Npensieri banner

Domande e risposte su Emanuele Severino

La Natura del Reale

Come definisce Emanuele Severino il concetto di 'realtà' nel contesto della sua filosofia?

Emanuele Severino definisce la realtà come l'insieme di tutti gli enti che, secondo la sua visione, sono eterni. Nella sua filosofia, Severino si oppone alla tradizione metafisica che considera la realtà come un insieme di cose transitorie, che nascono e poi periscono nel nulla. Al contrario, Severino sostiene che l'essere di ogni ente è eterno, e che il divenire, il tempo e la storia non sono altro che il manifestarsi e il nascondersi di questi enti eterni.

La realtà, per Severino, non è soggetta al divenire, ma è costituita da una totalità di essenze fisse e immutabili. L'errore fondamentale della metafisica tradizionale, secondo Severino, è quello di aver interpretato erroneamente il principio di non contraddizione, limitandolo all'identità di un'essenza con se stessa o alla sua differenza dalle altre essenze, senza comprendere che tale principio implica anche l'identità tra essenza ed esistenza, ovvero tra essenza e la sua eternità.

In sintesi, per Severino, la realtà è l'insieme degli eterni, e ogni ente è reale in quanto eterno, non in quanto soggetto a divenire o a temporalità.

In che modo la nozione di 'eternità' è centrale nel pensiero di Severino e come si contrappone al concetto di 'divenire'?

La nozione di 'eternità' è assolutamente centrale nel pensiero di Emanuele Severino e rappresenta il fulcro attorno al quale ruota l'intera sua filosofia. Per Severino, l'eternità non è un attributo tra gli altri dell'essente, ma la sua stessa essenza. L'essente è in quanto eterno; ciò significa che ogni ente, in quanto tale, non può né nascere né perire, ma è sempre stato e sempre sarà. Questa posizione si contrappone radicalmente al concetto di 'divenire', inteso come un passaggio dall'essere al non-essere e viceversa.

Nel suo saggio "La metafisica classica e Aristotele", Severino critica l'idea che gli enti possano emergere dal nulla e ritornarvi, poiché ciò implicherebbe un tempo in cui l'essente non è, il che costituisce un assurdo logico. L'essere, per Severino, non può diventare, perché il diventare implicherebbe un non-essere precedente o successivo, e questo è inaccettabile. In "La struttura originaria", Severino approfondisce questa idea, sostenendo che l'essere ha necessariamente l'essere, e che il principio di non contraddizione non esprime solo l'identità dell'essenza con se stessa, ma anche l'identità dell'essenza con l'esistenza.

Severino si contrappone così alla tradizione filosofica che, a partire da Parmenide, ha interpretato il divenire come una realtà fondamentale. Al contrario, Severino afferma che il divenire è un'illusione, una sorta di "non-contenuto", e che la verità definitiva è l'eternità dell'essente. In questo senso, la sua filosofia può essere vista come una radicale reinterpretazione del parmenidismo, in cui l'essere è e non può non essere.

In conclusione, la nozione di 'eternità' nel pensiero di Severino è centrale perché definisce l'essenza stessa dell'essente, opponendosi al concetto di 'divenire' che viene rifiutato come illusorio e assurdo. L'eternità è la condizione di possibilità dell'essere stesso, e qualsiasi concezione che implichi la transitorietà o la nascita/morte degli enti è considerata una deviazione dalla verità dell'essere.

Qual è la critica di Severino al nichilismo e come si riflette questa critica nella sua interpretazione della realtà?

La critica di Emanuele Severino al nichilismo si fonda sulla constatazione che il nichilismo stesso è intrinsecamente contraddittorio. Il nichilismo, nella sua forma più diffusa, sostiene che le cose nascono e muoiono, che cioè passano dall'essere al non essere. Per Severino, questa visione è il risultato di una interpretazione errata e inconsapevole della realtà.

Severino argomenta che l'apparire delle cose non può contenere lo spettacolo del loro annientarsi o del loro entificarsi, poiché l'essere delle cose è qualcosa di eterno. L'apparire stesso è eterno, come ogni essente, e si porta dentro e fuori dall'Apparire trascendentale. In altre parole, per Severino, l'essere non è soggetto a divenire, ma è immutabile e perenne.

La critica severiniana al nichilismo si riflette nella sua interpretazione della realtà attraverso il concetto di "struttura originaria", che è una sorta di fondamento eterno e immutabile di tutto ciò che esiste. Severino sostiene che la filosofia occidentale, da Platone a Hegel, abbia cercato una Verità eterna che spieghi il divenire come un'illusione o una contraddizione apparente. Tuttavia, secondo Severino, questa ricerca è fallimentare perché non riesce a salvare l'esistenza particolare degli enti sensibili dall'annullamento.

In sostanza, Severino vede la Verità eterna, così come è stata concepita dalla tradizione filosofica occidentale, come un "abbraccio letale" che non fa altro che confermare la nullità degli enti sensibili. L'ente sensibile "nasce" e "muore" solo in quanto viene dal nulla e torna nel nulla, e questo è l'implicito fondamentale della salvezza eterna che sembra offrirgli la Verità eterna e immobile.

La critica di Severino si estende quindi a tutta la tradizione filosofica occidentale, che a suo avviso non riesce a riconoscere il proprio fondamento nichilistico. Il pensiero severiniano si propone di superare questa aporeticità del nulla, mostrando che il nulla non è pensabile né significabile, e che quindi l'essere, nella sua struttura originaria, è l'unico fondamento non aporetico e innegabile.

Come si colloca il pensiero di Severino rispetto alla tradizione metafisica occidentale?

Il pensiero di Emanuele Severino si colloca in una posizione critica rispetto alla tradizione metafisica occidentale, riconfigurandone radicalmente alcuni assunti fondamentali. Severino si distacca dalla visione tradizionale del divenire e dell'essere, ponendo al centro della sua riflessione la nozione di eternità dell'essente. La sua filosofia è caratterizzata da un rifiuto del "nihilismo", inteso come la convinzione che l'essente, ovvero ciò che è, sia in ultima analisi niente.

Secondo Severino, la metafisica occidentale, a partire dai Greci, è stata dominata da una fede nel divenire, ovvero nella mutabilità delle cose, che si contrappone agli "eterni" o principi immutabili. Questa tensione si risolve, nel suo pensiero, nel tramonto della filosofia tradizionale, poiché l'essente non può emergere dal niente e non può essere predestinato da alcuna verità assoluta che ne anticipi il divenire. In questo senso, Severino nega l'esistenza di un dio o di qualsiasi principio immutabile che possa predeterminare la realtà.

