Amore

amore
  1. L’amore
  2. L’amore Platonico
  3. L’amore nell’ Induismo
  4. L’amore Buddhista
  5. L’amore Cristiano
  6. Aforismi e frasi d’amore

L’amore

L’amore, un sentimento capace di ispirare i versi dei più grandi poeti, e non solo di essi. Anche il più rozzo e freddo degli individui si può trasformare in un dolce poeta sotto l’effetto di questo incantesimo. Leopardi sarebbe stato il poeta che conosciamo senza Silvia? Spingendoci oltre, possiamo chiederci: sarebbe stato poeta se il suo amore fosse stato appagato? O l’amore che aveva dentro si è potuto esprimere solo tramite la poesia, non avendone la possibilità nella vita reale?

Le poesie d’amore sono spesso commoventi, belle ma tristi. Le canzoni d’amore dei più grandi cantautori sono malinconiche e parlano di amori traditi o finiti. La poesia nasce soprattutto dal dolore provocato dall’amore, o meglio, dal desiderio di esso: l’amore come desiderio di qualcosa che non abbiamo e vorremmo avere a tutti i costi.

Chi di noi non è mai stato innamorato? Chi non ha mai pensato di non poter vivere senza l’amato? Chi non si è mai sentito pieno di vita pensando all’amato e svuotato senza di esso? Chi non ha mai sofferto amaramente per amore? La freccia di Cupido è talmente forte che nessuno ne è immune.

Sguardi che si incontrano per un solo istante e rimangono legati da un filo invisibile più resistente di qualsiasi fune mai realizzata dall’uomo. Fremere per una semplice parola, tremare di gioia, sentirsi pieni di vita, appagati ed invincibili: quante rose ha l’amore! Nonostante la sua bellezza e purezza, le spine fanno sempre parte dello stelo che sorregge il bocciolo dell’amore.

L’amore è quel sentimento capace di riempire la vita di un individuo, di renderlo in grado di compiere azioni che, senza di esso, non avrebbe mai potuto realizzare, ma farlo sentire fragile come un sottile strato di vetro, debole come non lo era mai stato fino all’estremo che la sua vita perda di significato senza l’amato: questa è la reale essenza dell’amore passionale. Esso ha una forza prorompente: non è sempre stata la più forte delle tentazioni?

Sull’altra sponda c’è l’amore universale, spirituale, l’amore verso il prossimo. L’amore che dà senza chiedere. Quello che viene considerato da molte religioni e filosofie come il punto di arrivo dell’elevazione spirituale: è l’unica porta che permette l’accesso diretto al mondo della santità. La forza di quest’amore è sostenuta dalla spinta verso la perfezione, l’eternità, la fusione con ciò che unisce e trascende tutto: Dio. Spingendoci oltre, si potrebbe dire che l’Amore è Dio stesso.

In questo piccolo tragitto cercheremo di viaggiare sulle ali dell’amore, accompagnati dai soliti giganti che spesso ci guidano in questo cammino, per capire un po’ meglio che cosa sia l’amore e quali siano le sue manifestazioni.

Amore Platonico

Iniziamo con la prima forma di amore, quella che nell’immaginario collettivo viene definita amore platonico. In realtà vorrei subito evidenziare che non esiste l’ amore platonico. Esiste il Simposio di Platone. Nel Simposio, invero, si parla proprio di Lui, Amore.

Siamo circa nell’anno 416 a.C., il convito è stato indetto da Agatone per festeggiare la sua vittoria ad una competizione tra poeti tracici, gli agoni delle Lenee. Ciascuno degli invitati – uomini di rilievo nell’Atene del tempo – espone la propria teoria sull’Eros (Amore). Inizia a parlare Fedro. Per lui Eros è una delle divinità più antiche.

“Per primo si generò Caos, e poi Gaia dall’ampio senso, di tutte le cose sede sicura ed Eros”(Esiodo)





La longevità del dio è sintomo della sua importanza. Eros era presente fin dall’inizio dei tempi. È difficile pensare un universo in cui abiti l’uomo, senza che prima sia stato generato Amore. La grande civiltà greca è stata sempre sorretta da questo imponente pilastro. Fedro aggiunge che l’amore ispira ardimento. Infatti gli amanti accettano di morire per gli amati, come Achille ha fatto per Patroclo.

