fisiche. Un Socrate fisico, che però è pronto ad arginare la superbia dei fisici, quando pensano che la fisica sia l’unica disciplina in grado di spiegare tutto sul mondo.
Strepsiade, anche se è inquietato dai filosofi del pensatoio, convince Filippide a prendere lezioni da Socrate. Cosa che, alla fine, gli si ritorcerà contro. Dopo la lezione, Filippide convince, facendo prevalere il discorso debole sul forte, che battere i genitori è una cosa giusta e passa dalla parole ai fatti.

Quindi nelle nuvole viene messo in scena un Socrate opposto a quello platonico. Questa commedia è stata uno dei principali fattori che hanno portato alla condanna di Socrate nel 399 a.c.
In realtà le nuvole partecipano ad un concorso in cui, altre due commedie erano una parodia di Socrate: un vero e proprio accanimento!
Probabilmente causato da motivazioni politiche: alcuni tra gli appartenenti alla cerchia di Socrate erano filospartani.
In questo periodo, Atene si spacca in due, tra tendenze oligarchiche (appoggiate da Sparta) e democratiche, che fanno leva sulla popolazione.
I problemi economici ed i pericoli provocati dalle continue guerre, avevano portato Atene ad una crisi ideologica. Le leggi morali e valori si stavano dissolvevano e la corruzione dilagava.
L’incontro di correnti filosofiche completamente differenti accresceva la confusione. I sofisti, attivi prevalentemente in ambito giuridico e politico; le correnti mistiche (come quella di Parmenide di Elea) che sostenevano la ricerca dell’essere e dell’unità; i filosofi della natura che cercavano di porre al centro l’indagine fisica (Anassagora).
In tale “trambusto filosofico”, le tendenze più conservatrici (come quelle di Aristofane) vedevano, in chi metteva in discussione le vecchie credenze, un grave pericolo. In tutto questo si va ad inserire un Socrate innovatore, che non propone idee fossilizzate, ma ricerca aperta al dubbio. Probabilmente, la sua filosofia, rappresenta la fusione di tutte le istanze filosofiche coeve.
Mentre il vuoto lasciato dalla rivelazione divina non veniva colmato dai sofisti, convinti che la verità non esistesse, Socrate tentava di spostare l’asse della verità su un piano umano: non era l’ ispirazione divina a conferire verità ai discorsi, ma la logica dialettica-discorsiva.
In questa ingarbugliata situazione, Socrate era il più pericoloso tra i pensatori.
Probabilmente, oltre questo, l’uomo Socrate non si rese molto simpatico agli occhi di alcuni ateniesi. Nell’Apologia di Socrate, scritta da Platone per rendere giustizia al suo maestro, Socrate racconta che un suo amico di nome Cherofonte, avesse chiesto all’Oracolo di Delfi se esistesse qualcuno più sapiente di Socrate. E l’oracolo rispose che Socrate era il più sapiente di tutti gli uomini. Non riuscendo a comprenderne il motivo, dato che si sentiva ignorante, inizia ad indagare.
Prima di tutto si reca dai politici, che per via della loro posizione avrebbero dovuto essere i più sapienti.
Dopo aver incontrato il primo politico gli sembrò: “che godesse fama di sapiente presso molti altri uomini e soprattutto che egli stesso i considerasse tale, anche se, in realtà, non lo era affatto. E quindi cercai di dimostrargli che credeva di essere sapiente, ma che invece non lo era.
Di conseguenza, mi feci nemici sia lui sia molti di coloro che erano presenti. E mentre me ne andavo, trassi allora le conclusioni che, rispetto a quest’uomo, io ero più sapiente. Si dava il caso, infatti, che né l’uno né l’altro di noi due sapesse niente di bello né di buono; ma costui era convinto di sapere mentre non sapeva, e invece io come non sapevo, così neppure credevo di sapere.”

La condanna di Socrate ultima modifica: venerdì,14 ottobre 11:08, 2011 da nabladue
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