Il filosofo italiano sostiene che la libertà, intesa come l'assenza di predestinazione, richiede l'inesistenza di un dio o di un immutabile che predetermini il divenire storico. In questo contesto, la tecnica e la scienza moderna diventano il campo in cui si manifesta il trionfo della metafisica basata sulla fede nel divenire, e la tecnica stessa si impone come il destino del nostro tempo.

In sintesi, Severino propone una visione dell'essente come eternamente presente, in contrasto con la tradizione metafisica che pone l'essere in relazione con il nulla e il divenire. La sua filosofia rappresenta quindi una svolta teoretica significativa, che sfida e rielabora i concetti fondamentali della metafisica occidentale.

Quali sono le implicazioni etiche della concezione severiniana dell'essere come eterno e immutabile?

La concezione severiniana dell'essere come eterno e immutabile, al centro del pensiero di Emanuele Severino, porta con sé importanti implicazioni etiche. Se l'essere è eterno e immutabile, allora ogni essente, in quanto partecipa dell'essere, è anch'esso eterno e immutabile. Questo significa che ogni azione, ogni evento, ogni entità è necessaria e non può non essere.

Le implicazioni etiche di questa visione possono essere riassunte in alcuni punti chiave:

  1. Responsabilità e libertà: La visione dell'eternità e immutabilità dell'essere può sembrare a prima vista in contrasto con il concetto di libertà e responsabilità etica. Se tutto è necessario e immutabile, sembra che non ci sia spazio per la libertà di scelta. Tuttavia, Severino offre una visione diversa della libertà, non come capacità di influenzare il corso degli eventi, ma come accettazione della necessità e dell'eternità dell'essere.

  2. Valore intrinseco dell'essente: Se ogni essente è eterno, allora ogni essente ha un valore intrinseco e inalienabile. Questo può portare a una visione etica che enfatizza il rispetto assoluto per ogni forma di esistenza, siano esse umane, animali, vegetali o inanimate.

  3. Rifiuto del nichilismo: Severino critica il nichilismo, ovvero l'idea che la vita non abbia senso o valore. L'eternità dell'essere implica che nulla può essere inutile o privo di valore, poiché tutto ciò che è partecipa dell'essere eterno.

  4. Atteggiamento di cura e conservazione: Un'etica severiniana potrebbe promuovere un atteggiamento di cura e conservazione verso il mondo e gli esseri che lo abitano, dato che la distruzione o il danno a qualsiasi essente sarebbe un'offesa all'eternità e immutabilità dell'essere.

  5. Riconoscimento dell'interconnessione: La visione di Severino può anche implicare un riconoscimento dell'interconnessione di tutti gli essenti, dato che tutti condividono la stessa eternità e immutabilità dell'essere. Questo può portare a un'etica dell'interdipendenza e della solidarietà.

In conclusione, la concezione severiniana dell'essere come eterno e immutabile non nega l'etica, ma la riformula in termini di accettazione della necessità, rispetto per l'essente, rifiuto del nichilismo, cura e conservazione, e riconoscimento dell'interconnessione tra tutti gli essenti.

La Struttura della Conoscenza

Qual è il ruolo della logica e della matematica nella costruzione del sapere secondo Severino?

Per Emanuele Severino, la logica e la matematica giocano un ruolo fondamentale nella costruzione del sapere, ma è importante comprendere questo ruolo alla luce della sua filosofia dell'eternità dell'essente. Severino, infatti, critica la visione tradizionale che vede la logica e la matematica come strumenti per descrivere una realtà esterna e contingente, soggetta a divenire e cambiamento.

Secondo Severino, la logica e la matematica non sono semplici strumenti per navigare il mondo fenomenico, ma piuttosto espressioni della struttura eterna e necessaria dell'essere. La logica, in particolare, non è un mero calcolo formale ma rivela la necessità e l'immobilità dell'essere, che non può non essere. La matematica, d'altra parte, è vista come un linguaggio che esprime le verità eterne e necessarie degli enti matematici, che non sono creazioni umane ma scoperte di strutture che appartengono all'ordine eterno dell'essere.

Severino sostiene che la scienza moderna, inclusa la fisica relativistica, cresce all'interno del senso che l'Occidente conferisce all'essere e all'essente, ma che questo senso è radicato in una visione nichilistica che non riconosce l'eternità e la necessità dell'essere. La logica e la matematica, quando utilizzate correttamente, possono aiutare a superare il nichilismo e a riconoscere la verità dell'essere come eterno e immutabile.

In sintesi, per Severino, la logica e la matematica non sono strumenti per gestire il divenire, ma piuttosto vie per accedere alla comprensione dell'essere come eterno e necessario. Questo approccio si discosta radicalmente dalla visione comune che vede queste discipline come mezzi per descrivere e manipolare una realtà in costante mutamento.

Come Severino affronta il problema della verità e quale posizione assume riguardo al relativismo?

Emanuele Severino affronta il problema della verità partendo da una critica radicale al concetto di divenire, inteso come passaggio dall'essere al non essere e viceversa. La sua posizione è fortemente influenzata dal pensiero di Parmenide, per il quale l'essere è e il non essere non è, e non può quindi divenire. Severino sostiene che la verità non può essere soggetta al divenire, poiché ciò la renderebbe relativa e contraddittoria. Per lui, la verità è l'essere stesso, eterno e immutabile, e non può essere intaccata dal divenire, che è un'illusione.

Riguardo al relativismo, Severino assume una posizione nettamente contraria. Il relativismo sostiene che la verità è variabile e dipendente dal contesto o dalla prospettiva. Severino, invece, afferma che esiste una verità assoluta e definitiva, che è l'essere stesso. L'essere è l'unico e definitivo "dato", che non può essere soggetto a variazione o a divenire. In questo senso, Severino si pone in netto contrasto con il relativismo e con ogni forma di pensiero che neghi l'esistenza di una verità assoluta e immutabile.

La sua critica si estende anche al nichilismo contemporaneo, che pur negando la verità immutabile, finisce per affermare una nuova forma di verità assoluta: quella del divenire come libertà di oscillazione. Severino vede in questo una contraddizione, poiché per negare ogni verità definitiva e affermare il divenire come essenza di tutto, si finisce per attribuire al divenire stesso lo status di verità definitiva.

In conclusione, Severino affronta il problema della verità stabilendo che essa è l'essere stesso, eterno e immutabile, e rifiuta il relativismo, sostenendo che la verità non è soggetta a divenire o a variazioni contestuali.

In che modo il concetto di 'tecnica' entra nella riflessione filosofica di Severino e quale significato assume?