Dopo Fedro, è il turno di Pausania. L’ Amore non è solo buono e positivo. Bisogna distinguere due tipi di amore: Eros celeste e Eros volgare (così come per Afrodite).

Eros celeste si rivolge all’anima e rende migliore la persona colpita dalla freccia di cupido. Esso permette di coltivare la virtù. È nobile ed ha una natura puramente maschile. Ma per onorarlo bisogna amare la persona ed il carattere sopra la bellezza fisica. L’amore tra gli uomini è bello solo se porta alla virtù, se migliora amante e amato. Questo tipo di amore implica anche una forte amicizia.

Eros volgare, invece, non è nobile. Esso si rivolge al corpo. Come sappiamo, però, la bellezza fisica vola via. È l’amore che si concede per avere in cambio dei favori. L’amato si lascia conquistare dalla ricchezza e dalla potenza dell’amante. Questo amore ha una natura femminile.

Pausania conclude dicendo che è brutto concedere i favori ad un uomo malvagio ed intemperante ed in modo scellerato, invece è bello darsi ad un uomo buono e temperante in modo onorevole.

Sulla scia di Pausania, Erissimaco inizia dicendo che non bisogna concedersi in modo indecente. L’amore è attrazione dei contrari: il dissimile desidera e ama cose dissimili. L’amore è quindi proprio ciò che porta armonia tra gli opposti. Per tale motivo, la musica è scienza dell’ amore, perché porta armonia nella diversità. Difatti, la musica è armonia tra toni acuti e gravi, corti e lunghi, suoni bassi e alti. E l’eufonia musicale nasce da cose discordi che, fondendosi assieme diventano armoniose ed equilibrate. Così, nella mente di Erissimaco, anche la medicina è amore perché cerca di rendere amiche le parti del corpo che sono nemiche.

“Dunque, e nella musica e nella medicina, e in tutte le altre cose umane e divine, per quanto è possibile bisogna cercare di cogliere l’una e l’altra forma di Eros (amore), perché sono presenti ambedue in tutte le cose.”

L’amore è talmente potente che ha un impatto notevole sul cosmo. Non bisogna disgiungere amore volgare e celeste, ma la corretta mescolanza di questi due tipi di amore conduce prosperità e salute. Quando invece è predominante l’amore volgare, avvengono calamità e distruzioni.

“Ma l’amore che tende alle cose buone e si accompagna a temperanza e a giustizia, sia presso di noi sia presso gli dèi, ha la potenza più grande e ci procura ogni felicità, rendendoci capaci di stare insieme gli uni con gli altri, e facendoci essere amici con gli esseri che sono al di sopra di noi, cioè con gli dèi”.

Torniamo un momento al punto centrale del discorso di Erissimaco: l’ amore come attrazione degli opposti. Approfondiamo l’argomento, uscendo dalla sala del Simposio per andare a trovare Schopenhauer per qualche minuto. Partendo dal presupposto che ogni individuo è imperfetto, non completo, ci innamoriamo proprio della persona che è capace di colmare tutti i vuoti e le lacune che abbiamo. Infatti, quando siamo con l’amato ci sentiamo pieni come se non ci mancasse più nulla al mondo: ”non importa dove, quando e perché siamo, l’unica cosa che importa è che sono con te”. Perché le passioni più forti scattano tra persone completamente differenti tra loro? Proprio grazie al fatto che ciò che non ha un partner, lo ha l’altro: così due persone imperfette diventano una coppia quasi perfetta. In linea con ciò, un uomo razionale, forte, autoritario non potrà che scegliere una donna frivola, bella e disposta a seguirlo. Si potrebbero fare mille altri esempi. Ricapitolando, possiamo affermare che un individuo cerca nell’altro/a ciò che gli/le manca, oppure sceglie una persona che gli/le permetta di compensare i proprie eccessi. Quindi, la persona giusta ha quelle caratteristiche che non abbiamo, ma che vorremmo avere. Paradossalmente, la forte attrazione deriva proprio dal voler possedere ciò che non si ha. Ovviamente, il processo è inconscio, o meglio inconsapevole, visto che, a volte, ci innamoriamo al primo sguardo senza neanche conoscere minimamente quella persona. Il problema è capire perché la natura, invece di spingerci a rifiutare ciò che non abbiamo, ci fa innamorare proprio di questo. Per spiegarlo, dobbiamo capire il fine ultimo dell’unione tra due persone, lo scopo che persegue la natura legando due individui. Qual è se non quello di fare figli, cioè quello di procreare per perpetrare la specie umana nel miglior modo possibile? Nel mondo naturale ha sempre trionfato l’adattabilità, la capacità di adeguarsi alle situazioni più disparate. Così ha più possibilità di sopravvivere il figlio di due persone complementari, perché (in linea teorica) possiede le qualità di entrambi. Insomma, il nuovo individuo è più completo, e, quindi, più adatto a resistere alle prove della vita:

