Le razze ce le siamo inventate, le abbiamo prese sul serio per secoli, ma adesso ne sappiamo abbastanza per lasciarle perdere.
Guido Barbujani, 2006.

Tutti parenti, tutti differenti

Non c’è mai stato un inizio della storia, ma storie prima di altre storie. La diversità umana non è dovuta a caratteristiche biologiche o cognitive prestabilite, ma è figlia di molteplici storie contingenti che sono ancora in corso.
Più che “esseri umani”, sarebbe meglio se ci definissimo “divenienti umani”. Se l’origine di Homo sapiens è così recente, unica e africana, e se poi la nostra giovane specie è stata così mobile, significa che non c’è stato il tempo sufficiente per separare le popolazioni umane in “razze” geneticamente distinguibili. La variabilità genetica umana è assai ridotta e si distribuisce in modo continuo. Il duplice messaggio di questa storia è la forte unità biologica e al contempo la straordinaria diversità culturale interna alla specie umana. Dopo l’età dei grandi esodi, viviamo oggi un’epoca di mescolanza biologica e culturale da una parte e di conflitti e uniformazioni dall’altra. Non sappiamo come evolverà la nostra specie perché il futuro dipende da noi. Sappiamo però che le “civiltà” non sono monoliti isolati, assomigliano piuttosto a organismi in trasformazione, ricchi di differenze interne e interdipendenti sia nel tempo sia nello spazio. Le radici di questi sistemi plastici di culture e di popoli sono tutte intrecciate fra loro. Il tema dell’unità nella diversità può essere letto a più livelli, dalle emozioni primarie alle lingue, dai tratti fisici alle culture. Da quei passi incerti nel tufo di Laetoli alla camminata dell’uomo sulla Luna, ne abbiamo fatta di strada!

Da http://www.homosapiens.net/

Le razze umane non esistono ultima modifica: mercoledì,1 febbraio 12:24, 2012 da Nabladue
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