Nella riflessione filosofica di Emanuele Severino, il concetto di 'tecnica' assume un ruolo centrale e si carica di un significato profondo e complesso. Per Severino, la tecnica non è semplicemente un insieme di strumenti o procedure per raggiungere determinati fini, ma rappresenta una dimensione fondamentale dell'essere dell'Occidente e del suo modo di relazionarsi con la realtà.

Il pensiero di Severino vede la tecnica come l'espressione del tentativo dell'uomo occidentale di affermare il proprio dominio sul mondo, di plasmarlo a propria immagine. Questa volontà di potenza si manifesta attraverso l'uso della tecnica, che diventa lo strumento principe per realizzare i propri scopi. Tuttavia, Severino evidenzia come, nel corso della storia, la tecnica sia passata da mezzo a fine, acquisendo un potere assoluto e diventando l'obiettivo primario delle forze in conflitto all'interno della tradizione occidentale, come il cristianesimo, l'umanesimo, l'illuminismo, il capitalismo, la democrazia e il comunismo.

In "Il destino della tecnica", Severino sostiene che la potenza della tecnica è diventata così pervasiva da trasformare la stessa essenza dell'uomo e del suo agire nel mondo. La tecnica non è più solo uno strumento, ma si configura come il vero e proprio destino dell'uomo occidentale, che non riesce a concepire un'esistenza al di fuori di essa.

Il significato che Severino attribuisce alla tecnica è quindi duplice: da un lato, è il simbolo della volontà umana di dominare e trasformare la realtà; dall'altro, è il segno di una perdita di controllo, in cui l'uomo diventa servo della propria creazione. La riflessione di Severino si inserisce in un ampio dibattito filosofico sulla tecnica, che include pensatori come Heidegger, e si pone l'obiettivo di interrogare e mettere in discussione l'approccio occidentale alla tecnica, invitando a una riflessione più profonda sull'essenza della tecnica e sul rapporto tra uomo e mondo tecnologico.

Quali sono le influenze di Heidegger e Nietzsche sul pensiero di Severino, specialmente in relazione alla conoscenza?

Il pensiero di Emanuele Severino è profondamente radicato nella tradizione filosofica occidentale e mostra una significativa influenza di Martin Heidegger e Friedrich Nietzsche, soprattutto per quanto riguarda la tematica della conoscenza.

Heidegger è stato uno dei filosofi più influenti del XX secolo, e la sua analisi dell'essere e del tempo ha lasciato un'impronta indelebile su Severino. Heidegger ha sottolineato l'importanza dell'essere e ha criticato la metafisica tradizionale per aver trascurato la questione dell'essere a favore dell'ente. Severino riprende questa critica, ma si distacca da Heidegger affermando l'eternità e la necessità dell'essere, contrapponendosi alla visione heideggeriana del divenire e della finitezza dell'esistenza umana. In Severino, la conoscenza si confronta con l'eternità dell'essere, piuttosto che con il nulla o il divenire.

Nietzsche, d'altra parte, ha influenzato Severino attraverso la sua critica radicale della verità e della metafisica. Nietzsche sosteneva che le concezioni tradizionali di verità e valori fossero in realtà espressioni di una volontà di potenza. Severino condivide con Nietzsche la critica alla nozione di verità come corrispondenza con una realtà esterna, ma si discosta da lui affermando che la verità è l'eternità e la necessità dell'essere. Per Severino, il divenire non è l'essenza delle cose, ma piuttosto una manifestazione della loro eternità.

In termini di conoscenza, Severino vede la scienza moderna e la sua apertura all'ipotetismo come una conseguenza del pensiero greco, che ha posto le basi per una comprensione del mondo in termini di divenire e di libertà degli enti. Questo si collega alla visione nietzscheana della conoscenza come interpretazione e alla critica heideggeriana della metafisica come oblio dell'essere.

In conclusione, Severino eredita da Heidegger e Nietzsche una profonda sensibilità per la problematica dell'essere e della conoscenza, ma sviluppa un suo percorso originale che pone l'eternità e la necessità dell'essere al centro della sua riflessione filosofica. La conoscenza, per Severino, non è mai definitiva o assoluta in senso tradizionale, ma è sempre legata all'eternità dell'essere e alla sua manifestazione nel divenire.

Come Severino riconcilia la sua visione dell'eternità con la progressiva acquisizione di conoscenza umana?

Emanuele Severino, nel suo percorso filosofico, affronta la questione dell'eternità dell'essere e del divenire, e di come questi si rapportino con l'acquisizione di conoscenza da parte dell'uomo. Secondo Severino, la conoscenza umana, o epistéme, non è un semplice accumulo di informazioni o un progresso lineare verso una comprensione sempre più completa della realtà. Piuttosto, la conoscenza è un processo che rivela l'eternità dell'essere, che è sempre stato e sempre sarà, al di là del divenire temporale.

L'eternità dell'essere è un concetto fondamentale nel pensiero di Severino. Egli sostiene che tutto ciò che appare, cioè tutto ciò che è, non può in realtà nascere o perire, ma è eterno. Questa visione si contrappone al nichilismo, che afferma il nascere e il morire delle cose, e alla visione tradizionale del divenire come passaggio dall'essere al non-essere.

Nel contesto della progressiva acquisizione di conoscenza umana, Severino ritiene che ogni nuova scoperta o teoria non aggiunga o tolga nulla all'essere, ma piuttosto riveli aspetti dell'eternità che erano precedentemente nascosti. La conoscenza, quindi, non cambia l'essere ma cambia il nostro rapporto con esso, rivelando la sua eternità e immutabilità.

La contraddizione apparente tra l'eternità dell'essere e il divenire storico e conoscitivo è risolta da Severino attraverso l'idea che il divenire stesso sia un'apparenza, una manifestazione dell'eternità dell'essere. La storia, la scienza, la tecnica e ogni forma di conoscenza umana non sono altro che modi in cui l'eternità si manifesta e si rende presente all'uomo.

In sintesi, Severino riconcilia la sua visione dell'eternità con la progressiva acquisizione di conoscenza umana considerando quest'ultima come un processo che non altera l'essenza eterna delle cose, ma che ne rivela progressivamente la natura immutabile. La conoscenza non è un superamento dell'eternità, ma un modo di entrare in relazione con essa e di comprenderla più profondamente.

Critiche e Dialoghi

Quali sono state le principali critiche mosse al pensiero di Severino dai suoi contemporanei?

