«Ho letto il Vangelo, ho ammirato i gesti di Socrate: belle idee, belle azioni, ma sono molto lontani dall’uomo. I Maestri spirituali partono da un principio che non è adattabile alla specie umana: che la morale coincida con la conoscenza, cioè se so che una cosa è sbagliata non la farò. In realtà non è così: l’uomo è più complesso. Il corpo lo abbiamo, dobbiamo nutrirci, abbiamo vizi, passioni: siamo imperfetti».

«Comprendo la tua obiezione, amico, anch’io spesso mi sono trovato a pensare in questo modo. Gesù era Dio sceso in terra; Socrate, Platone, Dantesono stati illuminati dalla luce divina. Hanno compiuto opere che rimarranno eterne, ma noi, noi siamo dei comuni mortali: uomini terreni che non vogliono rinunciare a dare piacere al corpo, ad essere ammirati, ad avere il potere, i soldi».

«Allora il messaggio dei Maestri spirituali è solo un sogno o un riparo per chi non ha nulla? ».

«Un riparo per chi soffre lo è di sicuro. Ma è anche un riparo per chi non vuole far soffrire».

«Se non potremmo mai mettere in pratica quello che ci chiedono, non sarebbe meglio seguire una filosofia più alla nostra portata?».

«Potremmo, in realtà siamo costretti a farlo.
Voglio farti un esempio. Tu conosci la famosa storia dell’asino e della carota, no? »

«Sì, perché?».

«Sai che gli asini sono molto cocciuti, pigri e presuntuosi.
Il contadino per farli muovere lega alla loro testa un bastone con una carota appesa ad un filo, facendola cadere davanti ai loro occhi, senza che questi possano addentarla. Gli asini, vedendo la carota davanti ai loro occhi si iniziano a muovere cercando di prenderla. In realtà non la raggiungeranno mai, ma questa li fa andare avanti, progredire, con l’illusione di poterla raggiungere e prendere. Ora anche quelli che non sono arrivati fino in fondo, hanno sempre fatto un pezzo di strada in più, rispetto a quelli che non avevano la carota».

«Capisco quello che vuoi dire: non potremo mai essere come Gesù, ma possiamo tendere a lui.Il messaggio di Gesù è la nostra carota».

«Possiamo tendere a Gesù e, anche se non lo raggiungeremo mai, questo non vuol dire che lo dobbiamo abbandonare.
Però l’uomo, pur essendo cocciuto come un asino, ha qualcosa in più: il libero arbitrio. L’uomo è il contadino di se stesso. Quindi può anche decidere di ignorare la carota. Può scegliere di seguire la carota per arrivare più lontano o se fermarsi al primo paese che incontra per mangiare il caviale. »

«Allora a questo punto: perché se abbiamo il caviale ci dobbiamo accontentare di seguire la carota?».

«Proprio per muoverci, per avanzare, progredire. L’unica crescita è quella interiore:
puoi decidere se rimanere nella vallata, o salire sulla montagna. Se fermarti a metà o cercare di arrivare alla vetta. A questo punto dovrei introdurre la speranza di una vita ultraterrena: reincarnazione o paradiso. Non è necessario. La crescita spirituale rende migliore questa vita. Non bisogna aggiungere nulla. Poi, come dico sempre è solo un discorso di fede e dipende solo da noi stessi.
L’importante è fermarsi nei vari paesi, non perdendo mai del tutto di vista che la vera crescita è quella spirituale, la vera ricchezza è quella dell’animo.
Questo non vuol dire necessariamente diventare asceti o rinunciare al lavoro ed alla famiglia; significa solo che bisogna cercare la virtù e la crescita interiore. Bisogna farlo tutti i giorni, lottando anche contro sé stessi. Spesso non ci riusciamo, ma questo non significa che dobbiamo abbonare questa ricerca o che dobbiamo lasciarci scoraggiare da chi è sempre pronto a puntare il dito verso di noi».

«Certo che se dedicherò tutto me stesso alla ricerca di beni materiali, penso che la crescita spirituale sia difficile, no?»
«Temo di sì. Ma è anche vero che se fossi povero, per mangiare, e per dar da mangiare alla mia famiglia sarei costretto a rubare ed a far del male».
«E se decidessi di rinunciare al sesso, ma ne fossi ossessionato non sarebbe meglio cercarlo? ».
«Seguendo lo stesso ragionamento, penso proprio di sì».
«Allora qual è la giusta misura da seguire? ».
«E’ proprio la giusta misura, cioè quella che va bene per noi. Quindi bisogna cercare di spingersi oltre, ma nello stesso tempo cercare di capire fino a che punto possiamo spingerci».
«Stavi quasi per farmi credere che volessi diventare un asceta».
«No, almeno non ora: sono giovane! Lo stesso Sant’Agostino ha detto: “Signore rendimi casto, ma non subito” ».
« Nabla per te è troppo anche Sant’Agostino, io ti vedo più come Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni.”».
«Grazie per la fiducia, amico! Allora ti rispondo con Oscar Wilde : “L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi.” ».
«Torniamo seri, Nabla. Allora spiegami perché bisogna resistere ai piaceri del corpo? Che senso ha? »
«Nessuno, dipende solo da te se vuoi essere più carnale o più spirituale. Ti faccio un esempio: perché non andare a letto con tutte le donne che incontri?»
«Perché, non tutte ci stanno».
«Ho capito, esempio sbagliato».
«No l’esempio è giusto, ho capito che vuoi dire. Se mi concentrassi solo sul loro corpo, non riuscirei a vedere la loro anima».
«Bravo».
«Ma devo proprio scegliere tra anima e corpo?».
«No, l’amore è l’unica cosa che li può soddisfare entrambi».
«Ma a me piace anche la passione, quella che ti sconvolge, quella che inizia la mattina e finisce la sera».
«Vivitela, ma non ti dimenticare di cercare anche l’anima».
«Inizia tu, io aspetto che inventino il rilevatore di anime».
«Sei proprio incorreggibile».
«Il fatto è: come posso cercare quello che non conosco?».
«Quello che conta non è trovare, ma cercare».
«Sì ma se non so cosa devo cercare».
«Non importa, tu cerca».
«Io non ti capisco».
«Almeno ti ho confuso un po’?».
«Tanto».
«Allora siamo sulla buona strada».

…il viaggio continua… ultima modifica: martedì,22 maggio 00:11, 2007 da nabladue
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