Siddharta Gautama visse approssimativamente tra il 558 a.C. e il 478 a.C. Nacque nella regione di Lumbini, nell’attuale Nepal meridionale. La sua famiglia di origine è quella degli Sakya (infatti viene chiamato anche Shakyamuni). Il padre, Suddhodana, era il re di uno dei numerosi stati in cui era politicamente divisa l’India del nord. Mahamaya, la madre di Siddharta, amava tutti gli esseri ed era una donna di grande virtù. Fu lei a chiamarlo Siddharta, che significa colui che raggiunge lo scopo.

La regina Mahamaya muore subito dopo aver partorito Siddharta. La sorella, Mahapajapati (Gotami) cresce il nipote Siddharta e si prende cura di lui. Il bambino Siddharta era fuori dal comune. Suddhodana era entusiasta e pensava che, nel principe Siddharta, avrebbe trovato un degno e valoroso erede. Tuttavia, il re riceve la predizione del maestro Asita: Siddharta non si occuperà degli affari di stato. Egli diverrà un grande maestro spirituale: sarà colui che indicherà la Via.
Saputo ciò, il re tenta di indirizzarlo verso la politica e la vita di corte. Cerca di tenerlo lontano dalle sofferenze e di fargli conoscere i piaceri della vita. Tutto questo non serviva a placare l’animo desideroso di conoscenza del principe. Egli diventa un ragazzo di grande valore. Eccelleva in molte discipline: dalle arti marziali allo studio dei Veda. Alla fine,il re decide di trovare una moglie per Siddharta, con l’intento di distoglierlo definitivamente dalle ricerche spirituali. Il principe sposa Yasodhara, figlia della regina Pamita e del re Dandapani. Purtroppo per il re, anche Yasodhara era una persona di valori non comuni. Ella destava la lotta tra caste, si opponeva alle ingiustizie sociali, era estremamente caritatevole.

Poco dopo tempo, ebbero un figlio di nome Rahula. I tentativi del padre fallirono. In Siddharta nacque il desidero di trovare le risposte ai problemi dello spirito e del rinnovamento sociale. Anziché amare la politica, come il padre avrebbe anelato, iniziò a detestarla.
Infatti, Siddharta si rese conto che il popolo era oppresso dai Brahmani. La società era divisa in caste e rigidamente determinata. Il dio Brahma (una delle tre persone della Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva) aveva creato l’universo. Egli era il creatore di tutti gli uomini. L’appartenenza degli uomini ad una determinata casta era stabilita al momento della creazione: la parte del corpo del dio da cui erano stati generati gli uomini determinava l’appartenenza ad una particolare casta.

  1. brahmana : usciti dalla bocca di Brahma, erano i sacerdoti ed i maestri che sapevano comprendere i Veda. Essi erano gli intermediari tra l’uomo e la Divinità e, dunque, erano fondamentali per il benessere e la vita della società. Anche il mondo naturale ed il cosmo dipendevano dalle preghiere dei brahmana.
    Essi passavano attraverso i quattro stadi della vita: giovinezza, in cui studiavano i Veda. Età matura,nella quale si sposava e allevavano i figli mettendosi al servizio della società. Quando i figli divenivano adulti si ritiravano dal mondo per riprendere gli studi religiosi. Infine, in vecchiaia, diventavano monaci o asceti.
  2. ksatriya: usciti dalle mani di Brhama, erano responsabili della politica e militari;
  3. vaisyia: nati dalle cosce di Brhama, erano mercanti,agricoltori e artigiani;
  4. sudra: nati dai piedi di Brhama, erano destinati ai lavori manuali meno nobili.

Infine, c’erano gli intoccabili: i senza casta. Non avevano alcun diritto e si occupavano delle mansioni più infime: raccogliere le immondizie, scavare le strade, accudire maiali ed bufali. Per di più, se un intoccabile, anche solo per sbaglio, entrava in contatto fisico con un membro delle caste superiori, veniva percosso violentemente. Inoltre, gli appartenenti ad una casta elevata, se erano toccati da un intoccabile, venivano contaminati e dovevano sottoporsi a lunghi, tediosi e dolorosi riti di purificazione.

Nulla poteva essere cambiato: Brahman, la legge dell’universo, era immutabile, infinita ed immanente. Il dio Brahma era egli stesso un elemento di quella legge universale. Le sacre scritture (Brahmana e le Upanishad ) insegnavano che la felicità era la capacità di accettare la propria condizione. L’insegnamento non poteva essere messo in discussione. Ciò nonostante, alcune persone (perfino alcuni Brahmana )iniziarono ad essere dubbiose e si riunirono per dibattere sulla loro religione. Il principe partecipava spesso a questi incontri. In queste occasioni, venne in contatto con maestri spirituali, che, a differenza dei brahmani, non anelavano né alle ricchezze né alla fama. Non erano interessati alla loro condizione sociale, ma ricercavano solo la crescita spirituale. Abbandonavano tutti i legami con il mondo materiale per ricercare la liberazione dalla sofferenza. Questi asceti vivevano nelle regioni confinanti: Kosala, Magadha.

Siddharta ultima modifica: martedì,13 gennaio 17:23, 2009 da nabladue
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