“Il desiderio e il dolore dell’ amore non possono trarre la loro essenza dai bisogni di un individuo effimero: essi sono piuttosto il sospiro della specie, il suo gemito profondo. La specie soltanto ha una vita infinita ed è quindi capace di desideri infiniti, di infinita soddisfazione e di infiniti dolori. Ma questo infinito è imprigionato qui nel petto angusto di un mortale: non c’è dunque da stupirsi che quel petto sembri voler scoppiare e non riesca a trovare una espressione per il presagio di infinite voluttà e di infiniti dolori, che sente in sé. “(Artur Schopenauer – “Metafisica della sessualità”)

Per capire meglio, vedendola a livello più basso, possiamo fare riferimento all’accoppiamento animale in cui trionfa la brutale forza fisica o la sola bellezza (vedi alcune specie di uccelli). L’uomo è l’animale più complesso, e la natura trova sempre migliori e sottili strategie per difendere la specie. Quindi, per Schopenhauer, l’amore rappresenta la forza nascosta che è in grado di difendere la specie poiché permette l’unione di due persone che genereranno figli migliori. Spesso, dietro l‘apparenza di vivere una storia in cui “all’inizio tutto è bello”, si cela l’illusione della tensione verso il miglioramento biologico della specie.

Questa teoria è semplicemente la fusione tra il discorso di Erissimaco del Simposio di Platone e l’evoluzionismo di Darwin. Non è un caso che lo scienziato naturalista e Schopenhauer siano contemporanei.

Non possiamo rifiutare completamente tale idea, tuttavia ha dei forti limiti, in quanto considera l’uomo come un essere guidato solo dall’istinto sessuale rivolto al puro atto riproduttivo. Questo istinto c’è ed è potente, ma non basta a spiegare la forza, la trascendenza e la molteplicità di manifestazioni dell’ amore: esso non può essere solo una semplice maschera illusoria, ma c’è anche un aspetto divino, spirituale ed etereo. Pure in questa circostanza bisogna arrendersi all’ineffabile: l’amore resta ancora uno dei più grandi misteri.

In ogni caso, la psicologia moderna afferma che gli amori illusori nascono perché i partner tendono a creare nuovamente delle situazioni emotive che non hanno mai superato durante l’infanzia. Il bambino che venne ferito da alcuni atteggiamenti dei genitori, o comunque dalle circostanze esterne, vuole rivivere quelle situazioni per cercare di cambiarle, in quanto ciò non era stato possibile durante l’infanzia. La persona, nonostante la sua apparente maturazione esteriore, non ha mai accettato il senso di impotenza che inevitabilmente l’uomo è costretto a provare di fronte ad alcune circostanze dell’esistenza. Anziché costruire una sua famiglia ed una vita che sia realmente la “sua”, più probabilmente cercherà di ricostruire una vita familiare che gli permetta di non distanziarsi troppo dalle condizioni dolorose, ma confortanti della famiglia d’origine. Questo atteggiamento è fatalmente distruttivo: il bambino cresciuto non solo non riuscirà a trasformare le situazioni negative, che egli stesso ha inconsciamente ricreato, ma ne rimarrà legato con catene ancora più forti e l’insoddisfazione crescerà ancora di più. Il bambino frustrato non cesserà mai di far sentire la sua voce anche quando il possessore del corpo è ormai adulto o anziano. In tal modo, l’individuo non svilupperà la propria personalità, ma tenderà a ripetere senza sosta le stesse dolorose esperienze che avranno come unico effetto quello di impedire la completa maturazione della sua psiche.

