Marco: «Ci sono molte persone a cui non piace la filosofia, anzi affermano che bisognerebbe smettere di filosofare. Cosa gli diresti?».
Nabla: «Se per filosofia intendi quel sapere puramente speculativo e teoretico, allora, sebbene non posso negare che sia affascinate, capisco perché le persone comuni non amino questo tipo di attività.
I filosofi occidentali sono eccessivamente idealisti, nel senso che riducono la filosofia ed, in alcuni casi la vita stessa, al solo pensiero. Questa visione è sicuramente discutibile. La filosofia è, infatti, amore per il sapere. Il filosofo è un uomo innamorato della conoscenza: la sua sete di comprendere come funziona il mondo è insaziabile. Filosofi sono quelli che non si accontentano mai di sapere qualcosa: vogliono scavare in profondità, arrivare a comprendere il fondamento delle cose, il perché.
Sono spinti da una voce interiore a guardare dentro l’involucro superficiale degli eventi. Non sanno tutto, ma proprio questa è la loro fortuna: se fossero onniscienti non sarebbero vittime di un amore eterno e di una sete inestinguibile.

Oggi siamo abituati a pensare che filosofo è uguale a “libro parlante da tenere sullo scaffale a prendere polvere, dato che non fa nulla di utile”. Ebbene la filosofia non è solo nei centri accademici,
sulla carta stampata o nei dialoghi più astratti. Un filosofo può essere tale anche se affronta la vita in modo filosofico, cioè se la considera come un lungo viaggio alla ricerca della conoscenza. Un cammino che non ha mèta, traguardo, che è pura tensione verso un sapere troppo elevato, ma non per questo inutile. Non chi pensa la vita, ma chi la vive pensando è un amante del sapere.
Il primo fugge dalla vita, il secondo la considera uno strumento di conoscenza. In Oriente, ad esempio, per quanto una filosofia si possa basare su delle speculazioni astratte elevatissime, è considerata vana se non viene accompagnata da una “pratica”. Le vette del pensiero devono comunque scendere nella valle della vita concreta, non possono isolarsi in un immaginario mondo delle idee avulso dal mondo tangibile e dal
vivere quotidiano.

La filosofia orientale e quella occidentale avevano lo stesso scopo quando nacquero: liberare l’individuo dall’illusione. La società, le connessioni che necessariamente instauriamo con il mondo quando iniziamo ad appartenere ad esso, l’immagine distorta che abbiamo di noi stessi e della vita offuscano la nostra reale natura. Spesso non ci accettiamo e ricorriamo all’ebbrezza del vino per rendere la vita meno penosa. Invece, partendo dalle domande della filosofia possiamo capire meglio chi siamo e dove siamo. Possiamo avere una maggiore comprensione della nostra dimensione esistenziale. In tal modo, saremo in grado di curare i disagi che nascono dai perché irrisolvibili dell’esistenza. Paradossalmente, anche se non riusciremo mai a rispondere esaustivamente a queste domande insolubili, già il cercare le risposte è un’efficace terapia contro la malattia che le domande stesse avevano scatenato.
In sintesi, bisogna far rinascere quella filosofia che era sinonimo di libertà, che aiutava l’uomo a conoscere se stesso, che lo rendeva capace di valutare il suo stesso pensiero, che lo spingeva a liberarsi dalle catene della società e del senso comune. Quando ti dicono che la filosofia non serve a nulla perché non ci ha salvati, tu prova a dirgli che anche se la filosofia non ha ancora salvato il mondo, è un buon inizio per migliorare se stessi e, migliorare se stessi, è un buon inizio per migliorare il mondo».

La scelta filosofica ultima modifica: venerdì,19 settembre 10:49, 2014 da nabladue
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