È uno dei tanti sabati.
“Che facciamo stasera?”
“Andiamo in discoteca.”
“Non lo so, non mi va; sempre le stesse cose.”
“Dai ci siamo tutti. Poi c’è anche quella ragazza.”
“Sì è carina, ma non è proprio il mio tipo.”
“Vabbè noi siamo lì a mezzanotte.”
“Ok, non mi aspettate, ci penso; se decido di venire a mezzanotte sono lì.”

Che faccio: vado o non vado?

Mah…mi sembra sempre tutto così scontanto, impersonale, noioso. Non si riesce neanche a parlare con la musica alta.

Forse dovrei adeguarmi, dovrei pensare (anzi, non pensare) come molti. La mattina avevo valutato di lasciare la ricerca. Dove ti porterà?
Capire è sofferenza. Troppa! Non riesco a sopportarla.
Abbandonarsi al piacere, cercare ossessivamente i beni materiali, potrei provarci…
Ho la testa che mi scoppia. Dubbi, poche certezze, solo vecchi Maestri da seguire.
E se avessero sbagliato tutto? Se l’uomo dovesse cercare solo il piacere, il successo, il potere.
Forse dovrei andare in discoteca, non pensare e poi c’è sempre quella ragazza.

Ore 7.30.
Apro un vecchio e prezioso regalo impolverato. Inizio a leggere:

“Provai un’impressione stranissima dentro di me, stando
vicino a Socrate in quel momento: non provai compassione,
sebbene assistessi alla morte di un amico, perché,
sia nelle parole sia nel modo di fare, egli mi pareva felice; e, anzi, morì
in maniera così intrepida e nobile, da dare la netta impressione di uno che,
andandosene all’Ade, ci vada non senza il volere divino, e che, giunto colà,
sarebbe vissuto felice, come mai visse qualcun’ altro.”

…un brivido percorre la mia schiena…

Il Fedone di Platone. Non riesco a smettere di leggere…Alzo la testa sono le 23.30. Ormai è tardi, come direbbe Vasco…

Si parla di Amicizia, di Amore
, coraggio, virtù, ricerca del giusto: stasera sono veramente nel posto in cui volevo essere.

Mi ricordo che, anche se sono molto lontano da quello che vuole, non posso lasciare Platone::

“Infatti, il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell’essere. Inoltre, esso ci riempie di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, di guisa che, come suol dirsi, veramente, per colpa sua, non ci è neppure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa. In effetti, guerre, tumulti e battaglie non sono prodotti da null’altro se non dal corpo e dalle sue passioni. Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarle a causa del corpo, in quanto siamo asserviti dalla cura del corpo.”

Forse abbiamo perso di vista qualcosa.Stiamo scordando una parte di noi: l’anima.
Non so definire la parola “anima”, ma trovatemi una parola che la possa sostituire e la sostituirò.
Siamo carne, ossa, desideri e passioni, ma anche anima. La vita è armonia, armonia tra anima e corpo. Uno non esclude l’altro. Vanno nutriti entrambi.
Così mentre oggi sono qui in cerca di una cura per l’ anima, domani sarò da qualche parte cercando di soddisfare un bisogno del corpo (per esempio Lunedì devo andare a lavorare) ma, mentre col tempo il corpo si può solo logorare, il nostro spirito si può anche elevare.

Non serve credere nella vita eterna: l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso sono qui da noi.
Lo stesso Dante li ha attraversati in vita, la Commedia è un percorso di vita, un travaglio interiore, una crescita spirituale che lo porta all’elevazione dell’anima.

“Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io” (Dante Paradiso, Canto I)
Non lo può motivare con l’intelletto, lo dice lui stesso, ma afferma di aver visto la luce divina. Cosa intendeva?

Posso credere a Dante oppure no, posso credere in Dio o no, ma la fede altrui è difficile da comprendere.

Forse siamo troppo arroganti per credere: anche se non possiamo spiegare tutto oggi, potremmo farlo domani. Perché credere? È da sciocchi. Non è dimostrato.
E che importa?

05/05/2007 Un sabato sera particolare: un viaggio nell’anima. ultima modifica: lunedì,14 maggio 19:46, 2007 da nabladue
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