La tesi principale della Ricchezza delle nazioni di Adam Smith è che il lavoro, e dunque il capitale che ne aumenta la produttività, viene impiegato nel migliore dei modi in condizioni di non interferenza pubblica e di libero scambio. Smith, per spiegare questo concetto, diede vita alla famosa metafora della mano invisibile: ciascun individuo, nel perseguire il proprio tornaconto, è spinto, come da una mano invisibile, a operare per il bene di tutta la collettività. La Mano Invisibile è un sorta di Provvidenza (in qualche modo immanente), grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe tendenzialmente all’interesse dell’intera società e mirerebbe a trasformare quelli che costituiscono “vizi privati” in “pubbliche virtù”. In pratica, la mano invisibile è la concorrenza che nasce da una molteplicità di singoli venditori egoisti. Essa serve ad abbassare i prezzi, a conservare le risorse e a far si che i produttori rispondano ai desideri dei consumatori. Ogni interferenza nella libera concorrenza da parte del governo è pertanto quasi sicuramente dannosa.

Forse questo può essere vero in un universo ideale, che non prevede l’uso di trucchi ed escamotage. Ad esempio se un imprenditore apre una fabbrica in un paese povero per avere della manodopera a basso costo, tale operazione può giovare all’imprenditore e ai suoi clienti, ma non alla popolazione del paese dove si realizza il prodotto. Infatti, nel paese povero, verranno mantenute le condizioni salariali disagiate e quindi i lavoratori resteranno poveri.

In sostanza siamo sempre in presenza di un gioco a somma zero, quindi se qualcuno ci guadagna, qualcun altro deve perderci. In un tale sistema non si raggiungerà mai una situazione in cui i “vizi privati” vengano trasformati in “pubbliche virtù”. Il vizio dell’avidità arricchisce sempre di più l’avido e impoverisce sempre più l’indigente.

La mano invisibile di Adam Smith ultima modifica: giovedì,23 aprile 18:13, 2015 da nabladue
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