pulp fiction

Ezechiele 25.17: “Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.

Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore

di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti.

E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli.

E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.”

Mia: Non odi tutto questo?

Vincent: Odio cosa?

Mia: I silenzi che mettono a disagio… Perché sentiamo la necessità di chiaccherare di puttanate per sentirci più a nostro agio?

Vincent: Non lo so… È un’ottima domanda.

Mia: È solo allora che sai di aver trovato qualcuno speciale…quando puoi chiudere quella ca**o di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.




Ma i giorni in cui dimentico sono finiti, stanno per cominciare i giorni in cui ricordo.
La verità è che tu sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi.

Ma ci sto provando Ringo… Ci sto provando con grandissima fatica a diventare il pastore.

Quando voi maschiacci vi riunite siete peggio di un circolo di cucito. (Mia)
Le cose non rimangono uguali dopo aver ucciso qualcuno. La tua vita cambia per sempre. Dovrai dormire con un occhio aperto per il resto della vita.
Hamburger, dici? La colonna portante di ogni colazione vitaminica. (Jules)
Come ti chiami?

Mi chiamo Jerda e non è con le chiacchiere che uscirai da questa merda.

ules: ma era un massaggio ai piedi, non è niente, io lo faccio sempre a mia madre.

Vincent: no, è mettere le mani in modo intimo sulla nuova moglie di Marsellus Wallace. Voglio dire, è così grave come se gliela avesse leccata, no? è lo stesso fottuto campo da gioco.

Jules: Oh aspetta fermo lì… leccargliela a una troia e farle un massaggio ai piedi non è esattamente la stessa cosa.

Vincent: non lo è, ma è lo stesso campo da gioco.

Jules: non è neanche lo stesso campo da gioco, ca**o. Ora senti: forse il tuo metodo di massaggio è diverso dal mio, ma sai, toccare i piedi di sua moglie e infilare la lingua nel più sacro dei suoi buchi non è lo stesso fottuto campo da gioco,

non è lo stesso campionato e non è nemmeno lo stesso sport. Guarda il massaggio ai piedi non significa un caz**o.

In quale universo puoi riscattare un omicidio commettendone un altro?
È solo una curiosità: a che serve una borchia sulla lingua?

È sensuale, aiuta la fellatio.

Sappiamo che abbiamo trovato qualcuno di speciale quando si può stare zitti e condividere un piacevole silenzio
[A Butch] Penso che ti ritroverai, quando tutta questa merdata sarà finita, penso che ti ritroverai ad essere un figlio di puttana sorridente.

La faccenda è che in questo momento hai talento, ma per quanto sia doloroso il talento non dura. Il tuo periodo sta per finire.

Ora, questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista.

Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino.

Se vuoi dire che diventa aceto, è così; se vuoi dire che migliora con l’età, non è così. E poi, quanti combattimenti credi di poter ancora affrontare?

Mh? Due? Non ci sono combattimenti per i vecchi pugili. Eri quasi arrivato ma non ce l’hai mai fatta, e se dovevi farcela ce l’avresti già fatta.

[gli porge una notevole quantità di banconote] Sei dei miei? [Butch accetta] […]

La sera del combattimento forse sentirai una piccola fitta: è l’orgoglio che ti blocca il cervello e te lo mette nel culo.

Mettiglielo tu nel culo. L’orgoglio fa solo male. Non aiuta, mai! Supera certe cagate. (Marsellus)



Sono fesserie come questa che poi fanno finire la situazione in vacca, amico! (Jules)
Se non sbaglio Marcellus, mio marito, il tuo capo, ti ha detto di portarmi a spasso e di fare tutto quello che voglio.

E io voglio ballare, voglio vincere e voglio quel trofeo. (Mia)

Rivolterò il mondo per trovarlo, e anche se andasse in Indocina uno dei nostri starà nascosto in una ciotola di riso pronto a sparargli nel culo. (Marsellus)
Sono il Signor Wolf, risolvo problemi.
Sai cosa voglio mangiare a colazione? […] Voglio mangiare un bel piattone di frittelle di mirtillo con tanto sciroppo di acero sopra, uova strapazzate e anche cinque salsicce. […] E voglio bere un bicchierone di succo d’arancia e una tazza di caffè forte.

E poi voglio una gran fetta di crostata. (Fabienne)

Stai bene?

No amico. Mai stato così lontano dallo stare bene!

Ecco, la barzelletta faceva così: ci sono tre pomodori che camminano per strada, papà pomodoro, mamma pomodoro e il pomodorino. Il pomodorino cammina con aria svagata,

allora il papà si arrabbia, va da lui, lo schiaccia e dice: “Fai il concentrato!”

Quest’orologio è stato acquistato dal tuo bisnonno. L’ha comprato durante la Prima guerra mondiale in un negozietto a Knoxville, Tennessee. Ad acquistarlo è stato il soldato Ernie Coolidge il giorno che è partito per Parigi. Era l’orologio che il tuo bisnonno ha usato in guerra, costruito dalla prima fabbrica di orologi da polso. Vedi, in precedenza la gente portava solo orologi da tasca. Il tuo bisnonno ha portato quest’orologio ogni giorno durante la guerra. Poi, dopo aver fatto il suo dovere, è tornato a casa dalla tua bisnonna, si è sfilato l’orologio da polso e l’ha messo in un vecchio barattolo da caffè. E in quel barattolo è rimasto finché tuo nonno Dane Coolidge è stato chiamato dal suo paese per andare ancora una volta oltremare a combattere i tedeschi. E questa l’hanno chiamata Seconda guerra mondiale. Il tuo bisnonno ha dato l’orologio a tuo nonno perché gli portasse fortuna. Purtroppo Dane non ha avuto altrettanta fortuna del suo vecchio. Tuo nonno era un marine ed è rimasto ucciso con tutti gli altri marines nella battaglia di Wake Island. Tuo nonno era di fronte alla morte e lo sapeva. Nessuno di quei ragazzi si faceva illusioni, nessuno credeva di uscire vivo da quell’isola. E così, tre giorni prima che i giapponesi occupassero l’isola, tuo nonno, che aveva 22 anni, ha chiesto al mitragliere di un aereo da trasporto dell’aviazione, che si chiamava Winocki e che lui non aveva mai visto prima in vita sua, di consegnare quest’orologio d’oro al suo figlioletto che non aveva mai visto in carne e ossa. Tre giorni dopo tuo nonno era morto, ma Winocki ha tenuto fede alla parola data. Finita la guerra, ha fatto visita a tua nonna, consegnando al tuo babbo, che era ancora un bambino, l’orologio d’oro del suo papà. Questo orologio. Questo orologio era al polso del tuo papà quando è stato abbattuto su Hanoi. Lui è stato catturato e rinchiuso in un campo di prigionia vietnamita. E sapeva che se i musi gialli avessero visto l’orologio, glielo avrebbero sequestrato. Da come tuo papà lo guardava, era evidente che questo orologio era tuo per diritto di nascita. E che fosse dannato se aveva lasciato che qualche mascalzone mettesse le sue sporche mani su ciò che spettava per diritto di nascita a suo figlio. E così lo ha nascosto nell’unico posto in cui sapeva di poter nascondere qualcosa. Il suo c**o. Per cinque lunghi anni, ha portato l’orologio nel suo c**o. Poi, quando è morto di dissenteria, ha dato l’orologio a me. Io ho tenuto nascosto questo scomodo pezzo di metallo nel mio c**o per due anni. Poi, dopo sette anni, sono stato spedito a casa dai miei. E adesso, ometto, l’orologio lo do a te.