Perché l’uomo non potrà mai smettere di alzare gli occhi al cielo e chiedersi: cosa c’ è oltre questo?

Mi dicono che siamo evoluti ormai. La scienza ha fatto passi da gigante; in alcuni casi sfiora la fantascienza, in altri l’ha addirittura superata. È vero, il nostro secolo è quello della scienza e del suo trionfo. Non c’è niente di nuovo.
La storia ha esaltato e abbattuto qualsiasi cosa. Basti pensare a romanticismo e illuminismo, scetticismo(assenza di verità) e platonismo (verità unica).

Un tempo, un matematico ha detto: “datemi le condizioni al contorno e vi descriverò il mondo”.
Tradotto, significa che avendo a disposizione dati corretti, un’equazione può spiegare come funziona l’universo in ogni sua parte. Questa certezza, per ora, è stata abbandonata.

Dio è sempre lì. Nella storia ha cambiato forme, aspetti, popoli. Ma è sempre lì: eterno, inconoscibile, impalpabile. C’è per le nazioni più progredite del mondo, come per le tribù; per i ricchi, come per i poveri. Nessuna epoca ne ha fatto a meno.
Non penso che l’uomo potrà mai abbandonare il bisogno di Dio . Per quanto la specie umana possa evolversi, ci sarà sempre un cielo a cui guardare senza saperlo spiegare; che sia quello della terra, di Marte, o di una galassia lontana. Per la scienza l’universo non è infinito?
Se non esistesse un disegno universale divino, un’armonia superiore, che si manifesta proprio nella possibilità di spiegare i fenomeni attraverso equazioni matematiche, la natura, non si sarebbe scomodata per permettere a l’uomo di dire: “cogito ergo sum”; di dargli una coscienza, strumento che serve per farsi domande sulla propria esistenza e sulla propria finalità. Qual è il fine? Il progresso scientifico? No, non illudiamoci, quello è solo un mezzo. Che senso avrebbe?

Il progresso della scienza dovrebbe, secondo me, trascinarci nella direzione opposta, quella che qualcuno ha scoperto molti secoli fa: “so di non sapere”. Più sappiamo, e più ci rendiamo conto che dobbiamo sapere ancora. Si aprono nuovi scenari, nuovi campi d’indagine, sempre più vasti e complicati, in una catena che sembra infinita.
La religione serve, ancora di più Dio. Bisogna ripartire da loro: Gesù, Buddha ed altri (anche sconosciuti, a volte). Cioè da chi, non so se fosse Dio , ma certamente a Dio si è avvicinato.
Se ci sbarazzassimo delle differenze, che l’interpretazione umana ha dato ai loro messaggi, ci accorgeremmo che poi tanto diversi non erano, o quantomeno, cercavano la stessa cosa in modi differenti.
Lo stesso Nietzsche (l’anticristo intellettuale) suo malgrado, ha dedicato la vita alla religione: è stato perfetto nel demolire ma, non nel costruire. Probabilmente è più facile distruggere che costruire. Qual è la sua alternativa? Il nichilismo (la distruzione), il “non senso” e la follia a quanto pare. La storia, gli ha regalato la possibilità di essere accostato a movimenti politici contro la vita stessa (vedi nazismo), e non so, quanto lo stesso Nietzsche ne sarebbe contento.
Il “non senso” non annichilisce solo la vita futura, ma, anche quella presente, in un’ idiosincrasia della felicità.
In passato anche Nabla (e forse, a volte, ancora oggi) ha perso tempo con Nietzsche, cercando di sradicare quest’ideale, da sé, e dal mondo. Dopo molto “pensare”, ha capito che è impossibile.

Anche in questo caso, l’unica via è il dialogo, il fine la ricerca.
Perché le chiese si svuotano? Perché non abbiamo più fiducia in chi dovrebbe porsi come intermediario, tra noi e la nostra ricerca. Non abbiamo fiducia in chi dovrebbe aiutarci, invece di dare risposte preconfezionate, dogmi o, peggio ancora, manipolazione e conflitti. È il momento che “le Chiese” del mondo si spoglino di quegli abiti terreni di cui si sono vestite ed inizino a cercare quello per cui sono nate.
Mi dicono che ci sono persone disposte ad uccidere ed uccidersi, per quello che credono il più alto degli ideali.
Vorrei sapere qual è, in realtà, questo ideale. Per cosa uccidono. Per “il più alto degli ideali”? No. Per interessi terreni.
Non mi sembra che Gesù Cristo abbia detto: va e uccidi; e ricordo che, tra i credenti, c’erano anche Madre teresa di Calcutta e missionari sconosciuti che hanno dedicato la loro vita, agli altri.
Le autorità ecclesiastiche devono ricominciare a farsi domande, ad avanzare, a disinteressarsi delle questioni terrene, o meglio, ad interessarsi ma nell’ottica della ricerca di Dio. Gesù non era contro il cambiamento: é stato colui che ha portato il più grande cambiamento, riuscendo addirittura ad azzerare le lancette della storia. Non gli fanno paura le rivoluzioni ideologiche, Lui, l’ha creata.
Il fine è la ricerca e lo strumento la teologia. Ripartiamo dalle Scritture, guardando avanti, Dio è il nostro fine, non il mezzo per arrivare a qualcosa. È giusto chiedersi, se, e come, ha creato il mondo, ma, è più importante chiedersi: cosa vuole da noi?

“La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca”

A. Einstein

Il bisogno di Dio ultima modifica: martedì,6 marzo 22:12, 2007 da nabladue
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