Un grande viaggio nel libero arbitrio

«Mi viene in mente un affascinante mito sul rapporto tra il destino e il libero arbitrio: il mito di Er narrato da Platone nel decimo libro della Repubblica».

«Bellissimo! Però non mi ricordo nei dettagli qual’era la storia narrata».

«Er è una specie di precursore di Dante. Egli è andato nell’aldilà, ed è tornato senza aver bevuto l’acqua del fiume Lete (quello della dimenticanza). Gli dei glielo hanno permesso affinché lui ci raccontasse quello che ha visto».

«Sì, ora ricordo qualcosa. Vai avanti però».

Mito di ER

Le Moire Cloto e Lachesi intente a tessere il filo del fato. La Moira Atropo siede nell’attesa inesorabile di reciderlo – John Strudwick, Un filo prezioso, 1885 (olio su tela)



«L’ Aldilà narrato da Er è “un luogo meraviglioso, nel quale si aprono a poca distanza, l’una dall’altra, due voragini sulla terra e, in perfetta corrispondenza due voragini su nel cielo.”

Questi quattro cunicoli conducono a due differenti luoghi, a cui, noi, in futuro, avremmo dato il nome di Paradiso ed Inferno. Sono due per ciascun luogo poiché, da uno le anime entrano, e dall’altro escono. In perfetta corrispondenza con il luogo visitato dal nostro Poeta, le anime sono giudicate. Le loro pene vengono decuplicate rispetto ai dolori ed alla sofferenza che hanno causato sulla terra. Allo stesso modo, chi si è prodigato in opere buone e pie, viene ripagato con la stessa proporzione.»

«Sì, ora ricordo. In ogni caso, già da qua si capisce come Platone, attraverso Er, sia un sostenitore del libero arbitrio. Infatti, il giudizio può avere senso, solo se c’è anche il libero arbitrio. Non si può condannare una felino che uccide una preda per sfamarsi: egli non ha scelta, è una caratteristica inscritta nel suo codice».

«Proprio così, la filosofia platonica ha senso solo partendo dal presupposto che esista il libero arbitrio. Ampliando il discorso penso che, il nostro essere uomini, abbia lo stesso presupposto.
Senza libero arbitrio, non c’è l’uomo, non c’è vita consapevole;il fatto che pochi sappiano scoprire, o far uso di questo bene, è un’altra storia».

«Invero, una religione che mette l’uomo in una posizione tanto comoda, quanto pericolosa è il luteranesimo. Per Lutero l’uomo non ha alcun potere sulla sua vita.
Egli è schiavo del peccato e dei suoi più bassi istinti e non ha la possibilità di riscattarsi in alcun modo. la fede né le opere possono nulla. È inutile che l’uomo, “con le sue corte braccia”, tenti di raggiungere Dio. Egli non può assicurarsi la misericordia di Dio neanche con le opere buone:il peccato originale lo porterebbe ineluttabilmente a peccare di nuovo. Tutto dipende da Dio, che nella sua onnipotenza salva chi ha deciso ab aeterno (dall’eternità) di salvare. In sintesi, vengono dissolti i concetti di Grazia divina e di liberà della scelta. Durante la vita l’uomo non può né avvicinarsi a Dio con la fede, né può comportarsi in modo giusto. La dottrina luterana getta l’uomo nell’abisso del peccato, e però, allo stesso tempo, lo toglie da molte responsabilità».

«Non ho mai capito questo tipo di dottrine che non danno alcuna speranza. Forse fa comodo. Se mi muovo su dei binari, e non posso cambiare nulla, non sono responsabile della distruzione di tutto ciò che il treno della mia vita investe. In questo senso, non esisterebbe più né bene né male, e, mi sembra, che la vita umana perderebbe tutto il suo valore: un essere consapevole che non è in grado di utilizzare la sua consapevolezza è un essere estremamente misero ed infelice. Queste idee, da una parte, permettono la giustificazione di azioni nefaste e, dall’altra, danno una terreno fertile in cui possa proliferare il pessimismo cosmico.
Ammettendo che la verità non sia a portata dell’uomo, non mi rifugerei mai in tali dottrine, preferirei cercare per tutta la vita.»