Un’altra manifestazione dell’amore distorto è quella del puro desiderio, della cieca e omnidirezionale pulsione sessuale, che ha come unico fine l’ottenimento del piacere e l’amplesso. L’amore è legato esclusivamente al piacere ed all’atto sessuale. Questa pulsione è destinata a rimanere sempre insoddisfatta e a crescere smisuratamente fino a che potrebbe diventare addirittura perversione od ossessione. Essa conduce l’individuo in uno stato persistente di inquietudine, in quanto, l’appagamento temporaneo del desiderio, non è sufficiente a placare la smania della tensione sessuale. Quindi non appena viene soddisfatto il desiderio, questo sorge di nuovo dopo poco tempo, in un ciclo continuo. L’atteggiamento che tende a trasformare anche gli atti sessuali in una sorta di comportamento automatico e compulsivo è una vera e propria malattia. Per di più, oggi, spesso si confonde l’erotismo con una sorta di trivialità animalesca. Sulla sponda opposta, quando la difesa della castità diventa un’ossessione può essere il sintomo di un differente sfogo della nevrosi sessuale.

Torniamo nel Simposio, dove è il turno di Aristofane. Inizialmente, esistevano tre generi: maschile, femminile e androgino. Quest’ultimo aveva sia la natura maschile che quella femminile. “Inoltre, la figura di ciascun uomo era tutt’intera rotonda, con il dorso e i fianchi a forma di cerchio; aveva quattro mani e tante gambe quante mani, e due volti su un collo arrotondato del tutto uguali. E aveva un’unica testa per ambedue i visi rivolti in senso opposto, e quattro orecchi e due organi genitali.”

Questi uomini erano molto forti e potenti, al punto che tentarono di attaccare gli dèi. Zeus decise di punirli. Il padre degli dèi li tagliò in due, in modo che fossero molto più deboli, ma capaci di riprodursi. “Per tale motivo, ciascuna metà desidera sempre il ricongiungimento con l’altra”. Questa visione molto poetica dell’amore fa pensare che ciascun uomo cerca l’unione con una donna per trovare l’altra metà della mela originaria. Esiste un solo essere che corrisponde ad un altro. L’amore non può scendere a compromessi, è un perfetta unione di metà diverse, ma totalmente complementari. Essenzialmente, Eros tende a riportare gli uomini all’antica natura “E così ciascuno cerca sempre l’altra contromarca che gli è propria.” Tutti gli uomini nati dalla divisione del sesso comune (gli androgini) sono gli amanti di donne. Le donne che sono note dalla divisione di una donna (con doppia natura femminile) cercano altre donne. Gli uomini che sono nati dalla divisione di un uomo originario che aveva la doppia natura maschile, amano gli uomini. Questi, ai tempi di Platone, erano costretti dalla legge a sposarsi con donne, anche se – precisa Aristofane – non avrebbero voluto.

Amore è “diventare la medesima cosa l’uno con l’altro, in modo che non vi dobbiate lasciare né notte né giorno?”. Eros è dunque aspirazione a tornare all’intero, a ritrovare l’antica natura. Il bene dell’amore consiste, quindi, nel trovare l’altra metà della mela che ha un animo complementare al nostro. “E ad Eros nessuno si opponga, perché chi si oppone ad Eros si oppone agli dèi. Infatti, una volta diventati amici di Eros e riconciliatici con lui, incontreremo e ritroveremo i nostri amati, cosa che solo pochi oggi riescono a fare.”

Il prossimo a tessere le lodi ad Eros è il padrone di casa, Agatone. Eros è il più bello e buono tra gli dei. Soprattutto, Egli è felice. Non è tra più vecchi, bensì è il più giovane degli dèi. Quando dominava Necessità, la discordia nella casa degli dèi era enorme e le conseguenze nefaste. Poi, a Necessità, si sostituì Amore che riportò armonia tra gli dèi. Eros è sempre giovane, e fugge la vecchiaia. Egli è delicato e cammina sui cuori degli uomini, ma soltanto su quelli delle anime che hanno un carattere dolce. È flessuoso perché si insinua nei corpi degli innamorati. È anche temperante, perché nessun piacere e desiderio sono più forti di lui. La sua bellezza trasforma la sensibilità degli uomini e rende poeta qualsiasi persona tocchi perfino “se prima era estraneo alle Muse”. Eros è anche sapiente e riesce a portare