Le critiche mosse al pensiero di Emanuele Severino dai suoi contemporanei sono state numerose e variegate, riflettendo la complessità e la radicalità della sua filosofia. Tra le principali, possiamo individuare:

  1. Critiche fenomenologiche: Severino è stato criticato per il suo approccio alla fenomenologia, soprattutto in relazione alla sua interpretazione dell'essere e del nulla. Alcuni fenomenologi hanno sostenuto che Severino avesse una visione troppo rigida e statica dell'essere, non tenendo conto adeguatamente della dimensione temporale e storica dell'esistenza umana.

  2. Critiche logico-ontologiche: La semantizzazione dell'essere proposta da Severino ha suscitato dibattiti, in particolare per la sua affermazione dell'eternità dell'essente e la negazione del divenire. Questa posizione è stata vista da molti come un ritorno a un pensiero parmenideo e un rifiuto del contributo di Aristotele e della tradizione filosofica che ha sottolineato l'importanza del cambiamento e del divenire.

  3. Critiche dal versante tomista: Filosofi come Cornelio Fabro e Gianfranco Basti hanno contestato l'interpretazione severiniana dell'essere in quanto ritenuta incompatibile con la visione tomista, che enfatizza l'atto dell'essere (esse) e la distinzione reale tra essenza ed esistenza.

  4. Critiche aristoteliche e aristotelico-tomiste: Pensatori come Enrico Berti e Carmelo Vigna hanno messo in discussione la lettura severiniana di Aristotele e la sua negazione del potenziale e del divenire, sostenendo che Severino avesse trascurato aspetti fondamentali del pensiero aristotelico.

  5. Critiche tomiste-neoclassiche: Autori come Leonardo Messinese e Giuseppe Barzaghi hanno cercato di conciliare la visione parmenidea con quella aristotelico-tomista, criticando Severino per non aver tenuto conto della possibilità di un'integrazione tra le due prospettive.

  6. Critiche neoparmenidee: Filosofi come Gennaro Sasso, Mauro Visentin e Luigi Vero Tarca hanno dialogato con Severino da una posizione vicina alla sua, ma hanno espresso riserve e critiche su specifici aspetti della sua interpretazione dell'essere e del nulla.

  7. Critiche dal mondo della cultura e della politica: Figure come Massimo Cacciari e Gianni Vattimo, pur condividendo alcuni aspetti del pensiero severiniano, hanno espresso disaccordo su altri punti, spesso legati alla relazione tra filosofia e prassi politica o culturale.

  8. Critiche teologiche: Teologi come Piero Coda, Pierangelo Sequeri e Angelo Scola hanno discusso con Severino sulle implicazioni del suo pensiero per la teologia, in particolare per quanto riguarda la concezione di Dio e della creazione.

In generale, il pensiero di Severino è stato visto come una sfida radicale a molte delle assunzioni fondamentali della filosofia occidentale, e le critiche a esso mosse riflettono il tentativo di molti pensatori contemporanei di confrontarsi con questa sfida, sia per confutarla sia per integrarla in una visione più ampia.

Come Severino risponde alle accuse di 'pensiero statico' e quali argomentazioni adduce a sua difesa?

Emanuele Severino ha affrontato ripetutamente l'accusa di promuovere un pensiero statico, ovvero una filosofia che nega il divenire e l'evoluzione, a favore di una visione dell'essere come eterno e immutabile. La sua risposta a tali critiche si basa su diversi punti chiave.

Primo, Severino sostiene che l'accusa di staticità nasce da un fraintendimento del suo pensiero. Egli non nega il divenire in quanto tale, ma piuttosto lo interpreta come manifestazione dell'eternità dell'essere. Il divenire non è un passaggio dall'essere al non-essere, ma un modo in cui l'essere eterno si presenta nella temporalità. Il divenire è una modalità dell'essere, non una negazione di esso.

Secondo, Severino ribadisce che la sua filosofia non è una semplice riproposizione del pensiero parmenideo, ma una rielaborazione critica che tiene conto delle scoperte della scienza moderna e della logica. L'eternità dell'essere non è una staticità semplice e priva di differenze interne, ma è piena di determinazioni e strutture che si dispiegano nel tempo.

Terzo, Severino difende la sua posizione sottolineando che la sua ontologia non è una fuga dalla realtà o dalla storia, ma un tentativo di comprenderle in profondità. La storia e il cambiamento sono aspetti reali dell'esistenza, ma ciò non significa che siano privi di una struttura eterna che li sostiene.

Infine, Severino critica la visione secondo cui l'essere deve essere inteso in termini di produzione e distruzione, ovvero in termini di un processo dinamico che comporta l'annientamento. Al contrario, egli propone una visione in cui l'essere si rivela come fondamento ineliminabile di ogni realtà, un fondamento che non può essere né prodotto né distrutto, ma che è sempre già presente in ogni cosa.

In sintesi, Severino risponde alle accuse di pensiero statico mostrando che la sua filosofia non nega il cambiamento e la storia, ma li riconduce a un'eternità dell'essere che non è statica ma ricca di differenze e determinazioni. La sua difesa si basa sull'idea che l'essere, pur manifestandosi nel tempo, non è soggetto al tempo in quanto tale, ma lo trascende come condizione di possibilità di ogni divenire.

In che modo il dialogo con altre correnti filosofiche, come l'esistenzialismo, ha influenzato il pensiero di Severino?

Il pensiero di Emanuele Severino si è sviluppato in un dialogo critico con molteplici correnti filosofiche, tra cui l'esistenzialismo. Tuttavia, Severino si distacca nettamente dall'esistenzialismo in quanto corrente che pone l'accento sull'individualità e sulla finitezza dell'esistenza umana. L'esistenzialismo, con figure di spicco come Sartre e Heidegger, si concentra sulla condizione umana caratterizzata dall'angoscia, dalla libertà e dalla morte, temi che Severino considera espressioni di una visione erronea dell'essere.

Severino critica l'esistenzialismo per la sua accettazione del nulla e del divenire, che per lui sono concetti inaccettabili. La sua filosofia, infatti, si fonda sulla tesi dell'eternità dell'essente, che nega ogni forma di divenire e di non-essere. Secondo Severino, l'essere è immutabile e necessario, e ogni concezione che ammetta il divenire o il nulla è frutto di un errore di pensiero, una sorta di "oblio dell'essere" che ha caratterizzato la storia della metafisica occidentale a partire da Parmenide.

In questo senso, il dialogo con l'esistenzialismo ha avuto un ruolo più di contrapposizione che di influenza diretta sul pensiero di Severino. La sua filosofia si pone come una risposta critica all'esistenzialismo, cercando di superare la concezione dell'essere come soggetto a tempo, storia e contingenza, e proponendo invece una visione dell'essere come eterno e necessario.

