Infinito e nulla: due modi di vedere l’esistenza

Marco: «Perché alcuni pensano che la vita sia un dono e altri la vedono come una prigione?».

Nabla: «Chi ama la vita vorrebbe estenderla all’infinito. Nelle religioni monoteiste, il sostrato di tutto è un dio eterno, infinito, ed – in alcuni casi – creatore e giudice dell’umanità. Egli può donare l’eternità. Questa è una visione ottimistica dell’esistenza, nel senso che permette all’uomo di superare il dramma esistenziale della morte in maniera positiva. Sulla sponda opposta, i materialisti pessimisti non riescono a proiettarsi in un mondo che oltrepassi quello naturale. Stiamo parlando di personalità estremamente sensibili, che comprendono e vivono il dramma dell’esistenza nella polvere, ma non anelano all’immortalità nello spirito. Per questi, la vera liberazione è non appartenere al mondo dell’esistenza biologica.La vita dell’uomo è una prigione: un essere intelligente e cosciente che abita un universo totalmente materiale non può che soffrire».

Marco: «Non ti sembra che il mondo possa essere diviso in quelli che credono nel Nulla e quelli che credono nell’Infinito?».

Nulla e infinito

Nulla e Infinito

Nabla: «Non so, forse come distinzione è un po’ semplicistica. Le contrapposizioni non sono poi così nette. Io la metterei in questo modo: Infinito e Nulla sono due facce della ,stessa entità».

Marco: «Ma dai, cosa dici! Come può essere?».

Nabla: «Se ci pensi bene solo il Nulla può ospitare l’Infinito. Quest’ultimo è stato spesso rappresentato con l’uno (metafisico), che non è un’entità numerica, bensì è ciò che tutto contiene. Tutto è uno, recitano alcune filosofie di origine antichissima. In parole meno enigmatiche, significa cogliere l’unità sostanziale dell’universo materiale e immateriale, noto ed ignoto, mentale e spirituale nella pienezza dell’Essere infinito. Qualsiasi cosa presente nel Tutto è collegata al resto. Il Tutto comprende il complesso delle manifestazioni particolari e ciò che non è manifesto. Lo Zero (0), invece, rappresenta il Nulla. Lo zero metafisico ha una proprietà in comune con lo zero matematico. In particolare, quello matematico non è assenza, come pensano molti erroneamente. Esso rappresenta la presenza di un’assenza. Qualcosa che c’è, ma allo stesso tempo è assente. La paradossale presenza di assenza consapevole è il turbamento leopardiano nella vita dell’uomo. Questo stato esistenziale è frutto dell’angoscia che nasce nell’uomo che ha perso Dio.

Mentre l’Uno è l’Infinità nella sua concretezza, lo Zero dà vita al ”sogno di un’ombra”. Non è un caso che lo zero aritmetico non fu mai scoperto dai filosofi greci, li avrebbe terrorizzati. Lo spirito greco apollineo è l’anti-zero. Lo zero come numero è stato introdotto dal matematico indiano Brahmagupta nel VII secolo d.C.

Sorprende che sia stata una scoperta relativamente recente della matematica. Se pensiamo che i matematici greci giocavano già con l’infinito senza problemi, possiamo ipotizzare che per l’accettazione dello zero occorre una consapevolezza filosofica diversa: è l’accettazione del nulla come presenza di assenza. Per di più, prova a pensare ai due concetti, quale ti sembra più difficile da rappresentare nella mente?».

Marco: «L’infinito lo posso immaginare come somma continua di quantità finite. Penso ad un universo che non termina mai: più avanzo con la mia navicella spaziale immaginaria e più esso si espande. Certo il nulla è molto più difficile da rappresentare: non mi riesce, la mia mente deve avere comunque qualche oggetto a cui fare riferimento».

L' infinito - spirale

Nabla: «Appunto, proprio questa è la difficoltà. Tornando alla contrapposizione Uno/Zero, essa è palesata apertamente in ambito filosofico dal confronto tra la filosofia buddhista e quella del neoplatonismo (su cui si è formata la teologia cattolica e cristiana). In maniera sorprendente, esse partono dalle stesse considerazioni. La spirale infinita dei desideri, il fatto ineluttabile della consapevolezza (che è sostanzialmente riconoscimento della morte e della sofferenza), la contrapposizione tra il mondo illusorio e quello reale, tra la natura maschile e quella femminile, tra la spiritualità e l’attaccamento alla natura nella vita biologica. Solo la conversione religiosa, l’uscita dalla caverna, il risveglio e l’abbandono della natura possono condurre al superamento della sofferenza umana. Da questo punto in poi, le strade si dividono e vanno in direzioni opposte.

