I sette savi, i sette saggi o i sette sapienti (hoi epta sophoi) sono importanti personalità pubbliche dell’antica Grecia vissute in un periodo compreso tra la fine del VII e il VI secolo a.C. (più precisamente tra circa il 620 a.C. e il 550 a.C.), passati alla storia come modelli di saggezza pratica.

I sette savi sono stati autori di massime poste a fondamento della comune sensibilità culturale greca. Alcune massime sono diventati veri e propri motti popolari sopravvissuti fino ai nostri giorni.

Il loro pensiero si distacca dalla religione omerica tradizionale per assumere i connotati propri di un sapere oggettivo e razionale in linea con i fondamenti di base della conoscenza filosofica.




Sette savi

Talete di Mileto, il più importante dei sette saggi, è stato spesso considerato come il primo uomo ad essere chiamato “filosofo”.

I sette savi sono figure talmente interessanti che pongono un problema sulla stessa definizione di filosofia. Poiché il loro interesse è principalmente rivolto alla condotta pratica e non alla speculazione, ci si potrebbe chiedere se possano essere definiti filosofi, quantomeno nel senso che gli diamo oggi. Infatti la loro ricerca, a differenza dei filosofi speculativi, è incentrata più su aspetti etici, umani e di vita pratica. La mia personale opinione è che rappresentino meglio l’ideale del filosofo, rispetto agli speculativi puri o ai professori accademici di oggi. Se poi andiamo a considerare una figura successiva ai sette sapienti, come quella di Socrate, possiamo vedere come un filosofo possa incarnare entrambi gli aspetti. E lo stesso Socrate ha tratto grande ispirazione dai sette sapienti.

Gli antichi savi svolgevano anche attività politica presso le loro città-stato. Riguardo il pensiero e la filosofia dei sette saggi non ci è giunta alcuna opera organica, anche se è possibile identificare tratti comuni tra le singole sentenze, che si caratterizzano per la loro laconicità e immediatezza. Platone lodava tali brevi motti, detti massime gnomiche o sapienziali come il frutto più pregiato delle riflessioni dei sette Savi.

Questa è la lista dei sette savi:

Talete di Mileto

Solone da Atene

Biante di Priene

Pittaco da Mitilene

Cleobulo da Lindo

Chilone di Sparta

Periandro di Corinto

Rimane controverso se l’idea di una simile lista di Sette Savi sia originale di Platone, o se piuttosto egli non si basi su una tradizione popolare del sesto o dell’inizio del V secolo a.C. I singoli nomi sono rintracciabili anche in fonti più antiche, la maggior parte già in Erodoto, sebbene non compaiano come un gruppo a sé stante.

Quella scelta da noi in questa trattazione è la lista stilata da Diogene Laerzio.

«Questi erano ritenuti i (sette) saggi: Talete, Solone, Periandro, Cleobulo, Chilone, Biante, Pittaco.»

Diogene Laerzio : Vite dei filosofi

Nell’opera “Vite dei filosofi” di Diogene Laerzio sono anche riportate diverse narrazioni leggendarie relative alla prima redazione dell’elenco stesso dei sette savi. Elemento comune al ritrovamento della lista dei sette sapienti è il tripode sacro ad Apollo. Il tripode stesso è lo scettro che sarebbe dovuto appartenere al più sapiente tra i sapienti.

Come abbiamo detto in precedenza, i Sette Savi ci hanno lasciato in eredità una serie di sentenze e massime memorabili. In queste pagine le abbiamo raccolte perché pensiamo che esse siano un patrimonio dell’umanità sempre attuale ed immortale.

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