In conclusione, il dialogo con l'esistenzialismo ha contribuito a definire la posizione di Severino come una delle più radicali negazioni del divenire e della finitezza, aspetti centrali dell'esistenzialismo, e a riaffermare la centralità di un essere eterno e immutabile nella sua filosofia.

Qual è il contribuito di Severino al dibattito sulla tecnica e la scienza nella società contemporanea?

Emanuele Severino ha fornito un contributo significativo al dibattito sulla tecnica e la scienza, inserendosi in una riflessione profonda sul ruolo e l'evoluzione della conoscenza tecnico-scientifica nella società contemporanea. Secondo Severino, la scienza moderna e la tecnica emergono dalla crisi della tradizione occidentale e sono espressioni della crisi della verità assoluta e della conoscenza tradizionale.

Il pensiero di Severino si concentra sulla constatazione che la scienza e la tecnica hanno assunto un carattere ipotetico e probabilistico, in linea con la visione moderna che tutto è in divenire e che non esistono verità immutabili. La scienza, specializzandosi, e la tecnica, operando in modo gradualistico, si occupano di parti isolate della realtà, creando un mondo di parti giustapposte e indipendenti, dove la potenza dell'agire scientifico-tecnologico cresce con l'isolamento e la specializzazione.

Severino critica questa visione frammentata e sostiene che la scienza e la tecnica, pur essendo potenti strumenti di conoscenza e intervento, non dovrebbero perdere di vista il contesto più ampio e le implicazioni etiche e filosofiche del loro operare. La tecnica non è solo un insieme di strumenti, ma è anche un modo di essere nel mondo che modella profondamente la nostra realtà e il nostro modo di vivere.

In sintesi, il contributo di Severino al dibattito sulla tecnica e la scienza nella società contemporanea si può riassumere come una critica alla visione riduzionista e iper-specializzata della conoscenza tecnico-scientifica, che invita a riconsiderare il ruolo della tecnica e della scienza all'interno di una visione più ampia e integrata dell'esistenza e della realtà.

Come il pensiero di Severino si è evoluto nel tempo in risposta alle critiche e ai cambiamenti culturali?

Il pensiero di Emanuele Severino ha mantenuto una notevole coerenza interna nel corso degli anni, pur essendo stato oggetto di critiche e confronti con altre correnti filosofiche. Severino ha sempre difeso la tesi dell'eternità dell'essere, opponendosi al nichilismo e al pensiero del divenire che caratterizzano la modernità. Tuttavia, ha saputo dialogare con i suoi critici e con i cambiamenti culturali, arricchendo e precisando la sua riflessione.

In risposta alle critiche fenomenologiche e logico-ontologiche, Severino ha approfondito la sua critica alla semantizzazione dell'essere, ossia alla tendenza a ridurre l'essere a un concetto o a un ente tra gli enti. Ha sottolineato la necessità di riconoscere l'essere come la realtà fondamentale e immutabile, che non può essere compresa pienamente attraverso il linguaggio o la logica, che sono strumenti del divenire.

Nel confronto con i tomisti e gli aristotelici, Severino ha difeso la sua visione parmenidea contro l'idea di un essere che cambia o che può essere compreso attraverso le categorie della potenza e dell'atto. Ha insistito sul fatto che l'essere non è soggetto a generazione o corruzione, ma è piuttosto la condizione di possibilità di ogni cambiamento.

Nei dialoghi con i pensatori contemporanei, come quelli menzionati nel contesto fornito, Severino ha affrontato temi come la tecnica, la scienza, la democrazia e la cultura, sempre dalla prospettiva della centralità dell'essere. Ha criticato la visione che vede la scienza e la tecnica come le uniche forme di conoscenza valide, sostenendo che queste sono anch'esse radicate nell'essere e non possono prescindere da esso.

In risposta ai cambiamenti culturali, Severino ha riflettuto sul ruolo della filosofia e degli intellettuali nell'Europa contemporanea, sottolineando l'importanza di non dimenticare la grande tradizione culturale occidentale, anche di fronte alla prevalenza della scienza e della tecnica. Ha messo in guardia contro il rischio di una cultura che dimentica le sue radici filosofiche e si espone alla possibilità di ripercorrere le vie della violenza estrema.

In sintesi, Severino ha risposto alle critiche e ai cambiamenti culturali non modificando i fondamenti del suo pensiero, ma piuttosto approfondendo e difendendo la sua visione dell'eternità dell'essere. Ha cercato di mostrare come la sua filosofia possa offrire una base solida per comprendere e affrontare le sfide del mondo contemporaneo, senza cadere nel relativismo o nel nichilismo che, secondo lui, caratterizzano la modernità.

Influenze e Sviluppi

Quali filosofi hanno avuto maggiore influenza sul pensiero di Severino e come si manifesta questa influenza nelle sue opere?

Il pensiero di Emanuele Severino è stato influenzato da una serie di filosofi che hanno lasciato un segno indelebile nella sua riflessione. Tra questi, spiccano Parmenide, Aristotele, Heidegger e Gentile.

Parmenide è forse la figura più centrale nell'opera di Severino. La sua visione dell'essere come eterno e immutabile è un punto di partenza fondamentale per il filosofo italiano. Severino riprende il principio parmenideo secondo cui "l'essere è" e nega ogni forma di divenire, ritenendo assurdo che l'essere possa non essere. Questa posizione è espressa chiaramente nel saggio "La metafisica classica e Aristotele" e permea tutta la sua ontologia.

Aristotele influisce sul pensiero di Severino soprattutto nella concezione della scienza e della conoscenza. Severino, simile ad Aristotele, attribuisce alla conoscenza teoretica un valore supremo che non ha fini al di fuori di sé stessa. Questo si riflette nella sua visione della filosofia come ricerca della verità che non serve a scopi pratici ma è fine a se stessa.

Heidegger è un altro filosofo di riferimento per Severino, specialmente per quanto riguarda la questione dell'essere. Severino dialoga con Heidegger criticando la sua interpretazione dell'essere come "evento" e proponendo invece una visione dell'essere come eterno e necessario.

Gentile e il suo concetto di "Atto" hanno anch'essi un ruolo importante nel pensiero di Severino. Il filosofo italiano critica l'idealismo di Gentile, che vede l'individuo come strumento dello Stato, e propone una riflessione sulla tecnica, vista come l'incarnazione contemporanea dell'"Atto" gentiliano, che supera lo Stato come potenza suprema.

In sintesi, l'influenza di questi filosofi si manifesta nelle opere di Severino attraverso la sua ontologia dell'eternità dell'essere, la sua critica al concetto di divenire, la sua valorizzazione della conoscenza teoretica e la sua riflessione sulla tecnica come elemento centrale della modernità. La sua filosofia rappresenta un dialogo critico con queste figure, che contribuisce a formare una posizione filosofica originale e profondamente radicata nella tradizione metafisica.