“fra gli uomini pace,

sul mare quiete

cessare del vento, riposo e sonno quando si è nell’angoscia.” (Versi di Agatone stesso)

“Eros ci spoglia dall’alterità e ci riempie di affinità, è il fondatore di tutti i convegni come questo nostro, che ci riuniscono insieme gli uni con gli altri; fa da guida nelle feste, nelle danze e nei sacrifici; produce dolcezza e allontana rozzezza; fa dono di benevolenza ed è incapace di malevolenza; è benigno e buono; è contemplabile dai sapienti, mirabile dagli dèi, invidiabile per quelli che non hanno fortuna, conquistato da chi è felice, padre di delicatezza, di mollezza di tenerezza, di grazie, di desiderio, di bramosia. È pieno di cura per i buoni e trascura i malvagi. Nella fatica, nella paura, nella passione nella parola è guida, aiuto, sostenitore salvatore eccelso. È ornamento di tutti gli dei e di tutti gli uomini. È guida bellissima e bravissima, che tutti gli uomini devono seguire, cantandolo in maniera bella, partecipando all’ode che egli canta, incantano il pensiero di tutti gli dèi e di tutti gli uomini”.

Arriva il turno di Socrate. Inizialmente egli è un po’ riluttante perché afferma di essere stato colpito dalla bellezza dei discorsi conviviali degli altri partecipanti al simposio. Poi si lascia convincere, ed inizia a parlare. Per prima cosa, mette in evidenza che non farà un’orazione in favore del dio Eros come hanno fatto tutti. Come suo solito, Socrate impone la verità. Dunque si deve parlare di Eros non per farne l’elogio, esaltandone solo le qualità positive, ma precisando quale sia la sua natura e che cosa ne consegua.

Amore non ha solamente qualità positive, unicamente chi non lo conosce veramente può affermare questo. Infatti Eros è non è mai disinteressato, ma è sempre amore di qualcosa. L’amore ha un verso ed una direzione ed è ciò che fa muovere l’amante verso l’amato. In realtà Eros non è nemmeno bello. Difatti, si ama ciò che è bello, proprio perché Eros non ha bellezza. Dunque non è nemmeno buono (perché per i Greci bello = buono). A questo punto Socrate preferisce parlare attraverso la voce di qualcuno che conosce l’argomento meglio di lui. Pertanto egli riconosce che ciò che sa sull’ amore lo ha imparato dalla sacerdotessa Diotima, donna di Mantina, grande conoscitrice del dio. Il suo discorso recita pressappoco così. Eros è intermedio tra bello e brutto, tra buono e cattivo. Non è un dio, ma non è né mortale né immortale, dunque, è un demone. Infatti gli dèi non influenzano direttamente la vita degli uomini, ma lo fanno attraverso i demoni. La madre di Amore è Penia (la Povertà) ed il padre Poros (l’Espediente). I due s’incontrano alla festa natalizia di Afrodite. Penia, venuta alla festa per mendicare, fece in modo da giacere con Poros per divenire sua compagna ed avere un figlio da lui.

Eros

Quindi Eros “è tutt’altro che bello e delicato,come ritengono i più. Invece,è duro e ispido, scalzo e senza casa,si sdraia sempre per terra senza coperte, e dorme all’aperto davanti alle porte o in mezzo alla strada e, perché ha la natura della madre è sempre accompagnato da povertà. Per ciò che riceve dal padre, invece, egli è insidiatore dei belli e dei buoni,è coraggioso,è audace, impetuoso, straordinario cacciatore,intento sempre a tramare intrighi,appassionato di saggezza, pieno di risorse,ricercatore di sapienza per tutta la vita, straordinario incantatore, preparatore di filtri, sofista. E per sua natura non è né mortale né immortale,ma, in uno stesso giorno talora fiorisce e vive,quando riesce nei suoi espedienti,talora, invece, muore, ma poi torna in vita, a causa della natura del padre. E ciò che si procura gli sfugge sempre di mano, sicché Eros non è mai povero di risorse, né ricco”.

