Trinità Induista

“Solo lo stolto crede nella staticità e nel principio dell’immodificabilità “

Indice

  1. Introduzione all’ Induismo
  2. Il sistema religioso induista
  3. Arte e iconografia Induista
  4. Le divinità femminili
  5. Altre divinità

Introduzione all’Induismo

La vita è possibile grazie all’alternarsi degli opposti: gioia e dolore, pienezza e carenza, vita e morte. Anche le divinità non sfuggono a questo principio. L’esistenza è dinamica per l’Induismo, solo lo stolto crede nella staticità e nel principio dell’immodificabilità. Anche le divinità sono mutevoli ed instabili: oggi sono in un modo, domani possono essere nel modo opposto. Così, ad esempio, il dio Shiva che è definito “il distruttore” può avere anche delle manifestazioni benevole. D’altro canto,Visnu, il conservatore benevolo della triade induista, un giorno diventa assetato di sangue e distruzione e solo un’emanazione di Shiva gli impedisce di annientare il mondo. Questa apparente contraddizione deriva dall’idea che le divinità contengano in loro tutte le manifestazioni del creato: l’aspetto divino e demoniaco, il mondo animale e vegetale, il naturale e l’umano,il maschile ed il femminile. Scopo della religione induista è la riconciliazione dei contrari e l’eliminazione del dualismo. La dualità quindi non rappresenta la vera essenza, ma solo l’apparenza del mondo fenomenico. Per questo, anche l’unione sessuale non è condannata,al contrario, l’energia sessuale è una forza centrale in alcune correnti dell’Induismo poiché è permette la riconciliazione dei contrari.
In aggiunta, gli dei non sono onnipotenti, ma anche loro sono sottoposti ad una volontà cosmica superiore.
Le radici del pensiero induista risalgono a migliaia di anni fa. Esso deriva dal Vedismo,dal Brahmanesimo e da credenze popolari autoctone. L’Induismo moderno è il risultato dell’evoluzione – fusioni,assorbimenti e contrasti- tra le credenze dei popoli di diversa etnia che hanno abitato l’India nel corso dei millenni.
I testi sacri più antichi sono i Veda. Il termina Veda significa “sapere”, “conoscenza”, “saggezza”. I Veda sono un’antichissima raccolta di testi sacri dei popoli Arii che invasero, intorno al XX secolo a.C., l’attuale India . Lo scambio culturale tra i Dravidi – gli invasi – e gli Ari – invasori – contribuì alla creazione del sistema dottrinario indiano durante il periodo vedico più antico tra il 2000 a.C. e il 1100 a.C.
I Veda (considerati una rivelazione) sono costituiti dalle 4 Samitha: Rgveda,Samaveda,Yajurveda e Atharvaveda.

Gli Ari erano politeisti e compivano sacrifici agli dei poiché questi erano dipendenti dai loro sacrifici.

Successivamente, grazie ai contatti con le popolazioni autoctone, sorsese nuove forme religiose ispirate a quelle antiche.
Il nascente Induismo diede vita ai seguenti testi (periodo Vedico recente):

Brahmana, commentari alle quattro samitha composti tra il 1100 a.C. e l’800 a.C.;
Aranyaka, testi esoterici riservati agli eremiti delle foreste o comunque recitati al di fuori del contesto dei villaggi, composte tra il 1100 e l’800 a.C.;
Upanisad, opere di ulteriore approfondimento composte tra l’800 e il 500 a.C.;
Sutra e nei Vedanga,opere di codificazione dei riti, composti dal 500 a.C. in poi.
Mahabharata e la Bhagavad Gita (lett. Canto del Divino).

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Il Mahabharata è un poema epico (scritto in sanscrito) e corrisponde a quello che hanno rappresentato per la cultura Occidentale l’Iliade e l’Odissea. Sono l’opera letteraria di dimensioni più ampie a livello mondiale di tutti i tempi. La datazione delle vicende narrate è incerta. Alcuni studiosi collocano le vicende tra il 2300 ed il 1400 a.c. mentre la stesura del Mahabharata è collocata tra l’ ottavo ed il quarto secolo a.c.
La celebre Bhagavad Gita è contenuta nel grande poema epico Mahabharata e costituisce un poema epico autonomo. La Bhagavad Gita è considerato l’essenza di tutte le scuole di pensiero induiste; contiene una serie di insegnamenti filosofici e spirituali volti a raggiungere la realizzazione spirituale.
Per chi è interessato, c’è un indirizzo in cui si può acquistare una versione audio della Bhagavad Gita.