Come il contesto storico e culturale italiano ha contribuito a plasmare la filosofia di Severino?

La filosofia di Emanuele Severino si è sviluppata in un contesto storico e culturale italiano particolarmente ricco e complesso, che ha avuto un ruolo significativo nel plasmare il suo pensiero. L'Italia del dopoguerra, in particolare, è stata un terreno fertile per il dibattito filosofico, caratterizzato da un'intensa riflessione sul ruolo dell'uomo nel mondo moderno, sulle crisi dei valori tradizionali e sull'impatto della scienza e della tecnica sulla società.

Il confronto con la tradizione cattolica è stato un elemento centrale nella formazione del pensiero di Severino. La sua posizione critica nei confronti della concezione della trascendenza di Dio e dei capisaldi del cristianesimo ha trovato un terreno di scontro e di dialogo nell'ambiente dell'Università Cattolica di Milano, dove Severino ha insegnato per molti anni. La sua critica radicale ha portato alla dichiarazione di incompatibilità della sua filosofia con la dottrina cattolica, un evento che ha segnato profondamente la sua carriera e il suo percorso intellettuale.

L'influenza del neoparmenidismo e del dibattito filosofico italiano del Novecento è un altro aspetto fondamentale. Severino ha dialogato e si è confrontato con i principali filosofi italiani del tempo, tra cui alcuni che hanno avuto un approccio critico nei suoi confronti, come Cornelio Fabro e Gustavo Bontadini. Questi confronti hanno contribuito a definire e affinare la sua posizione filosofica, in particolare la sua tesi sull'eternità dell'essente e sulla critica della metafisica tradizionale.

Il clima culturale dell'epoca, segnato da un forte interesse per la fenomenologia e l'esistenzialismo, ha offerto a Severino un contesto in cui la questione dell'essere e del nulla era al centro del dibattito filosofico. La sua risposta a queste questioni si è distinta per l'affermazione dell'eternità e della necessità dell'essente, posizioni che lo hanno portato a distanziarsi dalle correnti dominanti e a sviluppare un pensiero originale e provocatorio.

In sintesi, il contesto storico e culturale italiano ha contribuito a plasmare la filosofia di Severino offrendogli un terreno di confronto e di critica, stimolando la sua riflessione su temi centrali come l'essere, il nulla, la tecnica e il destino dell'uomo nel mondo contemporaneo. La sua filosofia è il risultato di un dialogo continuo con la tradizione e con i contemporanei, un dialogo che ha permesso a Severino di articolare una visione filosofica profondamente radicata nel contesto italiano ma al tempo stesso universale nella sua portata.

In che modo il pensiero di Severino ha influenzato la filosofia contemporanea e quali sono i suoi eredi intellettuali?

Il pensiero di Emanuele Severino ha esercitato un'influenza significativa sulla filosofia contemporanea, soprattutto in Italia, ma anche a livello internazionale. La sua riflessione si è concentrata sulla questione dell'essere e sull'eternità dell'essente, riprendendo e rielaborando temi cari alla filosofia presocratica, in particolare Parmenide, e opponendosi alla tradizione del pensiero occidentale che parte da Platone e Aristotele per arrivare fino a Heidegger, il quale vede l'essere come divenire e storia.

Severino ha influenzato la filosofia contemporanea in diversi modi:

  1. Rivalutazione del pensiero presocratico: Severino ha contribuito a riportare l'attenzione sulla filosofia presocratica, e in particolare su Parmenide, sostenendo l'idea dell'eternità e dell'immobilità dell'essere. Questo ha stimolato un rinnovato interesse per gli inizi della filosofia occidentale.

  2. Critica della metafisica tradizionale: Attraverso la sua critica alla concezione dell'essere come divenire, Severino ha messo in discussione alcune delle fondamenta della metafisica tradizionale, spingendo i filosofi a riconsiderare le basi stesse del loro pensiero.

  3. Influenza sul pensiero teoretico e sulla prassi: La sua filosofia ha avuto ripercussioni non solo in ambito teoretico ma anche pratico, influenzando il modo in cui si pensa al rapporto tra tecnica, scienza e società.

  4. Dialogo interdisciplinare: Severino ha dialogato con figure di spicco in diversi campi del sapere, come la teologia, la fisica e il diritto, dimostrando come la filosofia possa interagire con altre discipline.

Per quanto riguarda gli eredi intellettuali di Severino, possiamo identificarli in diversi filosofi e pensatori che hanno raccolto alcuni aspetti del suo pensiero, sviluppandoli o confrontandosi criticamente con essi. Tra questi:

  • Massimo Cacciari: filosofo e politico italiano che ha dialogato con Severino, sebbene abbia sviluppato un pensiero autonomo e originale.
  • Gianni Vattimo: filosofo del pensiero debole che, pur divergendo in molte posizioni, ha condiviso con Severino l'interesse per la critica della metafisica occidentale.
  • Umberto Galimberti: filosofo e psicoanalista che ha spesso dialogato con Severino, interessandosi in particolare alle implicazioni antropologiche e psicologiche del suo pensiero.
  • Biagio De Giovanni: filosofo che ha interagito con Severino, pur mantenendo una propria linea di pensiero critico nei confronti della tradizione metafisica.

Inoltre, molti giovani filosofi e studiosi continuano a studiare e a dibattere le tesi di Severino, dimostrando che il suo pensiero rimane vivo e attuale nel dibattito filosofico contemporaneo.

Quali sono le possibili applicazioni pratiche del pensiero severiniano nel contesto sociale e politico attuale?

Il pensiero di Emanuele Severino, con la sua critica al nichilismo e alla visione tradizionale dell'essere, può avere diverse applicazioni pratiche nel contesto sociale e politico attuale. Ecco alcune possibili applicazioni:

  1. Critica al consumismo e alla tecnocrazia: Severino vede la tecnica come una manifestazione del nichilismo moderno, dove tutto è ridotto a strumento e nulla ha valore in sé. Questa visione può essere applicata per una critica al consumismo e alla crescita incontrollata della tecnocrazia, proponendo un approccio più rispettoso dell'essere delle cose e del mondo.

  2. Riflessione sull'etica: La filosofia di Severino, che pone l'essere al centro, può essere utilizzata per riformulare le basi dell'etica, proponendo una visione in cui le azioni umane sono valutate in relazione alla loro capacità di rispettare l'essere e di riconoscere il valore intrinseco di ogni entità.