Da ciò segue che Eros è filosofo. Egli è a metà tra sapienza ed ignoranza. L’ignorante crede di sapere, ma non sa. In aggiunta ritiene di non aver bisogno di sapere, e così rimane ignorante. Gli dèi sono sapienti e non hanno bisogno di sapere. Eros è a metà tra sapienza ed ignoranza e, perciò, è desideroso di sapere: è un filosofo. Filosofia è amore per il sapere che non si ha, ma si vorrebbe avere. Tale desiderio è desinato a rimanere insoddisfatto per sempre, perché l’uomo non potrà mai essere sapiente, ed è, di conseguenza, pura e perpetua tensione, così come Eros stesso.

Tutti i discorsi precedenti hanno trascurato le molteplici sfaccettature di Eros. Perciò l’amore non deve essere visto solamente come attrazione sessuale e sentimentale tra esseri umani. L’amore che ha l’artista per l’arte, quello dello scienziato per una scienza, quello dell’atleta per la ginnastica sono tutte forme di amore. Eros è tendenza a possedere il bene per sempre. Per questo è anche tendenza a procreare. In ragion di ciò, sia gli uomini che gli animali procreano per aspirazione all’immortalità. La natura mortale cerca di essere immortale, e, dunque, lascia qualcosa di giovane e vigoroso in luogo di qualcosa che invecchia e perisce. Quelli che tendono all’immortalità del corpo si rivolgono alle donne e la procreazione permette loro di generare, assicurandosi una specie di continuità eterna attraverso i discendenti. Quelli che sono fecondi nell’anima cercano un altro modo per ottenere l’immortalità. Questi generano le opere. Sono inventori, scultori, poeti che lasciano al mondo opere immortali e belle. La loro anima si arricchisce conversando con altre anime nobili, e, da questo, traggono la loro ispirazione. E ora Socrate traccia la via dell’amore:

“La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa:prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più,come procedendo per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è il bello in sé.(5)”

A mio avviso, la corretta definizione di Amore Platonico è quella che si ricava da queste poche righe che esprimono il reale pensiero di Platone nei riguardi dell’amore. Si parte dalla bellezza fisica per elevarsi spiritualmente attraverso l’arte erotica. Nella filosofia platonica, la ricerca del bello non è legata all’arte figurativa, ma all’erotismo. Una volta compreso ed esperito che la bellezza di un corpo è uguale a quella di tutti gli altri corpi, bisogna passare al gradino successivo: la realizzazione attraverso un’arte o un mestiere. L’amore per l’attività che svolgiamo ci conduce all’elevazione spirituale. Una volta arrivati a questo punto, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alla conoscenza e, infine, alla filosofia, che è l’attività umana per eccellenza. Una volta giunti sul gradino più alto, la filosofia ci conduce alla contemplazione del Bello in sé e, pertanto, anche del Bene, poiché Bello e Bene sono due manifestazioni dello stesso principio. Il punto di arrivo è la contemplazione del bello in sé, che è la vetta e lo scopo finale della filosofia platonica.

L’amore nell’ Induismo

Il desidero ed il piacere sessuale non sono condannati dall’induismo, anche se è esaltata la capacità di elevarsi spiritualmente e di distaccarsi dai piaceri materiali.

Nell’induismo, l’amore ed il piacere sensuale sono personificati dal dio Kama. L’amore sessuale è un desiderio naturale, dono della divinità, e rappresenta uno dei quattro scopi che si possono conseguire nella vita (purushartha). Prema è l’amore spirituale e divino che, comunque, è più elevato del Kama. La personificazione divina dell’amore è fonte di impulso creativo. Le sue accompagnatrici sono Priti, l’amore liberatore, e Rati la voluttà.

Per far capire quanto la sessualità sia in armonia con la religione induista, ci sono alcune rappresentazioni indù che raffigurano delle divinità con il pene eretto per indicare uno stato emotivo di eccitazione. Gli induisti arrivano perfino a venerare gli organi sessuali maschili (Linga) e femminili (Yoni) perché rappresentano il potere creativo. Infine, l’abhasangha è una scultura a rilievo che viene venerata qualora si vuole ottenere il successo materiale ed il piacere dei sensi.

