Mi trovavo in una grande libreria con un amico. Di solito mi piace passare due ore circondato dai libri, sfogliarne qualcuno, leggere la presentazione e, se trovo qualcosa che mi colpisce, lo porto a casa con me.
Noto, nella classifica dei libri più venduti, che il primo posto è di Luciana Littizzetto. Mi avvicino incuriosito, indosso i guanti che mi proteggono da tutto ciò che è commerciale e lo apro a caso. A volte il caso è beffardo. Si parla di loffe. Leggo il piccolo racconto che, se non ricordo male, era la parodia della pubblicità di un profumo; sorrido e rimetto il libro al suo posto. Ho pensato che con le loffe mi possono far ridere anche i miei amici. Se mi devo rovinare gli occhi, preferisco farlo per qualcosa che non posso avere dalla vita quotidiana. O, in alternativa, se ho voglia di sparare qualche cavolata posso sempre andare della mia amica Almost30 , il cui blog è infestato dai commenti stupidi del sottoscritto.
La mia intenzione non è quella di accusare o criticare qualcuno:Luciana Littizzetto è una grande comica, ma ho dovuto trovare un modo stimolante per iniziare il post. Al contrario, voglio imbastire una difesa. I classici non sono necessariamente noiosi, i discorsi impegnati non sono necessariamente pesanti, mentre lo è quella parte di comicità facile ed inutile o offensiva.
Non sono un accademico e non mi piacciono le persone musone e seriose, ma non mi attira neanche chi non riesce mai ad uscire dai panni del comico.
Tra i diversi modi di strappare un sorriso alle persone, quello che apprezzo di più, è un certo tipo di ironia. L’ ironia che parla di cose importanti, in modo semplice e simpatico. Se non tutti sono d’accordo con me, dovranno comunque ammettere che, in questo caso, oltre alla risata, si porta a casa anche qualcosa in più.
La satira tende a colpire le persone. Il fine della comicità è quello di strappare un sorriso a qualunque costo, anche in modo volgare o di cattivo gusto. Non voglio giudicare chi lo fa, ma, in certe circostanze, lo trovo particolarmente noioso e pesante.
Non disprezzo né la satira, né la comicità, ma ritengo che l’ironia, usata in determinati ambiti e modi, possa essere più costruttiva rispetto alle prime due. Roberto Benigni con la lettura della Divina Commedia ha dimostrato che si può parlare di letteratura in modo divertente ed interessante. Se la letteratuta venisse insegnata in quel modo, andare a scuola sarebbe un piacere. Ovviamente, Benigni è un caso unico. Ma un pizzico di ironia in più, sarebbe importantissimo per il nostro sistema scolastico.

Roberto Benigni
Foto di Roberto Benigni

La filosofia non esclude il sorriso, pensare non rende tristi, aiuta. Mi viene sempre in mente il viso del Dalai Lama (che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo), lontano dalle sue terre, dagli amici, privato della sua patria, capo di un popolo vittima dell’arroganza e della violenza, ma sempre col sorriso sulla bocca e pronto a scherzare.

ironia socratica
A questo punto, devo chiamare in aiuto ancora una volta il mio amico che si trova qui da me, in alto a destra.
Socrate era brutto. Aveva il naso schiacciato, le narici larghe, la fronte alta,gli occhi sporgenti e pochi capelli.
Era basso ed aveva una pancia importante. Inoltre, si curava e lavava poco.
A lui piaceva pensare, riflettere e ironizzare su se stesso e sugli altri.
Una volta Critobulo, un bellissimo uomo greco, lo invita a partecipare ad una gara di bellezza per prenderlo in giro. Socrate, affatto indispettito accetta.
Quando è il suo turno inizia a fare domande a Critobulo.
Che cos’è per te la bellezza?
Critobulo risponde …
Al termine dello scambio di battute, Critobulo è confuso e in difficoltà. Non riuscendo a dare una definizione plausibile di bellezza, arriva persino ad ammettere, nell’ilarità degli spettatori, che tra loro due,in realtà, quello bello è Socrate.

L’ironia ultima modifica: venerdì,23 febbraio 12:07, 2007 da nabladue
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