Nella nostra epoca il “valore” coincide spesso con ciò che ci piace o ci rende felici o ci dà benessere.

Ma esistono più quei valori in cui si crede perché vengono ritenuti giusti e veri indipendentemente dal fatto che portino agio nelle nostre vite?
Tale questione è di grande importanza perché tutti noi orientiamo la nostra vita in base ai valori che percepiamo. Oggi infatti si giudica in base a preferenze soggettive e le nostre esistenze sono indirizzate verso la ricerca del piacere, per cui ciò che ha valore non è oggettivamente giusto ma soggettivamente piacevole.

Il soggettivismo è frutto della dottrina filosofica del relativismo. Il relativismo nega la capacità umana di stabilire criteri di giudizio oggettivamente validi e, di conseguenza, rifiuta l’esistenza di valori oggettivi e universali. Secondo il relativismo l’unico organismo in grado di esprimere un giudizio di valore sul valore sociale di un certo comportamento umano è la comunità di cui i singoli individui fanno parte. In questa logica, il consenso è il solo metro di giudizio di ciò che bene o male. I cosiddetti valori morali non potrebbero mai essere validi in senso assoluto, ma dovrebbero, al pari di tutte le altre leggi, trovare la propria convalida nell’approvazione dell’intero corpo sociale, o quantomeno di una sua maggioranza.
A livello politico questo si estrinseca nella forma istituzionale della democrazia. I politici del relativismo costruiscono le loro propagande (e le loro scelte) sugli orientamenti delle masse. La democrazia vive di consenso popolare e i politici, i demagoghi, basano tutto il loro operato sul consenso popolare e sociale. Quindi non viene sempre fatto ciò che è giusto in senso assoluto, ma ciò che viene percepito come giusto dalla comunità.

Molti filosofi invece hanno affermato che occorre seguire ciò che è degno di essere desiderato e non solo ciò che reca vantaggio o ciò che è gradito alla comunità o al singolo individuo. I valori quindi non sono solo dettati dalla nostra volubilità, ma da ciò che è intrinsecamente e oggettivamente valido. I valori oggettivi non sono dipendenti dai nostri capricci ma vanno scoperti perché sussistono come qualità immateriali ed essenziali nelle cose. Il valore supremo da seguire è stato spesso identificato con il concetto di bene.
Questa concezione ha origine nelle religioni e nel pensiero dei primi filosofi greci come Parmenide, Socrate e Platone. Possiamo genericamente definirla metafisico-oggettivistica. Tale visione del mondo si oppone al modo soggettivistico di intendere la morale. Per la filosofia di Platone i valori sono dettati da principi naturali universali, immanenti nella natura stessa. Nella religione invece i valori sono stabiliti da un’entità divina superiore che attraverso la rivelazione li consegna all’uomo.

Questo tipo di valori sono validi di per sé e vincolanti per gli individui che in queste dottrine si vogliono riconoscere. Tali valori non dipendono dal capriccio del singolo che ha comunque il dovere di seguirli.

Dato che sia il relativismo che la concezione metafisico-oggettivistica hanno fallito, potrà mai esistere una terza via in grado di proporre valori validi oggettivamente che siano allo stesso tempo portatori di benessere e felicità per il singolo?

Ha più senso parlare di “valori” oggi? ultima modifica: lunedì,21 settembre 10:29, 2015 da nabladue
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