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Da questa tradizione si sviluppò il Vedanta. Il Vedanta (scritto in sanscrito) è uno dei sei sistemi ortodossi della religione induista indiana, nonché quello che costituisce la base della maggior parte delle scuole moderne dell’Induismo. “Vedanta” significa in sanscrito la “conclusione” (anta) o “summa” dei Veda.

Oltre ai Veda, i tre testi fondamentali del Vedanta sono:
• le Upanishad (le più note, ampie e antiche delle quali sono la Brhadaranyaka, la Chandogya, la Taittiriya e la Katha);
• il Vedanta Sutra (anche denominato Brahma Sutra), che sono anche delle brevi, persino singole interpretazioni di una sola parola della dottrina del Upanisad;
• la Bhagavad Gita (lett. Canto del Divino),

In questo processo di incontro/scontro tra civiltà tradizioni e sistemi religiosi, il politeismo vedico fu sostituito dal monoteismo con concezioni panteistiche. Il Brahmanesimo,una importante corrente da cui si sviluppo l’attuale Induismo, sorse nell’ 800 a.c.
In questo crogiolo di dottrine e sistemi religiosi si collocano nel VI secolo a.c. i movimenti riformatoti di Buddha e di Jaina. I due cercano di combattere la rigida struttura sociale imposta su basi religiose dalla classe sacerdotale. Infatti, nell’Induismo una grande tolleranza religiose cozza contro una fortissima intolleranza sociale (in maniera opposta al Cristianesimo).
Chi nasceva in un casta non aveva la possibilità di cambiare la sua condizione, con i risultato che il potere e la ricchezza si tramandava rigidamente da generazione in generazione, mentre i poveri erano sempre più poveri.
In particolare,secondo la religione Induista, il dio Brahma (una delle tre persone della Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva) aveva creato l’Universo. Egli era il creatore di tutti gli uomini. L’appartenenza degli uomini ad una determinata casta era stabilita al momento della creazione: la parte del corpo del dio da cui erano stati generati gli uomini determinava l’appartenenza ad una particolare casta.

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1. brahmana: usciti dalla bocca di Brahma, erano i sacerdoti ed i maestri che sapevano comprendere i Veda. Essi erano gli intermediari tra l’uomo e la Divinità e, dunque, erano fondamentali per il benessere e la vita della società. Anche il mondo naturale ed il cosmo dipendevano dalle preghiere dei brahmana.
Essi passavano attraverso i quattro stadi della vita: giovinezza, in cui studiavano i Veda. Età matura,nella quale si sposava e allevavano i figli mettendosi al servizio della società. Quando i figli divenivano adulti si ritiravano dal mondo per riprendere gli studi religiosi. Infine,in vecchiaia, diventavano monaci.

2. ksatriya:usciti dalle mani di Brhama, erano responsabili della politica e militari.

3. vaisyia: nati dalle cosce di Brhama, erano mercanti,agricoltori e artigiani.

4. sudra: nati dai piedi di Brhama, erano destinati ai lavori manuali meno nobili.

Infine, c’erano gli intoccabili: i senza casta. Non avevano alcun diritto e si occupavano delle mansioni più infime:raccogliere le immondizie, scavare le strade, accudire maiali ed bufali. Per di più, se un intoccabile, anche solo per sbaglio, toccava un membro delle caste superiori, veniva percosso violentemente. Inoltre, gli appartenenti ad una casta elevata, se erano toccati da un intoccabile, venivano contaminati e dovevano sottoporsi a lunghi, tediosi e dolorosi riti di purificazione.
Nulla poteva essere cambiato: Brahman, la legge dell’universo, era immutabile, infinita ed immanente e ,Brahma, ne era solo un agente. Le sacre scritture (Brahmana e le Upanishad ) insegnavano che la felicità era la capacità di accettare la propria condizione. L’insegnamento non poteva essere messo in discussione.
L’impatto del Platone e dei nuovi movimenti riformatori però si fece sentire e il sistema religioso dell’Induismo si sviluppò verso una nuova concezione religiosa. Da queste nuove spinte filosofico – religiose nacque una nuova concezione dell’Induismo che si radica sulle seguenti basi:
la trasmigrazione dell’anima e la credenza nella legge di casualità (Karman), che segnarono la fede nell’Aldilà degli indiani.
La religione divenne allora dottrina della salvezza, legata al principio di causa-effetto e di ritorno circolare di tutte le esistenza.