Amore Buddhista

Il buddhismo considera due tipi di amore: passionale e universale. L’amore passionale nasce e cresce nell’attaccamento e genera i frutti nefasti dell’attaccamento. L’amore universale è figlio della benevolenza (maitri) e della compassione (karuna).

Maitri opera per la felicità altrui, karuna permette di combattere l’odio e la sofferenza. L’amore vero e sincero non pretende nulla in cambio. Esso deve dare pace e serenità. Infatti, l’amore che dà inquietudine non è vero amore. L’amore fondato sul desiderio è transitorio e spesso lascia dietro di sé odio o indifferenza. Genera sofferenza inutile a se stessi ed agli altri. A volte, non porta alla comprensione, ma allo scontro. Coloro che amano in questo modo tendono ad appagare i propri bisogni e desideri. Il dolore che nasce da questo tipo di amore può essere terribile: può portare alla follia o alla perdita della vita stessa. Il vero amore è comprensione. Senza comprendere gli altri, non è possibile amarli. Esso deve andare al di là della contingenza sociale. L’amore ristretto ad una cerchia di persone (che sia la famiglia, il compagno o la compagna, o il proprio popolo) genera divisioni. Siamo ancora nel mondo del possesso, dove mio e tuo conducono al conflitto. Al contrario, l’amore va esteso ad ogni persona, ancora di più, ad ogni essere. Il rispetto della vita, qualsiasi forma di vita essa sia, è fondamentale.

“Tutti temono il bastone, tutti hanno terrore della morte,

tutti desiderano la vita; chi considera gli altri uguali a se

stesso, non uccide né fa uccidere” .

Partendo da questo tipo di amore, la politica interna ed internazionale verrà fondata sulla non-violenza. Il bene di un paese – diceva Buddha – non va basato sulla distruzione o lo sfruttamento di un altro. Inoltre, la delinquenza e la malvagità vanno combattute con l’educazione e non con condanne a morte. Questa è la vera espressione dell’amore per il buddhismo.

In rapporto alla dottrina del nirvana, l’amore buddhista si sublima come estinzione dell’odio, dell’egoismo e dell’amore per il sé individuale, che è la fonte del dolore e della trasmigrazione. Esso si identifica con:

dosakkhayo – “l’annullamento dell’odio”

sama attano –“l’annientamento dell’egoismo”

nibbanam attano – “l’estinzione dell’io”

viraga attano – “la purificazione dell’io”

Tali sono i frutti dell’amore purificato e libero da ogni attaccamento e ristrettezza. Ecco cosa disse il Buddha ad una bella ragazza di nome Prakriti che si era innamorata di un monaco (Ananda) e tentava, anche ricorrendo all’inganno, di costringerlo a ricambiarla:

“Ti sbagli. Il bhikkhu Ananda ama la via che conduce alla liberazione, alla libertà, alla pace e alla gioia. Il sorriso che gli vedi sulla labbra nasce dalla sua libertà. Egli ama tutti gli esseri, desidera condurre tutti sul sentiero della liberazione, perché anch’essi possano sperimentare libertà, pace e gioia. Prakriti, l’amore del bhikkhu Ananda nasce dalla comprensione e dalla liberazione. Il suo amore non lo fa soffrire e non lo getta nella disperazione, mentre sofferenza e disperazione sono ciò che il tuo amore ti porta. Se lo amassi davvero, comprenderesti il suo modo di amare e lo lasceresti seguire il cammino di liberazione che ha scelto. E anche tu, se sapessi amare come ama il bhikkhu Ananda, non proveresti più sofferenza e disperazione. Tu vuoi il bhikkhu Ananda tutto per te. Questo è un amore egoistico, ecco perché ti fa soffrire.”[…] “Ananda è come una fresca brezza. Se imprigioni una brezza e la rinchiudi in un amore che incarcera, la brezza morirà e più nessuno, compresa te stessa, godrà della sua frescura” (Vita di Siddhartha il Buddha – Thich Nhat Hanh)

Amore Cristiano

“Non è abbastanza dire: «Io amo Dio».

Io devo amare anche il mio prossimo.

Nelle Scritture San Giovanni dice che è bugiardo

colui che dice di amare Dio

ma non ama il suo prossimo.

Come si può amare Dio, che non si

vede, se non si ama il proprio prossimo

che si vede, che si tocca, con il quale

si vive? E usa una parola molto grossa,

«bugiardo». È una di quelle parole

che spaventa quando le si legge,

eppure è proprio la verità.”