  3. Politiche ambientali: L'attenzione di Severino per l'essere può tradursi in un impegno per politiche ambientali che mirano a preservare l'integrità del mondo naturale, riconoscendo il valore e la dignità di ogni forma di vita al di là della sua utilità immediata per l'uomo.

  4. Educazione e formazione: Il pensiero severiniano può influenzare i programmi educativi, promuovendo un insegnamento che non sia solo tecnico o professionale, ma che includa anche una riflessione filosofica sull'essere e sul significato dell'esistenza.

  5. Rivalutazione del passato: Severino critica la visione progressista della storia, che considera il passato come superato e privo di valore. Questo può portare a una rivalutazione delle tradizioni e del patrimonio culturale, visti non come ostacoli al progresso, ma come espressioni dell'essere che meritano di essere comprese e preservate.

  6. Riformulazione del concetto di progresso: Il pensiero severiniano può essere utilizzato per interrogarsi sul significato del progresso, proponendo una visione che non sia legata esclusivamente allo sviluppo tecnologico o economico, ma che consideri anche la qualità della vita e il rispetto per l'essere.

  7. Critica al relativismo: Severino offre una critica al relativismo e al pluralismo etico, sostenendo l'esistenza di verità definitive. Questo può portare a un rafforzamento dei principi etici e a una maggiore chiarezza nelle politiche pubbliche.

In conclusione, il pensiero di Severino può essere applicato praticamente per promuovere una società più riflessiva, etica e rispettosa dell'essere, sfidando le tendenze nichilistiche e consumistiche del mondo contemporaneo.

Come la riflessione di Severino sul destino dell'Occidente si inserisce nel più ampio dibattito filosofico sul futuro dell'umanità?

La riflessione di Emanuele Severino sul destino dell'Occidente si inserisce nel dibattito filosofico sul futuro dell'umanità ponendo l'accento sulla critica alla visione tradizionale dell'essere e sull'impatto della tecnica nella civiltà contemporanea. Severino, riallacciandosi al pensiero di Parmenide, sostiene l'eternità dell'essente e critica la convinzione occidentale secondo cui l'esistenza delle cose non sia necessaria, una convinzione che ha portato alla dimenticanza del senso dell'essere.

Nel contesto del futuro dell'umanità, Severino vede la tecnica non solo come uno strumento ma come un fine che ha assunto un potere assoluto sulla realtà contemporanea. Questa trasformazione della tecnica in fine piuttosto che in mezzo ha implicazioni profonde per il futuro dell'umanità, in quanto il dominio tecnologico potrebbe portare a una perdita di controllo dell'uomo sulla propria realtà e sul proprio destino.

L'alienazione dell'Occidente, secondo Severino, è dunque radicata in un errore metafisico fondamentale: l'aver dimenticato l'eternità dell'essere e aver intrapreso un percorso di manipolazione e controllo dell'esistenza attraverso la tecnica. Questa alienazione si manifesta in una serie di crisi che attraversano la civiltà occidentale, dalle questioni ambientali alle sfide sociali e politiche.

Severino invita a un ritorno al pensiero originario dei Greci, in particolare a Parmenide, per superare la dimenticanza dell'essere e ristabilire un rapporto più autentico e meno distruttivo con la realtà. La sua riflessione si inserisce quindi nel dibattito sul futuro dell'umanità proponendo una radicale revisione del nostro modo di pensare e di agire, che potrebbe portare a una trasformazione della civiltà occidentale e del suo destino.

Il Destino della Tecnica

Qual è la visione di Severino riguardo al ruolo della tecnica nel mondo moderno?

Emanuele Severino, nel suo libro "Il destino della tecnica", sostiene che la tecnica ha assunto un ruolo dominante nella società moderna, trasformandosi da semplice mezzo per raggiungere determinati fini in un fine in sé. La tecnica, secondo Severino, non è più uno strumento al servizio dell'uomo, ma è diventata l'obiettivo principale verso il quale tende l'intera civiltà occidentale. Questa inversione di ruolo tra mezzo e fine ha portato la tecnica a conquistare un potere assoluto sul mondo contemporaneo.

Per Severino, la tecnica è il risultato del carattere tecnico che l'Occidente, a partire dai Greci, ha attribuito all'uomo. Questo carattere si esprime nella volontà di plasmare il mondo secondo l'immagine e i desideri umani. La tecnica, quindi, non è semplicemente un insieme di strumenti, ma rappresenta il dispiegamento totale di questa tendenza occidentale.

Il filosofo italiano vede la tecnica come qualcosa che ha superato i limiti imposti dal passato e che è destinata a diventare lo scopo supremo del Pianeta. La conoscenza di questa destinazione è, a sua volta, un destino e non un compito che soggetti liberi possono scegliere di accettare o rifiutare. In altre parole, la tecnica non è qualcosa che possiamo controllare o dirigere verso scopi particolari; è piuttosto una forza che si muove secondo una logica propria, indipendente dalla volontà umana.

Severino critica anche l'idea che la tecnica possa essere limitata o controllata attraverso la sua coordinazione a scopi specifici. Egli sostiene che quando la tecnica è legata a uno scopo particolare, la sua potenza viene ridotta. Al contrario, la tecnica raggiunge il suo massimo potenziale quando non è vincolata a uno scopo specifico, ma è libera di espandere la sua capacità di realizzare qualsiasi fine.

In conclusione, la visione di Severino sulla tecnica nel mondo moderno è quella di una forza che ha assunto un ruolo centrale e autonomo, diventando l'obiettivo primario della civiltà occidentale e sfuggendo al controllo umano. La tecnica è vista come il destino stesso dell'umanità, un destino che non può essere evitato o modificato.

Come il pensiero severiniano sulla tecnica si distingue o si avvicina a quello di altri filosofi come Martin Heidegger?

Il pensiero di Emanuele Severino sulla tecnica presenta alcuni punti di contatto ma anche significative divergenze rispetto a quello di Martin Heidegger. Entrambi i filosofi si occupano della questione della tecnica, ma lo fanno da prospettive differenti.

Heidegger vede la tecnica come un modo di rivelazione dell'essere che porta l'uomo a dimenticare la questione dell'essere stesso, intrappolandolo in un mondo di oggetti da sfruttare e manipolare. Per Heidegger, la tecnica moderna rappresenta una sfida per l'uomo, che deve trovare un nuovo modo di rapportarsi all'essere, al di là della mera manipolazione tecnologica.

Severino, invece, considera la tecnica come l'espressione del tentativo dell'uomo occidentale di dominare e plasmare la realtà. Secondo Severino, la tecnica è diventata il fine ultimo della civiltà occidentale, piuttosto che un semplice mezzo. Tuttavia, a differenza di Heidegger, Severino non vede la tecnica come qualcosa che allontana l'uomo dall'essere, ma piuttosto come una manifestazione del destino dell'Occidente, che è quello di cercare di affermare il proprio dominio sull'essere.