«In parte hai ragione, ma se ci pensi bene è veramente problematico capire dove finisce la predestinazione e dove inizia il libero arbitrio. Se consideri che noi nasciamo con un determinato codice genetico, in una determinata realtà storica, in un preciso contesto culturale, ambientale e familiare, la libertà deve trovare spazio in un mare di fattori determinanti a noi esterni. Non voglio certo sostenere che chi si lamenta della propria condizione, senza fare nulla, sappia far buon uso del libero arbitrio, dico solo che la questione non è così semplice. Anche perché lo stesso essere depressi e de-motivati cronici potrebbe essere frutto di caratteristiche genetiche o ereditarie come quello di essere dei grintosi e geniali imprenditori.

In ogni caso, tornando al nostro caro Er, abbiamo detto che le anime vengono giudicate e poi mandate ad espiare le loro colpe o a godersi la loro beatitudine per un tempo pari a dieci volte quello che hanno passato sulla terra. Dato che, come durata della vita umana viene preso un valore di cento anni, le anime saranno nell’aldilà per mille anni.

Dopodiché, faranno ritorno sulla terra e, a questo punto, entra in scena il libero arbitrio.

Infatti, sono le anime stesse che scelgono la loro prossima vita. Esse, in base ad una valutazione personale decidono di reincarnarsi nell’ essere che credono gli possa dare una vita felice.
La sorte decide l’ordine con cui le anime sceglieranno le vite che sono a loro disposizione. La fortuna in qualche modo incide sulla scelta, ma, poiché il numero di vite tra cui scegliere è molto più elevato di quello delle anime, anche le ultime anime che scelgono hanno a disposizione uno spettro di scelta abbastanza ampio.

Il libero arbitrio

Ercole al bivio, dipinto di Annibale Carracci (1596), raffigurante l’indecisione dell’eroe fra le alternative della virtù e del vizio – Il libero arbitrio




Ora, alcune, per errore o ignoranza, prediligono vite che sembrano belle ed allettanti, ma che, alla fine, provocheranno alle anime molte sofferenze sulla terra ed, inoltre, le porteranno ad accumulare molte colpe da scontare nel prossimo millennio . Ad esempio, qualcuno sceglie di reincarnarsi in un tiranno per godere del potere ed del rispetto. Tuttavia, il prezzo da pagare magari sarà quello di uccidere i proprio figlio o di compiere altre nefandezze del genere, o meno gravi, ma pur sempre onerose. Allora, l’anima che avrà raggiunto una buona conoscenza della vita, valutando le sue esperienze passate, saprà far buon uso del libero arbitrio per scegliere una vita consona che sia grado di renderla felice. Altri, avendo ormai in disprezzo le distruzioni e le calamità provocate dalla specie umana, decidono di rivivere in un animale.
Er, nota che Ulisse decide di reincarnarsi in un uomo tranquillo con una vita modesta e serena, memore delle sue avventure e dei pericoli verso cui la sua passata esistenza lo aveva trascinato.
Una volta che l’anima ha deciso, essa è nelle mani di Necessità e, a quel punto sarà difficile che possa cambiare completamente la sua esistenza, che, comunque, ha liberamente scelto».

«Quindi, per scegliere bene, bisogna conoscere. Senza conoscenza, infatti, non c’è scelta consapevole. Una conoscenza che va al di là della vita stessa, e che si propaga attraverso l’anima in un flusso continuo di vita e morte, di scelta e comprensione, di liberà e necessità».

«Non solo. Prova a ripetere quello che ho detto, non pensandolo come applicato alla metempsicosi, ma alla vita di un singolo individuo. Quante volte nasciamo e moriamo di nuovo? »

«In effetti, io non posso dire di essere lo stesso che si trova sul mio comodino in una foto di dieci anni fa. Oggi, sono una persona diversa. Se ho la facoltà di cambiare, di adattarmi allo scorrere della vita come l’acqua si adatta al letto di un fiume, posso nascere e morire tante volte e, dunque, posso scegliere».

«In conclusione, oltre tutti i discorsi filosofici, dobbiamo essere noi stessi a coltivare il libero arbitrio, nei limiti delle nostre possibilità.

Quella goccia infinitesimale di indeterminatezza deve diventare l’acqua che irrora la nostra libertà ed il nostro essere uomini».

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6 Comments

  1. Antares666 17 Febbraio 2009
  2. nabladue 17 Febbraio 2009
  3. Antares666 18 Febbraio 2009
  4. nabladue 18 Febbraio 2009
  5. Antares666 19 Febbraio 2009
  6. nabladue 19 Febbraio 2009

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