Il complottismo: verità o patologia?

I complotti esistono e sono sempre esistiti.

Per citare alcuni complotti moderni, prendiamo il caso delle presunte armi chimiche presenti in Iraq:

Nel famoso discorso, l’ex Segretario di Stato americano disse: «Abbiamo descrizioni di prima mano su fabbriche di armi biologiche su ruote». Per tale “motivo” è stata condotta una guerra ingiustificata, la quale è costata tantissime vittime ed ha causato il rafforzamento e l’espansione dei gruppi terroristici islamici.

Per fare un altro esempio, Edward Snowden, ex consulente della Cia, denunciò la massiccia e nascosta attività di sorveglianza sui dati personali condotta dall’Intelligence americana tramite la Nsa (National security agency). Da allora il Edward Snowden vive esiliato in Russia ed è diventato uno dei nemici principali della sua patria, gli Stati Uniti d’America, solo per aver dimostrato l’esistenza di un complotto ai danni dei cittadini statunitensi da parte del loro governo.

Anni ’80 – Burkina Faso: Thomas Sankara si batté, con tutte le sue forze, per l’emancipazione del suo popolo. Egli fece notare a più riprese che l’insaziabilità dei paesi occidentali più ricchi avrebbe continuato a schiacciare i paesi africani dal punto di vista economico e politico.
Sankara attaccò a più riprese il presidente francese Mitterand, reo di appoggiare il governo di Pieter Willem Botha, fiero e cruento sostenitore dell’apartheid in Sudafrica.
Sankara venne ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali in un colpo di Stato organizzato dal ’ex-compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, Stati Uniti d’America e militari liberiani.

Questa è la forma più frequente e perversa di complotti che gli stati occidentali perpetrano ai danni delle popolazioni più deboli per mantenere il dominio sulle risorse economiche di tali paesi.

Per approfondimenti: Il sogno di Thomas Sankara

I casi di complotti sono tantissimi in tutta la storia dell’umanità. Quindi non possiamo negare che esistano.
Da questo però, non dobbiamo credere che dietro qualsiasi evento nefasto ci sia necessariamente un complotto. Il problema è che bisogna avere delle prove reali e tangibili.

Molti complottisti affermano: “io ragiono con la mia testa, non sono una pecora. Non mi lascio convincere facilmente”. Anche avendo grande fiducia nell’intelligenza e nei ragionamenti delle persone, purtroppo, questo non basta. Il “ragionamento” è nelle nostre teste, condizionato dalla nostra individualità e dalla nostra psiche. Ciò che serve sono delle prove concrete e una fonte autorevole.
Se ci fate caso, chi è complottista lo è sempre. Spiega tutti gli eventi attraverso i complotti. Questo ci dovrebbe far capire che il complottismo è solo un’attitudine mentale e psicologica.

Tra tutte le teorie del complotto su un particolare evento, quale dovrebbe essere vera, se nessuna ha una corrispondenza certa con la realtà dei fatti, ma si trova solo nelle nostre teste, nelle nostre logiche deduzioni?

Edward Snowden ha prodotto delle prove, per questo è stato fortemente osteggiato e perseguitato dal governo. Non è un complottista, ma ha condotto un’indagine seria. Ha scoperto una verità scomoda e l’ha saputa dimostrare, non con elucubrazioni, ma con prove tangibili.
Il giornalismo d’inchiesta, che è una cosa serissima e sacrosanta, porta prove e documenti per suffragare le indagini e, spesso, mette a repentaglio la vita di chi lo fa.

Il complottismo è una distorsione della realtà, suffragata da chiacchiere da bar, che rende più sopportabile il confronto con gli eventi a livello emotivo, ma è una malattia dovuta a paranoia e incapacità di confrontarsi con il mondo concreto in maniera sana.

“C’è un’altra condizione universale che porta alla sistematica interpretazione maligna delle intenzioni altrui: la paranoia. Universale perché legata a un tema primario per la sopravvivenza dell’essere umano: la paranoia è conseguenza di un precoce fallimento nella costruzione della fiducia di base dovuta a genitori minacciosi, sadici o tanto ansiosi da colorare il mondo di continui pericoli e dividerlo nettamente tra buoni e cattivi. Il bambino considerato non credibile, che deve dimostrare continuamente la propria innocenza, si trasforma nell’adulto sospettoso, sempre all’erta, pronto a credere che il bottegaio o il potere forte vogliano fregarlo.”
Nicola Boccola

Per approfondimenti: Psicopatologia del complottismo

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