L’infinito di Giacomo Leopardi

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare. »

L’infinito di Giacomo Leopardi

Sempre cara mi fu la natura con la sua fisicità
con quel suo darsi in maniera spontanea,
che mi impedì di guardare nell’abisso infinito
dell’animo umano e della vita in maniera diretta e fatale.
Ma quando lo sguardo si posa oltre l’immediatezza
del mondo, mi perdo nel baratro profondo del nulla e della morte
che portano con loro silenzio e quiete eterna.
Ma come odo il richiamo degli elementi della natura a me cara,
quel nulla eterno, al dinamismo della vita vado comparando:
e mi viene in mente il presente, il ciclo dell’esistenza, l’eternità ed
il fragore vitale della natura.
Così, soltanto con il pensiero riesco a perdermi nell’infinità,
e il mio spirito cade come una goccia nell’immensità dell’Essere.

Un’interpretazione dell’Infinito di Giacomo Leopardi

Immagine del manoscritto originale dell’infinito di Giacomo Leopardi

L'infinito di Giacomo Leopardi

2 Comments

  1. pamela 22 Aprile 2014

Leave a Reply

error: Content is protected !!