L’inverno era la stagione che più amava. Aria fredda e sole, proprio come quella giornata. I vetri appannati dell’Autobus 791, direzione Trastevere, non gli impedivano di guardare fuori dai finestrini. La vita che scorre tra le strade, tra la gente, le macchine ed i Tram, per cui il tempo sembra non passare mai. Per loro sembra tutto così facile, si muovono su dei binari: rettilinei, curve, ma non pensano mai che potrebbero percorrere strade diverse; è proprio questa la loro bellezza. Tutte le mattine, sempre la stessa strada, ripassando per gli stessi punti. Loro sì che non sentono lo scorrere del tempo. Invece Marco lo sente, quello scorrere, che un po’ pesa, un po’ piace: lui cerca sempre itinerari diversi..
Ha un libro tra le mani. «Mi devo ricordare di alzare gli occhi ogni 5 pagine» – pensa.
Spesso gli era successo di saltare la sua fermata. Leggere per lui era come entrare in un’altra dimensione, uno sparire dal mondo, annullarsi. Certe volte si chiedeva se la realtà non fosse poi quella del libro.
Ventesima pagina, è ora di scendere.

Cammina su viale Trastevere e su di un lato, ai margini di una banca, nota due barboni: uno giovane, alto, riccio, capelli lunghi; l’altro, più anziano, sdraiato sul marciapiede con due cani bianchi vicino.
Marco è già pronto a dire: «no, non ho soldi» che il barbone giovane con aria dolce e rassicurante gli dice: «fai un offerta, quello che vuoi, monete, anche contanti, non ci offendiamo». Marco ripensa «anche contanti, non ci offendiamo», e inizia a ridere.
Si ferma, lo guarda negli occhi e intravede un uomo con un aria innocente,occhi dolci e voglia di comunicare. Prende gli spicci che ha nel portafogli,glieli dà, e va avanti per la sua strada.

Camminando continua a ripensare «anche contanti, non ci offendiamo».
Compra un paio di calzini ad una bancarella e ripensa «anche contanti, non ci offendiamo. Geniale!».
Si mette in tasca i 5 euro che gli danno di resto e decide di tornare dai suoi amici.
«Fai un offerta, quello che vuoi, anche contanti non ci offendiamo».
«Sono passato 2 minuti fa».
«Ah, è vero».
«La battuta è troppo bella».
Il giovane barbone ride.
E Marco stupidamente: «che razza sono i cani?»
«sono cani, che importa».
«Hai ragione».

Poi si ricorda perché era tornato lì.
Sta per prendere i soldi, che pensava di aver messo in tasca, ma non li trova, e comincia a cercare, a frugare, ma conoscendosi, inizia a rendersi conto di…
«…soldi, tu hai perso dei soldi, la signora!»
«cosa?»
Il barbone vecchio si alza, è curvo e zoppicante, in maniera goffa inizia a correre, ferma una signora e torna con i cinque euro.
«Tieni sono tuoi. Ti sono caduti e la signora li ha raccolti».
«Forse non ha visto che mi cadevano».
«No, l’ha visto, ed avrà pure tanti soldi».
«Io li avevo portati per voi, perché mi era piaciuta la battuta».
Si guardano negli occhi, il vecchio sembra quasi commuoversi e lo abbraccia.

Nel Menone di Platone, Socrate accompagna uno schiavo, che non sapeva nulla di matematica, nella dimostrazione di un difficile teorema di geometria, e con stupore di tutti i presenti, lo schiavo riesce nella dimostrazione.
La critica vuole che Platone ci racconti questo per dimostrare che le idee sono innate, a me piace pensare che Socrate, in un tempo in cui gli schiavi erano considerati poco più che oggetti, lo avesse fatto per dimostrare che gli uomini possono avere capacità, indipendentemente dal ruolo che hanno nella società.

AL DI LÀ DELLE APPARENZE ultima modifica: venerdì,26 gennaio 09:13, 2007 da nabladue
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