Scrivere gli toglieva l’anima. Era come mettere un punto nella sua vita.
Dopo che lo aveva fatto, si doveva prendere una pausa, togliere di dosso quel senso di vuoto che gli lasciava: come se l’inchiostro portasse via qualcosa di lui. Tornare alla vita, alzare gli occhi, staccare la penna dal foglio. Sì, dal foglio; perché i pensieri per lui scorrevano meglio su un foglio, rispetto al ritmo martellante della tastiera: tutti i tasti hanno lo stesso suono, sempre uguale: non lo poteva sopportare.
Per lui la scrittura era ritmo, armonia, fluire. Sentire lo scorrere della penna sul foglio, lasciarla scivolare, bloccarsi. Sentire che la penna non scivola più, per poi riprendere la sua corsa, facendosi trascinare dai suoi pensieri. Quel foglio ora ha una parte di lui. Scrivere era un modo per poter sbagliare: la vita non glielo permetteva. Era come togliersi di dosso qualcosa, qualcosa che era dentro e che sarebbe dovuto uscire.
Amare,conoscere,sentire.
Sogni. Forse solo sogni.
Aveva amato e odiato e poi amato e poi odiato, mille volte: aveva preferito il tumulto alla rassegnazione, il corpo all’anima, la certezza alla ricerca, la guerra all’indifferenza; poi la pace, la liberazione.
La vita che riprende, la vita che quel foglio gli aveva preso, gliel’ha restituita molto più bella.

La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa:prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più,come procedendo per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è il bello in sé.(5)

a presto…

Inchiostro ultima modifica: lunedì,11 giugno 20:59, 2007 da nabladue
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