Credere o non credere? Cosa accade quando questa domanda viene posta ad un matematico?
Calcoliamo quale utilità possiamo ricevere dall’avere fede in Dio e confrontiamola con quella calcolata nel caso in cui non abbiamo fede. In questo modo potremmo stabilire matematicamente in che misura sia utile (conviene) credere o no.
Non è un pazzo ad aver avuto questa idea, bensì il matematico,scienzato,filosofo Blaise Plascal.

Blaise Pascal
Ritratto di Blaise Pascal

Assumiamo:
P (E) = probabilità che Dio esista
P (NE) = probabilità che Dio non esista
U (E) = convenienza nel credere che Dio esista
U (NE) = convenienza nel credere che Dio non esista

Ammettiamo di non avere alcun indizio sull’esistenza di Dio.
Possiamo assumere P(E) = P(NE)=0.5 , cioè la probabilità che Dio esista è uguale alla probabilità che Dio non esista.

Consideriamo invece, l’utilità che deriva dalle differenti scelte. I valori dell’utilità sono una misura della convenienza della scelta. La scelta è ovviamente credere o non credere.
In sostanza se credo che esiste Dio, ed esiste,avendo guadagnato la vita eterna, ho una convenienza infinita; mentre in tutti gli altri casi avrò sempre una misura dell’utilità finita indicata con i valori incogniti x,y,z.

Se credo, e Dio esiste ho un’utilità infinita.
Se credo, e Dio non esiste ho un’ utilità di valore x.
Se non credo, e Dio esiste ho un’ utilità di valore y.
Se non credo, e Dio non esiste ho un’ utilità di valore z.

Avrò la seguente tabella:

Dio Esiste Dio Non Esiste
Credo Utilità = 8 probabilità = 1/2 probabilità =1/2 Utilità = x
Non credo probabilità =1/2 Utilità = y probabilità =1/2 Utilità = z

Trascuriamo per ora la differenza quantitativa tra x, y e z.
L’utilità di una decisione è definita come prodotto delle probabilità per l’utilità che deriva da quella decisione.

Utot = P1 * U1 + P2 * U2 + … + …

Nel nostro caso abbiamo:

U1(E) = 8, U2(E) = x, U1 (NE) = y, U2 (NE) = z
P1(E) = P2(E) = P2(NE)=P1(NE)= 1/2

L’utilità di credere è:

Utot (E) = P1(E) * U1(E) + P2(E) * U2(E) = 0,5 (x + 8) = 8

L’utilità di non credere è:

Utot (NE) = P1(NE) * U1(NE) + P2(NE) * U2(NE) = 0,5 (y+z)

Utot (E) è infinita, e quindi è in ogni caso molto maggiore di Utot (NE).

Quindi conviene credere.

Problema Teologico

Iniziamo subito con il dire che la ragione non basta: solo la fede può dare la salvezza. Sebbene Blaise Pascal abbia trasposto un ragionamento matematico, ideato in occasione dei suoi studi relativi ai giochi d’azzardo, non si abbandona ad una rassicurante certezza geometrica, ma si lancia verso una sofferta e vissuta ricerca di Dio, non il Dio dei sapienti, ma il Dio di Gesù, Gesù Cristo stesso.
Lo scienziato era una delle figure principali dell’ abbazia Giansenista di Port-Royal, dove la sorella Jaqueline aveva deciso di intraprendere la vita monastica. L’attività teologica principale di Pascal s’ inquadra nella disputa con i Gesuiti sul legame tra libertà e grazia divina. Le Provinciali (1656 circa), testi pascaliani in prosa francese pubblicati in forma anonima, sono il frutto di questi scontri.
Per i Gesuiti l’uomo può salvarsi da solo, e mantiene la sua libertà nei confronti di Dio anche dopo il peccato originale: il pentimento è sufficiente a garantire la salvezza. La volontà non è stata irrimediabilmente corrotta dal peccato originale:l’uomo possiede libertà di agire. Attraverso il sacrificio del Figlio, Dio dà a tutti la possibilità di salvarsi. Il pentimento, necessario alla redenzione, può nascere in qualsiasi momento, anche in fin di vita . Possiamo definire i Gesuiti “progressisti”, in quanto cercavano di conciliare istanze e le spinte umanistiche con i tradizionali problemi teologici. Anche i padri della chiesa (ricordiamo tra tutti, i Santi, Tommaso ed Agostino) avevano fatto il loro tempo. Non che andassero ignorati, ma si doveva procedere ad una fusine con la cultura coeva.
Molto più conservatori, i Giansenisti ritenevano non discutibili le opere dei Padri: dovevano essere applicate così come erano state ideate, bisognava solo comprenderle. La loro morale era rigida e non lasciava troppo spazio alle libere interpretazioni. L’uomo, con il peccato originale, ha perso ogni diritto,corrotto in maniera definitiva, non ha nessuna possibilità di salvarsi senza l’intervento della Grazia divina (ricorda molto da vicino S. Agostino). Solo Dio può scegliere chi salvare, senza che l’uomo possa permettersi di sentenziare. Quindi unicamente la Grazia può orientare la volontà sulla giusta rotta. Una Grazia, che una volta concessa non può garantire la perseveranza, ed anche al giusto può essere sottratta secondo la volontà di Dio in qualsiasi momento (come successe a Pietro quando rinnegò il Maestro).
Per chiudere con una nota più leggera, dobbiamo dire che all’estremo rigore e durezza della morale Giansenista, Pascal fonde un amore caritatevole ed incondizionato per il prossimo.

La scommessa di Pascal ultima modifica: martedì,15 gennaio 17:24, 2008 da nabladue
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