Il il linguaggio e la parola hanno dei limiti intrinseci. Perfino la logica, la scienza più rigorosa che esita, non può essere utilizzata per costruire un linguaggio perfetto. Infatti i teoremi di incompletezza di Gödel del 1931 hanno definitivamente stroncato tutti i tenttivi di creare un linguaggio logico privo di qualsiasi imperfezione.
(per approfondire vedi: i limiti del linguaggio)

La verità è qualcosa che tende a sfuggire anche alle leggi della logica. Il linguaggio è ancora più fuorviante ed introduce un grado di approssimazione ulteriore alla traduzione dei concetti puri. Ci sono filosofie che credono alla corrispondenza tra suono e essenza degli oggetti, tra scrittura e parola di Dio. Esse sostengono che suoni emessi creano un ponte tra il parlante e la vibrazione dell’ oggetto ( anche se non si capisce mai bene per “vibrazione” cosa intendano) . In poche parole, in termini più scientifici, le frequenze dei suoni emessi per pronunciare una parola sono in rapporto armonico con le misteriose vibrazioni dei corpi. Quindi la parola è anziché interpretazione e simbolo (come ci dice la linguistica odierna), è creazione. Questo permette a Dio ed all’uomo di creare mediante la parola: pensiero, parola, e realtà sono piani di esistenza inevitabilmente legati tra loro e da un piano, si può agire sugli altri.

Un concetto simile è quello che vede le scritture come la parola stessa del divino messa sua carta. L’errore e la confusione – a mio avviso – nascono quando si confondono i due piani terreno e ideale-divino. Se ovviamente leggiamo le scritture in modo simbolico, allegorico e comprendiamo che come nasce lo scritto, sorge anche l’interpretazione, il significato che possiamo attribuire alle scritture è quello di “ parole che ispirano ”. Infatti, mentre la parola di Dioparola di Dio” tradotta per uno specifico popolo che vive in un determinato periodo storico. In questo modo, non saremmo portati a pensare che la parola di Dio è immutabile. In realtà, non è la parola di Diouomo stesso. Dio comunica all’uomo solo quello che l’uomo può recepire in determinato periodo storico ed in una determinata area geografica.Com’è possibile che ognuno pensa di avere la verità ? In realtà, ce l’hanno tutti, ma solo dalla propria prospettiva. Per questo bisognerebbe pensare ad una religione universale che rispetti anche gli sviluppi locali.

Tonando alla logica, ci sono altre culture che non hanno tentato di sviluppare un vasto apparato teorico come quello della logica occidentale, probabilmente proprio perché sono stati spaventati dai suoi limiti intrinseci , decidendo di non focalizzare i loro sforzi in quest’ambito di ricerca.

I Buddhisti non credono che con il il linguaggio possa essere colta la verità, anzi bisogna fare a meno della “ parola ” per cercare la verità.
La parola è ingannevole, può essere inutile, dannosa, apparenza, falsità. Astenersi da maldicenza, ingiurie, offese, pettegolezzi, discorsi inutili, futili: se non ha nulla di importante da dire, il buddhista deve rimanere in “nobile silenzio”. In alcuni casi si arriva fino alla rinuncia completa del linguaggio verbale.
Noi siamo occidentali. La nostra cultura è profondamente diversa. Se la logica ha i suoi limiti, rimane pur sempre la scienza più rigorosa che esiste. Non dobbiamo di certo abbandonare la “ parola ” e non penso si possa uscire totalmente dalla logica del linguaggio. Ciò nondimeno, dovremmo rivalutare il silenzio:

dovremmo imparare a parlare tramite la mente ed il corpo, a saper ascoltare, a saper ascoltare il silenzio, ad allontanare l’ansia della parola, la paura dei silenzi.

Parlare significa dialogare: un buon dialogo non potrà mai essere la somma di più monologhi: il dialogo è empatia, ascolto, comprensione, espressione. Il dialogo vero è crescita: non esaltazione, persuasione, conquista, coercizione. Solo il dialogo può unire anche nella divisione.

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linguaggio…verità…silenzio… ultima modifica: lunedì,30 aprile 10:38, 2007 da nabladue
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