È Venerdì sera. Sono stanco ed ho voglia di riposarmi; mi sdraio sul letto, fisso il soffitto.
Squilla il cellulare.
N pronto
S Ciao Nabla, sono Silvia.
N Ciao! come va?
…..
N che fai stasera?
S mah, gli altri come al solito vanno a ballare, vorrei fare qualcosa di più rilassante.
N andiamo al cinema….
S Cinema ? Tu ? Ti ricordo che, l’ultima volta che siamo usciti dal cinema avevi uno sguardo catatonico, per non parlare di quando stavamo insieme: non siamo riusciti mai a vedere un film in TV, visto che dopo 2 minuti già russavi.
N sì, ma stavolta è diverso, ho trovato un bel film. Tutti quelli che lo hanno visto dicono che è bello ed ho letto pareri positivi anche su vari blog.
S Che film?
N “La ricerca della felicità.”
S senti odore di filosofia ?
N sì.
S va bene, se hai voglia, perché no .

Ore una di notte, l’aria è ferma, il cielo meno scuro del solito, esco dal cinema un po’malinconico.

S: allora ti è piaciuto? se non altro, ho visto che sei rimasto sveglio.
N ehh..
non lo dire sei il solito brontolone…lascia correre…
N No, per niente.
S Come?
N il film è carino in sé, ma il titolo è inadeguato o ci vogliono far credere che la felicità coincida con il successo?
S lo sapevo! tu parli così perché non sei stato povero e non sai che significa mandare avanti una famiglia in quelle condizioni! Lui si è riscattato, ha sfruttato le sue capacità e l’occasione che si è procurato da solo; dopo aver combinato tanti guai, ha avuto successo ed è diventato ricco. Che c’è di male?
N Non discuto la vicenda umana, solo il titolo. Secondo me avrebbe dovuto esserela ricerca del successo”, almeno ero avvisato. Dal titolo, francamente, mi aspettavo qualcosa di più sottile.
S cos’ è secondo te il successo?
N salire ai vertici della società.
S allora, a quel punto dovrebbe dipendere anche dalla società stessa.
N appunto, anche in questo caso avrei qualcosa da obiettare. Per molte culture orientali il successo coincide con il conseguimento della saggezza quindi, non esiste un’ idea universale di successo. Il titolo giusto era “la ricerca del successo made in USA”. Dopo il successo c’è la felicità? Probabilmente è una base, ma non è condizione necessaria e sufficiente, anzi potrebbe essere anche un ostacolo.
E poi anche se la felicità coincidesse con il successo non mi piace chi vende sogni, dato che, questo caso rappresenta l’ eccezionalità, banalità in quanto film. La regola è che, in certe società, chi nasce povero e sconosciuto, resta tale; e tutti quelli che non ce l’hanno fatta, parliamo di loro, di come hanno ricercato la felicità.
S sì ma a lui i soldi servivano per vivere, era sul lastrico…
N I soldi sono un mezzo, non un fine; quel tipo mi sembrava ossessionato dalla smania di arricchirsi, si è ridotto sul lastrico proprio per un investimento sbagliato. Per di più il film si chiude con la voce narrante “questo momento della mia vita si chiama felicità” e poi la scritta Chris aprirà una sua società e diventerà milionario, il messaggio è chiaro.
S sentiamo, allora che cos’è per te la felicità?

N La felicità è una cosa interiore ed ognuno ha la sua: luoghi diversi, vite e culture diverse, persone diverse, che percorrendo strade anche distanti tra loro, sono tutte alla ricerca della stessa cosa: universale, ma nello stesso tempo così individuale; ma di una cosa sono sicuro, non bisogna diventare milionari…
S sei sempre il solito rompiscatole, per fortuna ci siamo lasciati!

2300 anni fa:

Né la ricchezza più grande, né l’ammirazione delle folle, né altra cosa che dipenda da cause indefinite sono in grado di sciogliere il turbamento dell’animo e di procurare vera felicità.
Epicuro

La ricerca della banalità ultima modifica: domenica,18 febbraio 21:24, 2007 da nabladue
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