Gesù

Nabla: «Vorrei riprendere il dialogo del precedente pensiero, per spostarci dal piano scientifico alla tradizione religiosa e spirituale. A parte i problemi del nostro paese, abbiamo detto che la scienza è un validissimo strumento di conoscenza, e a noi piacerebbe estendere il metodo scientifico a tutti gli ambiti del sapere umano. Il problema è che il metodo scientifico rigoroso, quello che si basa sulla matematica, attualmente è applicabile solo alla fisica. Se ci spostiamo su altre scienze, come la biologia e la medicina, un’applicazione del metodo scientifico basato sulla matematica non è ancora pensabile. A maggior ragione, non possiamo neanche concepire un utilizzo di tale metodo alla cosiddette scienze umane o dello spirito.

D’altro canto, oltre il sapere scientifico, non possiamo negare che ci sono tematiche care ed importanti per l’essere umano, che non possono essere ignorate: la giustizia, l’anima, l’etica, la vita in relazione alla morte. Il problema è che in tali ambiti brancoliamo quasi nel buio. In tal senso, gli antichi pensavano che tali concetti fossero conoscibili con diversi strumenti:




• Ragione (vedi Platone)

• Esperienza mistica (vedi Buddha)

• Rivelazione divina (vedi profeti)

Seppure non possiamo negare la validità di tali metodi d’indagine, che comunque ci hanno condotto fin qui, da lì ad oggi ne è passata di filosofia sotto questi ponti. La cosa che più mi stupisce è che molte persone non prendono in considerazione l’evoluzione che ha subito il pensiero e ripropongono passivamente idee antiche ed antiquate, senza neanche considerare tutto quello che c’è stato dopo. In sintesi, l’atavismo è un rifugio attraente, ma lontano da un atteggiamento di ricerca aperto e costruttivo. Soprattutto in ambito religioso-spirituale c’è una forte volontà a non guardare avanti, adagiandosi sulla comoda certezza di una tradizione antica che pretende di avere il monopolio della conoscenza. Oggi è facilissimo parlare di Buddha, Cristo (e anch’io lo faccio a volte) poi mi chiedo: ma chi era Gesù Cristo? Chi era Buddha? Qual era veramente il loro messaggio? È effettivamente quello dei testi sacri? Devo ammettere che ci sono parti di questi testi che – per dirla in maniera delicata – mi convincono ben poco. D’altronde è innegabile che molte pagine di tali scritti sono una fonte d’ispirazione insostituibile».

Marco: «In ogni caso qual era il messaggio autentico non lo sapremo mai. Però mi chiedo anche dov’è la liberazione che avevano promesso?».

Nabla: «Non sono d’accordo su questo punto. Penso che l’umanità si sia salvata grazie a queste persone. Se non ci fossero stati i santi, gli illuminati e Gesù Cristo, le parti oscure dell’uomo avrebbero preso il sopravvento e l’umanità si sarebbe già autodistrutta da tempo».

Marco: «Bada bene che io non sto criticando Buddha, ma alcuni modi di interpretare il buddhismo: quello che ha insegnato Buddha realmente non lo conosceremo mai. Noi abbiamo solo un’onda smorzata, filtrata e distorta dei suoi insegnamenti. Difatti – come accennavi tu prima – proprio per questo bisognerebbe guardare avanti. Prendere spunto dall’antichità va benissimo, ma – a mio avviso – dovremmo metterci qualcosa noi stessi. In pratica, l’insegnamento va accettato come fonte di ispirazione, ma poi ragioniamo con la nostra testa e sottoponiamo le fedi al vaglio della nostra vita psichica e relazionale. Al contrario, sembra che spesso la razza “intelligente” preferisca farsi automa, invece che ricercare la propria strada. Piuttosto che apprendere, preferiamo copiare. Piuttosto che cercare noi stessi, preferiamo identificarci in altre entità. Pochi riescono veramente ad essere “artefici della propria esistenza” e, paradossalmente, la pietra filosofale è proprio conoscere la nostra vera natura ed esprimerla pienamente. La filosofia e le religioni devono liberare, non intrappolare. Mi sono reso conto che, spesso, assorbiamo le ideologie passivamente, senza capire ciò che è meglio per noi. Alla fine, non è la dottrina che conta, ma l’uomo stesso che ha insegnato e vissuto. Non sono le parole che rendono grande un maestro, ma il suo comportamento, il suo semplice essere così com’è. Questa è la cosa più difficile da tramandare e noi dobbiamo accontentarci di un eco affievolito. Purtroppo molti scambiano questa labile vibrazione con il suono originario. Quindi, tornando a ciò che dicevamo nel precedente pensiero, il problema è sempre lo stesso: le scritture degli antichi sono una fonte di ispirazione, non un modello da seguire che escluda completamente la nostra autonomia. Insomma, la fede e la sapienza antica ci guidano, ma smettiamola di ripararci dietro lo scudo delle dottrine per non metterci in gioco veramente. Quando osservo comportamenti assurdi, che gli operatori d’iniquità giustificano con la fede cieca in una religione, sono costretto a dare ragione a quelli che vedono nelle religioni solo un mezzo per dominare le masse o un rifugio per non vivere veramente. Forse annichilirle è la soluzione».