Le scuole Vedanta, pur nelle loro divisioni interne, mantengono in comune un certo numero di principi:

la trasmigrazione del Sé (Samsara) e l’opportunità della liberazione dal ciclo delle rinascite (moksha);
• l’autorità dei Veda sulle modalità di liberazione;
• che il Brahman è sia la causa materiale (upadana) che quella strumentale (nimitta) del mondo;
• che il Sé (Atman) è l’agente dei propri atti (karma) e quindi il destinatario dei frutti o delle conseguenze delle azioni (phala).

Dal punto di vista storico,Il Platone si sviluppò a partire dal IV secolo a.c. fino a diventare religione di stato nel III a.c. Circa nello stesso periodo, la Grecia occupò il nord-est dell’India e l’arte greca influenzò fortemente quella Platone. L’Induismo,allora, si legò alle forme cultuali popolari e iniziò la sua ripresa fino a quando riuscì a provocare l’estinzione del Platone in India nel 1000 d.c.
Successivamente,l’Induismo dovette fare i conti con due delle altre religioni più importanti del mondo: l’Islamismo ed il Cristianesimo.
A partire dall’VIII secolo ,infatti, l’India subì diverse ondate di invasioni islamiche fino al XVI secolo, mentre la dominazione delle potenze coloniali cristiane durò dal XVII all’inizio del XX secolo.

La distribuzione attuale della fede religiosa in India è la seguente:

83% Induisti
11% Mussulmani
2,6% Cristiani
1,9% Sikh
0,7% Buddhisti
0,5% Jainisti

Il sistema religioso induista

Tutte le correnti Induiste credono nella Trimurti. La Trimutri è costituita da tre entità/divinità.
Brahma è il Creatore; Siva è il Distruttore.Il mondo non viene creato una sola volta, ma si hanno dei cicli attraverso cui si alternano creazione e distruzione. Il dio Visnu assicura che il mondo non venga distrutto prima di una transizione da un mondo ad un altro. Perciò Vishnu viene detto il Conservatore. Egli è colui che entra nell’intera manifestazione cosmica per sostenerla e mantenerla incarnandosi nei diversi avatar (“incarnazioni divine discese”), al fine di proteggere l’umanità dalle forze che periodicamente tentano di distruggere o cambiare l’ordine cosmico – il Dharma, che significa proprio “così come le cose sono”. Se Vishnu non intervenisse nei momenti più difficili, le forze negative avrebbero il sopravvento; Vishnu è quindi il custode della legge universale, del Dharma.
Come manifestazione dell’esistenza, in quanto distruttore, Shiva rappresenta l’oscurità (Tamas). Brahma, la passione (Rajas),in quanto motivo originario della creazione. Vishnu, la benevolenza (Sattva), che sostiene il mondo e permette di preservarlo. Queste tre sostanze si uniscono in Gunas,il principio che sottende a tutte le manifestazioni dell’esistenza. Ciascuna delle tre divinità ha il suo corrispondente femminile (Shakti).
La sposa di Brahma è Sarasvati, la sposa di Vishnu è Laksmi,quella di Shiva è la somma dea Devi.

È importante notare che nell’Induismo la creazione non ha un ruolo fondamentale come nella religione Cristina, ma non è altro che una parte della vita dell’universo in cui tutti gli aspetti hanno la stessa importanza.

Shiva

Lo Shivaismo considera Brahma e Visnu come meri elementi di Shiva. Egli è il dio della distruzione e per questo ha un carattere naturalistico ed è simbolo del rinnovamento. Inoltre, in coppia con la moglie Parvati impersona il principio dell’unione delle forze maschili e femminili. Da questa caratteristica deriva il culto del suo fallo (Yoni). In alcune sette, il principio femminile Shakti diventa addirittura più importante di quello maschile, e Shiva viene sottoposto alla sua dea. Un altro aspetto delle sette Shivaiste è quello di praticare un austero ascetismo per purificare l’anima.
Shiva è la divinità più ricca di sfaccettature, infatti è distruttore ma può essere anche benevolo. Egli ha ben 1008 nomi diversi

Shiva

Visnu

Visnu rappresenta la grazia e la bontà e per questo preserva il mondo. Conserva la vita, fino a quando alla fine verrà distrutto e creato nuovamente nell’alternarsi dei cicli di creazione e distruzione del mondo. Vishnu è quindi il custode della legge universale, del Dharma. Egli appare spesso nel mondo per salvarlo da demoni e distruttori. Una sua manifestazione è Kama, il dio dell’amore. La sua sposa principale è Laksmi.

Visnu

Brahma

Sebbene sia il creatore, è meno importante e venerato degli altri due dei. Shivaiti e Visnuiti hanno tolto il carattere di assolutezza che Brahma aveva nel Brahmanesimo, lasciandogli solo la creazione. La moglie è Sarasvati, protettrice della musica, delle arti e della sapienza. Egli ha una natura tendenzialmente unitaria e non sono presenti in lui forze opposte come nelle altre divinità.

Approfondimenti

Sebbene ci siano molte divinità con compiti differenti, l’Induismo non è una religione politeistica in senso stretto. Ogni Induista , infatti, riconosce un solo dio come principale (Il Visnuismo onora Visnu quale divinità suprema, lo Shivaismo considera Shiva come divinità suprema, Il Brahmanesimo considera Brahma come somma divinità). La divinità principale, oltre ad avere un elevato numero di manifestazioni (e anche di nomi) diverse, non può comunque essere considerata come unica ed assoluta. Infatti,nessuna delle divinità,pur essendo divina,ha la perfezione del divino. L’unicità turberebbe l’equilibrio dell’esistenza che è basato sulla mutevolezza e sulla diversità.

“L’idea di assoluto è estranea agli induisti. La loro fede potrebbe essere considerata sia monoteistica che panteistica persino politeistica. La fede in un principio divino è intese in ultima analisi come concetto non rappresentabile e non concepibile attraverso i parametri umani. Per rendere concepibile il principio divino lo si articola in varie funzioni: come entità creatrice è Brahma, reggitrice è Vishnu,distruttrice Shiva.
L’Induismo non ha un fondatore né una istituzione centrale che regoli la vita religiosa dei fedeli. La divinità si può manifestare in tutti gli esseri: umani, animali, piante, materia.”
Manulale di Iconografia Indiana

Oltre alle divinità principali, accenniamo ad altre forme di venerazione:

Culto della Bakti: devozione e culto passionale che si esprime attraverso l’unificazione in dio.

Venerazione di altre tre divinità: una protettrice del villaggio, l’altra della famiglia e l’ultima della propria vita. Il culto della divinità del villaggio avviene nel tempio. Quello della divinità familiare in casa e il dio personale viene portato sempre con sé, nella forma di una piccola statua.
Il tempio Induista è il centro della vita religiosa e sociale indiana. Un Indiano analfabeta ha in media maggiori conoscenza degli aspetti della sua religione di una persona con un’istruzione elevata in Occidente. I culti ed i comportamenti dell’induista, attraverso la venerazione, sono finalizzati alla liberazione dell’essere dal perpetuo alternarsi della nascita e della morte. Quando l’anima non si incarna in una forma esteriore è salva. La differenza tra Platone ed Induismo è che il Buddhismo non crede nell’anima, ma il passaggio da una forma di vita alla successiva è dato dal pensiero. L’ultimo pensiero generato prima della morte conduce alla rinascita, la liberazione si ottiene attraverso l’annichilimento dei pensieri. Per l’Induista, la liberazione si ottiene mediante la purificazione, la venerazione e la vita secondo i dettami del credo. Se non avviene la liberazione, l’Induista è destinato a reincarnarsi e, il giudice dei morti, Yama, decide quale forma di esistenza toccherà a quell’anima.
La reincarnazione, e quindi la possibilità di esperire qualsiasi forma di esistenza, fa si che gli Induisti non vedono contraddizione nel seguire una vita volta all’utile (Artha), al buono (Dharma), al piacere (Kama). Tutte le creature, in modi diversi, tendono alla liberazione finale. L’importante è seguire i seguenti precetti:

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1) Compimento giornaliero dei rituali religiosi;
2) Visita dei luoghi di pellegrinaggio e dei luoghi sacri.

L’Induista dovrebbe visitare tutti i luoghi sacri possibili, ma almeno una volta Benares e bagnarsi nel fiume sacro Gange (anche se attualmente è più sporco del Tevere!) Il pellegrinaggio per antonomasia della religione Induista è quello che va da Benares a Ramesvaram, 2000 kilometri da percorrere a piedi.

Altri testi sacri dell’Induismo sono:

La letteratura dei Purana si diffuse tra i primi secoli dopo Cristo fino al XII secolo circa.
L’Induismo attuale ortodosso viene definito puranico. L’autore dei Purana è considerato il mitico saggio Vyasa. Sono trattati religiosi che contengono diversi insegnamenti sui rituali, la pratica, le festività, i pellegrinaggi, elementi storici e mitologici, paragonabili in contesto cristiano alla Bibbia. In ognuno è narrata la storia di una particolare divinità e ne sono descritte la vita,le forme di venerazione e le manifestazioni. Oltre ad essere considerati come testi religiosi, i Purana hanno da sempre voluto affermarsi anche come descrizioni storiche, nelle quali si sono succedute le dinastie e le genealogie reali, sostenendo tali realtà attraverso una cosmogonia e una teogonia che sprofondava nei meandri delle ere mitiche.

Ogni Purana affronta cinque grandi argomenti:
la creazione dell’universo (sarga);
la sua distruzione e ri-creazione (pratisarga);
la genealogia delle divinità (vamsa);
le diverse epoche del mondo con le indicazioni sulla condotta spirituale da tenere da parte di ogni essere umano nei vari cicli (manvantara);
la storia delle grandi dinastie (vansacharita).

I cicli evolutivi sono divisi ciascuno in quattro periodi chiamati yuga.

• Il primo periodo è chiamato Età dell’Oro o della Verità (Satya Yuga), nel quale l’umanità ha una spontanea saggezza grazie ad una stretta unione con il divino;
• Il secondo è chiamato Età dell’Argento, (Treta Yuga)
• Il terzo è chiamato Età del Bronzo, (Dvapara Yuga);
• l’ultimo è chiamato Età del Ferro, (Kali Yuga).

“Ogni periodo viene indicato con il nome di un metallo, via via sempre meno prezioso, ad indicare simbolicamente il decadimento spirituale dell’umanità nel corso della storia.
Attualmente, per i Purana, l’uomo si trova nel Kali Yuga, alla fine del quale si avrà, grazie ad una profonda trasmutazione collettiva, una nuova Età dell’Oro. Kalki sarà, sempre secondo la tradizione dei Purana, il prossimo avatar di Vishnu, l’instauratore della nuova dell’Età dell’oro. Simbolicamente, apparirà cavalcando un cavallo bianco, ed impugnando una spada, e sarà la fine del Kali yuga, l’attuale epoca oscura, priva di autentica spiritualità, in cui prevalgono la passione e gli istinti, in cui l’umanità rischia di allontanarsi sempre di più dalla propria natura divina, dal proprio autentico sé e quindi dal proprio dharma, e vive, a causa di ciò, grandi angosce e sofferenze.Restaurare il Dharma significa aiutare l’uomo a ritrovare dentro di sé la propria natura divina, affinché possa realmente esprimersi con la consapevolezza del Sé reale (Atman) nella coscienza individuale, nei relativi comportamenti e di conseguenza in quelli collettivi. “http://it.wikipedia.org/wiki/Purana

Il Ramayana (lett. il viaggio – ayana- di Rama), insieme al Mahabharata è uno dei più grandi poemi epici della mitologia induista, oltre ad uno dei testi sacri più importanti di questa tradizione religiosa e filosofica.La redazione definitiva del poema si fa risalire al I-II secolo d.C.

Ancora successivi:

Agama in sanscrito (devanagari ) significa “ciò che è stato tramandato”, “tradizione”. Il termine indica diversi gruppi di sacre scritture delle religioni indiane, in particolare induismo, Platone e giainismo.

Tantras

Arte e iconografia Induista

Le rappresentazioni degli dei contengono lo stesso valore e la stessa forza narrativa dei miti antichi.
Per parafrasare Gregorio Magno (papa del VI sec.): “la pittura può servire all’analfabeta quanto la scrittura a chi sa leggere“.

Per l’Induista, l’arte non ha un funzione estetica, ma puramente cultuale. Di conseguenza, la creatività dell’artista è fortemente limitata dalle norme codificate che servono ad esprimere il dogma della rigido della religione e quello tramandato dai miti. La sistematizzazione artistica avvenne tra il I e il XV secolo d.c.
Come detto in precedenza, la vita religiosa induista si esprime attorno ai simboli ed alle raffigurazioni delle divinità e delle loro manifestazioni. Possiamo evidenziare le seguenti componenti principali:

1) Le norme iconografiche stabiliscono rigide regole per gli artisti. Le figure non sono naturalistiche, ma rispettano precise proporzioni matematiche scelte in base a criteri religiosi. Poiché tutto è in movimento, anche la rappresentazione divina deve avere un carattere d’incompiutezza e vaghezza e non può riprendere le statiche e definite forme naturali.

2) Le Rappresentazioni del panteon Induista raffigutrano le divinità maschili e femminili, i demoni e i santi nello loro diverse manifestazioni. Di queste rappresentazioni, l’aspetto importante è nei mudra (gesti delle mani che hanno un preciso significato), attributi ( oggetti tenuti nelle mani dalle divinità o oggetti di ornamento), posizione del corpo, elementi naturali di contorno. La Natura è una manifestazione del divino. In alcuni casi, le divinità hanno anche forme animali.

3) La divinità si manifesta direttamente nelle sculture. Il linguaggio visivo e simbolico risulta fortemente formalizzato. Le varie raffigurazioni degli dei rispecchiano le varie forme di esistenza.

4) Attraverso le rappresentazioni si esprimono le credenze religiose narrate nei miti (come è avvenuto nella religione Cristiana).

Il culto si identifica con delle pratiche rituali.Alcune di queste sono:

recitazione dei Mantras (preghiere o formule vocali
Cerimonie
Venerazione di attributi o singole parti dei corpi
Le statue, considerate piene di vita, vengono caricate si mediante associazioni di carattere mentale si con contatto fisico diretto.

Immagini e rappresentazioni cultuali

Alcune immagini aniconiche derivanti dalla natura sono considerate immagini divine. Possono essere, ad esempio, ciottoli sacri che hanno un determinato significato simbolico, o che rappresentano una parte del corpo della divinità.

Yantras: diagrammi mistici geometrici. È un dipinto,ma va inteso come tridimensionale. Venerandoli il fedele si avvicina alla divinità.
Yantra

Mantras: formule vocali, espressione degli Yantras in parole. Il primordiale e conosciuto “OM” è la formula sacra più importante e corrisponde alla parola capace di creare.

Le divinità femminili

Inizialmente, nell’antico culto dei Veda le divinità femminili erano sono lo specchio ed il completamento di quelle maschili, ma erano ad essi subordinate: erano raffigurazioni speculari dl compagno ma prive di una propria identità. La Devi era la dea madre e si manifestava nelle compagne delle divinità maschili.
Successivamente, anche il principio femminile prende una forma propria e si trasforma nella Shakti. A questo punto, il principio femminile ha pari forza ed autonomia rispetto a quello femminile e,in alcune sette dell’Induismo (Shakta), la forza femminile sovrasta quella maschile. In ogni caso, essa è divenuta un principio che coesiste e ha pari valore rispetto al maschile. L’energia maschile ha il ruolo di rendere fertile , mentre, quella femminile, quello di creare. Le due forze si uniscono nella concezione mitica di Shiva e della sua compagna Shakti. Nello yoga le due energie corrispondono ai principi dell’anima inattiva (Purusa) e della natura originaria attiva (Prakrti). Il principio maschile è sempre inattivo nel Cosmo, mentre quello femminile rappresenta la parte attiva, unendosi permettono al flusso della vita di proseguire nell’alternanza di divenire, nascita e morte.

Alcune divinità:

Amba – la madre dei mondi (Oggi chiamata Parvati)

Parvati –Figlia dell’Himalaya . Insieme allo sposo Shiva rappresenta la duplice
personificazione dell’assoluto. Rispecchia l’aspetto della madre del mondo che è al tempo stesso dispensatrice e distruttrice di vita.
Parvati

Prthivi(la lontana) – rappresenta la dea madre Terra. Protettrice dell’agricoltura.
Durga – la poco accessibile
Kali – la dea nera
La crudele Camunda

Sarasvati – colei che scorre. È considerata la madre dei veda. Dunque è protettrice della musica, della poesia,della sapienza e del discorso. È moglie di Brahma ed il suo attributo fondamentale è il Sithar.
Sarasvati

Laksmi –La bella, felice e ricca. È la moglie di Visnu. È dea dell’abbondanza e della prosperità, ma ha anche manifestazioni negative.

Altre divinità

Ganesha – il dio dalla testa di elefante – figlio di Parvati e Shiva- è il più popolare delle divinità indiane. Infatti, è venerato da Induisti, Platone, Il Giainisti. È il Dio della saggezza ed è sposato con successo (Siddhi) e discernimento (Buddhi). Ganesha è patrono della scienza della scrittura e della scuola. Inoltre, viene invocato quando si deve sostenere qualche prova perché elimina qualsiasi ostacolo e difficoltà. Ganesha viene considerato un essere colmo di amore e difficile da snervare.
Ganesha