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5 Ottobre 2023
Nabladue
Tempo di lettura: 4 minuti

Cime tempestose di Emily Brontë

Cime Tempestose

Se mi chiedessero di condensare il senso del capolavoro di Emily Brontë in una sola frase, lo riassumerei così: se l’amore è cieco, l’odio lo è ancora di più.

Cime tempestose

Cime Tempestose narra dell’amore di Heathcliff per Catherine, e della loro passione che porterà innumerevoli sciagure e sofferenze alle due famiglie protagoniste.

Il carattere e il temperamento di Heathcliff, un giovane trovatello, sono plasmati dal razzismo, dall’avidità e dall’egoismo degli altri protagonisti del romanzo. Heathcliff è stato nutrito dall’odio fin dall’infanzia. Nello svolgersi delle vicende, tenderà sempre di più a divenire un personaggio quasi immaginario, una sorta di incarnazione del male.

Il male raffigurato in "Cime Tempestose" non è quello banale di Hannah Arendt, ma è cinico, freddo, calcolatore: è capace di plasmare il futuro, di dirigere gli eventi in modo che sia scatenato il furore della violenza fisica e psicologica. La scure della vendetta non solo si abbatte sui vivi, ma persino sui morti. Gli stessi figli ereditano le colpe dei loro genitori: anche se sono innocenti dovranno saldare il conto, subendo una tortura lenta e inesorabile che li condurrà all’annientamento.

Il desiderio di prevaricare gli altri, la lotta per il potere e per i beni materiali non sono le uniche cause dell’odio; quest’ultimo è anche fine a se stesso: un sentimento cieco che è forte e implacabile, in un mondo in cui non esiste il perdono, ma solo la dannazione delle anime.

Questo romanzo ci soffoca, ci fa cadere in una voragine. Eppure, non possiamo negare che ci fa anche osservare la vera natura di alcuni rapporti familiari. Ci sprofonda negli abissi dell’animo umano, nella cruda realtà del male.

Esistiamo solo perché siamo legati agli altri e, l’autrice sembra dirci che, in alcune esistenze, questi legami sono fatti di pura distruttività e afflizione. Questo sembra fare da eco all'affermazione di Sartre: "L'inferno sono gli altri".

L'inferno sono gli altri

Jean-Paul Sartre, filosofo esistenzialista francese, nella sua opera "A porte chiuse" ("Huis Clos" in francese) ha dichiarato, per bocca dei suoi personaggi, che  "L'inferno sono gli altri". Questa frase ha suscitato ampi dibattiti ed è spesso citata per rappresentare le sfide e i conflitti connaturati delle relazioni umane. Tuttavia, Sartre in seguito chiarì che la sua affermazione è stata ampiamente fraintesa.

Quando Sartre dice "L'inferno sono gli altri," non sta suggerendo che tutte le relazioni umane siano intrinsecamente tossiche o che gli altri siano la fonte di tutta la nostra miseria. Piuttosto, sta mettendo in evidenza un fatto esistenziale: l'idea di essere visti e giudicati da un'altra coscienza.

Nel contesto di "A porte chiuse", questa frase incarna l'idea che la mera presenza degli altri ci costringe ad affrontare aspetti di noi stessi che preferiremmo ignorare o nascondere. È attraverso gli occhi degli altri che ci vediamo riflessi, e questo specchio ci intrappola, ci fa vedere chi siamo veramente.

Sartre sottolinea che non è la mera esistenza di altre persone a renderle "l'inferno", ma piuttosto la natura delle nostre relazioni con loro. Se queste relazioni sono "dannose" o "distruttive", allora la presenza dell'altro può diventare un tormento. Questo perché, in tali relazioni, siamo sottoposti a una versione di noi stessi in cui non ci riconosciamo, eppure non possiamo sfuggire al fatto che siamo definiti nella relazione in base a come gli altri ci percepiscono.

La visione di Sartre sull' "inferno" come qualcosa che deriva dalla natura delle nostre relazioni con gli altri trova un'affascinante parallelo in "Cime Tempestose" di Emily Brontë. Nel cuore di questo romanzo tumultuoso, troviamo relazioni che sono esattamente come Sartre le descrive: dannose, distruttive e profondamente tormentose.

Le dinamiche tra i personaggi principali, soprattutto tra Heathcliff e Catherine, possono essere viste come l'incarnazione letteraria dell'inferno relazionale di cui parla Sartre. Heathcliff e Catherine sono legati da una passione che è tanto profonda quanto distruttiva, non solo per loro stessi ma anche per coloro che li circondano.

Il racconto della Brontë è una tempesta.

È un vento che soffia su delle anime infelici e dannate, ma non per questo irreali. È impossibile non lasciarsi travolgere dalle burrasche che si abbattono sulle cime dello Yorkshire.

Come si evince dal titolo, il paesaggio stesso è uno dei protagonisti della narrazione. L’ambiente è selvaggio, aspro, duro, crudele e freddo. Solo un timido sole può scaldare la terra. La flebile luce si palesa molto raramente: i cuori dei protagonisti sono una perfetta immagine di questo debole sole, che c’è e non c’è. Le aspre brughiere sono solitarie, ostili e isolate: sono il perfetto ambiente per dei misantropi. Esse stesse sono misantrope.

L’estate porta con sé bellezza, colori, tepore, e potrebbe salvare questo microcosmo dalla dannazione, ma è breve e fugace. Presto, torneranno il gelo, la solitudine, la desolazione dell’inverno.

L’aria tagliente e glaciale è il soffio vitale delle anime che abitano le Cime Tempestose. A parte Heathcliff che somiglia ad un vampiro, i personaggi non sono dei fantasmi; ciò che li rende vivi e concreti è il fatto che possono provare anche amore ed empatia.

Questa è la tortura peggiore a cui ci sottopone la Brontë: i protagonisti sono realistici, potrebbero essere i membri di una famiglia del XXI secolo che abita isolata in campagna o i componenti della famiglia della porta accanto che si “scannano” dalla mattina alla sera. L’ostilità è iniziata per gelosia, per senso di possesso, per semplici incomprensioni, per paura dell’altro o per una convivenza forzata: da una piccola e infantile scossa è nata una valanga che ha travolto inesorabilmente tutto e tutti, fino alla completa devastazione. Heathcliff è l’elemento che rompe la simmetria e l’armonia delle due famiglie: è lui l’elemento dispari che si inserisce in una perfetta parità.

Queste due famiglie - che apparivano come l’estrinsecazione di un modello esemplare - sono trasfigurate da un elemento estraneo, incomprensibile e incontrollabile che porta la guerra in casa e, ineluttabilmente, la distruzione.

I veri protagonisti del romanzo sono i legami familiari, quelli che hanno l’aspetto di robuste catene che non lasciano la presa neanche con la distanza fisica e, prima o poi, sono capaci di soffocare. L’autrice ci mostra che l’odio è insopprimibile così come lo è l’amore e che, a volte, questi due sentimenti sono le due facce di una stessa medaglia.

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