Questione di punti di vista

Quante volte ci siamo arroccati su una serena e presuntuosa superiorità nei confronti delle opinioni altrui?

Punti di vista

Punti di vista

“È inutile parlare con questo, tanto no capirà mai. So io qual è la verità e conosco la cosa giusta da fare. Perché le persone sono così stupide e non capiscono nulla?”

Pensieri del genere sono nella testa di tutti noi, ogni tanto. Alcuni fanno delle serena e presuntuosa superiorità una vera e propria filosofia di vita. Sono quelle persone che pensano di avere sempre la risposta giusta, quelli che non riescono a cambiare prospettiva, a vedere le cose con gli occhi dell’altro. Ogni cosa che dicono loro è corretta. Non si mettono mai in discussione e spesso nel loro atteggiamento è nascosto l’assioma di base “io sono il migliore”. Ovviamente è una falsa superiorità, perché questo tipo di personalità nasconde un profondo senso di insicurezza.

Ma senza andare nel patologico, perché è così difficile comprendere il punto di vista altrui?

Perché spesso è impossibile portare avanti un dialogo costruttivo con chi la pensa diversamente da noi?

Le monadi

Gottfried Leibniz, un filosofo del ‘700, ha sostenuto che gli esseri umani sono monadi senza finestre.

Le monadi sono assimilabili ad “atomi spirituali”: eterni, indivisibili, individuali, che seguono le proprie leggi, senza interagire con le altre (“senza finestre”): ognuna riflette l’intero universo da un determinato punto di vista.
Leibniz

In pratica, secondo il filosofo, noi siamo tanti piccoli atomi individuali incapaci di interagire l’uno con l’altro. Siamo chiusi in noi stessi dal punto di vista ontologico:

“Ogni monade percepisce sì l’intero universo, ma in modo confuso, mentre appercepisce (ovvero, è conscia di percepire) solo la parte dell’universo più vicina a sé.”
Leibniz

La monade

Rappresentazione della monade pitagorica, assimilata ad un cerchio con nucleo centrale.




Ora, per risolvere la questione di questa ineluttabile separazione, Leibniz ha dovuto ricorrere a Dio.
Infatti, secondo il filosofo, deve esistere un’armonia prestabilita, per la quale le infinite monadi, pur vivendo ognuna in un mondo proprio e separato, sono tutte coordinate tra loro come tanti orologi, sicché le percezioni delle une corrispondono perfettamente alla realtà ontologica delle altre. Questa armonia prestabilita è stata creata e viene sostenuta da Dio.
In sintesi, le monadi individuali e separate sono come degli orologi accordati sulla stessa ora da Dio, la «Monade delle monadi».

Senza entrare nella questione teologica che è molto articolata e ancora irrisolta, il dilemma dei “punti di vista” è vecchio quanto l’esistenza del pensiero logico e del linguaggio. Con questo post non voglio dare risposte di nessun tipo, quanto piuttosto stimolare una riflessione su quanto sia complesso il tema della interrelazione degli esseri umani e del confronto della diverse interpretazioni della realtà.

È come se ognuno di noi vivesse in una bolla che contiene tutto il nostro universo, distante e separato da quello degli altri.

Punti di vista e interpretazione

A tutto ciò, si aggiunge anche che la realtà esterna è mutevole, le condizioni cambiano, noi cambiamo, e quindi anche le nostre stesse interpretazioni. Ciò che siamo oggi, potremmo non esserselo domani e, pertanto, questa nostra instabilità interiore influenza ancora di più la sensazione di vivere in un mondo in cui tutti i punti di vista, a un certo punto, ci parranno sbagliati, o tutti veri, che è lo stesso.

“Siamo molto superficiali, io e voi. Non andiamo ben addentro allo scherzo, che è più profondo e radicale, cari miei. E consiste in questo: che l’essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze ch’esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà. Un valore che cangia, naturalmente, secondo l’essere in quella forma e in quell’atto ci appare. E ci deve sembrare per forza che gli altri hanno sbagliato; che una data forma, un dato atto non è questo e non è così. Ma inevitabilmente, poco dopo, se ci spostiamo d’un punto, ci accorgiamo che abbiamo sbagliato anche noi, e che non è questo e non è così; sicché alla fine siamo costretti a riconoscere che non sarà mai né questo né così in nessun modo stabile e sicuro; ma ora in un modo ora in un altro, che tutti a un certo punto ci parranno sbagliati, o tutti veri, che è lo stesso.
Pirandello

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