Nel platonismo il mondo reale è quello divino, l’uno metafisico che abbraccia tutto. Nel buddhismo l’unità è data
proprio dal Nulla. La liberazione è perdersi nel Nulla.
Il nirvana non è altro che un’esperienza mistica che conduce alla realizzazione della vacuità di tutti gli aggregati (Dharma) del Tutto. La Sorgente è il nulla. Sulla sponda opposta, nel platonismo, il Tutto è pienezza e infinito. Il Nulla è riempito dal Tutto. In realtà Buddha ha solamente concepito l’Essere sotto un’altra forma.
Un altro modo di vedere il nirvana buddhista è proprio il raggiungimento dello stato mentale di cui parlavamo in precedenza: nessuno oggetto e nessuna connessione dev’essere presente nella mente».

Marco: «Dunque, potrei dire che la pratica buddhista alla fine conduce a poter pensare il nulla?».

Il nulla

Nabla: «Sì, in un certo senso».

Marco: «E la metafisica che supporta tale visone è in contrasto con quella delle grandi religioni monoteiste?».

Nabla: «La cosmogonia buddhista è simile a quella delle altre religioni. Basta sostituire la parola Nulla con Dio, illuminato con santo, Buddha con Cristo, flusso di coscienza con anima e troverai che sottendono un significato metafisico speculare. La stessa etica del buddhismo è molto simile a quella cristiana. Così come la vita monastica è considerata l’unica forma di esistenza che permetta la liberazione finale. Nel caso cristiano, quest’ultima è l’unione con l’Infinito (Dio); in quello buddhista è l’estinzione nel Nulla. La parola nirvana significa proprio estinzione. In altri termini, il buddhismo parte dalla vita come prigione (Samsara) per arrivare al Nulla come liberazione. Il cristianesimo parte dalla prigione del peccato, per riscattare l’uomo attraverso Dio (Infinito) nella vita eterna, grazie al sacrificio del Figlio. Dio si fa uomo per liberare l’uomo.

Il Nulla si fa Buddha per lo stesso motivo. I due aspetti, però, non sono totalmente disgiunti e separati: l’Infinito compartecipa al Nulla ed il Nulla si cela dietro l’Infinito.
La perplessità e l’angoscia del Cristo crocifisso, abbandonato dal Padre, rappresentano esattamente la sensazione della nullità di Dio. La resurrezione è l’infinità di Dio. Bisogna riconoscere che sono presenti entrambi i fattori. La filosofia della tradizione buddhista oscilla sempre tra nichilismo ed eternalismo, proprio perché è compresente la coppia Infinito/Nulla. Se ti rimane difficile concepirlo, pensa al dualismo onda/corpuscolo della fisica. La particella può presentare il suo lato corpuscolare e quello ondulatorio a seconda degli esperimenti che lo scienziato conduce. Essa non è né onda né corpuscolo, è entrambe. Però, quando si manifesta allo sperimentatore, lo fa secondo una forma determinata. Lo stesso vale per l’Essere: si può manifestare in entrambi i modi. Come è possibile che la ritualistica e l’etica buddhiste sono uguali a quella di altre religioni che credono nell’Uno-Infinito?

Infinito

Semplicemente perché uno-Infinito/Zero-Nulla sono manifestazioni della stessa Entità.

Il percorso religioso ha un duplice valore che è sempre presente. La brama d’infinito spinge l’uomo verso l’alto, l’eternità; al contempo la consapevolezza della morte, lo spinge verso il basso, nell’attenuazione della “sete di vivere”. Di conseguenza la tensione verso l’infinito e l’accettazione dell’estinzione sono entrambi miracolosamente compresenti in tutti i sentieri religiosi. Nonostante il buddhismo dia più peso alla vacuità e il cristianesimo all’eternità, entrambi gli aspetti sono il fondamento del sentimento religioso: accettazione della morte (nulla) e tensione mistica verso l’infinito.

Dio è la stessa entità che dà la morte e che concede l’eternità, nella possibilità di esperire psichicamente l’infinità. Il fattore che sta alla base di queste correnti religiose e filosofiche è l’esperienza dell’Essere con il suo duplice aspetto di Infinito-Nulla».

4 Comments

  1. ankis 25 Luglio 2015
    • nabladue 28 Luglio 2015
  2. Francesca Fabbri 25 Settembre 2015
  3. Leandro Ulisse 25 Aprile 2017

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