Benvolio: Io, misurando la sua tristezza dalla mia che cercava i luoghi dove meno rischiasse di essere vista, essendo già di peso anche da solo a me stesso, me ne andai oltre con il mio umor nero,senza curarmi del suo: volentieri schivando chi volentieri mi sfuggiva.
Gregorio: Far muoto vuol dire muoversi: ma il coraggio è a star fermi. Laonde, se ti muovi, scappi.
Principe: Eilhà,dico a voi, non uomini ma bestie, che spegnete il fuoco della vostra maledetta rabbia nelle rosse fontane delle vostre vene.
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Montecchi:Ma appena lallegria del sole dall’estremo margine dell’oriente comincia a scostare le cortine della notte dal letto dell’aurora,fugge dalla luce e se ne corre a casa mio figliolo travagliato, e si chiude in camera su,prigioniero di se stesso.
Montecchi:Ma egli ha un solo consigliere, e non so quanto leggittimo,nella sua pena:se stesso. E in se stesso si tiene così schivo, così alieno dal lasciarsi scandagliare e scoprire,chiuso quanto un bocciolo divorato dentro da un insidioso verme prima ancora di aver disciolto all’aria i suoi soavi petali a offrirsi al sole in tutta la sua magnificienza.
Benvolio:Ah,questo amore così gentile alla vista che debba essere poi così tiranno alla prova!
Romeo: Qui l’odio ci fa molto combattere, ma di più, l’amore. O amore attaccabrighe, odio amoroso, o tutto, fatto di nulla. O severità vanesia! O seria vanità! Deforme caos di forme leggiadre – piuma di piombo – lucida caligne – fuoco di gelo- inferma sanità- insonne sonno che non è quel che è.
Romeo: Ecco – vedi? – i soprusi dell’amicizia. Già troppo mi pesa dentro la mia tristezza; e tu, col peso della tua che vi aggiungi, me la farai trabbocccare. Perchè questo affetto mi fa, nella mia tristezza, sempre più triste.
Insegnami a scordarmi di pensare.
Romeo: Bravo, ma questa volta non ci hai preso. LEi npn si lascia colpire dall’arco di cupido. Assennata quanto Diana e ben difesa nella sua solida corazza di castità, vive sicura del fragile infantile arco d’amore. Non soffre assedio di frasi amorose, schiva l’incontro degli sguardi troppo audaci, e non apre il suo grembo all’oro che tenta anche i santi. Oh, ricca è di beltà, povera solo in questo , che, quando morirà con la sua bellezza si perderà ogni suo bene.
Romeo: …E’ troppo savia , e troppo saviamente bella per meritare la beatitudine a spese della mia disperazione.
Capuleti: più presto si fanno donne, più presto fanno a disfarsi. Tutte le mie speranze se le è ingoiate la terra; non mi resta che questa bambina;[…]
Benvolio: Una disperazione si cura con un altro patimento; versati nell’occhio un altro veleno, e scaccerà quello vecchio stantio.
Romeo: sì è la mia buona sorte nella mia cattiva fortuna.
Madonna Capuleti: c’è un gran merito nella bellezza esteriore se copre un’interiore bellezza;agli occhi di molti un libro partecipa alla gloria del suo contenuto solo se chiude sotto fermagli d’oro una leggenda d’oro.
Romeo: …Voi avete scarpini da ballo con suole leggere:io ho l’anima di piombo che m’inchioda al suolo e non posso muovermi.
Romeo: L’amore senza una tenera essenza? Ma è uno screanzato villano, strepitoso, puntuto come un pruno.
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Mercuzio: Se l’amore non ha creanza con te, tu non averne con lui. Pungilo se ti punge e mettilo spalle a terra.
Tibaldo: Questa pazienza imposta e la libera esplosione della mia rabbia scontrandosi dentro di me, mi fanno tremare per tutto il corpo.
Giulietta: Va’, domandagli il nome. Se è sposato, la tomba sarà il mio letto nuziale.
Giulietta: Il mio unico amore sbocciato dal mio unico odio. O ignoto, troppo presto perduto e troppo tardi conosciuto. O prodigiosa alba d’amore, questa, per me, costretta ad mare un odiato nemico.
CORO: L’antica passione giace ormai sul suo letto di morte, e un nuovo affetto aspira ad esserne l’erede; la bella per causa della quale l’amante si disperava e desiderava di morire, ora, vicino alla gentil Giulietta, non è più bella.
[…]
Ma la passione presta loro la forza, il tempo offre a tutti e due i mezzi per potersi vedere, mitigando le loro estreme pene con estreme dolcezze.
GIULIETTA: L’orecchio mio non ha ancora bevuto cento parole di quella voce, ed io già ne riconosco il suono.
ROMEO: Con le leggere ali d’amore ho superati questi muri, poiché non ci sono limiti di pietra che possano vietare il passo ad amore: e ciò che amore può fare, amore osa tentarlo.
FRATE LORENZO: La terra che è la madre della natura, è anche la sua tomba; il sepolcro della natura è lo stesso grembo dal quale ella ha la vita. E noi vediamo figli di diverso genere, usciti da quel grembo, suggere il materno petto della terra, molti ottimi per molte virtù, nessuno che non ne abbia qualcuna, e pure tutti differenti. Oh! grande è la virtù che risiede nelle erbe, nelle piante, nelle pietre e nelle loro intime qualità; poiché nulla esiste sulla terra di sì vile, che alla terra non dia qualche bene particolare; né cosa alcuna è così buona, che, distratta dal suo buon uso, non si ribelli alla sua origine, cadendo nell’abuso. La virtù stessa diventa vizio, male esercitata; e il vizio talora è nobilitato da una bella azione Sotto la tenera buccia di questo fragile fiore, risiede nello stesso tempo un veleno e una virtù medica, poiché se tu l’odori, risveglia in te una gioconda eccitazione di tutto il senso; se tu lo gusti, ti uccide, insieme col cuore, tutti i sensi. Anche nell’animo dell’uomo, come nelle erbe, stanno accampati, in continua guerra fra di loro, due re nemici: la grazia e la volontà brutale; e la pianta dove la peggiore di queste due potenze trionfa, è divorata tosto dal verme della morte.
William Shakespeare
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