È una sera tra tante. Ce ne stiamo seduti su un piccolo divano. L’atmosfera è calma, la musica bassa, l’ambiente è illuminato da una gradevole luce soffusa, l’orologio nella sala segna le nove e mezza di sera. Riusciamo ancora ad apprezzare la tranquillità del locale quasi vuoto, attendendo che la calca ci sommerga. Prendiamo qualcosa da bere, iniziamo a parlare del più e del meno quando, non mi ricordo da dove ci siamo arrivati, il mio amico mi fa:
Marco: «… e sì, lì sul Gran Sasso c’è Zichichi che sta giocando con le particelle».
Nabla: «Non so se sotto il Gran Sasso c’è sepolto Zichichi a lavorare. So che stanno conducendo, in collaborazione col Cern di Ginevra, un importante esperimento con i neutrini: l’obiettivo è quello di far viaggiare un fascio di neutrini dal Cern al Gran Sasso».
Marco: «Ma cosa diavolo sono questi “neutrini”?».
Nabla: «Be’, sono particelle elementari con delle caratteristiche molto particolari. I neutrini hanno la capacità di attraversare qualsiasi tipo di ostacolo senza essere assorbite o schermate dalla materia. La cosa interessante è che non siamo ancora riusciti a quantificare la massa di queste bizzarre particelle».

Marco: «va be’, ma a cosa serve studiarle? Queste sono le solite cavolate dei fisici!».
Nabla: «mah… in primo luogo potremmo capire qualcosa di più sull’origine e sul destino dell’universo e, poi, da studi puramente teorici, spesso nascono innovazioni tecnologiche che diventano oggetti in grado di trasformare le nostre esistenze».
Marco: «Per quanto riguarda la tecnologia ben venga; ma tutto il resto, perché dovrebbe interessarci? Noi non ci saremo più in ogni caso. Cerchiamo di cogliere l’attimo, di vivere senza porci troppe domande, amico».
Nabla: «Se per vivere il momento intendi non sprecare il tempo, mi va benissimo. Però chi pensa di poter cogliere l’attimo in senso “godereccio” è un folle. Non lo vedi che quello che sto dicendo è già passato!».
Intuiamo il guaio in cui ci stiamo cacciando. Mi fermo un momento a bere, vorrei tornare alle frivolezze della sera… ma
Nabla: «Ti rendi conto che devono attraversare 732 chilometri nel sottosuolo senza che nulla li possa schermare!».

Marco: «Devo ammettere che è una cosa incredibile. Però non riesco a capire come questi neutrini possano aiutarci nella comprensione della vita dell’universo».
Nabla: «Tu conoscerai sicuramente il Big Bang?».
Marco: «Sì. L’esplosione, l’inizio».
Nabla: «Il problema è che non si sa come finirà, se ci sarà una fine e se c’è stato veramente un inizio».
Marco: «Come se c’è stato un inizio?».
Nabla: «Probabilmente l’universo continua a contrarsi ed espandersi all’infinito: niente inizio e niente fine, in un percorso ciclico vittima dell’eterno ritorno».
Marco: «Sì ma… se fosse così, verrebbe meno lo stesso concetto di creazione».
Nabla: «forse è così».
Marco: «E Dio?».
Nabla: «Questo non negherebbe la Sua esistenza, cambierebbe solo il Suo ruolo».
Tutto si ferma per un momento. Dopo qualche istante riesco a vedere negli occhi di Marco una meraviglia taciuta, ma le sue parole lo tradiscono e insiste:
Marco: «Ancora non capisco però che funzione hanno i neutrini in tutto ciò».
Nabla: «È semplice, in questo momento l’universo è in espansione: tutti si allontanano da tutti, non c’è un punto centrale. Tuttavia non sappiamo
se, prima o poi, inizierà a contrarsi».
Marco: «E da che dipende?».

Nabla: «Probabilmente proprio da loro, dalla loro massa. Come ti ho detto, ancora non siamo riusciti a quantificarla. Il problema è che la loro massa – seppur piccolissima – potrebbe dare un contributo decisivo alla forza di attrazione gravitazionale tra gli elementi dell’universo… Aspetta, forse sto correndo troppo. Facciamo un passo indietro. Tu sai che due corpi dotati di massa si attraggono secondo la legge di gravitazione universale?».
Marco: «Ma è la famosa legge della mela di Newton: due corpi si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse».

Nabla: «Sì, proprio quella. Ora, considerando che i neutrini sono presenti in gran numero nell’universo, anche se la loro massa è piccola, potrebbero sviluppare una forza attrattiva che, sommata alle altre forze presenti nell’universo, ne cambierebbe il destino. In poche parole, se la forza di attrazione gravitazionale fosse d’intensità tale da vincere la velocità con cui si allontano i corpi, l’universo inizierebbe a contrarsi di nuovo, diminuendo progressivamente le sue dimensioni: accadrebbe ciò che i fisici chiamano Big Crunch (grande contrazione). Praticamente, al termine di questo ciclo, tutta la materia dell’universo si condenserebbe fino a poter essere racchiusa in un piccolo guscio di noce».
Marco: «Ma dai?! ci pensi? Tutti noi, le nostre case, il sole e le stelle in una piccola noce. E poi?».
Nabla: «Un altro Big Bang e poi un altro Big Crunch, e così via senza fine».

Qualcosa distrae la nostra attenzione, passano due ragazze e mi chiede:
«che ne pensi?».
«molto carine».
Ci guardiamo, mi fa un cenno e andiamo verso di loro…

Senza inizio…e senza fine ultima modifica: giovedì,11 gennaio 21:41, 2007 da nabladue
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