Il problema principale delle scienze naturali è, ed è sempre stato, quello di allontanare le componenti psicologiche dallo sviluppo della conoscenza e di trovare un linguaggio perfetto. L’obiettivo ideale sarebbe quello di rendere la conoscenza, un “calcolo”. Ricordiamo Leibniz:

Di conseguenza, quando sorgeranno controversie fra due filosofi, non sarà più necessaria una discussione, come [non lo `e] fra due calcolatori. Sarà sufficiente, infatti, che essi prendano in mano le penne, si siedano di fronte agli abachi e (se così piace, su invito di un amico) si dicano l’un l’altro: Calculemus! Leibniz, M. Mugnai. Leibniz e la logica simbolica. .

Il tentativo di fondare la Scienza su un linguaggio logicamente perfetto è stata presa in considerazione da Frege (1848-1925), Russel(1872-1970), Ludwig Wittgenstein (1889-1951) e dal neopositivismo logico.
Nel Tractatus Logicus-Philosophicus, Wittgenstein è alla ricerca di un’epurazione del linguaggio dalle componenti che non rispettano la sintassi della logica.

wittgenstein
Foto di Ludwig Wittgenstein

Il punto di partenza è identificare la corrispondenza tra la realtà del mondo e quella della logica e del linguaggio.
Egli afferma che le proposizioni logiche sono tautologie, esse non dicono nulla sul mondo. Che relazione ci deve essere tra un fatto (quale è enunciato) ed un altro fatto, perché il primo possa essere simbolo del secondo?

L’enunciato deve essere “immagine” del fatto rappresentato e la proposizione è un modello della realtà, quale noi la pensiamo. La struttura del mondo (logica) e quella del linguaggio coincidono: “Ciò che l’immagine deve avere in comune con la realtà, per poterla raffigurare – correttamente o falsamente – è la forma logica, cioè la forma della realtà”.

Le proposizioni, per essere dotate di senso, devono rispettare non solo le regole grammaticali, ma anche quelle logiche. La struttura logica del fatto, è mostrata dalla struttura della struttura della proposizione, niente nel fatto corrisponde agli oggetti logici, solo la “forma logica” gli corrisponde.
La logica è mostrata dal linguaggio, ma non descritta. Per poter mostrare la forma logica dovremmo situare noi stessi con la proposizione fuori dalla logica, vale a dire, fuori dal mondo.

La verità e la falsità dipendono dalla concordanza tra quanto espresso dall’immagine (il suo senso) e la realtà. Il senso di una proposizione consiste nella capacità di esprimere il “nesso tra oggetti” , dove le funzione complesse sono funzioni di verità delle singole componenti.
Riassumendo possiamo dire che la struttura della logica mostra quella della realtà, ma non afferma nulla del mondo. Le uniche espressioni dotate di senso sono quelle che hanno una forma logica corretta e che dicono qualcosa sul mondo: descrivono fatti atomici, possibili stati di cose.

È interessante notare le divergenze di posizione sulla metafisica dei due pensatori.
Per Wittgenstein la metafisica è un uso scorretto del linguaggio e la buona filosofia è quella che chiarifica la logica dei pensieri. Gli enunciati della metafisica che non sono fattuali (non descrivono stati di cose) né tautologici (leggi logiche) sono “non sensi” perciò “tutto ciò che si può dire, si deve dire chiaramente, sul resto si deve tacere”. Ma a questo punto ci si potrebbe chiedere: come può il tractatus descrivere l’uso e la struttura del linguaggio se tutto ciò che è dotato di senso deve essere riconducibile ad esserti fattuali?

Un linguaggio che parla del linguaggio, nella concezione di Wittgenstein, non è un “non senso”?
Il Tractatus non può dire nulla sul rapporto tra realtà e linguaggio, ma al massimo mostrarlo e come dirà lo stesso Wittgenstein, bisognerebbe usare la sua opera, come una scala a pioli: salire in cima e poi liberarsi di essa (anche se verrebbe da chiedersi una volta saliti come si possa scendere). E lo stesso Wittgenstein, nella fase finale del suo pensiero, si svincola dalla logica, che diventa uno dei tanti giochi linguistici. La logica è uno tra i sistemi linguistici, ma è non l’unico o il privilegiato.

La ricerca di una caratteristica universale che rendesse conto della corrispondenza tra realtà, linguaggio e pensiero, capace di ricostruire in modo perfetto la relazione tra le cose del mondo e tutte le possibili combinazioni linguistiche è stata definitivamente abbandonato con il teorema di incompletezza di Gödel: in un sistema autoconsistente ci sono proposizioni logiche vere che non possono essere dimostrate logicamente. Sostanzialmente un ideale calcolatore, che potesse lavorare con la logica del primo ordine non sarebbe in grado di effettuare tutti i passi logici necessari alla dimostrazione. Esisterebbero dei passi dell’algoritmo di calcolo, le cui proposizioni sarebbero indecidibili (non possono essere né dimostrate né confutate).
Ricordiamo che i teoremi di Gödel hanno definitivamente vanificato il tentativo, iniziato da Frege, e poi preso in carico da Russel di fondare l’intera matematica sulla logica.

Il linguaggio nella logica e nelle scienze umane ultima modifica: mercoledì,4 giugno 19:00, 2008 da nabladue
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