Alla luce del nostro cammino, che non si arresta di fronte ad alcuna risposta comoda e conveniente, qual è allora il labile confine tra illusione e realtà, tra sogno e veglia, tra ricerca e autoinganno. La miseria della filosofia umana è solo un trucco per scappare dalla paura della morte, dalla sofferenza?

Pare un assurdo, eppure è esattamente vero che, essendo tutto il reale un nulla, non v’è altro di reale né di sostanza al mondo che le illusioni.
(Giacomo Leopardi). .
Illusioni! grida il filosofo. – Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credeano degni de’ baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell’uomo, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando
gli idoli della lor fantasia! Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele (ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, lettera del 15 maggio 1798). .

Le persone “che stanno con i piedi per terra” ritengono che la stessa filosofia nasca per sfuggire da una latente insoddisfazione personale ed esistenziale. Insomma, c’è chi sostiene che la speculazione filosofica sia solo un altro tentativo di fuga dalla realtà. I filosofi sono sempre stati considerati figure bizzarre, di un’umanità non pratica: pazzi, fuori di testa, lontani dalla vita e incapaci di svolgere le più comuni mansioni quotidiane.
È possibile che i pensatori costruiscano un mondo immaginario per evadere da quello reale? In un ribaltamento del mito della caverna, il filosofo che si dedica alla speculazione, chiudendo gli occhi alla cose tangibili del mondo, si imprigiona nella grotta del pensiero, perdendo di vista gli aspetti concreti
dell’esistenza. La serva di Tracia che si prende gioco di Talete, il primo dei sette saggi, facendogli notare “che si preoccupava tanto di conoscere le cose che stanno nel cielo, e, invece, non vedeva quelle che aveva davanti, tra i piedi” mostra come la caverna sia un’entità che si muova in funzione della prospettiva dell’osservatore. Il filosofo, dunque, potrebbe mascherare le goffaggini della vita reale con le acrobazie della speculazione filosofica. Tracciare i confini tra ricerca e autoinganno è un’impresa ardua.

Dalle altezze del pensiero, atterriamo nel paese di quelli che vorrebbero salvare il mondo per mezzo della politica: Illusioni! Grida il cittadino. Gli ideali politici si sono spesso dimostrati
mere illusioni per raggiungere il potere. Prendiamo – ad esempio – i sessantottini. Da quello che mi è stato raccontato lottavano per un mondo migliore, per una visione della società colma di ideali e buoni propositi. E poi, che fine hanno fatto?

Una volta messe le radici nella feconda terra del potere si sono mostrati forse peggiori della generazione che li ha preceduti: spesso gli ideali nascondono l’illusione della conquista del potere. Detto questo, mi piacerebbe chiedere a Freud se il complesso di Edipo non celi, anziché un semplice istinto sessuale, l’eterna lotta per il potere (come desiderio di comando e supremazia) che costringe a combattere anche “il figlio contro il
padre, la figlia contro la madre, la suocera contro la nuora”. La stessa mitologia greca è piena di divinità che si tradiscono e uccidono a vicenda generazione dopo generazione per conquistare il potere: Crono contro urano, Zeus contro Crono.

A questo punto siamo costretti a naufragare nel pessimismo più profondo? Ammettiamo che tutto è illusione e fuga?
Per fortuna, anche questa è un’illusione. Prima di tutto, la miriade di errori che è stata commessa ci permette di avanzare: seppur a piccoli passi, cresciamo. Sicuramente è difficile dire se a livello di fratellanza e di compassione la società sia migliorata. Pensiamo alle due guerre mondiali che hanno segnato l’inizio del nostro secolo. Neanche oggi sembra che i conflitti sanguinari abbiano perso vigore ed innumerevoli guerre mietono vittime tutti i giorni. Ci sono ingiustizie enormi nel mondo: per ogni persona ricca, diecimila altri esseri umani patisco la fame. Nonostante ciò, penso che dei piccoli passi li stiamo facendo. Almeno nei paesi socialmente più evoluti si può vivere una vita serena, anche senza essere un re. La base della piramide sociale si è allargata al centro: ci sono poche persone eccessivamente ricche, il numero dei poveri sta diminuendo e la maggior parte hanno un benessere medio. C’è chi dice giustamente che il benessere dei paesi sviluppati è basato sullo sfruttamento di quelli più poveri. Saremmo ipocriti se non ammettessimo che un fondo di verità c’è. Saremmo ingiusti se dicessimo che la ricchezza dei paesi sviluppati dipende SoLo dallo sfruttamento: il benessere dipende anche dalle buone idee, dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche, dal lavoro prezioso dei singoli. Indubbiamente una organizzazione razionale della società, imposta da una mente superiore, porterebbe ad un maggiore equilibrio e ad una migliore distribuzione delle ricchezze. Ma tutti i tentativi umani di ordinare razionalmente ed in modo definitivo la società, si sono portati dietro dei mali, che sono stati spesso peggiori del bene che avevano cercato di realizzare. Invece di promuovere utopie, dovremmo partire da noi. Senza capacità di rinuncia e autocontrollo non si costruisce una società che non si basi sullo sfruttamento altrui.

Vita e illusione ultima modifica: mercoledì,30 luglio 15:24, 2014 da nabladue
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