Il desiderio è uno dei problemi centrali dell’uomo. Egli sirende conto che la sua natura è quella di un essere che vuole, che desidera, brama, ma, per converso, così come nasce la gioia dall’appagamento del desiderio, nasce anche il dolore dalla frustrazione dell’aspirazione che non viene soddisfatta.

Si può tranquillamente affermare che tutte le grandi religioni e le filosofie hanno fatto i conti con questo temibile e possente essere. Partiamo da noi, dalle persone comuni. L’antichissima metafora del vaso bucato esprime in maniera incisiva l’essenza del desiderio come cieca spinta omnidirezionale. Gli antichi ci dicono che il flusso del desiderio è come un getto d’acqua che attraversa un vaso bucato. Se prendiamo un vaso forato e cominciamo a versarvi dell’acqua, non riusciremo mai a riempire il vaso, pur mantenendo un continuo flusso di liquido. Questo rappresenta i nostri desideri: neanche sono entrati e già sono pronti ad uscire per dar spazio ad altri desideri più impetuosi ed irraggiungibili. Oggi ci siamo resi conto di quanto ciò sia vero. Nella nostra epoca vivono persone ricchissime che possono acquistare praticamente quello che vogliono. Sono acclamate, famose, ammirate da moltissima gente, eppure sono inquiete ed infelici. Non solo riescono a consumare patrimoni enormi, ma questo non li rende per nulla felici, anzi, li getta ancora di più nella disperazione.
Tale atteggiamento, che ritiene di poter appagare completamente l’interiorità umana nutrendola soltanto con i beni materiali, riponendo la felicità nelle mani della soddisfazione del desiderio, lo definirei incontinenza. Sull’altra sponda, c’è chi ha affrontato l’impulso del desiderio cieco e mai completamente appagabile in maniera frontale. Essi ci dicono che il desiderio è la fonte di tutti i mali dell’uomo. L’unico modo per salvarsi è liberarsi del volere: «Quando i desideri se ne vanno, la gioia viene» recita un aforisma buddista. Non desiderare nulla, consente di non soffrire. Non amare la vita, porta a non disprezzare neanche la morte. Questo atteggiamento, che tende a contrastare qualsiasi forma di desiderio lo definirei repressione.

Cominciamo subito con il dire che i due atteggiamenti di cui sopra sono figli degli stessi genitori: paura della morte e rapporto malato con il desiderare. In linea generale i comportamenti estremi si toccano sempre. Il desiderio non può non esserci. Non c’è uomo senza desideri. È sicuramente vero che siamo spesso vittime dei desideri e delle pulsioni. In alcune circostanze, qualcosa di cui non abbiamo piena consapevolezza, ci spinge ad agire come bruti. È altrettanto vero che alcune pulsioni sono necessarie e naturali, e non c’è nulla di male nel volerle soddisfare. L’errore sta nell’esagerazione in entrambi i sensi. Insomma, per quanto il desiderio debba indubbiamente essere diminuito non potrà mai essere annullato: posso far scorrere l’acqua nel vaso più lentamente, ma non potrò mai eliminarla del tutto. Per fare un’analogia, questo è il classico discorso del conformista e dell’anticonformista. Il conformista si adegua a tutto ciò che la società propone, indipendentemente
dalle sue valutazioni personali. L’anticonformista si oppone a tutto ciò che la società propone, indipendentemente dalle sue valutazioni personali. Entrambi sono schiavi della società perché non possono scegliere liberamente. Così l’incontinente soddisferà (o perlomeno tenterà di) soddisfare tutti i desideri indipendentemente dalla loro natura. Il represso tenterà di ignorare tutti i desideri (indipendentemente dalla loro natura).

Entrambi sono schiavi del desiderio: il primo dedica la vita alla soddisfazione dei desideri, il secondo la dedica a combattere i desideri. Sentite, invece, chi abbiamo ingiustamente tacciato di materialismo ed edonismo cosa dice in proposito:

“Dei desideri alcuni sono naturali e necessari, altri naturali e non necessari, altri né naturali né necessari, ma nati solo da vana opinione.” (Epicuro).

I desideri non sono tutti uguali. Possiamo catalogarli in base alla necessità ed alla serenità che possono procurarci. I desideri naturali e necessari sono quelli che potremmo definire bisogni come – ad esempio – mangiare, bere, avere un tetto sotto cui dormire, relazionarsi con altre persone, amare, avere amici. È importante sottolineare che mangiare e bere non si intende magiare raffinato e bere vino. Mangiare e bere
significa prendere quello che è necessario per vivere o poco più. Questi desideri soddisfano interamente, poiché, essendo naturali e necessari, non sono “inganni della mente” e possono essere completamente appagati. Il problema sorge quando non ci accontentiamo e diventiamo insaziabili divoratori che considerano il cibo soltanto un piacere, e non qualcosa di sacro. Dovremmo sempre ringraziare di avere cibo a sufficienza, mai darlo per scontato, anche se siamo milionari.

L’equilibrio del desiderio ultima modifica: lunedì,1 settembre 16:57, 2014 da nabladue
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