Madre Teresa di Calcutta

“ 15Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; 16perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. 17E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” (Prima lettera di Giovanni 2,15-17)

“ 7Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. 8Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. 10In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

11Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. 13Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. 14E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. 15Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. 16Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

17Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. 18Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.

19Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. 20Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 21Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello”. (Prima lettera di Giovanni 4,7-21)

“L’ amore è paziente, è benevolo; l’ amore non invidia; l’ amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno” (Paolo, Prima lettera ai Corinzi – 1cor 13:4-10).

Aforismi e frasi d'amore di William Shakespeare

Aforismi e frasi d’amore di William Shakespeare

Come e dimmi, perché, sei entrato qui dentro? Con le leggere ali d’amore ho superato questi muri, poiché non ci sono limiti di pietra che possano vietare il passo ad amore: e ciò che amore può fare, amore osa tentarlo.
L’ amore secondo Shakespeare

Aforismi e frasi sull'amore Buddhista

Aforismi e frasi sull’amore Buddhista

Te stesso, così come ognuno nell’intero universo, merita il tuo amore e il tuo affetto.
Buddha – Amore Buddista

Ti sbagli. Il bhikkhu Ananda ama la via che conduce alla liberazione, alla libertà, alla pace e alla gioia. Il sorriso che g…

Aforismi e frasi sull’amore Cristiano

Non è abbastanza dire: «Io amo Dio».
Io devo amare anche il mio prossimo.
Nelle Scritture San Giovanni dice che
è bugiardo colui che dice di amare Dio
ma non ama il suo prossimo.
Come si può amare Dio, che non si
vede, se non si ama il proprio pros…

Aforismi e frasi sull’amore di Dante Alighieri

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
Amor, ch’a nullo amato amar perdona
Amor condusse noi ad una morte:
Dante Alighieri – Frasi d’amore

Amore,
acceso di virtù, sempre altro accese,
pur che la fiamma sua paresse fore.
Dante Alighieri – Purgatorio …

Aforismi e frasi sull'amore di Pablo Neruda

Aforismi e frasi sull’amore di Pablo Neruda

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t’amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima. T’amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce …

Aforismi e frasi sull'amore di Paulo Coelho

Aforismi e frasi sull’amore di Paulo Coelho

Apprezza ciò che sei perché tu sei amore, quell’amore che cerchi in ogni cosa e in ogni dove. Accogli ciò che tu sei perché tu sei ciò che cerchi di essere, ciò che tu vuoi essere, tu sei la vita che crea la tua vita. Accetta te stesso, amore del t…

Aforismi e frasi sull’amore di Platone

Concezione o pratica dell’amore platonico, cioè di un amore ideale, sentimentale, privo di sessualità : un misto di pudore, di trasporti, di sospiri, de’ ratti inesprimibili e infine un reciproco soave languore posero il termine ad un virtuoso amore…
Le più belle frasi delle canzoni d'amore

Le più belle frasi delle canzoni d’amore

Ho i miei dolori, amori, piaceri particolari; e tu hai i tuoi. Ma dolore, gioia, desiderio, speranza, amore, appartengono a tutti noi, in ogni tempo e in ogni luogo. La musica è l’unico mezzo con cui sentiamo queste emozioni nella loro universalità.
Harry All…

Lettere d’amore di Abelardo e Eloisa

Lettere d’amore da Eloisa ad Abelardo:

Quei piaceri ai quali entrambi ci dedicammo totalmente quando eravamo amanti, furono tanto dolci per me che non posso dispiacermene, né essi possono svanire dalla mia memoria, nemmeno un poco. […]Queste visioni no…

12 Comments

  1. Antares666 20 marzo 2009
  2. Pixell 22 marzo 2009
  3. nabladue 23 marzo 2009
  4. Pixell 24 marzo 2009
  5. nabladue 25 marzo 2009
  6. Antares666 26 marzo 2009
  7. piccolo-uomo 27 marzo 2009
  8. Antares666 3 aprile 2009
  9. nabladue 3 aprile 2009
  10. LucaRoberto 8 aprile 2009
  11. nabladue 8 aprile 2009
  12. Tommi 28 aprile 2009

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