Il punto di distinzione fondamentale tra i due pensatori riguarda la loro concezione dell'essere e dell'eternità. Severino sostiene l'eternità e la necessità di ogni essente, in quanto essente, implicata dalla struttura originaria della verità. Questo significa che ogni essente, compresa la tecnica, non può né venire all'essere né passare dal non essere all'essere o viceversa, poiché ciò sarebbe un assurdo logico. La tecnica, quindi, per Severino, non è qualcosa che può essere superato o che possa evolvere verso un diverso rapporto con l'essere, ma è un elemento eterno e necessario della realtà.

In sintesi, mentre Heidegger è preoccupato per il modo in cui la tecnica può alienare l'uomo dall'essere e cerca una soluzione a questo problema, Severino vede la tecnica come una manifestazione inevitabile e eterna dell'essere stesso, e quindi non qualcosa da superare, ma da comprendere nella sua inevitabilità.

Quali sono le conseguenze etiche della pervasività della tecnica secondo Severino?

Secondo Emanuele Severino, la pervasività della tecnica ha conseguenze etiche di grande rilievo. La tecnica, originariamente intesa come strumento al servizio dell'uomo per il raggiungimento dei suoi scopi, si trasforma in un fine in sé, acquisendo un potere assoluto che modella la realtà secondo le sue logiche. Questo processo porta a una perdita di fondamento assoluto per l'etica, poiché il tramonto dell'epistéme, ovvero del sapere fondato su una verità assoluta e immutabile, lascia l'etica senza una base incontrovertibile su cui poggiare.

Le conseguenze etiche della pervasività della tecnica, quindi, includono:

  1. Relativizzazione dei valori: Senza un fondamento assoluto, i valori etici diventano relativi e soggetti al cambiamento e all'adattamento alle esigenze tecniche.
  2. Dominio della tecnica: La tecnica diventa il criterio principale per valutare le azioni umane, con una tendenza a privilegiare ciò che è tecnicamente possibile o efficiente.
  3. Assenza di limiti: L'assenza di un fondamento etico assoluto porta a una mancanza di limiti nell'applicazione della tecnica, che può portare a conseguenze eticamente discutibili, come la manipolazione biologica o l'uso indiscriminato delle risorse.
  4. Crisi del senso: L'etica, privata di un fondamento solido, entra in crisi di senso, con difficoltà a fornire risposte convincenti ai grandi interrogativi esistenziali.

In sintesi, per Severino, la pervasività della tecnica comporta una ridefinizione dell'etica che non può più contare su principi assoluti e immutabili, ma deve confrontarsi con una realtà in cui la tecnica stessa sembra dettare le regole del gioco.

In che modo la tecnica può essere riconciliata con la visione di un essere eterno e immutabile proposta da Severino?

La questione della riconciliazione tra la tecnica e la visione di un essere eterno e immutabile nel pensiero di Emanuele Severino è complessa e richiede di considerare diversi aspetti del suo pensiero filosofico.

Severino sostiene che la realtà è costituita da esseri eterni e immutabili, una visione che si contrappone alla tradizionale concezione occidentale del divenire e del cambiamento. La tecnica, come espressione della volontà umana di dominare e trasformare la realtà, sembra a prima vista in contrasto con questa visione di eternità e immutabilità.

Tuttavia, Severino vede la tecnica non come un semplice strumento di manipolazione del mondo, ma come una manifestazione del destino stesso dell'essere. In altre parole, la tecnica è parte integrante dell'essere e del suo dispiegarsi nel mondo. La tecnica, nella sua potenza di trasformazione, non fa altro che rivelare l'essere delle cose, che è sempre già presente e immutabile.

In questo senso, la tecnica può essere riconciliata con l'essere eterno e immutabile in quanto essa stessa è una manifestazione dell'essere. La tecnica non crea né distrugge l'essere, ma piuttosto lo rivela e lo manifesta in forme sempre nuove. La sfida filosofica, secondo Severino, è quella di comprendere la tecnica in questo contesto ontologico più ampio, riconoscendo che la sua potenza è un'espressione dell'eternità dell'essere e non una sua negazione.

In sintesi, la tecnica può essere riconciliata con la visione di un essere eterno e immutabile proposta da Severino riconoscendola come una manifestazione del destino dell'essere, che non altera la sua eternità ma ne rivela le infinite possibilità di manifestazione.

Come Severino interpreta il rapporto tra tecnica, natura e società nel contesto della crisi ecologica contemporanea?

Emanuele Severino, nel suo approccio alla questione del rapporto tra tecnica, natura e società, parte da una riflessione sulla tradizione occidentale e il suo impiego della tecnica come strumento per plasmare il mondo secondo i propri scopi. Nel contesto della crisi ecologica contemporanea, Severino osserva come la tecnica sia passata da essere un mezzo per raggiungere determinati fini a diventare un fine in sé. Questa trasformazione ha portato la tecnica a dominare il mondo contemporaneo, influenzando profondamente la società e il rapporto dell'uomo con la natura.

Severino evidenzia che la tecnica, elevata a fine ultimo, ha acquisito un potere assoluto, che si manifesta nel continuo progresso tecnologico e nella globalizzazione. Tuttavia, questa stessa potenza tecnologica rischia di distruggere la Terra, se non viene riorientata verso fini che non siano esclusivamente il profitto e l'incremento della produzione capitalistica. Severino sostiene che il capitalismo, che si è servito della tecnica per massimizzare il profitto, dovrà inevitabilmente cambiare strada e adottare come scopo primario la salvaguardia della Terra.

In questo senso, il filosofo italiano interpreta la crisi ecologica come un segnale dell'urgenza di rivedere il rapporto mezzo-fine che caratterizza l'azione umana, in particolare quella economica e tecnologica. La crisi ecologica diventa così un appello a riconsiderare la logica secondo cui operano la tecnica e la società, affinché si possa prevenire la distruzione dell'ambiente naturale e, di conseguenza, dell'umanità stessa.

Severino non si limita a una critica della tecnica, ma propone una riflessione più ampia sul significato dell'essere e sulla necessità di un nuovo orientamento etico e filosofico che tenga conto dell'innegabilità e dell'eternità dell'essere, concetti centrali nella sua filosofia. In questo quadro, la crisi ecologica non è solo un problema tecnico o economico, ma una questione ontologica e metafisica che richiede una profonda trasformazione del pensiero e dell'azione umana.

linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram