Marco: «Perché, secondo te, molti sentono il bisogno di avvicinarsi a delle filosofie spirituali?».
Nabla: «Chi intraprende una ricerca spirituale, spesso lo fa perché una o più crisi hanno travolto e tormentato la sua vita. Molti maestri sostengono che ciò è positivo: ”La crisi è stata una benedizione, ti ha spinto verso la ricerca” – “prima eri cieco, per questo sei entrato in crisi, ma ora, ora la luce ha illuminato la tua vita, puoi vedere ed essere felice”».
Marco: «Quindi sarebbe una specie di processo curativo che porta alla serenità?».
Nabla: «Partendo da ciò, vorrei gettare dei dubbi su questo tipo di visione. Nella mia recente esperienza ho notato che, in alcune circostanze, tendiamo a confondere patologie o disturbi psichici con offuscamento spirituale. Non parlo di gravi malattie, ma delle piccole “patologie della vita quotidiana”. Certamente, per arrivare ad intraprendere un percorso di elevazione del livello di coscienza, bisogna aver risolto le problematiche psichiche. Dunque, dove finisce la patologia, inizia la crescita spirituale. Oggi con le filosofie New Age, nate dalla fusione tra psicoterapia e metafisica, e con il modo occidentale di praticare lo yoga, si stanno confondendo questi due aspetti. La crescita spirituale viene spesso interpretata come raggiungimento di un benessere interiore (ed esteriore) e come processo di guarigione».
Marco: «In effetti, ho notato che anche molti testi di psicoterapia dichiarano apertamente o contengono l’assunto implicito “l’uomo è malato”. È paradossale che gli psicologi hanno iniziato criticando il peccato originale e, poi, alcuni di loro, ne hanno creato un altro».
Nabla: «Diciamo che, a pensarci meglio, probabilmente qualcosa di vero c’è. L’ambigua condizione esistenziale umana, ed il tentativo di fuggire nell’oblio, gettano l’uomo in uno stato semi-patologico. Per questo bisogna avere cura della propria anima, che rischia di essere afflitta dal peso della precaria condizione dell’esistenza. Lo psicoterapeuta, il filosofo, il maestro di yoga, sono figure che aiutano a mantenere la salute dell’anima. Così come ci prendiamo cura dei nostri denti e li laviamo tutti i giorni, anche la nostra psiche ha bisogno di cure ininterrotte. Siamo alla continua ricerca dell’equilibrio, che difficilmente diverrà stabile e perenne. Molto più probabilmente, tenderemo ad oscillare avanti ed indietro come fa una biglia lanciata in una conca. In conclusione, i due ambiti non sono mai completamente divisi, tuttavia si pone troppa enfasi sulla guarigione e, ancora peggio, si identifica il processo terapeutico con l’elevazione spirituale vera e propria. Credo invece che ci sia anche qualcosa in più. Per far capire meglio cosa intendo, è come se confondessimo le scuole elementari con l’università. Insomma, la crisi può anche andare bene se spinge alla ricerca, ma non basta. La ricerca deve essere fine a se stessa per alimentare una vera e propria “crescita spirituale”: cercare per il puro interesse di farlo, senza alcuno scopo. Le cose che ci dovrebbero accompagnare in questo viaggio sono: amore disinteressato per la verità, il coraggio di abbattere le illusioni, la consapevolezza, la capacità di meravigliarci, la fiducia e la tenacia. Quando mettiamo in campo questi fattori iniziamo a percorrere la strada che ci conduce verso la trascendenza».
Marco: «Cosa è la trascendenza? Non mi dire che credi agli spettri che fanno miracoli?».
Nabla: «I miracoli spesso sono fantasie. Ci sono coloro che si definiscono spirituali, e che identificano la spiritualità con avvenimenti paranormali. Essi confondo i “fenomeni da baraccone” con la spiritualità. Sono sempre alla ricerca di extraterrestri, qui sulla terra. Riconosci questa tipologia di persone dal fatto che non provano vergogna nello stravolgere e nel maltrattare le idee della scienza e la ragione stessa. Generalmente questo tipo di credenze è la manifestazione di un materialismo latente. Infatti, lo spirito si reggerebbe anche senza celebrazioni materiali. Però, alcuni, seppur sono animati dalle più buone intenzioni, non riescono a concepire pienamente la spiritualità.
In sintesi, il mondo è pieno di illusionisti e prede da illudere, ma il miracolo in sé non posso escluderlo completamente. D’altronde, la nostra stessa esistenza è un miracolo».
Marco: «È vero, ed è meraviglioso quanto inquietante. Se mi concentro a fondo, non riesco mai a trattenere il pensiero sul mistero della vita».
Nabla: «Però, il miracolo reale mi spaventerebbe, non è qualcosa che sono disposto ad accettare a cuor leggero. Lo stesso vale per le visioni mistiche. C’è chi dice che sono una forma di schizofrenia. In qualche caso sicuramente lo sono, ma non si può ridurre la complessità di tale fenomeno ad una patologia psichica. In questo senso, c’è una grande distinzione tra il santo, che ha visioni mistiche e lo schizofrenico: la continuità della personalità. La schizofrenia è caratterizzata dalla persistenza di stati di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’emozione, con una gravità tale da limitare le normali attività della persona. Invece, i maestri illuminati e i santi non solo svolgono le incombenze quotidiane, ma lo fanno anche meglio degli altri. Per di più, raggiungono livelli di consapevolezza inimmaginabili per gli individui che si considerano razionali e realisti. Chi ha la saggezza di Socrate? Chi la luminosità e la forza del Buddha? Chi saprebbe scrivere le poesie di San Francesco? Francesco, con il Cantico delle creature, è riconosciuto come l’iniziatore della tradizione letteraria italiana. Queste persone vedono al di là delle nostre prospettive e non al di sotto, come fanno gli schizofrenici».
Marco: «Allora non capisco bene la tua posizione. In maniera semplice e chiara, dimmi cosa intendi per spiritualità?».
Nabla: «Spiritualità è la ricerca della infinitesimale goccia divina che è in noi e nel mondo che ci circonda. Ma se dovessimo togliere anche la parola “divino”, la definirei come ricchezza interiore. A questo punto penso che bisogna stare alla larga da un atteggiamento limitante: essere chiusi mentalmente, e, perciò, non lasciare spazio al mistero. Infatti, anche se non so cosa significhino alcuni strani atteggiamenti, e non comprendo certi scritti enigmatici, voglio cercare di capire. Solo in questo modo ho la possibilità di conoscere, e, quindi, di scegliere. Se non faccio uno sforzo, ma liquido superficialmente delle idee, che forse non possono essere comprese immediatamente, mi sono autoescluso dalla possibilità di acquisire preziose ricchezze».
Marco: «Scusa se ti interrompo, ma vorrei sapere se, a tuo avviso, spiritualità e religione coincidono».
Nabla: «Non sempre, la spiritualità non si riduce alla religione. Di conseguenza, anche se sembra un paradosso, si può essere spirituali senza necessariamente aderire ad un credo. D’altro canto, quando la fede è autentica diventa una grandissima fonte di ispirazione e una guida preziosa. Ma aderire ad un credo corrotto può essere anche d’impaccio all’elevazione spirituale. E comunque, le parole e la faziosità non bastano: è più di ogni altra cosa il comportamento e la trasformazione interiore che fanno l’animo elevato».

Religione e spiritualità ultima modifica: venerdì,19 giugno 16:39, 2009 da nabladue
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