Fusaro, Starbucks e il caffè filosofico

A quanto pare, le problematiche affrontate dai filosofi attuali sono incentrate sulla tipologia di caffè da bere e sulla panzanella italica.

Rimanendo sullo stesso livello, per quanto mi riguarda, ho acquistato qualche giorno fa un filtro per fare il caffè americano, pratico uno sport mezzo giapponese e mezzo brasiliano con origini cinesi, lavoro per un’azienda austriaca e mangio pasta italiana.

Per prima cosa, è impossibile vivere in una nazione chiusa ad ogni influenza esterna. La globalizzazione, anche se in forma ridotta rispetto a quella attuale, è sempre esistita.

Le contaminazioni ed i sincretismi tra culture sono alla base di qualsiasi sviluppo scientifico, gnoseologico e sociale. I filosofi antichi vivevano in posti diversi e non rifiutavano delle idee perché provenienti da altri paesi. Ulisse ha compiuto un lungo viaggio in diversi luoghi del mondo allora conosciuto e, se fosse rimasto chiuso nei suoi confini (nazionali e mentali), non avremmo avuto l’Odissea (Che viene citata spessa dal nostro turbonazionalista Diego Fusaro).

Preservare la propria cultura è opportuno, ma un nazionalismo esasperato è sinonimo di grettezza ed autoreferzialità.

E quanta bruttura c’è nella chiusura mentale.

Leave a Reply