Sapete qual è stata una delle più grandi innovazioni del ‘900?
L’informatica? L’elettronica? La relatività di Einstein?

No, mi riferisco alla Comunità Europea.
Grazie ad essa, ci siamo avvicinati ai nostri fratelli Europei.
Le maglie della rete di legami economici, commerciali e culturali hanno favorito la crescita di un sentimento di fratellanza e di interesse reciproco. Oggi si può viaggiare, lavorare e studiare negli altri paesi della Comunità Europea con grande facilità. E questo favorisce l’incontro, il confronto tra diverse culture che condividono un passato, una storia, uno sviluppo etico, politico e culturale.
Oggi siamo uniti per il benessere comune.
Ricordiamoci che non è così da sempre. Nella prima metà del nostro secolo, era fortunato chi riusciva a superare la soglia dei trent’anni. Si moriva. Si moriva facilmente. Non per malattia, o per incidenti stradali, ma per le guerre fratricide che devastarono l’Europa.
Tutto questo avveniva in nome delle razze, delle etnie. Come se la specie umana fosse stata una specie animale che avrebbe dovuto essere divisa a seconda dell’origine etnica.

Ecco, alla luce di tutto questo, c’è ancora qualcuno che auspica un ritorno alle etnie, all’Europa dei popoli, all’Italia e all’Europa delle divisioni, degli scontri.
Penso ci sia poco da dire. Ma bisogna prendere atto che questi trogloditi vogliono riproporre dei modelli pericolosi e, per fortuna, superati. Non abbiamo bisogno di personaggi che fanno leva su emotività pericolose, inutili e dannose, ma di persone che possano guardare in modo razionale allo sviluppo del paese.

Nell’Italia del caos e della corruzione, non lasciamo che anche l’ignoranza faccia da padrona.

“Ritorno alle etnie?” – “No, grazie” ultima modifica: sabato,26 luglio 10:43, 2008 da nabladue
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